Sinodo: è il tempo delle sintesi!

Anche durante la guerra il processo sinodale procede e tocca, finalmente, la fase del discernimento e delle sintesi finali, sollevando un problema: ma le sintesi saranno rese pubbliche?
23 Aprile 2022

Il dramma della guerra in Ucraina ha talmente assorbito la nostra attenzione da non esserci accorti, forse, che il processo sinodale è giunto a un punto molto importante, se non decisivo: la preparazione delle sintesi diocesane e il loro invio alla CEI, affinché quest’ultima elabori la sintesi nazionale. Dopo la fase dell’ascolto, infatti, stiamo entrando nella fase del discernimento. Rispetto ad essa, era talmente forte la preoccupazione che il tempo dell’ascolto potesse essere vanificato o tradito da sintesi poco adeguate, che già il Vademecum per il Sinodo aveva cercato di scioglierne i possibili nodi.

Oltre ad offrire indicazioni concrete sulla «pratica» (p.19-20) e sulle «insidie» (p.21-22) della sinodalità, il Vademecum aveva precisato che il Sinodo sulla Sinodalità non è «un’esperienza temporanea o una tantum» (p.10), ma ha l’obiettivo di «discernere insieme come (…) essere una Chiesa più sinodale sul lungo termine» (p.10). Non è un caso che, nella parte dedicata alla fase diocesana delle Chiese locali, si espliciti ancora di più come l’obiettivo a lungo termine sia quello di «promuovere la pratica e l’esperienza di essere sinodali (…) scoprendo o sviluppando in tal modo gli strumenti e i percorsi sinodali più adatti al loro contesto locale, che alla fine diventeranno il nuovo stile delle Chiese locali» (p.24). Degli stessi referenti diocesani e dell’equipe sinodale diocesana si dice chiaramente che potranno continuare nel loro «ruolo» anche in «futuro» (p.34); d’altronde, «la fase di attuazione sarà cruciale (…) in modo che il processo sinodale abbia l’intero Popolo di Dio sia come punto di partenza che come punto di arrivo» (p.35).

Sin da ora, dunque, sappiamo che tutto ciò che al termine di questa fase di discernimento potrà apparire come incompiuto o insoddisfacente – sia in termini di ascolto che di rinnovamento personale e, soprattutto, strutturale (p.11) – potrà e dovrà essere ripreso negli anni successivi. Ciò non stupisce se pensiamo che per ascoltare veramente «tutti» (cfr. p.17, 21, 28) – e magari imparare da essi (cfr. p.18-20.27) – il tempo previsto per la fase diocesana e nazionale dell’ascolto non poteva che essere insufficiente. D’altra parte, per il Vademecum sembra essere importante che il processo sinodale conduca almeno a un «nuovo inizio» (p.36), a «una nuova primavera in termini di ascolto, discernimento, dialogo e decisioni» (p.26).

Proprio per questo limite intrinseco ad un processo di ascolto altamente complesso, sono fondamentali, per il discernimento (altrettanto complesso) dell’ascolto effettuato, i criteri di preparazione delle sintesi finali e delle riunioni pre-sinodali (p.25) fissati nel Vademcum – e ribaditi sinteticamente dalla CEI ad inizio mese (qui).

Le sintesi, infatti, per non tradire la partecipazione avvenuta e non scoraggiare quella che in seguito potrebbe riattivarsi (p.13), devono cercare di rispecchiare «l’esperienza vissuta dal Popolo di Dio» (p.15) nella «varietà dei punti di vista e delle prospettive» (p.31), «la gamma di prospettive critiche o elogiative di tutte le risposte, compresi i punti di vista espressi solo da una minoranza di partecipanti» (p.16): quest’ultimi potrebbero essere «quelli che ispirano un punto di vista originale o aprono un nuovo orizzonte» (p.29). In definitiva, «la sintesi dovrebbe essere fedele alle voci delle persone e a ciò che è emerso dal loro discernimento e dialogo, piuttosto che una serie di affermazioni generalizzate o dottrinalmente corrette. I punti di vista che risultano in opposizione fra loro non devono essere omessi, ma riconosciuti e dichiarati come tali. Alcuni punti di vista non dovrebbero essere esclusi semplicemente perché sono stati espressi da una piccola minoranza di partecipanti. Infatti, a volte la prospettiva di quello che potremmo chiamare un “rapporto di minoranza” può costituire una testimonianza profetica di ciò che Dio vuole dire alla Chiesa» (p.57).

È evidente, in questi passaggi del Vademecum, la preoccupazione che tutto lo sforzo di apertura, partecipazione e ascolto – eventualmente portato avanti dalle Chiese locali (e poi nazionali) – venga ridimensionato o del tutto vanificato da un discernimento approssimativo e frammentario. Qui si inserisce, crediamo, il senso di controllo e verifica che la «riunione pre-sinodale» finale dovrà assumere – sia a livello diocesano che nazionale – prima della consegna della sintesi finale. A questo discernimento dovrà partecipare, infatti, anche «un’ampia rappresentanza da tutta la diocesi con lo scopo di riunirsi per pregare, ascoltare, riflettere e discernere il cammino sinodale al quale lo Spirito di Dio sta chiamando l’intera diocesi» (p.31,35). A tutela della «trasparenza» (p.16), «i riscontri ricevuti dal processo di consultazione in tutta la diocesi potrebbero essere presentati ai partecipanti all’incontro conclusivo della fase diocesana» (p.56). In ogni caso, di tale riunione ci dovranno essere dei «verbali» (p.35) e il suo «risultato» (p.54), i suoi «frutti» (p.59) dovranno donare altra linfa alla sintesi finale.

La sintesi, infine, sarà preparata da «una piccola équipe» (p.58), anche se «il vescovo può rivederla in collaborazione con i referenti diocesani» (p.31), ma l’importante è che essa «dovrebbe essere comunicata al pubblico» (p.35), affinché il popolo di Dio possa «rivedere e reagire al contenuto della sintesi diocesana prima che sia ufficialmente inviata alla conferenza episcopale» (p.59). Anche qui, dunque, una sorta di controllo e verifica finale del discernimento efffettuato.

Alla luce del valore della tutela della «trasparenza» – ricordata già dal Documento preparatorio (§30,IX) – e della condivisione del processo sinodale, mi sembra che l’espressione «comunicata al pubblico» significhi che le sintesi nazionali e diocesane debbano essere rese pubbliche nel modo più ampio e accessibile possibile. Se così non fosse, in che modo ciascun appartenente al popolo di Dio potrebbe controllare e verificare che «la sua voce risulta rappresentata nella sintesi» (p.59)? In che modo – e per chi – la sintesi stessa potrebbe diventare «una pietra di paragone per il cammino della diocesi lungo il cammino della sinodalità» (p.59), un «documento utile per individuare i prossimi passi nel cammino della Chiesa locale sulla via della sinodalità» (p.29)?

Nei suggerimenti della CEI troviamo scritto che «una Conferenza Episcopale o una Diocesi potrebbero sentirsi chiamati a vivere questa fase restituendo, in qualche modo, la bozza di sintesi al Popolo di Dio per ricevere un ulteriore feedback e altri suggerimenti». Potrebbero sentirsi chiamati suona diverso da dovrebbe, così come la bozza della sintesi è cosa diversa dalla sintesi. Speriamo si tratti solo di sfumature linguistiche senza ulteriori significati e che dal prossimo mese potremo leggere con profitto tutta la ricchezza di queste sintesi. In caso contrario, forse, qualche chiarimento da parte della segreteria del Sinodo sarebbe auspicabile…

 

Una replica a “Sinodo: è il tempo delle sintesi!”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Belle parole, ottimi intendimenti..
    Da vecchio dubitoso, qual io sono e fui, intravedo una ombra sottostante e, scusate il termine, perversa.
    Quella di chi ” che tutto cambi affinché nulla cambi” insomma al di là delle sintesi: la contrapposizione tra chi
    .. se qui non si cambia si MUORE !
    E chi:
    Noi non siamo pronti a rinunciare ai condizionatori.. opps, pardon x lo shift, ai tanti benefici del passato…
    O se preferite:
    Noi non possiamo assolutamente ammettere i tanti errori del passato(?) perciò faremo opposizione, anche ad es mettendo bastoni tra le ruote, ma in modo che la ns mano non si veda!😭

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