L'aver riportato alla dimensione del culto locale le cerimonie di beatificazione rischia a volte di far perdere di vista lo spessore di alcune figure che la Chiesa eleva all'onore degli altari. In questo fine settimana, allora, vale la pena di parlare di Hildegard Burjan, una grande figura del laicato austriaco che è stata beatificata domenica scorsa a Vienna. Hildegard Burjan è infatti un personaggio che offre una serie di spunti di un'attualità straordinaria: donna cresciuta in una famiglia laica di origine ebraica giunge alla fede cristiana solo in età adulta; superata una grave malattia rifiuta l'aborto terapeutico per divenire madre; nel 1919 - a 36 anni - è la prima e unica donna a entrare nel parlamento austriaco per i Cristiano sociali; durante il suo mandato si impegna a fondo per i diritti delle donne lavoratrici; poi lasciata la vita politica (per la salute malferma, ma anche per il disagio per quell'antisemitismo che vede crescere pure tra le fila del suo partito) lei - donna sposata - fonderà Caritas Socialis, una congregazione di suore totalmente al servizio del prossimo. Accanto a loro - in questo incontro tra vocazioni diverse - giocherà tutto il resto della sua esistenza fino alla morte sopraggiunta nel 1933.
A questo link è possibile leggere in italiano la presentazione della vita di Hildegard Burjan che appare sul sito di Caritas Socialis. Qui sotto invece proponiamo una nostra traduzione di ampi stralci dell'omelia tenuta dal cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn durante la cerimonia di beatificazione. Una riflessione interessante sul tema della santità nella vita sociale e politica.
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Sia lodato Gesù Cristo!
Cari fratelli e sorelle!
La santità è di più. Vi sono molte persone grandi. Socialmente impegnate. Bravi sposi e genitori. Professionalmente ammirabili. Persone che vivono il loro impegno in politica in modo retto e onesto. Ci sono bravi cristiani, credenti credibili. E sono molti più di quanti pensiamo ascoltando i racconti dei media. Nel nostro Paese ci sono davvero tante persone estremamente rispettabili. E di questo dobbiamo essere grati.
Ma che cos'è questo «di più», questo «qualcosa» di speciale che rende qualcuno un santo o un beato? È quanto celebriamo oggi in questa intensa celebrazione della beatificazione di Hildegard Burjan, un grande evento non solo per Caritas Socialis, ma anche per la Chiesa, per l'arcidiocesi di Vienna e - mi sento di dire - per il nostro Paese.
Di che cosa è fatta la «santità»? Di che materiale sono fatti i santi? Proprio osservando la beata Hildegard Burjan sono giunto a una conclusione: c'è in loro una sorgente interiore, una forza, un dinamismo che parte da un centro e trasforma la vita, qualcosa che imprime alla vita un'impronta nuova. E dove si trova questo punto di svolta in Hildegard?
Da tutto quello che ho potuto leggere ed ascoltare su di lei, penso che un evento specifico nella sua vita abbia rappresentato questo centro. Il 2 ottobre 1908 Hildegard, venticinquenne da poco sposata, viene portata a Berlino all'Ospedale cattolico di Sant'Edvige. Qui passa sette mesi di inutili operazioni e terapie e alla vigilia di Pasqua è vicina alla morte. Ma il giorno dopo, la mattina di Pasqua, si ritrova risanata. I medici stessi lo considerano un miracolo. Così la sua lunga ricerca di un significato, la sua ricerca di Dio, trova un compimento: credere diventa possibile. «Ora che ho visto l'efficacia della Grazia, nulla mi può più trattenere», scriverà. E infatti nulla potrà più tener ferma questa donna, dopo aver sperimentato che il suo Dio - a Pasqua! - le aveva donato una nuova vita. Da quel momento in poi la sua vita - fino all'ora della sua morte, che sarebbe giunta 25 anni anni dopo, nella domenica della Trinità del 1933 - sarebbe stata un unico grande dono.
Nulla più poteva trattenerla. Non fu solo una forza puramente umana a spingerla nel suo impegno infaticabile per i poveri, nel suo essere donna sposata e nello stesso tempo fondatrice di una congregazione religiosa. C'era al lavoro anche un'altra forza: «La carità di Cristo ci spinge», scrive Paolo. E Hildegard sceglierà proprio queste parole come motto per Caritas Socialis.
Di che cosa è fatta allora la «santità»? Di questo «di più», di questo dimorare nell'amore di Cristo. La beata Hildegard Burjan non ha mai parlato molto del suo mondo interiore - l'ha vissuto. L'ha reso visibile attraverso la propria vita senza molte parole. Il «discorso attraverso i fatti» era il più importante per lei: «Abbiamo bisogno di persone che non vanno solo a predicare agli altri», diceva. E il suo ideale era quello «di una pietà profondamente radicata nell'azione dentro la vita reale».
Nessun atteggiamento bigotto, nessuna esibizione della sua interiorità, ma saper vedere i bisogni, le ingiustizie, l'azione sociale necessaria: è questo che le ha fatto guadagnare la stima degli altri anche oltre gli schieramenti di partito. «Dio ci ha donato la mente perché noi riconosciamo i motivi che oggi causano un problema e i mezzi che conducono al suo rimedio». Da qui nasceva il suo impegno politico: «L'interesse per la politica è parte della pratica cristiana», diceva. E lei agiva di conseguenza
Hildegard
Burjan viene beatificata. Attraverso di lei la Chiesa oggi ci propone
un modello. Ma ci dice anche come dobbiamo seguire il suo esempio. Ci
insegna a metterci «alla scuola di Gesù». Questo è esattamente il
programma di «riforma» che oggi vediamo per la Chiesa del nostro
paese e l'arcidiocesi di Vienna. La Beata Hildegard Burjan ha
dimostrato che questo modo di vivere con Gesù veramente può
cambiare il mondo e la Chiesa.
La beatificazione non è solo dire:
ecco un bel modello! La chiesa ci dice anche che ai beati è concetto
chiedere aiuto, invocarne l'intercessione. Hildegard Burjan ha
operato in un tempo socialmente molto difficile. E nonostante sia
stata costantemente accompagnata dalla sofferenza ha operato grandi
cose. Chiediamo allora oggi l'intercessione a questa grande donna
dell'azione che senza grandi parole ha saputo vivere la carità
sociale.
Beata Hildegard Burjan, prega per noi!
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