Le parole del giubileo – 23 – accoglienza

Non parliamo di una accoglienza fatta per assolvere un dovere o per scaricarci la coscienza
21 Giugno 2025

Accoglienza

La composizione originale di questa parola è: ad-cum-ligere. “Ad” indica l’atteggiamento della persona che è “disponibile” all’azione espressa dal resto della parola. “Cum” è l’italiano “con”, cioè stare assieme, unità. “Ligere” indica l’azione di stringere in un fascio, raccogliere qualcosa che si trova diffuso o disperso e riunirlo in modo ordinato. Alla lettera, perciò, accogliere indica la disponibilità a ricongiungere assieme in modo ordinato ciò che ci arriva dalla realtà, che ci viene incontro, in una unità con noi stessi tale da produrre il senso di quella realtà dentro di noi.

Nel giubileo, questa parola assume due significati importanti. Il primo è legato al nostro rapporto con Dio. In questo tempo possiamo ricordarci che l’amore infinito e perdonante di Dio ci arriva, ci viene incontro come un regalo non cercato, un regalo che ci precede. Di fronte a questo noi possiamo essere aperti (“ad”) a ricongiungere assieme (“cum”) noi e quell’amore regalato, in modo da ritrovare un senso alla nostra vita (“ligare”), intesa come regalo di Dio.

Possiamo smettere di vivere Dio come uno dei tanti appoggi esistenziali per stare in piedi e lasciarci innamorare di lui, tanto da renderlo la nostra “casa”, il luogo in cui abitiamo esistenzialmente. Perciò il primo atteggiamento del giubileo non è fare qualcosa noi per acquisire più valore, anche agli occhi di Dio, ma disporsi ad accogliere la vita e l’amore da Lui come un regalo inatteso, riconoscendo che siamo già amati, perché siamo vivi, perché abbiamo fede, perché cerchiamo di amare: “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9).

Il secondo significato consiste nel tradurre questo amore accolto in amore accogliente. Già per gli Ebrei il giubileo si realizzava, ancora prima che nella penitenza, digiuno e preghiera, nell’accoglienza del povero e del forestiero: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: […] dividere il tuo pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?” (Is 58, 6-7).

Per chi crede in Cristo questo vale a maggior ragione: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Ma anche qui, non parliamo di una accoglienza fatta per assolvere un dovere o per scaricarci la coscienza. Accoglienza non è sinonimo di sopportazione e sacrificio; è, invece, disponibilità (“ad”) a riunire assieme a noi (“cum”) le persone e le realtà che ci incontrano, cercando di ritrovare un senso della nostra vita con loro (“ligare”), tanto da poter costruire “casa” assieme. “Misericordia voglio e non sacrificio” (Mt 9, 13).

5 risposte a “Le parole del giubileo – 23 – accoglienza”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Tanto x chiarezza.
    Qs. è lo stesso identico format che:
    FARE del BENE.
    Ho ancora negli orecchi Qualcuno che lo fa x se stesso. Magari x mettersi in mostra. Gesù li stronca.
    Oppure c’è chi seleziona i destinatari.
    Ok. Non chiedo di conoscere la Parola.. ma almeno seguire il Vangelo quotidiano… non porreste neanche come ipotesi!! Così, tanto x non fare inalterare l’inalterabile, il nostro amato Gesù!!
    Dai.. Gil non ha detto che x accogliere dobbiamo fare SPAZIO, togliere di mezzi ogni pregiudizio e se anche succede che l’altro non vuole essere accolto… capire quanto grande è il suo bisogno della ns. Cura.. e impegnarci ancor di +

  2. Maria Cristina Venturi ha detto:

    La parola accoglienza dovrebbe prescindere da un commento oggetto :accoglienza di chi ? Accoglienza di tutti !
    Invece ella Chiesa moderna l’ accoglienza si riferisce solo ad alcune categorie sociali o morali: accoglienza dei divorziati ,accoglienza dei gay , accoglienza dei migranti, accoglienza degli atei . Mai si sente pronunciare la parola accoglienza verso altre persone . Accoglienza dei fedeli cattolici tradizionalisti ,accoglienza dei pro-life,per esempio .
    Se l’ accoglienza selettiva,cioe’ verso certuni e non verso tutti ,allora e’ una grande ipocrisia .

    • gilberto borghi ha detto:

      Anche tra i gay, i divorziati e i migranti ci sono quelli che non vogliono lasciarsi accogliere perchè si mettono in una posizione giudicante dwlla serie: se accogliete me non potete accogliere lui. I pro life non accoglierebbere i gay, i cattolici tradizionalisti non accoglierebbero i migranti islamici.
      Il problema non è della Chiesa che non accoglie ma di chi non si lascia abbracciare assieme ad altri.
      “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Lc 13.34)

    • Alberto Ghiro ha detto:

      Posso aggiungere che l’ipocrisia c’è quando l’accogliere come pure il credere non fanno riferimento all’oggetto del verbo ma al suo soggetto con la sua volontà. Accolgo e credo perché chi accolgo vuole essere accolto e non perché voglio essere accogliente. Credo in quanto colui a cui credo mi dà motivo di credergli e non perché voglio essere credente.
      Meglio non accogliere e non credere piuttosto dell’ipocrisia? La risposta penso possa sempre essere: meglio la volontà di fare piuttosto che la volontà di essere e meglio parlare di fede piuttosto che non parlarne.

  3. Alberto Ghiro ha detto:

    Per trovare riferimenti alla parola accoglienza basta citare l’intero vangelo dove il protagonista si muove per cercare chi lo accoglie. La non accoglienza manifesterà poi i suoi effetti letali in modo concreto. Questo penso ci dica quanto l’accoglienza non sia solo un plusvalore morale ma un bisogno fondamentale dell’uomo che, nelle condizioni normali, viene accolto già quando nasce in una famiglia e mantiene la fiducia nell’accoglienza per tutta la vita e l’esperienza di non essere accolti ha per questo un effetto annientante. Pensando ad un parametro che misuri di una comunità la capacità di accogliere, potrebbe essere l’individualismo che si manifesta con la prevalenza dell’interesse personale e della competizione, certamente distanti e generalmente contrastanti con l’accogliere.

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