DIARIO DI UNA CATECHISTA
«Ho deciso di tenerla»
di Assunta Steccanella | 28 aprile 2014
La confidenza di una madre di fronte a una diagnosi sulla figlia che porta in grembo: «Io credo che siano loro che non capiscono...»

Lei mi sta davanti, lo sguardo pieno di dolore, ma fermo.

«Ho deciso di tenerla».

Non ho parole da dirle, una cosa così non si può dire che con la carne. Allora l'abbraccio. Ha deciso di tenerla, dopo giorni di tormento, e di domande, e di lacrime, condivise con il suo sposo, con i genitori, con gli amici.

Adesso lo condivide anche con me, che credevo di conoscerla appena.

Anna aspetta il suo secondo figlio, una bambina, ed è malata. Una malformazione genetica, Trisomia 18 mi dice, molto rara e che lascia poche speranze di sopravvivenza.

La notizia è caduta come un fulmine sulla loro piccola famiglia, insieme alla necessità di decidere se affrontare i lunghi mesi di attesa e il parto, nella prospettiva di un percorso comunque doloroso, o interrompere la gravidanza, come molti le suggeriscono ripetendo i soliti argomenti: - Ma perché dovresti soffrire ancora, per così tanto tempo? E se la porti a termine, poi anche il parto? Per che cosa poi? Non avrà un futuro, e se lo avesse non sarà un futuro normale! Non è solo per il tuo bene, è anche per il suo, è una questione di buon senso...

Sospira:

Sai, credo che sia stato proprio l'appello al buon senso che mi ha dato più fastidio. Si può decidere una cosa così in base al buon senso? E allora io e Franco siamo gente senza senso perché la vogliamo tenere? No, io credo che siano loro che non capiscono, con tutta la loro logica.

Un attimo di silenzio, poi continua:

Se adesso decido che lei non la voglio, perché non è perfetta, come potrò andare a raccontare a suo fratello, quando sarà più grande, che noi l'abbiamo accolto come un dono, che sapevamo che l'avremmo amato per se stesso, comunque egli fosse, e che lo ameremo sempre comunque egli sia?

 

 

06/05/2014 11:13 germano turin
Prima di tutto grazie ad Assunta per la testimonianza anche se non vissuta personalmente ma per interposta persona: dolorosa ma salutare per tutti.
Prendo spunto da tale testimonianza per una riflessione banale.
Tutte le volte che avviene un concepimento ci sono due interpreti che agiscono insieme: i coniugi che "impastano il fango" e Dio che "soffia lo spirito di vita" sul "fango" e lo fa diventare "vita".
E continuo: che io sappia il "fango" sul quale viene soffiato lo "spirito di vita" è l'unico "mezzo" (che io conosca) che permette al "fango", dopo una (più o meno breve e/o tormentata) vita terrena di accedere al Paradiso e alla felicità eterna.
Tutto questo premesso per chiedermi: che diritto abbiamo noi genitori (che magari ci spacciamo per cristiani credenti e praticanti) di sopprimere una "vita terrena" (sulla cui qualità non possiamo pronunciarci perché non la conosciamo dato che non la viviamo direttamente) ma soprattutto di sopprimere una potenziale "vita eterna" perché la giudichiamo "non degna di essere vissuta"?
Concludo: sono portatore di disabilità (riduzione della capacità lavorativa dell'86%), sposo, padre di due figlie e nonno di un nipotino. Amo la mia vita della quale ringrazio Dio per avermela data esattamente così com'è e sarei stato fortemente arrabbiato con chi me l'avesse tolta stabilendo che "non valeva la pena di essere vissuta".
La mia è stata una vita piena e felice, mi è piaciuta, continua a piacermi e, per me, "valeva la pena di essere vissuta".



02/05/2014 23:59 assuntas
@Maria Audino e Maria Teresa grazie per questa condivisione.


02/05/2014 23:32 Elisabetta Bianchi
http://www.tracce.it/default.asp?s=2&id=266&id2=322&id_n=29366
Scusatemi, aggiungo questo link, perché mi sembra il più bello tra quelli che ho postato. E' questo credo che vorremmo, che io certo vorrei, che accada la bellezza, e che il cuore la riconosca.



02/05/2014 20:54 Maria Teresa Pontara Pederiva
Cara Maria, so che non è semplice: l'ho passato anch'io, come ho raccontato su queste pagine. Un semplice Tri-test, un'analisi in più a livello di prelievo ematico, dava valori compatibili con la sindrome di Down, ma non ho voluto effettuare altre analisi. Un "errore" genetico non è curabile e c'era solo il rischio di perdere un figlio, il terzo.
L'idea di "scartarlo" non ci ha mai sfiorati: abbiamo pregato per trovare la forza, ma l'abbiamo confidato solo ad un amico frate (in famiglia se n'era appena andata una nonna di cancro e l'altra era terminale, non potevamo aggiungere altra ansia).
Le due figlie non avevano neppure 4 e 2 anni, ma sapevamo che avrebbero voluto bene ad un fratello sfortunato, che da grandi avrebbero capito. E' nato sano e l'abbiamo chiamato col nome che in ebraico significa "Dio ha avuto misericordia".
I fratelli successivi invece non ce l'hanno fatta perché, se l'errore genetico è troppo grosso, è la natura stessa che impedisce la vita, ma anche lì abbiamo solo pregato.
I 3 figli sanno ora di avere 3 angeli custodi (i loro 3 fratelli) in più in cielo. Storie come la mia, la tua, ce ne sarebbero moltissime da raccontare, ciascuna tutt'altro che semplice: la vita dei genitori è anche questa, ma è straordinario essere compartecipi del Creatore, ben coscienti che la vita può avere anche "errori" e non certo voluti da Lui, ma è una carattersitica della natura stessa. E soprattutto che "ogni" genitore è chiamato alla propria scelta, e nessuno potrà scegliere al suo posto (perché mai curarsi di ciò che pensano altri?).



02/05/2014 19:19 maria audino
ti assicuro, maria teresa, che non e' stato semplice trovarsi a dover prendere una decisione diversa da quella che agli occhi di tutti era scontata....ma, anche se c'ho pensato non sarei mai riuscita ad abortire....pero' ho capito che quelle donne che lo fanno , anche se sembrano le "carnefici" in realta' sono solo le vittime di un inganno e della societa' che ti dice che non puoi avere un figlio imperfetto e ti riempie di paure! E' stata un' esperienza che ha cambiato me stessa nel profondo ma non in negativo, come pensa la mentalita' comune, ma in meglio perche' mi ha aperto gli occhi sul vero senso delle cose. Grazie a mio figlio e soprattutto a Dio che, quando capitano queste cose, non ti sta punendo ma ti chiede di alzare lo sguardo alle cose del Cielo!


02/05/2014 15:27 L.
Grazie!


02/05/2014 14:24 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, Maria, per questa testimonianza di vita e di una scelta coraggiosa, perché non esisterà mai pressione, per quanto grande, che possa farci distogliere da quanto ci impone la nostra coscienza. E lo dico anch'io per esperienza.


02/05/2014 13:45 maria audino
io sono una mamma che ha avuto un'esperioenza simile all'articolo. Il mio terzo figlio aveva la trisomia 18, l'ho scoperto al quarto mese e la prima cosa che mi e' stata proposta dal mio medico e' stato l'aborto.... Anche se sono , da sempre, molto cattolica, confesso che c'ho pensato perche' nella disperazione e nello sciock ti viene proposto come l' unicasoluzione possibile..... ma, grazie a mio marito e ad altre persone vicine, non sono caduta in quest'errore. Ho fatto nascere mio figlio, non sapevo se avrebbe vissuto o no perche' le possibilita' erano minime, ha vissuto una settimana. Sono contenta di quello che ho fatto e lo rifarei altre mille volte... perche' un bambino abortito nessuno sa chi sia, rimane anonimo, viene gettato nei rifiuti ospedalieri e dimenticato...ma mio figlio ha avuto un nome, un volto, un funerale, una tomba....l'abbiamo amato fino a quando e' stato con noi e anche oggi e per dempre... la comfort care in Italia esiste al policlinico gemelli dove opera la Quercia Millenaria, da circa 10 anni e alla quale si rivolgono coppie da tutta Italia. Aiutano ad affrontare le gravidanze con diagnosi difficili sia con terapie fetali che con l'accogloenza di bambini che non ce la faranno, sono meravigliosi! Il mio piccolo Raffaele protegge me e i suou fratellini dal Cielo...


01/05/2014 09:25 Fra
@ L. (ycop.??? :-))


Concordo appieno. Infatti la mia critica non era rivolta ai singoli operatori sanitari. Stiamo solo assistendo al risultato della sommatoria di due forze, entrambe ben lontane da un pensiero cristiano.
Da un lato la pur comprensibile medicine difensiva, dall'altro le imperdonabili mistificazioni delle lobby farmaceutiche.
Su FB ho letto una lunga discussione su un caso identico a questo, proposta dal movimento di slow medicine.
Si trattava di una donna cattolica, già decisa a non abortire, che a suon di pressioni è finita a fare un'amniocentesi. Ci si chiedeva il senso.
E' la stessa domanda che mi pongo io:
il senso, anche e soprattutto cristiano, di questo atteggiamento in GENERALE. Poi concordo con te che non sia il caso di giudicare il caso particolare qui presentato, sebbene esso offra uno spunto di riflessione cristiana in merito a questo bisogno folle di prevedere tutto, anche ciò che non si potrà/vorrà cambiare, persino a prezzo di altissimi costi morali e sociali.
Spero di essermi spiegata.



01/05/2014 07:46 L.
Fra,
ok, ma dovresti tener conto che anche il mondo medico,
in questa iper-tecnologia,
non è tanto "agente" quanto "agito".
E questo è solo un caso particolare del nostro tempo,
come ho tentato più volte di dire nei diversi precedenti commenti.



30/04/2014 23:22 Serena
Ora potrei sbagliare ma credo che ci si possa sottoporre ad untest genetico anche dopo aver fatto un'eco morfologica che magari ha messo in luce delle malformzioni. Quindi potrebbe essere un caso ben circoscritto in,cui si sono vagliati i possibili rischi/benefici.


30/04/2014 21:45 Fra
@ Maria Teresa Pontara Pederiva:
sinceramente non concordo con la prima frase. TEORICAMENTE siamo liberi di non fare screening (e non penso solo alla diagnosi prenatale ma in generale) ma PRATICAMENTE le influenze esterne culturali, le campagne sanitarie, le pressioni degli operatori sanitari, sono travolgenti.
La libertà non è qualcosa che sta scritto sulla carta e punto e basta, non è sufficiente una dichiarazione di facoltatività per rendere una scelta libera a tutti gli effetti.
E la storia narrata in questo articolo lo dimostra (ben che vada la donna in questione si è sottoposta ad un rischio non indifferente - per non parlare dei meri costi sociali - quale l'amniocentesi, senza la convinzione di voler poi abortire)



30/04/2014 20:16 L.
Ad un livello condivido quanto scrive Pederiva, ma ad un altro no.
Forse la nostra epoca è quella in cui
la medicina "vorrà" sempre meno e saranno altri a "volere quello che la medicina vorrà volere".
E idem dicasi per le "libere scelte" dei singoli.



30/04/2014 17:54 Maria Teresa Pontara Pederiva
Non è la medicina che vuole fare screening ad ogni costo: è una libera scelta di ogni persona.
Una donna in gravidanza “può” decidere se sottoporsi o meno a test ormonali o test più invasivi: se alla mamma in questione è stato diagnosticato un feto con la sindrome di Edwards significa che ha fatto qualche indagine in più del tri-test, nello specifico analisi dei villi coriali o amniocentesi.
Ma nessuno di questi è obbligatorio, anzi. E’ vero che dopo i 35 anni sono gratuiti, ma ci si sottopone al test solo dietro scelta volontaria.
E’ questa una delle cose più difficili da spiegare agli adolescenti quando si studiano le malattie genetiche. La domanda è sempre la stessa: ma se esiste anche un minimo rischio di aborto spontaneo nel sottoporsi ai test, perché farlo se uno ha deciso comunque di tenere suo figlio? E qui vengono alla luce i casi di tante mamme che non hanno voluto farli (indipendentemente dall’essere credenti o meno) e sono molti di più di quanto non si immagini.
Perché forse è questo che la medicina dovrebbe spiegare con più chiarezza: il rischio di perdere il figlio (malato o sano che sia) c’è sempre e allora occorre valutare bene. Solo un’anamnesi seria dei rischi legati ad eventuali patologie di familiarità potrà dare un contributo alla scelta (ma in questo caso è più indicato un esame del cariotipo prima del concepimento), che resta comunque sempre personale o di coppia. C’è anche chi dice di volersi preparare all’eventualità … è comunque una scelta da rispettare, ma deve conoscere il rischio.
E anche che tutti gli "errori" genetici rientrano sempre nei nostri limiti di specie umana dove la biologia, come in ogni altro organismo si sbizzarrisce e anche questo è da accettare come ogni altro limite.
Un calcolo può illuminare la variabilità estrema e (questo lo dico da biologa credente) spiegare quando si parla di miracolo della vita: se la specie umana possiede 23 coppie di cromosomi significa che le combinazioni possibili sono 2 elevato alla 23, vale a dire circa 8 milioni di combinazioni possibili dei cromosomi paterni e materni. Alla formazione dello zigote ogni studente sa calcolare un prodotto che è 64 per 10 elevato alla 12, come dire 64 migliaia di miliardi. Può accadere che tutto vada per il giusto verso, ma che si verifichino errori è sempre dietro l'angolo e non c'è da stupirsi.



30/04/2014 16:13 Fra
Ma quand'è che la medicina se la pianterà con questa moda dello screening a tutti i costi, sull'adulto e anche sul feto con le cosiddette diagnosi (talvolta clamorosamente errate!) prenatali?
Ma quand'è che si comincerà a fare veramente della "slow medicine"?
Ma quand'è che si smetterà di andare a voler "disotterrare ad ogni costo" quel "germe della nostra distruzione" che "ognuno porta dentro di sè" (cito a memoria credo fosse Buzzati)?
Quand'è che finalmente potremo prenderci il lusso di passare da una medicina meramente difensiva, piena di accanimento non solo terapeutico ma anche diagnostico, ad una medicina globale della persona?
Indaghiamo, indaghiamo, indaghiamo ... e ci roviniamo il presente quando tanto non possiamo cambiare il futuro e alla fine si muore lo stesso.
Scusate lo sfogo.



30/04/2014 15:30 Yolanda
@ Serena. Esatto anche se direi che al rispetto aggiungerei la comprensione più che la non condivisione.


30/04/2014 13:58 serena
Yolanda, se ho capito quello che intendi, tu dici che una donna quando porta avanti una gravidanza mette la sua vita in gioco. Non solo per le trasformazioni del suo corpo ma anche per gli esiti, per i possibili rischi che si possono correre. Per cui, nella gioia si è supportate dalla gioia, appunto, per la nuova vita che sta per nascere, nella disperazione bisogna trovare una fonte "altra" e, lasciamelo dire, "Alta" per portare avanti un compito così gravoso. Non tutte le donne hanno in loro stesse questa fonte (lasciamo stare i motivi, ma anche se la Fonte è per tutti non tutti la scelgono) ed alcune donne restano schiacciate dagli eventi e, vedendo la propria vita in pericolo, scelgono diversamente. In questo ci vedo il rispetto ma non la condivisione di una scelta. Non so se ho interpretato bene il tuo pensiero..


30/04/2014 11:51 Yolanda
@ per hermanin,non credo proprio. Una cosa è essere e sentire ,altro è comprendere compatire o capire.
Comunque ringrazio tutti per lo spazio concesso e molto cordialmente vi saluto.



30/04/2014 11:26 Alberto Hermanin
Assunta: grazie anche da me, per la tua risposta che sottocrivo alla lettera, tutto incluso. Solo una piccola postilla per Yolanda: perchè dici che io npn posso avere la minima idea di cosa significa portare in grembo un figlio? E' vero che sono un maschio, ma ti prego, prego tutte le donne. Voi avete questo straordinario potere, questa grazia specialissima, (talvolta, come si vede, drammatica); significa questo che noi in nessun caso possiamo capire, compatire, comprendere? io non credo, e sono sicuro che non lo credi neppure tu.


30/04/2014 10:10 Yolanda
Grazie Assunta per la pronta risposta e per le indicazioni.


30/04/2014 10:03 assuntas
@Yolanda
dico un'ovvietà affermando che questo mezzo non è il più adatto a risolvere le mille domande e l'inquietudine che colgo dai tuoi interventi.
Provo solo a dire una parola, senza voler aprire una discussione per la quale questa non è la sede.
Quello che ci racconta Gesù, con la sua vita oltre che con le sue parole, è che l'amore per se stessi non è realizzabile che nell'amore per gli altri. Non sono e non possono essere in concorrenza.
Questo è 'poco logico', dal punto di vista umano. L'istinto all'autoconservazione è, appunto, un istinto, che superiamo con la Grazia di Dio.
E la speranza cristiana, che nutre e sostiene tali scelte, non è, come dice il vocabolario, un sentimento, ma una virtù - ossia un modo di essere, una disposizione intima - che viene dall'unione con Dio (teologale), che viene dal vivere in comunione con lui, e quindi è qualcosa che abbraccia la nostra stessa intimità più profonda.
Chiudo qui, ti auguro di trovare compagni di cammino nella tua ricerca.
Assunta



30/04/2014 09:42 Yolanda
Per Alberto Hermanin , grazie della risposta che esige altrettanti chiarimenti.
Son così tanti gli aspetti e i significati della parola speranza che è difficile fare sintesi. Così mi aiuto con il vocabolario.
Speranza: Sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera.
E’ un sentimento quindi, un’aspettativa un desiderio. Non solo un ragionamento ma una fiduciosa attesa .Per questo forse fede speranza e carità sono unite insieme .Sono l’essenza dell’amore che spalanca gli orizzonti ai molteplici aspetti della vita e delle relazioni. E sono anche l’essenza della fede.
Aspettative e desideri , quindi, in cose buone evidentemente , non certo nel male e nella sofferenza propria o altrui. Ecco perché NON può essere un’attesa fatalista senza speranza e senza riserva degli eventi. Neppure per un cristiano . Anzi a maggior ragione. Ma devi crederci. E non sempre nella vita le cose sono così stabili e lineari: il dubbio, l’illusione, una fede fragile, un’educazione particolare, condizionamenti e tanto altro possono far spegnere la speranza , la fiducia, i desideri.
Mi viene in mente quel detto :chi vive sperando muore cantando. Se ha fede però. E non sempre nel corso della vita è così. C’è anche il silenzio di Dio, nello schianto dell’abisso del dolore, dei perché senza risposta,delle situazioni senza vie d’uscita se non il tenue sollievo dato dall’empatia e vicinanza degli altri e anche dalle tecniche e professionalità .
E quando la vita ti impone di scegliere il buon senso diventa la scelta del buono possibile legato alle tue più profonde convinzioni , o al tuo istinto, o alle tue conoscenze , o alla tua capacità di sperare in quel momento. E il rispetto non può venire a noia , anche nelle peggiori o più stupide situazioni, si può chiamare anche misericordia . E ne manca tanta di misericordia anche tra cristiani. E questo non vuol dire che io concordi con qualunque posizione , non mi sembra di averlo scritto, mi limito a dare le ragioni delle mie convinzioni e ad esternare dubbi e incertezze nella speranza che qui sia possibile e che qualcuno magari possa allargare i miei orizzonti.
Io trovo che ci sia qualche differenza tra l’ama il prossimo tuo come te stesso e amatevi come io vi ho amato. Prima di tutto amarsi vuol dire aver cura di se stessi , volere il proprio bene e questo mi pare essere un aspetto alquanto trascurato nei discorsi tra cattolici dove prevale invece il dovere di amare il prossimo.
Anche tu nel tuo esempio ti preoccupi della possibilità da dare alla bimba ,anche di dolore e sofferenza, ma credo tu non abbia la più vaga idea di cosa significhi portare in grembo un figlio e quello che esso comporti per la donna , che sa che la sua vita sarà diversa per sempre e che il suo corpo non è più suo ma anche ,per la gravidanza, unica fonte di vita per il figlio. Nella gioia se tutto va bene , ma anche nella disperazione come nel caso raccontato. Amatevi come io vi ho amato vuol dire fino all’estremo sacrificio di se per amore dell’altro. Non c’è amore più grande di chi da la vita per i suoi amici. Come si concilia l’annullamento del se con l’ama te stesso e con l’amore del Padre per ciascuno dei suoi figli? Queste le domande inevase.



29/04/2014 22:44 fab
il "buon senso" della tecnocrazia non è altro che becero utilitarismo travestito d'autorità "oggettiva" e "scientifica".


29/04/2014 20:25 Alberto Hermanin
Yolanda: visto che ti sembra assurdo che non tutte le scelte (non le persone) siano rispettabili e invochi risposte alle “domande però ti frullano perla testa”, ecco qua:
Ha senso voler allontanare da se il dolore quando è inutile e senza speranza?
R. Senza speranza, chi lo può dire con certezza? Quanto corbellerie sono state rese “certe” dalla scienza salvo poi essere smentite dalla medesima? E poi, in un blog di cristiani, cosa vuole dire speranza? Diccelo tu.
L'amore è questa accettazione senza riserve e senza speranza degli eventi?
R.Si, è questo, almeno nel caso specifico: e torno a chiederti come tu possa parlare di speranza e in quale senso.
Quanto spazio ha nella scelta del credente in “ama il prossimo tuo come te stesso” quel te stesso?
R. Meno male che non volevi teorie in questo caso. Comunque, cosa vorrei io al posto di quel bambino? Che mi sia lasciata una possibilità o no? Direi che chiederei di provare. Io ho rispetto e pietà per chi sceglie il suicidio, un po’ meno per chi lo sceglie al posto di un altro, si vede che non sono aggiornato.
Ed è in contrasto con “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”?
R. NO
Quanto è buon senso e quanto è amore?
R. Non comprendo cosa sia il buonsenso in questo caso: certo è che il buonsenso non solo avrebbe fatto scappare Gesù dalla croce, ma avrebbe fatto scappare anche i tanti martiri della fede: perché ce n’è stata e ce n’è di gente così, priva di buon senso al punto tale da preferire di crepare piuttosto che rinnegare se stessi e la propria fede: nella storia cristiana non è che ci siano solo i Torquemada; perfino prima del Concilio Vaticano II.


Quando si è dentro la situazione non puoi che agire secondo coscienza e qualunque scelta merita rispetto. Con questa storia del rispetto mi sono annoiato. E’ ovvio che nessuno tirererebbe anatemi se questa mamma avesse abortito (o aameno nessun persona per l’appunto di buon senso): ma non tutte le scelte meritano rispetto sempre e comunque, e piantiamola con questa sciocchezza: io ho fatto tante di quelle scelte idiote e qualcuna anche malvagia che se tu conoscendole le “rispettassi” penserei che hai qualche problema di connessione logica.



29/04/2014 20:06 assuntas
@Nicoletta
Concordo, il non detto, in una cultura segnata dalle dinamiche che così bene descrive L., ha un peso enorme, e non possiamo più pensare di evitare i chiarimenti, gli approfondimenti, specie quando dialoghiamo attraverso un mezzo come questo.
Tuttavia non riesco a vederne solo il lato negativo: mi fa più paura la granitica certezza di essere nel giusto, piuttosto che l'attitudine alla ricerca, che può essere legittimamente condotta anche lungo l'unica Via.
In fondo è il motivo che ha generato questo blog, libero dialogo, DENTRO la chiesa.
Detto ciò, credo che tutti abbiamo contribuito, qui, ad una discussione pacata, interessante, ricca. Ne sono grata.



29/04/2014 16:48 L.
Io continuo a pensare che non è tanto un problema di scelta e di giudizi colpevolizzanti (se passiamo al tritacarne del bilanciamento degli interessi che sostiene le singole scelte, nemmeno la più eroica delle mamme ne uscirebbe indenne).
Invece, quello che fa problema nella nostra situazione ha almeno due aspetti:
1) non si può eludere la scelta e gli ambiti della scelta, così come ci vengono posti di fronte;
2) la pressione socio-culturale a parole sembra promettere e assicurare una scelta "libera e consapevole", ma nei fattitende a contrarre gli ambiti e i dispositivi di scelta, sostituendo la libertà e la consapevolezza con i loro surrogati (tecnologici).



29/04/2014 12:06 nicoletta z.
@Assuntas (che intanto ringrazio)
"Camminiamo sulle sabbie mobili" non voleva affatto essere una obiezione, ma una constatazione delle difficoltà enormi che incontriamo nel parlare di argomenti così delicati, in cui il fraintendimento è dietro ogni angolo. Avrei fatto meglio a scrivere "io cammino sulle sabbie mobili". Era un commento alla tua frase: «A Nicoletta, per dare voce all'implicito, confermo che Anna è mamma nel senso più vero, di entrambi i suoi figli». La necessità di questa conferma (non richiesta, non necessaria, eppure in qualche modo provocata dal mio commento precedente) mi ha stupita. A volte il "non detto" sembra avere la meglio, anche se non è nemmeno stato pensato…



29/04/2014 11:23 Sarac
Yolanda al di là del caso in questione che è estremamente delicato che non tutte le scelte siano degne di rispetto mi pare cosa abbastanza scontata, lei poi è la prima che si indigna per quello che a suo parere è mal fatto no?

Non è che dobbiamo fare una lista di scelte che sarebbe meglio non fare ma credo sia cosa assai scontata.

Se la bambina fosse stata completamente sana lei avrebbe approvato la scelta di non farla nascere ad esempio?

E' carne anche quella.

In ogni caso nessuno al mondo pensa che tutte le scelte siano condivisibili (infatti abbiamo un codice che considera reato un sacco di cose).

Che poi scegliere, nella concretezza della nostra vita, sia sempre difficile e sofferto è un altro discorso.



29/04/2014 10:18 Yolanda
" considero molto pericolosa l'idea che qualsiasi scelta sia degna di rispetto." Mi mancava la teoria in questo post. Peccato che ai molti interrogativi che ho posti non ho sentito risposte e li si li avrei graditi. Ma ho invece riscontrato che ci sono domande e sofferenze che lasciano attoniti anche BXVI .
Ringrazio per le informazioni sul comfort care, che da una concreta risposta ad un dolore e sofferenza abissale con la competenza e la passione che nascono dal cuore, nell'accompagnare e sostenere un lampo di vita e le famiglie.
C'è chi ha dentro la forza di affrontare questo lungo calvario, che può durare una vita ,e chi non ce la fa e fa una scelta diversa che lascia dentro un segno lacerante comunque per tutta una vita. Non è certo indolore. Entrambe queste scelte meritano rispetto ,lo ribadisco. Nella concretezza della vita ,dell'incomprensibile, del dolore ,ciascuno non può che scegliere secondo quella coscienza che caratterizza la libertà dell'essere umano per cui non può e non deve essere colpevolizzato da niente e da nessuno.
Quanto al "pericoloso" di pericoloso c'è solo il male che colpisce la carne, il cuore e l'anima quando meno te lo aspetti. Concretamente. Le idee possono essere pericolose solo se lo vogliamo.



29/04/2014 09:15 Federico B
Concordo con L. e considero molto pericolosa l'idea che qualsiasi scelta sia degna di rispetto. In tempi di relativismo possiamo aspettarci sempre di tutto e prendere posizione è doveroso.


29/04/2014 07:41 L.
GRAZIE ad Assuntas, come sempre.
E “grazie” pure a Yolanda e Nicoletta Z.
Il loro controcanto e l’immagine delle “sabbie mobili” evidenziano una più che probabile deriva del discorso.
È solo una questione di SCELTA?
Direi proprio di NO.
Per la nostra situazione non basta porre in questione le scelte, dato che oggi DECISIONE e IMPOSIZIONE, AUTO-DETERMINAZIONE e ETERO-DETERMINAZIONE, SOGGETTIVITÀ e ASSOGGETTAMENTO condividono lo stesso contesto e gli stessi dispositivi.
Contesto e dispositivi che, progressivamente, vanno erodendo gli spazi e le opportunità di ESSERE OLTRE/ALTRO nei confronti del contesto e dei dispositivi stessi.
Quindi non è solo questione di ETICA, ma di ETHOS.
Quello che commuove dell’episodio dell’articolo, è proprio la testimonianza di un “ATTO DI EROISMO” (o qualunque altro nome vogliamo dare alla cosa).
Ma sarebbe un brutto modo di accoglierlo e lodarlo, se non tenessimo conto della situazione che richiede/prevede/impone che questo ”ATTO” sia “DI EROISMO”.
Finiremmo nelle sabbie mobili del rispetto, comunque dato (E DA DARE!), “scegli come scegli”, “sei come sei”…
Finiremmo molto male.



29/04/2014 02:38 Paix
Ho apprezzato molto il post, ed anche le ulteriori parole di Assunta. Quanto a me, non credo affatto che ogni scelta meriti rispetto. Ogni persona certo sì, soprattutto in frangenti così dolorosi.


29/04/2014 00:18 Sara
Grazie per il racconto Assuntas, e anche per queste ultime parole.


28/04/2014 22:01 assuntas
@Nicoletta
non capisco bene in che senso parli di sabbie mobili.
Non trovo precarietà nella concreta scelta di una mamma: lei ha deciso, ha deciso per quello che ha valutato essere il bene maggiore per la sua famiglia.
Non poteva operare una scelta perfetta, non esistono scelte perfette: scegliere vuol dire lasciare, optare per qualcosa rinunciando a qualcosa d'altro. E c'è sempre del buono anche nell'opzione altra, altrimenti scegliere non sarebbe così difficile.
Poi c'è tutta la dimensione della scelta cristiana, di ciò che accade a noi credenti e della grazia costituita dall'avere nel Vangelo un indirizzo, una guida verso il bene maggiore che non ci lascia del tutto in balia delle infinite suggestioni che ci propone il reale, senza per questo mutilare la nostra libertà.
Ma in questo caso non ho detto nulla dell'eventuale appartenenza di fede di questa mamma, proprio perchè ho trovato in lei l'espressione di un'umana, intensa consapevolezza della preziosità di ogni vita, che è un a-priori che consente a ogni altro valore di esprimersi, qualcosa di potenzialmente riconoscibile da tutti.
Spero di aver capito la tua obiezione, e di aver espresso con chiarezza il mio parere.



28/04/2014 21:02 nicoletta z.
@Assuntas: «per dare voce all'implicito».
Vedi, camminiamo sulle sabbie mobili...



28/04/2014 18:48 assuntas
A proposito di Italia e di "Comfort care"
http://www.tempi.it/sei-donne-combattive-e-quell-idea-di-aiutare-i-neonati-terminali-a-vivere-bene-il-loro-lampo-di-vita#.U16FMvl_umE
(Grazie ancora)



28/04/2014 18:24 assuntas
Grazie a tutti dei commenti, delle riflessioni, degli arricchimenti, anche molto concreti.
A Nicoletta, per dare voce all'implicito, confermo che Anna è mamma nel senso più vero, di entrambi i suoi figli.



28/04/2014 17:50 nicoletta z.
Qualunque scelta merita rispetto, concordo con Yolanda. E ringrazio Elisabetta Bianchi per i link al lavoro della neonatologa.
Di fronte a casi (a drammi) come questo, dire "la propria" sembra quasi osceno: nessuno ha la verità in tasca e nessuno sa niente, possiamo solo immaginare un milionesimo di ciò che pensa, prova, sente un genitore – una madre, soprattutto.
Immagino che tutti avrete cercato cos'è la trisomia 18, il link lo metto uguale: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Edwards.
Non posso smettere di pensare alle parole della dottoressa Parravicini, che cerca di dare a questi neonati «un tempo senza provare dolore». Spero di non essere fraintesa, ma nel bellissimo post di Assunta c'è il dolore della madre, quello del padre, quello (eventuale) del fratellino. Del dolore (fisico, e magari spaventoso) della piccola, se mai nascerà, non si parla. Forse è sottinteso, mi dico. E forse il "comfort care" c'è anche qui in Italia – che però è lunga e varia, e qualche dubbio è lecito…



28/04/2014 16:54 Elisabetta Bianchi
http://www.tempi.it/elvira-parravicini-che-salva-i-neonati-condannati-in-loro-vedo-la-croce-e-la-resurrezione#.U15q-1wchRY
E qui racconta la storia delle bambine siamesi.



28/04/2014 16:44 Elisabetta Bianchi
http://www.meetingrimini.org/news/default.asp?id=676&id_n=12075
Questa è un'esperienza molto bella di una neonatologa italiana che lavora alla Columbia University ed ha messo su un hospice neonatale che con il programma "comfort care" accompagna la breve vita di neonati affetti da patologie mortali, ed i loro genitori. Da leggere (e guardare, ci sono dei video in rete, come
http://www.youtube.com/watch?v=Q-Tp-mWaM5Q)



28/04/2014 15:18 Yolanda
Isabella cosa intendi? Quanta vita vera e verità c'è nella realtà delle persone fatte di logica, mente, corpo ed emozioni?


28/04/2014 13:57 isabella musumarra
La VERITA'senza logica è l'unica VERA.


28/04/2014 13:40 Yolanda
Torna il tema dell'amore ,di genitori per le proprie creature ,anche di fronte al dolore immenso e senza speranza ,perché non si può dire no alla vita senza mettere in discussione tutto. Bello che questa mamma abbia cercato di condividere ,vuol dire che intorno c'era qualcuno pronto ad ascoltare ed abbracciare, perché in certe situazioni non può esserci che questo. E il prezzo di questa scelta sofferta , comunque finisca, sarà altissimo ,per loro e per il loro bambino che comunque risentirà di tutto ciò . Anch’io non posso che idealmente abbracciarli. Le domande però mi frullano perla testa .Quì non si tratta di trisomia 21 ma della scarsa possibilità di sopravvivenza in utero e in seguito.
.Ha senso voler allontanare da se il dolore quando è inutile e senza speranza? L'amore è questa accettazione senza riserve e senza speranza degli eventi ? Quanto spazio ha nella scelta del credente in “ ama il prossimo tuo come te stesso” quel te stesso? Ed è in contrasto con “ amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” ? Quanto è buon senso e quanto è amore? Quando si è dentro la situazione non puoi che agire secondo coscienza e qualunque scelta merita rispetto ,ma da fuori dell'empatia e delle emozioni gli interrogativi per me restano.



28/04/2014 13:32 serena
Grazie!


28/04/2014 13:15 Luca Grasselli
Grazie, grazie veramente.


28/04/2014 13:01 Alberto Hermanin
Niente da dire, molto da imparare: e a proposito del buon senso, la croce non è "stoltezza per i greci"? Pregare bisogna, amare e pregare.


28/04/2014 12:13 Dolvaso
Testimonianza bellissima. I cristiani non seguono il buon senso, ma sposano la logica del Vangelo.


28/04/2014 11:11 Matteo
Si. Decisamente bellissima testimonianza. La scelta coraggiosa di voler mancare di buon senso, effettivamente porta i frutti straordinari nella conclusione, dove si vede che quel buon senso era un inganno.
Grazie Assunta Steccanella!



28/04/2014 09:56 Lorenzo M.
La conclusione è bellissima, anzi illuminante, più di mille altri discorsi... ho gli occhi lucidi.
Grazie



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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