Perché mai oggi un giovane dovrebbe venire in Chiesa?
di Gabriele Cossovich | 04 novembre 2017
Secondo un sondaggio di Repubblica la politica è importante per appena il 14% dei giovani, la religione solo per il 7%: come interpella questo dato noi cristiani adulti?

 

È di questi giorni la pubblicazione su Repubblica dei risultati di un sondaggio sui giovani condotto dall’Osservatorio di Demos-CoopPer la verità non è che dica gran che di nuovo o sconvolgente, niente che non siamo già abituati a sentirci dire insomma; ma proprio per questo forse è opportuno farci su qualche riflessione, per non cadere nel rischio di liquidare troppo rapidamente questo tema con un “ah... come sono questi giovani di oggi!” e lavarci così la coscienza.

Premessa necessaria è che, nonostante nel sondaggio si dica che ormai la giovinezza duri addirittura fino ai 52 anni (!!!), io ne ho “solo” trentadue ma ho l’azzardo di considerarmi “già” adulto, quindi persona che ha una responsabilità nei confronti di chi è più giovane. Quello che scrivo sul mondo adulto quindi lo rivolgo anzitutto a me stesso.

Il primo pensiero che mi è venuto leggendo il titolo dell’articolo sul sondaggio - “no a politica e religione per i giovani” - è stato: guarda come sono straordinariamente abili i nostri ragazzi a capire cosa è davvero importante per gli adulti e cosa no!
I dati del sondaggio riportano che la politica riveste una certa importanza appena per il 14% degli intervistati, mentre la religione solo per il 7%. Forse c’è chi sgranerà gli occhi e rabbrividirà di fronte a un dato del genere... ecco a queste persone vorrei chiedere: in che mondo vivete?

Parliamo della politica: chi c’è che, non nei talk show (che i giovani per legittima difesa non guardano), ma nel dialogare quotidiano, parla bene della politica? Ne parla cioè come qualcosa di valore, affascinante, per cui vale la pena spendersi, impegnarsi, giocare la vita? Il discorso sulla politica e sui politici è oggi il regno della lamentela, del luogo comune, della generalizzazione indistinta, quando non, assai spesso, dell’invettiva e dell’accusa. Come possiamo pretendere che un giovane consideri importante la politica in un contesto del genere? Il dato del 14% stupisce quasi per ampiezza!

Quanto alla religione, parlavo di questi temi qualche giorno fa con un amico, che a un certo punto mi ha chiesto: ma perché mai oggi un giovane dovrebbe venire in Chiesa? Mi ha spiazzato un po’ questa domanda, abituato a chiedermi piuttosto perché un giovane in Chiesa non ci non viene. Ma a pensarci bene è la domanda più intelligente e che meglio chiarisce il dato del 7%. Cosa vede, cosa trova nella Chiesa oggi un giovane? Cosa offre la Chiesa di interessante ai suoi occhi? Forse i fiumi di parole e di elucubrazioni di cui sono impregnate le nostre omelie e le nostre catechesi? Gli incontri a frequenza obbligatoria “se no non puoi ricevere il sacramento”? L’insistenza su quello che, “secondo la Chiesa”, si deve e non si deve, si può e non si può fare? Come può apparire significativo scegliere di essere cristiani se poi, nella vita di tutti i giorni, accade che la differenza tra chi va in Chiesa e chi non ci va è troppo spesso invisibile? I cristiani si lamentano come gli altri, sparlano l’uno dell’altro come gli altri, dividono le persone tra “in” e “out” come gli altri, insultano l’arbitro alla partita del figlio come gli altri, difendono strenuamente i propri spazi di potere come gli altri, non pagano le tasse come gli altri, non vogliono gli immigrati come gli altri… solo che, più degli altri, si svegliano presto la domenica mattina per andare a Messa... Se tanto mi dà tanto, se non si riesce a capire come concretamente e visibilmente essere cristiani migliori la vita e non la appesantisca, perché mai un giovane dovrebbe scegliere di esserlo?

“Si evangelizza per attrazione”, ha scritto ormai quattro anni fa (!) Papa Francesco in Evangelii Gaudium. Ma l’abbiamo liquidata come una trovata un po’ strampalata di un Papa argentino che non capisce la nostra realtà di Chiesa. E allora andiamo avanti a tentare di evangelizzare per esasperazione, chiedendoci poi, sinceramente coinvolti, cosa mai ci sia che non funziona.

La fede, così come il valore della politica, si trasmette di padre in figlio, da una generazione a quella successiva. E così come, nell’era della comunicazione, se uno spot pubblicitario non è in grado di risultare attraente la responsabilità non è attribuita al pubblico che lo guarda ma a chi ha creato quello spot, così, pur consapevoli che la trasmissione della fede è cosa differente dalla pubblicità, è comunque più opportuno soffermarci sulla coerenza e la credibilità di noi cristiani adulti, prima di puntare il dito contro i giovani. Nella consapevolezza che, per fortuna, esperienze belle di un cristianesimo convincente, capace di essere attraente per un giovane, esistono. Forse ancora troppo isolate, troppo legate all’iniziativa e al carisma dei singoli e distanti dall’ordinario; ma ci sono, a testimonianza che l’impresa non è impossibile. A patto che accettiamo di metterci in gioco fino in fondo e senza riserve.

Il prossimo Sinodo sui giovani può essere una buona occasione per iniziare a ragionare in modo diverso.

 

 

10/11/2017 12:32 Francesca Vittoria

La Chiesa ha conosciuto tempi in cui un popolo gravitava intorno ad essa è questo era più evidente in provincia dove più o meno tutti si conoscono e tra cori, processioni , cori, eventi famigliari, con asili d'infanzia, associazioni varie, per tutte le età, scuole di ogni ordine e grado, l'ambiente ecclesiale era tradizione, era scelta preferenziale, che naturalmente toccava anche la politica con un certo rilievo. Tutto questo è quasi sparito, essa la Chiesa sembra ombra di se stessa, la presenza giovanile? In parrocchia ha vita a parte e di conseguenza non si fa notare, si lamenta che dopo i corsi di catechismo i ragazzi spariscono, forse va appunto studiato come e cosa offrire loro che corrisponda a un loro interesse, per passare dalla cultura alla pratica,anche questa formativa per entrare più nel vivo della conoscenza cristiana, la stessa cosa sembra si stia studiando nel passaggio tra scuola e mondo del lavoro un vuoto per il giovane se ancora non ha idee precise su come orientare il suo futuro. Per esempio. Sembra non vengano abbastanza interpellati e invece ancora sono più trattati da muti ascoltatori, perciò sembra importante instaurare una personale conoscenza con un approccio al dialogo che giova a entrambe le parti. È' anche vero che vi è un periodo nel l'adolescenza fino a maturità che si è in ricerca di se stessi e lo si vuole fare in libertà. Perciò anche quel catechismo dei primi anni può lasciare ricordo, traccia da ricercare più avanti, per questo la Chiesa vive anche se sembra negletta ai più, bersagliata da critiche per fatti che non l'hanno resa più diversa dal mondo, senza contare che anche il Padreterno è interessato ad essa è questo lo prova la sua stessa dichiarazione quando ha definito i suoi "non del mondo" e certi scandali sembravano averla soverchiata e invece è lì che si batte su tutti i fronti compreso quello dove si decidono le sorti di "guerra piuttosto che vie di dialogo reciproco" anche questo la fa presente , attiva in difesa dei più deboli, questo sembra essere il "fascino che è stato di Cristo, e il giovane avrebbe modo di essere coinvolto a dare il suo contributo avendo una formazione che se cristiana si esprime in un più ampia visione dei problemi. Direi che ci siano possibilità per non essere pessimisti a che l'iniziativa del sinodo serva a creare un incontro costruttivo a portare novità nella società così che si lascia andare non importa dove visto che mancano in molti campi, a parte l'ex tra terrestre, obiettivi per stimolare il giovane di oggi il quale, almeno in questo continente il pane non manca, ma ha fame di un altro pane quello di sentirsi qualcuno, di contare di sentirsi originale capace di grandi cose mosso anche e dalla mente e dal cuore.
Francesca Vittoria




06/11/2017 08:23 Sara
Io ho pensato che molti dei blogger di vino nuovo alla fine sono abbastanza clericali. Nel senso: chi è professore di religione, chi scrive per l'osservatore, chi per Avvenire, chi per i dehoniani. Insomma sono vicini alla gerarchia. Io alla fine non ho mai parlato di persona con un vescovo e forse per questo sono più neutra rispetto al clero di loro. Voglio dire alla fin fine che te ne frega?
Non so quanto vivano fino in fondo la realtà secolare..
Buona settimana.



05/11/2017 15:56 Maria
Anche quando io ero giovane negli anni '70 la maggior parte dei miei coetanei non solo se ne fregava della religione, ma aveva un atteggiamento sprezzante verso i credenti, nel migliore dei casi venivano presi per il culo, nel peggiore venivano anche mobbizzati e puniti con botte e minacce. (Sto parlando Milano anni '70, non Unione Sovietica sotto Stalin)
Eppure nonostante questo, nonostante famiglie atee o agnostiche, zii mangiapreti, cugini c omunisti, mamme femministe, padri libertini, alcuni di noi ,alcuni, si sentirono chiamati e si sentirono adeguati a rispondere alla Verita'che li chiamava.Ricordo una mia amica ,fi g lia di genitori hippies, che,dopo una infanzia ad osservare i propri genitori e i loro amici strafatti si fece monaca di clausura carmelitana. C ome disse Chesterton
Ogni vocazione religiosa e' un paradosso, perche'Dio e'un umorista.



04/11/2017 15:25 Sara
molto difficilmente si sarebbe rivolto ad un Prete vuoi x una domanda di pensiero, vuoi x un bisogno spirituale, vuoi x una chiarificazione sentimentale.

Questa è la sua esperienza, quando ero ragazza io negli anni '80 ho incontrato almeno due sacerdoti che mi hanno aiutato tantissimo anche a livello umano, uno ricordo a 16 anni mi registrò tutti i dischi di De Andrè e fu il primo a parlarmi di von Balthasar e dell'inferno vuoto.

E' vero però che andava già in quegli anni la moda di mettere molte cose in discussione infatti il mio amico sacerdote dopo un po' lascio' il sacerdozio, la mia catechista divorziò e via via. Non fu facilissimo per me diciottenne chiedermi come avessero potuto abbandonare ciò in cui tanto avevano sembrato credere.


I ragazzi che mancano sono i nostri figli, della nostra generazione, il clero non c'entra nulla, l'autocritica dobbiamo farla noi non scaricare le colpe su altri.

Quando è nato mio figlio ho dato per certo che non avrebbe mai frequentato e invece ancora va, e a me pare una grande fortuna, un dono forse che spero gli rimanga per tutta la vita. Però è quasi solo, nella sua classe sono in due al massimo. In parrocchia un po' di più ovvio però anche le parrocchie quante critiche? anche qui su vino nuovo? perché non sono questo e non sono quello e i parrocchiani non camminano sulle acque come Gesu Cristo, ma sono persone umane con i loro difetti.

La realtà alla fine è questa: solo al 7% dei ragazzi interessa la fede, io tempo fa scrissi due su 27 in classe di mio figlio, siamo li no?

Almeno smetterla di dare la colpa al Concilio di Trento e al bigottismo conformista quando quei due oggi sono costretti ad andare soli...



04/11/2017 13:08 Pietro Buttiglione
Purtroppo io non sono capace di analisi in base a casi singoli o personali nè mi affido x la costruzione del mio pensiero a link o altro tipo quello ha detto ma quell’altro lo ha detto prima...😡
1980 ma in realtà era anche prima la domanda era precisamente questa:
Quali motivi/pulsioni potevano spingere una Persona ad entrare in Chiesa, a cercare un Prete?
È il caso di dire che qs Persona non era un clerico o osservante x il quale la domanda sarebbe stata stupida e inutile??.Forse no🤡
La risposta che mi davo è che qs Persona, appartenente già allora alla maggioranza!!, molto difficilmente si sarebbe rivolto ad un Prete vuoi x una domanda di pensiero, vuoi x un bisogno spirituale, vuoi x una chiarificazione sentimentale. Qs risposta, sorry, non dipendeva dalla mia posizione vs la CC: trovo offensiva qs insinuazione. I motivi invece ruotavano intorno a due punti:
1) assoluta impreparazione del Clero a qs contatti
2) patente mancanza di credibilità della CC sgli occhi di una Persona qualsiasi.
Dovevano passare molti anni per vedere nascere ad es i Consultori ed altro: ma chi li conosce fuori??
In estrema sintesi ci si è dati come obiettivo di conservare strutture, parrocchie e €$£ più che Persone.
Sono costretto a precisare che trattasi di giudizio SINTETICI : non postare ke piccole eccezioni p.f. Le conosco ancge io.
Full stop. Scritto troppppo



04/11/2017 11:51 Giulio Maria Bianco
La chiesa, come anche la politica, possono e devono offrire ai giovani ( ma anche agli adulti che vanno a messa per abitudine ) un'idea e una visione di un mondo nuovo. Molti guardando al passato, vedendo come nel presente si viva meglio, associano la religione tout court a un elemento tradizionale e oscurantista, inutile eredità di tempi bui. Non riflettono però che la disuguaglianza nella ricchezza umana è andata aumentando, e se si vive meglio malgrado il decadimento della morale è solo grazie allo sviluppo tecnologico e al furto delle risorse naturali alle generazioni future. La Chiesa ha la spinta ideale necessaria per condannare l'inganno del mondo moderno, e i fedeli devono impegnarsi per lo sviluppo di una società migliore, quantomeno nella sfera privata. È naturale che chi non vede nessuna differenza fra un cristiano e un ateo preferisca dormire domenica mattina, la settimana è stancante per tutti.


04/11/2017 10:57 Sara
Me lo chiedevo nel 1980.


ma se lei non ci crede nella Chiesa e si lamenta di continuo? Come si può procedere per attrazione borbottando tutto il tempo???????

Da noi devo dire sono molto più ottimisti e propositivi, in genere vedo che dove ci sono famiglie che vivono il vangelo i figli seguono, però non è automatico e vedo anche qualche ragazzo che crede e frequenta di suo nonostante il disinteresse dei genitori. Li scattano altre cose, le amicizie, un incontro significativo, delle domande spontanee...

Resta che non è facile credere per un ragazzino che si trova in assoluta minoranza ovunque, a scuola, nello sport, nel tempo libero. Devi essere flessibile e aperto e nello stesso tempo non perdere quel particolare di diverso che hai rispetto agli altri. E devi pure sopportare certi adulti borbottoni...



04/11/2017 08:02 Pietro Buttiglione
Perché uno dovrebbe rivolgersi ad una Chiesa?
Me lo chiedevo nel 1980.
E non trovavo risposte che stessero in piedi.
Ero solo io ad accorgermene? Mezzo secolo PERSO.



04/11/2017 07:45 Sara
Che la Chiesa cresca per attrazione non è una trovata strampalata dell'argentino ma un'affermaziine del suo predecessore.

http://www.luigiaccattoli.it/blog/benedetto-la-chiesa-si-sviluppa-per-attrazione/

Del 2007 non essendo il povero Benedetto un po' strampalato era passsata ancora più in silenzio.
Bho, mio figlio che ha 16 anni per adesso va in Chiesa e si interessa di politica (non vede l'ora di poter votare) non so bene da cosa dipenda forse un po' di fortuna e basta, non credo ci siano ricette valide per tutti.



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Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante e curo percorsi formativi per educatori e catechisti. Ho un blog in cui raccolgo i miei pensieri: laterracomeilmare.com

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