Tra slogan e kitsch, che fede è?

Un pomeriggio in un gioiello di arte, spiritualità e storia, offuscate da immagini devozionali e messaggi di paura e rimprovero, che dicono qualcosa di una visione di fede, persona e chiesa...
8 Ottobre 2021

Qualche giorno fa mi è capitato di tornare in un luogo sacro a me caro, che non visitavo da prima della pandemia. Mi sono preso qualche ora di sosta, per gustare la bellezza del posto, magnifico nel suo intreccio tra arte, storia, fede, così eloquente per chi voglia ancora contemplare il Mistero nelle sue forme più intime, anche estetiche.

Tuttavia, all’entrata della chiesa, trovo una bacheca fitta di messaggi, avvisi e immagini; penso sia una novità di una comunità religiosa che da poco ha preso a dimorare in quel luogo e così, come spesso mi accade, mi fermo a leggere. Ammetto che già alcuni cambiamenti nel percorso che conduce alla chiesa mi avevano un poco sorpreso: qualche nuova statuetta in pieno stile devozionale, messaggini della serie “Dio ti ama” sparsi con abbondanza (in un luogo che per la sua bellezza già manifesta la grandezza della creazione, senza ulteriori commenti). Piccole novità che non hanno risparmiato l’interno dell’edificio medievale e rinascimentale, come poi ho scoperto, dove alle statue antiche, agli affreschi recuperati e alla sobrietà medievale sono state aggiunte immagini ‘sacre’ decisamente kitsch, soprattutto mariane (ha senso moltiplicare le statue della Vergine?) con tutto un contorno di drappi e similia che mi pare abbiano offuscato l’essenzialità del luogo, lo sprigionarsi della sua bellezza, il colloquio intimo e la preghiera, a favore invece di oggetti di estetica assai discutibile che esprimono una fede molto devozionale.

Ma dicevo della bacheca: dopo aver letto una serie di informazioni, mi imbatto in due immagini.

La prima: un cartello finto ironico che vuole comunicare la bellezza del Vangelo con un moralismo di fondo e una visione molto semplicistica della Parola, della serie: il cristiano è sempre ‘felice-gioioso-sereno-senza ansie-senza paure-irreprensibile-santo subito, anzi subitissimo’. E niente, mi torna sempre in mente il Dio tappabuchi di Bonhoeffer, con un’aggiunta di determinismo religioso un poco pericoloso: il Vangelo scaccia ogni ombra dalla vita. Banalmente: al credente che vive la fatica del vivere, lo smarrimento dell’esistenza? Cosa diciamo: sbagli, sei sbagliato? O peggio: la Parola non è efficace? Per colpa di chi? E a chi non crede, cosa diciamo: la fede toglie tutta l’ombra della vita? Insomma, una china scivolosa dietro l’ironia…
Il secondo cartello ancora peggio:

Altra finta ironia, dai toni grotteschi, che fa leva su un evidente senso di paura che poi diventa senso di colpa: vai a Messa, non perdere la Messa, altrimenti sarà troppo tardi e Dio solo sa (davvero) cosa potrà accaderti! Insomma, non ti invito ad andare a Messa per incontrare la gratuità dell’amore di Dio (cosa non facile, ci si arriva per gradi), ma vai a Messa perché poi chissà cosa accadrà, quando sarai morto…

Quella chiesa, per la sua bellezza artistica, è un luogo frequentato da molti turisti: ecco, mi domando: ma che idea di fede si comunica così, al credente e al non credente? A chi abbia la pazienza di fermarsi a leggere la bacheca, dopo aver magari già avuto un’idea di bellezza banalotta e superficiale, in cui dobbiamo sempre aggiungere cose per essere ‘eloquenti’ (metti che qualcosa non si capisce), aggiungiamo poi un messaggio che fa leva su moralismi, paure, sensi di colpa, facili ricette? È questo un sano e biblico timore di Dio?
Si dirà: sono solo immagini e slogan. È vero; ma forse dicono qualcosa della visione della vita, della fede e della chiesa che c’è alla radice.  Ancora: perché come cattolici fatichiamo tanto a maturare un’idea di bellezza vera, sorella di una fede matura, che non rifugge dalla complessità e dal silenzio? Una bellezza non superficialmente apologetica e catechistica, che sia in armonia con il tempo che attraversiamo?

Pensieri sparsi alla fine di una visita, con qualche tono di malinconia per aver visto una bellezza che conduce al Mistero offuscata da paure… di chi, forse, coltiva qualche paura…

 

 

4 risposte a “Tra slogan e kitsch, che fede è?”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Dove la fede ha messo radici e anche in tempi come oggi la fa presente in freschezza, ancora viva?Di passaggio entrai nel duomo di una città altoatesina, portale sempre aperto ai visitatori, nel chiostro ammiro affreschi recuperati ai secoli, come pagine di un libro le sacre rappresentazioni mantengono vivi colori, qualche vuoto, ma il fascino rimane intatto per il messaggio che le figure trasmettono inalterato ai posteri. All’interno c’è una cappella dove sull’altare c’è una Madonna con stretto in affettuoso abbraccio il figlio, evidente una”Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum, et……molto visitata,pregata perché tanti sono i “grazie Maria”, appesi in quadretti,disegni, scritti , perfino un Grazie con la immagine di Giovanni Paolo ll, dei “grazie” di ieri e oggi, non argenti, occupavano tutta la parete.; candida era la tovaglia dell’altare e lumi accesi, mentre un lui lucidava di cera con cura il banco sembrava a sua volta pregare.Era un luogo di preghiera

  2. Dario Busolini ha detto:

    Distinguerei tra i due fenomeni. Un conto è il perdurare, se non un vero e proprio rifiorire, delle immagini sacre devozionali di tipo ottocentesco, segno della perdurante difficoltà della Chiesa di trovare un linguaggio artistico con cui esprimere le verità della fede adatto al nostro tempo ma anche dell’incapacità dell’arte contemporanea di affrontare il tema del sacro in maniera autenticamente popolare, per cui quel tradizionalismo che perde in teologia vince nell’arte in mancanza di meglio. Un altro è l’uso e l’abuso di un linguaggio e di immagini di facile effetto senza se e senza ma che mi pare invece del tutto figlio del nostro tempo, adottato nella speranza di convertire le anime aumentando i like sui social media. Certamente sono segni di paura e di una spiritualità che fatica a penetrare oltre la superficie, come anche delle tante contraddizioni del nostro presente.

  3. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Sicuramente chi ha scritto viene dal Marketing. Credo lo insegnino anche alla Cattolica.

    Quando dico che Gesù è poco noto oggi, anche e soprattutto a noi….😭😭
    Lui non era diretto, ti lasciava lo spazio x la tua elaborazione personale..
    Lui era ‘soft’, molto soft..
    Basti ricordare come amava chiamare se stesso e cosa disse a Pietro quando lo chiamò Figlio di….
    Davvero siamo lontani mille miglia da certo assertivismo, presente anche nel CCC.. Non per niente quel seguace di Lefevre magnificava come tutti ci invidiassero da fuori proprio x quel prontuario…
    Cecati….

  4. Beretta Roberto ha detto:

    Mi associo toto corde a una battaglia che ho combattuto anch’io tante volte. Purtroppo risultando sempre sconfitto…

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