Leone parla ai vescovi… ma intendano le parrocchie

Kerigma, comunione, congedo, inerzia, immersione nella storia: alcuni spunti del papa per un esame di coscienza comunitario, per ogni parrocchia
24 Novembre 2025

Il discorso che il Papa ha fatto pochi giorni fa ad Assisi, rivolgendosi ai vescovi italiani, merita una lettura attenta; è un discorso breve, ma incisivo, perché viene dopo la chiusura del Sinodo italiano e che, oltre che ai vescovi, potrebbe essere uno stimolo per tutti: dalle diocesi alle parrocchie ai singoli credenti (sempre peraltro rinviando a quel gioiello che è Evangelii gaudium).
Mi pare che alcune sottolineature possano essere fatte, almeno come stimoli per un esame di coscienza che davvero possa essere calato nelle vite quotidiane delle nostre comunità, in un tempo che ci prepara all’Avvento e poi al Natale.

La prima evidenza, centrale, riguarda il kerigma, che è il perno su cui ruota ogni comunità cristiana, dalla diocesi alla parrocchia, per cui è necessario, sempre, ripartire «dall’atto di fede» in Gesù crocifisso e risorto. Questo è il vero rasoio di Occam di ogni azione, attività, agenda, iniziativa: dovremmo avere il coraggio di lasciare ciò che non è in qualche modo finalizzato (implicitamente o esplicitamente) a costruire una «relazione personale con Lui» e a «guardare i volti dei fratelli». Altrimenti tutto si accumula e rimane soffocato il vangelo.

La seconda sottolineatura riguarda la comunione, che Leone declina come «comunione effettiva», che è sinodalità, che è collegialità, dove l’apertura è a tutto il popolo di Dio, verso cui ci vorrebbe un «ascolto attento». L’invito, ancora una volta, è a uscire dalle secche di ambienti chiusi, autoreferenziali, clericali (di presbiteri o laici). Leone insiste, infatti, sul «lavorare insieme» tra diocesi; ma forse che questa non è una sfida (ancora più difficile) per le parrocchie? O per i singoli gruppi delle parrocchie? Egli parla, inoltre, di «comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti»: tre aggettivi che sono tre punti di un serio esame di coscienza per ogni parrocchia, gruppo, movimento, associazione. Siamo aperti, accoglienti, ospitali?
In questa direzione, il papa chiede un maggiore coinvolgimento del popolo di Dio nella scelta dei vescovi; potremmo dire lo stesso per quanto riguarda i parroci?

Il terzo punto tocca la capacità di «imparare a congedarsi»: quello che Leone dice ai vescovi, citando papa Francesco e ricordando la norma di lasciare a 75 anni, non esclude le parrocchie: quante posizioni occupate per anni, quante persone inamovibili, quanti spazi scambiati per proprietà personali! Anche qui, che fatica nell’imparare a fare un passo indietro, congedandoci da ruoli e luoghi di piccoli potere quando il servizio è compiuto e il tempo è maturo!

Un quarto rilievo riguarda la vigilanza per evitare che «l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti»: anche questo è un invito a un esame di coscienza e uno sprone a non rimanere fermi (nella sostanza); non c’è forse tentazione maggiore oggi nelle parrocchie che l’inerzia sostanziale, reale, diffusa.

Un’ultima nota mi pare possa riguardare la «chiesa che vive tra la gente»: essere dentro le pieghe della storia (Leone ne elenca diverse, tra cui il digitale), non avulsi dal tempo che viviamo. Sentirci parte di un mondo in frantumi, da servire con spirito evangelico, ma anche critico, sapendo essere «artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità» e poi al di fuori di esse.
Qui c’è, infine, un nota bene di grande importanza, perché Leone chiede di prendersi cura di «piccoli» e «vulnerabili», con un accento, sentito e indispensabile, sul tema degli abusi; pure in questo caso ogni comunità cristiana avrebbe stimoli per un esame di coscienza, ricordandoci che non esistono solo gli abusi sessuali, ma anche quelli di potere, di coscienza, di posizione: tema grande e doloroso, su cui la chiesa in Italia ancora deve compiere passi decisivi.

Insomma, Leone dona ai vescovi e alla chiesa italiana un discorso breve ma ricco: avremo modo di riprenderlo e farci mettere un po’ in discussione?

 

2 risposte a “Leone parla ai vescovi… ma intendano le parrocchie”

  1. Dario Busolini ha detto:

    Bella analisi ma ho l’impressione che il punto che più interessava i vescovi fosse quello riguardante l’accorpamento delle diocesi più piccole, iniziato da Francesco, che deve andare avanti però con la disponibilità a prendere in esame idee e proposte provenienti dagli enti interessati. Ed anche qui, se il principio fosse adottato pure a livello parrocchiale non sarebbe male considerando i problemi e le incomprensioni che da sempre si creano quando dall’alto vengono calati cambi di presbiteri, accorpamenti, chiusure, nuovi modelli pastorali etc. senza che dal basso si possa proporre alcunché.

  2. Roberto Piva ha detto:

    Da meditare senz’altro un pensiero per quanto riguardail primo punto: “La prima evidenza, centrale, riguarda il kerigma, che è il perno su cui ruota ogni comunità cristiana, dalla diocesi alla parrocchia…”: salvo le dovute eccezioni viene il dubbio che “Kerigma” sia diventato nel tempo un termine obsoleto e dimenticato da secoli seculorum, anzitutto perché non riguarda la dottrina ma l’esperienza di Gesù ed è qui che casca l’asino.

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