E se dipendesse da me? (banalissima domanda per l'anno della fede)
di Lorenzo Cuffini | 24 ottobre 2012

Già. E se dipendesse da me, e da te che leggi?
Se invece di starcene in poltrona, o alla scrivania davanti al pc a ragionare di Chiesa e di fede, dipendesse da me e da te il destino e la vita stessa della Chiesa, il destino e la vita stessa della fede?
Se dipendesse da me , Gesù Cristo oggi?
Forse mi darei una sveglia.
Forse mi darei una mossa.
E allora, è bene darsele. Tutte e due. La sveglia, e la mossa.
Perché quelle domandine che a molti puzzeranno di banalità, sono delle pure domande retoriche.
Dipende da me.
Dipende da me la Chiesa. Dipende da me la fede. Dipende da me Gesù Cristo oggi.
Da me come e dove sono.
Se io, come e dove sono, metto Cristo e la mia Chiesa tutta quanta al primo posto, darò un senso a questo Anno della fede. Se al contrario ne farò un occasione di dibattito, di riflessione, di approfondimento, di aggiornamento, di studio, di preghiera, e basta , getterò via anche quest'occasione. Non mi servono piu' " occasioni di ". Sono io "l'occasione per": per gli altri, per la Chiesa, per Cristo. Che poi sono la stessa cosa.
Ricette sul come, non ce ne sono. Bisogna inventare, creare , sperimentare, azzardare.
Ma in prima persona, e con un'unica materia prima: questa mia vita.
Se no passerà questo Anno della fede, come è passato l'Anno Santo, come è passato il Concilio, come è venuto ed è passato Gesù Cristo... e io? sempre lo stesso.
Dipende da me, cambiare.


Lorenzo Cuffini

 

06/11/2012 23:04 gino
Scivi giusto, Lorenzo:
se penso quante volte il mio cuore s'imballa mosso dalla voglia di far a scazzottate con chi è fuori da ogni decenza di rispetto per il prossimo, non condividendo progetti che vanno incontro all'uomo della strada, per riuscire con amore, a condurlo là dove passa Cristo, perchè anche lui, come il cieco di Gerico possa gridarGli: Figlio di Dio, guariscimi! Si, se penso a questo, le "scazzottate" la darei a me medesimo che, mosso dall'istinto battagliero, non agisco adeguatamente, con l'umiltà e la sapienza di Dio, verso chi si fa strumento di satana.
Cambiare, ecco, cambiare dipende proprio da me, adoperando la stessa bontà e umiltà di Cristo, per riuscire, con il Suo aiuto, a farmi veicolo della Sua Allenza d'amore per la redenzione di coloro che il Signore mi da di incontrare nella vita di tutti i giorni.
Grazie.



05/11/2012 00:07 Lorenzo
Centri uno di quei punti rivoluzionari,Gino, di cui ostentatamente ci dimentichiamo, nel nostro essere cristiani.Quella delle umiliazioni, anche se gratuite, anche se ingiuste, è la strada maestra per imparare l'umiltà.,Che, quando è vera e piantata nella vita, è rivolgimento puro e ottiene piu' risultati di mille petti gonfi e baldanzosi.Gonfi e baldanzosi de che? dico io.Non dobbiamo seguire Uno che ci dice papale papale " imparate da me che sono mite e umile di cuore"?Non siamo i seguaci del Dio fallito, del Condannato a morte, del Rinnegato ? Del Dio che si consegna nelle mani degli altri, soprattutto di quelli che lo odiano? Ci sarà una ragione se Gesù non si è presentato mai con lo stendardo in mano a garrire al vento come molti nostri artisti lo hanno immaginato....
So di sfidare risolini, ma noi dobbiamo essere pronti a mettere in conto non solo umiliazioni, ma anche qualcosa di piu', per il nostro Amico.Il vangelo ha sempre corso sulle gambe dei martiri.Non saremo certo noi la prima generazione che lo faremo procedere a forza di ciarle, polemiche, muri contro muri,battaglie di principio. Tutta roba bella e buona.Ma il tempo delle crociate è finito per fortuna da un pezzo: arriva(torna?) per tutti quelli che lo vogliano il tempo della croce.Nostra, questa volta.



04/11/2012 22:48 gino
Hai ragione Lorenzo nello scrivere: "nella nostra storia piccolina". Mi permetto di aggiungere: umile e generosa, pronti come Maria a tenere serbate nel nostro cuore, anche ingiuste umiliazioni, perchè la nostra piccolezza possa dar frutto al disegno d'Amore del Signore per noi suoi figli.

Ciao, Grazie.



29/10/2012 18:36 Lorenzo Cuffini
@Diego Ruggiero

Concordo perfettamente.Io ho solo un tavolo su cui giocare, ed è il mio: me stesso, il mio tempo e la mia vita.Lì posso manovrare, pur sapendo , non per pessimismo esistenziale, ma per dichiarazione doc di Cristo, che senza di Lui io non posso un tubo.Fuori da me , posso ancora meno!Io posso , ed è gia' un lavoro bello , entusiasmante, faticoso e soprattutto mai mai finito,convertirmi.Ma non posso convertire nessun altro: non è compito mio, Dio lo farà, se del caso.Ma, convertendo me, posso dare un segno,posso testimoniare.
Si direbbe che Gesù, che avrebbe potuto salvare il mondo da solo in un nanosecondo, abbia optato per un gioco di squadra tra Lui e quelli che chiama a farlo.Che , è bene tenerlo sempre presente, non sono solo i preti...



29/10/2012 18:27 Lorenzo Cuffini
Caro Gino, trovo molto bella l'immagine che usi per noi, quella di "laboratori di fede da vivere e vissuta".Nei laboratori si fa ricerca, si fa analisi, si sperimenta, si applicano vecchie idee a realtà nuove, si azzardano tentativi, si consolidano esperienze...tutta roba che spetta a noi laici, che in prima persona e inchiavardati nella Chiesa e in Gesù Cristo, dobbiamo farci carico di questa attività "nuova" per trovare un modo nuovo per portare Gesù al mondo.Tutto calato nella concretezza e nella realtà di tutti i giorni.Dio, con Gesù, ha fatto irruzione nella storia ? Noi dobbiamo fare irruzione, far piombare Gesù, nella nostra storia piccolina.


28/10/2012 21:52 gino
Senza fare frasi fatte: quanta verità, Lorenzo, nelle tue parole,tutto dipende da noi, dall'ardore umile con cui testimoniamo Cristo nella nostra vita: siamo tanti laboratori di Fede vissuta e da vivere nella grazia del tempo che Dio ci mette a disposizione. Essere Chiesa presso i poveri che la sognano ogni notte; presso fratelli e sorelle nella sofferenza che desiderano il suo calore; presso coloro che vivono nella solitudine, cha la desiderano come compagna di vita.
Si, diamoci una mossa non lasciamo, come al solito, tempo al tempo: il nostro tempo è l'oggi, adesso, qui, dove il Signore ci ha destinati secondo il suo disegno d'amore per noi suoi figli.
Grazie Lorenzo, grazie Diego, grazie Gabriella.



28/10/2012 18:30 Diego Ruggiero
Aggiungo alla riflessione una frase di Sant'Ignazio di Loyola che mi pare calzante:
«Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio».
Dipende da me impegnarmi per cambiare me stesso e questo piccolo pezzetto di mondo che mi è affidato. Dipende da Dio cambiare (o meglio, trasformare) i cuori.
grazie.



28/10/2012 11:05 Lorenzo Cuffini
Cara Gabriella, hai ragione. Non è un po' fuorimoda parlare di questo: lo è molto, anche se non capisco il perché.In uno scambio di batture in commento a un post, qualcuno ha definito questo modo di impostare la questione "semplicistico e superficiale". Puo' darsi benissimo. Ma è l'unico modo che io conosca per essere cristiano: che, tra tutte le varie cose della vita, è l'unica che non contempli la delega.Noi invece tendiamo a delegare ala grande: compiti e doveri, e responsabilità.Ai Preti, alla Gerarchia, ai Movimenti, alla Poltica, alla Chiesa: noi ci riserviamo al massimo un posticino all'interno di qualche recinto ben protetto,dove facciamo quello che ci sentiamo di fare (servizio, volontariato) e il diritto di stare con il taccuino in mano a giudicare con gran passione quello che ci va e non ci va in queste realtà maggiori...
Ma il mondo che sta fuori e che ci aspetta, quello per il quale Gesù ci ha piazzato gli occhi addosso e ci ha mandato, dove sta, che posto occupa, in questo modo di vedere le cose? Non ci sta, ed occupa un posto inesistente.
Giustamente ci richiamiamo spesso alle prime comunità cristiane : se quei nostri avi nella fede si fossero comportati come noi ci comportiamo oggi,il cristianesimo non avrebbe suoperato la prima generazione.Invece, per fortuna, loro il vangelo lo hanno preso sul serio, ci hanno messo la vita, molte volte ce l'hanno persa ... e noi oggi siamo qui.
Viva i vasi comunicanti, quindi! Purché non abbiano una fifa boia, e comunichino come devono ....:)



27/10/2012 11:00 Gabriella
"Dipende da me cambiare...".condivido in pieno e aggiungo che è un pò fuorimoda parlare di questo.E' molto più facile fare proclami insegnare dall'alto...ma per vivere ci vuole "il pane " la concretezza, il coraggio dell'azione e del silenzio..La trasmissione della fede prima che con il sapere/il dire ,avviene "quando avviene", con il principio dei vasi comunicanti...
Domanda :siamo vasi comunicanti? Per esserlo non dobbiamo spiegare le leggi della fisica...questo è un lusso che ci permetteremo caso mai in un secondo momento..E' il problema della testimonianza vera, semplice, credibile non costruita ad hoc in "laboratorio" ma nella vita, quella vera che è fatta di gioie e dolori, di scelte, di successi e delusioni...

Grazie ancora per questa lettera e...
Buon anno della fede!



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