Risposta a Enzo Bianchi, sulla crisi della fede

Di fronte a temi come la risurrezione e la vita oltre la morte la questione oggi non è credere o non credere, ma una domanda ancor più radicale: fosse anche vero, cosa me ne faccio?
30 Maggio 2022

L’articolo di Enzo Bianchi apparso lo scorso 23 maggio su Repubblica ha il pregio di mettere in luce in poche righe gli elementi realmente in gioco nella crisi che il cristianesimo e la Chiesa in Italia stanno vivendo.

Di fronte allo smarrimento prodotto dalle chiese vuote, che caratterizzano la (non) ripresa della vita comunitaria ecclesiale dopo lo stop impostato dalla pandemia, fratel Enzo ha il coraggio di riconoscere che le argomentazioni con le quali veniva normalmente spiegato il calo della partecipazione dei fedeli alla vita della Chiesa, da sole non reggono più: “secolarizzazione, mutamento di vita nella società del benessere, consumismo, relativismo morale” non sono sufficienti a spiegare un’accelerazione così dirompente nell’abbandono della pratica religiosa, soprattutto nella fascia giovanile e adulta. C’è in atto qualcosa di più serio e profondo, che lui identifica in una crisi di fede dentro la Chiesa, in particolare riguardo la risurrezione e la vita oltre la morte: “Se non si crede che Gesù Cristo è vivente, è risorto da morte e ha vinto la morte, che ragione c’è a professarsi cristiani? Se non si crede che la morte è solo un esodo, che ci saranno un giudizio sull’operato umano e una vita oltre la morte, perché si dovrebbe diventare cristiani e perseverare in questa appartenenza?” scrive.

Personalmente condivido l’intuizione di Enzo Bianchi, ma credo vada approfondita. La mancanza di fede che denuncia, credo nasconda una questione più radicale, che riguarda la capacità del cristianesimo di presentarsi come opzione credibile e significativa per l’umanità di oggi, dentro e fuori la Chiesa. Il tema vero non è la mancanza di fede nella risurrezione e nella vita oltre la morte ma che dimensioni proprie della fede, quali risurrezione e vita oltre la morte, non siano più percepite da parte delle donne e degli uomini di oggi come rilevanti nel contribuire a dare significato alla vita. Di fronte ad esse la questione oggi non è credere o non credere, ma una domanda ancor più radicale: fosse anche vero, cosa me ne faccio?

Il tema serio che, a mio avviso, la Chiesa non si è ancora davvero posta è la constatazione di come il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo porti con sé un mutamento dei luoghi esistenziali in cui uomini e donne cercano e trovano il senso per la propria vita. La domanda di senso non è sopita – come teme Enzo Bianchi – ma si esprime e si indirizza altrove rispetto a prima, facendo sì che le risposte di un tempo risultino non più pertinenti. Da questo punto di vista la proposta di fede cristiana, ad esempio per quel che concerne il tema della risurrezione e della vita oltre la morte, viene percepita, nelle fasce giovanili e adulte, come risposta a una domanda che non c’è, come offerta di uno strumento utile a qualcosa che nel contesto della vita occupa oggi una posizione irrilevante. Sta qui la radice dell’evidente sterilità di tanti sforzi pur generosamente profusi – riconosciuta lucidamente da Enzo Bianchi – e della riduzione del cristianesimo a etica e spiritualità senza passare per la fede, percepita come superflua.

Il punto critico però non sta nella proposta cristiana in quanto tale: la fede ci consegna la certezza di un Dio che non smette mai di rivolgere alle donne e agli uomini di ogni tempo la sua Parola che feconda e vivifica. Se ciò che come Chiesa proponiamo risulta sterile e incomprensibile, significa che siamo noi cristiani a non riuscire a cogliere quale Parola Dio stia rivolgendo all’umanità di oggi. Da questo punto di vista serve un cambiamento di prospettiva. Siamo abituati a pensare che essere cristiani significhi credere e condividere qualcosa di fisso e sempre uguale nel tempo. Se questo è vero per i contenuti fondamentali della fede, non lo è per ciò che riguarda l’apporto specifico – la particolare Parola – che la fede offre agli uomini e alle donne in epoche diverse. Lo stesso messaggio in contesti diversi svela ed assume specificità e significati diversi. La domanda è: quali specificità e significati nuovi svela ed assume il Vangelo di Gesù nel contesto dell’umanità di oggi? Per l’umanità di oggi?

Per rispondere è necessario intraprendere una riflessione che vada a cogliere in profondità le direzioni verso le quali si orienta la domanda di senso delle donne e degli uomini oggi; riflessione che, evidentemente, non può essere condotta in modo teorico, ma attraverso l’immersione nel mondo e nei vissuti delle persone (come non smette di chiedere Papa Francesco). Quale Parola invocano questi vissuti? Quali orizzonti nuovi? Quali speranze? E cosa della fede cristiana è capace di intersecarsi, di intercettare tutto questo?

L’ultimo passaggio di questo percorso sarà il più impegnativo: servirà riformulare senza ambiguità la proposta cristiana mettendo al centro la Parola che Dio rivolge all’umanità oggi; rivedere le prassi, tenendo conto della realtà concrete della vita, al di là di ogni pur bellissima idea non più praticabile; reinventare tutto quello che, a partire dalla liturgia, appare distante e incomprensibile.

 

15 risposte a “Risposta a Enzo Bianchi, sulla crisi della fede”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Luigi esprime molto bene forma e contenuto del vetero-insegnamento.
    Quello che secondo Bonhoffer, don Enzo e Gabriele dice poco all’uomo di oggi; non risolve i suoi problemi; oltretutto spesso chi lo propone nn è credibile.
    Leggo altrove che la peggiore ignoranza è quella è non accorgersene.

  2. Luigi Autiero ha detto:

    Concordo con Gian Piero
    A mio avviso, tanti “vani” ragionamenti, sono sterili e non dissetano l’anima.
    Il punto centrale è sempre lo stesso ;
    l’anima ha bisogno di Vita pace;
    ha bisogno di essere salvata e vani ragionamenti non ,la dissetano;
    non le danno Vita
    IL Salvatore è venuto , e invita tutti a ravvedersi dal proprio vano modo di vivere.
    Gesù è venuto e ha salvato, prendendo su di Se alla croce il peccato di noi tutti , perchè nessuno può dare al Padre Suo, il prezzo della propria redenzione
    Abbiamo bisogno di Ravvedimento e di credere col cuore che Gesù è il Cristo morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione
    e invocarlo per essere perdonati redenti.
    Affidarsi ai propri sforzi , rifiutando di ravvedersi, si calpesta Il Signore
    mentre LUI invita tutti a rivolgere il cuore a LUI per avere La Vita “Gv. 5, 37-40”
    Lui dice: se non vi Ravvedete perirete nei vostri peccati

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La parola che la moderna cultura e più convincente? Sì perché diventa viva e concreta, la vedono tutti di ogni diverso stato, convincente quanto lo è stata quella di Dio nei tempi altri, tanto che cappelle, chiese, basiliche, arte profusa a testimonianza era opera di mani, di offerte al Dio della propria fede così come Dio ha desiderato fin dal Suo essere tra gli uomini. Come dunque far risentire la Sua Voce oggi che tanto l’etere è pieno? Il Santo Padre e esempio da seguire, è sceso in strada, va imitato, non solo i meeting intellettuali, va chiarita la lieta novella incarnata nell’oggi, senza timore, Abbiamo guerre, tutto si organizza e si sacrifica contando sulla forza materiale; ma perché coraggiosamente non imitare Il Cristo,, spiegare la Parola viva, oggi, come una Via più sicura dove incamminarsi?se ancora siamo e vogliamo essere popolo di un Dio Superiore che innalza l’uomo a sua dignità

  4. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Basilare dare risposta ai tanti perché la Parola, la lieta novella, sembra essere naufragata , lasciando vuoti i templi ma ancora vissuta da un resto sparso, che vive in silenzio il proprio credo. Questo contrasta con la vivacità di Cristo nel suo tempo; Egli alzava la voce, si faceva trovare fuori dal Tempio e in Sinagoga. Sponsorizza a la Sua Novella ricorrendo alle Parabole, così come certi pittori hanno scritto e descritto la storia sua nei loro affreschi murali e tele, facilitando l’apprendimento alla conoscenza di analfabeti. Oggi, si fa lettura, appena ribadita oralmente di qualche nozione, ma del Vangelo chi ascolta a molti arriva “la storia” che non entra nel vissuto di oggi, non tocca la carne di oggi. La spiritualità perciò non è fatta arrivare alla intelligenza del cuore, ai poveri non acculturati, perché tali si è diventati circa la Parola di Dio, se nemmeno le 10 Parole si sono conservate conosciute nella vita sociale.

  5. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Carissima Paola!
    ” Anche la Chiesa deve trasformarsi, ma non certo rinnegando il cielo e l’eternità dell’uomo, se no si snatura, e allora sì, che muore..”
    Ma Cristo vero Uomo.. perché?
    Cosa significa?
    Per il cielo e l’eterno non bastava l’AT?

    Posso sostenere che il significato sia stato travisato? Magari proprio riducendoLo a Cielo e Eternità, Paradiso e castigo, peccato ed Etica??

    • Paola Meneghello ha detto:

      Buongiorno Pietro!

      Gesù Cristo, vero Uomo e vero Dio, terra e cielo, cioè l’Uomo realizzato e pienamente maturo..io intendo così. .

  6. Paola Meneghello ha detto:

    Se riconosco un Soffio in tutte le cose, che ha donato l’Anima ad esse, dovrei dire che tutto, uomini compresi, è di natura divina. E come un bimbo diventa adulto come il genitore, così noi creature, tendiamo a divenire adulti come il Padre Infinito, seguendo null’altro che la nostra natura, senza magie o chissaché ..
    Anche un ateo riconosce dignità innata all’uomo in virtù della sua coscienza interiore; un credente, secondo me, dovrebbe riconoscere in sé un seme divino, che non può che renderlo simile ad Esso, e portatore, camminando e crescendo nel mondo, dello stesso destino.
    L’egoismo nasce dalla mancanza del senso di Sé, dalla non comprensione di far parte di un disegno /destino di espansione, di crescita, che trasformi, e unisca terra e cielo..
    Anche la chiesa deve trasformarsi, ma non certo rinnegando il cielo e l’eternità dell’uomo, se no si snatura, e allora sì, che muore..

  7. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    E se non bastasse a capire, dedicato a chi “tutta colpa del Papa!!’ e ha turato le orecchie;

    https://www.aljazeera.com/news/2022/5/31/q-a-searching-for-full-truth-of-canada-residential-schools

  8. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Chiedo scusa se sarò spietato.
    Possibile che ambedue nm conosciate Bonhoffer? Mezzo secolo fa e più…Lo cito nel mio libro di prossima uscita; a qs mondo non serve Dio o la CC o quello che descrivete come suo impegno negli ultimi decenni.( attuare Vat II.. ma quando??).
    La vita moderna non richiede QUESTA Chiesa.
    Il buon Grabriele alla fine chiede allora COSA chiede?
    Ancora una volta, con Bonhoffer:
    A qs CC NON chiede NULLA.
    Conoscendola, c’è chi se ne meraviglia?

  9. Roberto Beretta ha detto:

    Condivido pienamente lo scenario in cui mi pare che Cossovich collochi la sua riflessione. «Siamo abituati a pensare che essere cristiani significhi credere e condividere qualcosa di fisso e sempre uguale nel tempo». Esatto! Abbiamo l’idea della fede come “contenuto” (dogmi, catechismo, etc), pratiche (liturgia, devozioni, precetto, etc), appartenenza a un corpo: se facciamo alcune cose e ne proclamiamo altre (il Credo), abbiamo la “tessera” di cattolici. Ma siccome la storia ha accumulato una montagna di contenuti e pratiche (probabilmente utili per un certo tempo) “veramente cattoliche”, tendiamo a pensare che ciàò sia l’essenziale della fede. Se fosse invece lo stimolo a voltare pagina, anzi per riprendere il libro dall’inizio? Oggi credo che l’essenziale del cristianesimo sia la carità, e per questo non condivido il pensiero «Se non si crede che Gesù Cristo è vivente, è risorto da morte e ha vinto la morte, che ragione c’è a professarsi cristiani?».

    • Paolo Cardoni ha detto:

      Siamo CRISTiani perché siamo di CRISTO. Se lo siamo veramente allora la carità è un meraviglioso effetto collaterale.

      • Roberto Beretta ha detto:

        Corretto. Ma il tema è appunto: occorre davvero essere cristiani (avere “la tessera”) per essere cristiani? Ovvero: non è il tempo di passare dalla fede-religione alla fede-umanità? Dai cristiani praticanti ai praticanti cristiani?

  10. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Tutto deriva da quella visione sempre piu’ materialista che da’ importanza solo alla vita ” quaggiu'” ,e a valori quali benessere,salute fisica, ricchezza, piacere, rispetto alla ” vita eterna” ,che per anche i pochi che ci credono, ha perso ogni attrattiva e ogni valore. Nessun giovane oggi da’ importanza alla vita eterna, alla vita oltre la morte ,se non forse quei pochi che una vita ” quaggiu'” di sofferenze e di limiti spinge a volgere gli occhi alla vita oltre la morte. Il piacere e quell’ afflato di desiderio che spinge Faust a voler dire all’ attimo ” fermati ,sei bello” ,e’ cio’ che importa per cui si baratta ogni noiosa idea di vita oltre la morte. Siamo faustiani nell’ animo ,piu’ che cristiani,e questo si vede sempre di piu’: abbiamo fatto il patto col contrario di Dio, con diavolo, pur di avere quaggiu’ la nostra “realizzazione”

    • Gian Piero Del Bono ha detto:

      Inutile dire che come per il Faust ingannato da Mefistofele, anche noi siamo ingannati: piu’ crediamo nel piacere e nella felicita’ “quaggiu'” e meno ne abbiamo. Piu’ dimentichiamo la vita eterna e piu’ sbiadisce e diventa vana e disperata anche la vita terrena. Al contrario quei pochi che hanno bene in mente che questa vita terrena e’ solo un passaggio, godono gia’ quaggiu’ una serenita’ che e’ “il centuplo quaggiu’ e la vita eterna” come ha promesso Gesu’.
      La Chiesa non dovrebbe rincorrere il mondo per proporre ai giovani benessere, piacere,soddisfazione dei desideri ,ma ricordare loro che la FEDE e’ la vera pienezza dell’ essere umano.

  11. Paola Meneghello ha detto:

    La nuova spiritualità invita a cercare in sé, a fare il vuoto, a lasciare andare ..c’è la coscienza dell’esistenza di un nucleo inattaccabile in sé: il fantomatico Sé, da cui attingere forza e senso..
    Un dogma in fondo deve veicolare una Verità. .
    Cosa significa risorgere? Che mi alzo dalla tomba? O che esiste in me un nucleo inattaccabile, al di là del tempo e dello spazio, immateriale ma altrettanto reale, (il Pensiero..), che va oltre il ruolo e l’apparenza, (il famoso Sé )?
    Sarà forse quel seme che ha fecondato la Materia Mater, donandole la Vita?
    Anche in natura, tutto nasce, muore e rinasce. .
    Non si tratta più credere supinamente a qualcosa di irreale, ma di cercarne i segni nella mia vita e in ciò che mi circonda.
    La Verità è sempre la stessa, ma come al risveglio troppa Luce fa male, si disvela piano..la Parola è viva..

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