Lo sfondo pasquale nel quotidiano

Non significa eliminare il pensiero di sofferenza e morte, che fanno parte della nostra vita, bensì di una lettura alla luce del Risorto, base della nostra fede, come ci insegna l'incontro di Emmaus
25 Marzo 2021

Marco Morelli, Il Risorto, Via Crucis Chiesa di Cristo Re a Trento (foto di Gianni Zotta)

Sono ormai alcuni anni che nelle nostre comunità si aspetta, come “normale”, l’ultima stazione della Via Crucis dedicata alla Risurrezione (nella nostra parrocchia, come in altre chiese, c’è proprio l’ultimo quadro con il Risorto). Consapevole di questa attesa sempre più diffusa, soprattutto fra i giovani e le famiglie (diciamo fra quanti non temono di cambiare una tradizione dimenticando quel laconico “si è sempre fatto così..”), il francescano trentino Francesco Patton , dal 2016 Custode di Terra Santa, arriva in questi giorni in libreria con un libretto di “meditazioni e preghiere per la Settimana Santa” dal titolo «Più forte della morte è l’amore» (Edizioni Terra Santa 2021 € 12,00) che ha presentato lui stesso lo scorso 17 marzo in diretta streaming da Gerusalemme

«La pubblicazione di questo volume avviene nel contesto di un anno segnato dalla pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero colpendo indistintamente poveri e ricchi, giovani e anziani di tutti i Paesi – scrive il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nella prefazione – Anche la Terra Santa di Gesù ne ha fatto esperienza. Il Signore non ha cessato però di starci accanto, anche in questo tempo di prova: nell’abisso della disperazione, tutti ci siamo fermati commossi unendo le nostre lacrime allo scroscio di pioggia che scendeva su Piazza San Pietro il 27 marzo 2020 accompagnando i passi di papa Francesco, pellegrino solitario in quello spazio che vuole abbracciare il mondo intero, volgendo gli occhi verso il grande Crocifisso normalmente custodito nella Chiesa di San Marcello al Corso a Roma».

Dopo i racconti della Passione di Cristo fra Patton fa sostare il lettore ai piedi della Croce, ma il suo cammino non si ferma lì, bensì continua fino a Emmaus perché si tratta sempre di un discorso pronunciato alla luce della Risurrezione, sfondo di tutte le meditazioni.  «Gesù stesso ci aiuta a cogliere il senso pasquale della sua e della nostra vita nella quale passione e morte si integrano nella risurrezione». Dalle 7 parole di Gesù in croce al mattino di Pasqua.

«Facciamo memoria di questo dramma e di questo mistero solo rivivendolo». Perché per ciascuno di noi la sofferenza «non è qualcosa lontano da noi, ma è qualcosa di contemporaneo alla nostra vita, alla nostra storia, alla nostra comunità». Riflettere sullo sfondo pasquale di ogni evento non significa allora eliminare il pensiero della sofferenza e della morte come conclude, sommariamente, qualcuno, ma vivere “nella” sofferenza e “nella” morte trasfigurandole entrambe alla luce della risurrezione, cuore della nostra fede, «il linguaggio inclusivo di Dio». Se la sofferenza e il dolore, fanno parte del nostro quotidiano, la proposta di fra Francesco è quella di fare memoria non solo rivivendo la Passione, ma assumendo altresì un atteggiamento contemplativo e lasciandosi coinvolgere in modo personale, e sappiamo bene che ciascuno di noi può trovarne il motivo. «Lo Spirito del Signore guidi ognuno ad entrare in intimità col Cristo presente nella sua Parola, attraverso la quale – come nell’Eucaristia, nella Chiesa e nel povero – è con noi fino alla fine del mondo».

Le meditazioni aggiungono un invito: «Colloquia interiormente col Signore, affidagli la tua persona e la tua vita, chiedigli il dono di riuscire a maturare una fede capace di seguirlo fin sul Golgota, fino alla condivisione della Passione, del dono di sé fatto per amore».

E ancora: «La lettura pasquale della nostra vita cambia il senso del nostro vivere e del nostro morire e cambia il modo con cui possiamo guardare al nostro vivere e al nostro morire, al vivere e al morire delle persone che amiamo, al vivere e al morire che si realizza anche nelle circostanze più tragiche che possiamo immaginare e che sono già incluse nella morte in croce di Gesù, ma che sono anche già illuminate dalla luce della sua risurrezione». Uno sfondo pasquale per il nostro quotidiano che allontana ogni cenno di disperazione anche nelle circostanze più tragiche della vita perché non esiste sofferenza o morte che non sia già stata assunta dalla luce della Risurrezione: una riflessione che sublima anche il dolore del Venerdì Santo nella attesa del silenzio del Sabato per esplodere nella gioia della Veglia pasquale. Una prospettiva decisamente diversa da quell’agiografia, un po’ melensa, della condivisione della sofferenza di Cristo (che spesso sembrava fine a se stessa), cui ci avevano abituati fino a qualche decennio fa. Con un preciso invito a cambiare, meglio tardi che mai.

 

 

Una replica a “Lo sfondo pasquale nel quotidiano”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La Risurrezione, Cristo, la Vita, trionfa , e il trionfo della vita sulla morte, e l’ago della bilancia che ci fa andare oltre, rialzare dopo ogni sconfitta, dopo ogni dolore profondo, ciò che ci fa rialzare, riprendere il cammino della speranza. Se Dio e amore non può essere la sofferenza una tolleranza di vita, sarebbe inumano e certamente non divino perché allora il “pane” a chi ha fame, il perdono circa il male compiuto, la gioia in promessa di una festa per chi piange, la sorpresa di una nuova via che Cristo apre a chi in lui confida; perche queste risposte sono nei Vangeli. Durante i suoi giorni terreni non ha fatto altro che ridare vita, ogni miracolo era un riportare la persona a un cambiamento, era Lui stesso che si faceva Via da seguire, Verità da scoprire per riprendere la Vita. Risurrezione e la cosa grande che sprona a sperare anche nella fine di una pandemia .

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