Lubich, la scintilla della fiction

Rivediamo una settimana dopo il film tv sulla fondatrice dei Focolari, premiato dall'audience su Raiuno.
9 Gennaio 2021

Che cosa direbbe Chiara Lubich del film-tv  su di lei, sulla maestra Silvia, andato in onda su Raiuno il 3 gennaio?

Probabilmente, ci metterebbe un like. Lei che ha mostrato fiducia nell’uso competente degli strumenti di comunicazione  – fin dal 1980 si affidò per  raggiungere i suoi focolarini nel mondo ad un collegamento telefonico collettivo,  antesignano di Internet – apprezzerebbe il tentativo di parlare ad un pubblico anonimo e generalista come quello di una prima serata di Raiuno.  Sapendo che una fiction non è un documentario (e su di lei ne sono già usciti molti),  comprenderebbe qualche forzatura e perfino qualche invenzione narrativa, dichiarata peraltro nei titoli di coda, al fine di  osservare le regole di scorrevolezza, tensione drammatica e alternanza emotiva. Ma prima di dare un giudizio, Chiara forse s’informerebbe se anche la lavorazione è stata un’esperienza di unità e se sul set si è sperimentato un clima di fraterna collaborazione (come ci hanno testimoniato alcune comparse trentine).

La scelta degli sceneggiatori di limitarsi nel racconto ai primi anni “sotto le bombe” a Trento potrebbe sembrare riduttiva rispetto all’esplosione mondiale e all’apertura interconfessionale del Movimento, ma corrisponde alla priorità che la stessa Chiara prediligeva nei suoi racconti, dedicati spesso alla vita con “Gesù in mezzo” nel primo focolare: “Chi beve l’acqua, pensa alla sorgente”, l’abbiamo sentita ripetere a Trento il 10 giugno 1991.

Era impresa titanica tener conto di tutte le fonti e delle testimonianze, compresi tanti “fioretti” che si prestavano all’agiografia “da santino”, evitata dalla regia di Giacomo Campiotti. “E’ stata la sceneggiatura più difficile di tutti i miei film”, ha dichiarato il regista che nel ristretto arco temporale della vicenda è riuscito a inserire (anche con la consulenza del  focolarino Saverio d’Ercole)  tutti gli elementi più essenziali della spiritualità di Chiara Lubich.  Escono dai dialoghi a lume di candela dentro i rifugi antiaerei, si concretizzano nei coraggiosi gesti di carità verso i “minimi”, si esprimono nella fraternità fra le prime compagne di Chiara che rende bene l’esperienza “di popolo” del Movimento, sviluppatosi ben oltre il carisma personale della “maestra Silvia”.

“Donne che leggono il Vangelo da sole, senza un prete? ” La carica del genio femminile, all’epoca rivoluzionaria, anticipatrice del Concilio,  si sprigiona efficacemente nella fiction in contrasto con il parroco locale e con le gerarchie vaticane: c’era diffidenza per il pericolo di eresia e sentimentalismo, protestantesimo e comunismo, perfino promiscuità. Una prudenza  (“falsa e ispirata dal Diavolo”, replicava Chiara), documentata anche dalle fonti, ma che nel film è schematizzata in una rappresentazione convenzionale della Commissione vaticana. Risulta incolore purtroppo la figura dell’arcivescovo Carlo de Ferrari che ebbe invece un ruolo decisivo nell’appoggiare l’iniziativa di Chiara ed i suoi frutti, riconoscendovi “il dito di Dio”. E mancano del tutto le significative presenze maschili, dai primi focolarini al parlamentare Igino Giordani, che ebbe un ruolo complementare tanto da risultare cofondatore: a proposito, perchè non programmare in futuro una fiction anche su di lui?

Un aspetto,  potenzialmente “televisivo” e invece penalizzato,  è il rapporto della contemplativa Chiara con il Creato e la montagna: risultano stereotipate le riprese nei prati e fra le baite della valle del Primiero, determinanti per lo sviluppo del Movimento  durante le prime Mariapoli estive.

Di grande efficacia la scelta di insistere sulle povertà e l’atrocità dei “tempi di guerra” – il contesto storico che rende unica ed epocale la vicenda spirituale di Chiara Lubich – che vengono documentati nel film attraverso una realistica dimensione popolare (meno efficaci gli effetti speciali che rendono artefatto quanto i nostri genitori hanno vissuto sulla loro pelle).

Risulta trascurabile, ma non agli spettatori trentini,  qualche dettaglio non verosimile: ad esempio, la cadenza veneta del fratello di Chiara, il partigiano Gino; il canto corale di una nota canzone in dialetto, composta in realtà soltanto ventidue anni dopo, e il pranzo all’aperto in cui si versa dal paiolo una polenta che però non è… fumante.

La fiction ha ottenuto significativamente molte recensioni positive, non solo scritte dagli aderenti del Movimento;  tante citazioni di plauso per l’interpretazione delle ragazze e della protagonista Cristiana Capotondi che ha prestato volto e voce ad una Chiara dolce e determinata, mistica e concreta, umile e carismatica. Non “subito santa”, a giudicare dal rilievo dato ad  un dialogo molto teso con  una delle prime compagne.

Oltre 5 milioni gli spettatori sono rimasti incollati al racconto televisivo per quasi due ore  fino alle 23.30 e molti altri  lo rivedranno su Raiplay: in qualcuno di loro, dopo le emozioni e magari la curiosità innescata dal film, si accenderà la scintilla che può spingere a riprendere in mano quelle poche pagine di Vangelo capace di accendere la forza dell’amore nell’oscurità della guerra, ma anche dentro le sfide del nostro tempo e nella nostra vita?

7 risposte a “Lubich, la scintilla della fiction”

  1. Gerolamo Fazzini ha detto:

    Analisi interessante e che condivido.
    Le sbavature di cui parlano Diego e Mariateresa ci sono, verissimo. Ma nel complesso il prodotto – secondo me – era adatto al target e credo abbia raggiunto l’obiettivo, al netto di qualche forzatura (la Curia vaticana sembra quasi l’Inquisizione), di raccontare l’inizio e il “segreto” dell’esperienza dei Focolari.

  2. Ugo Fabrizio Giordani ha detto:

    Un buon lavoro un po’ troppo calligrafico mancante di un riferimento importante Foco. Igino Giordani andava almeno alla fine nominato. Sto lavorando per fare un film su di lui . UFG.

  3. Andrea Paganini ha detto:

    Ho appena vito questo dibattito sul film e mi pare interessante 🙂
    https://www.youtube.com/watch?v=aXm0onnlqtE

  4. Emanuela Pandini ha detto:

    Concordo pienamente con il commento ci aggiungo che nello sceneggiatonon è stato riservato un
    sol momento al travaglio interiore della protagonista sia nella scoperta della sua vocazione sia nell’affrontare le accuse….molte cose date per scontate…

  5. Maria Teresa Pontara Pederiva ha detto:

    Non so cosa direbbe Chiara, meglio la maestra SIlvia come scrive opportunamente il post. Non ha entusiasmato la fiction di cui tanto si era parlato: troppe inesattezze (l’unico rifugio a Trento era allora in via Grazioli, ma per raggiungerlo non si passava certo da piazza Duomo …); i soliti luoghi comuni: i trentini non hanno mai parlato con cadenza veneta, le canzoni di montagna non le ha mai cantate nessuno in città, se non i cori nei teatri, di oggi; il compiacimento della ferocia della Commissione vaticana a fronte della pallida figura dell’allora arcivescovo De Ferrari, in realtà una figura molto importante “anche” per l’approvazione e diffusione del suo Movimento. Resta la scelta degli inizi, degli anni della guerra, della Chiara/Silvia giovane maestra insieme alle sue amiche …

  6. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Non visto sia xchè dis-affezionato da TV sia xchè visti già simili tanti…
    Solo x chi invece non, ricordo altre visioni profetiche della piena di Spirito e ‘intelligenza lungimirante’
    – adesione alla Parola, non così diffusa allora
    – idem x ecumene
    – fino al dialogo interreligioso con i centri in Eur/Afr/Turchia
    – i manifesti sono le Persone
    – la tua Fede non è l’abito che indossi
    – il motto : vieni e vedi! Invece di prediche ecc.
    Vi sembra poco?

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