Le “Ipotesi” con cui siamo cresciuti

La morte di Vittorio Messori ci ricorda il debito di riconoscenza che abbiamo con il suo libro fondamentale, apparso negli anni in cui il cristianesimo e la figura stessa di Gesù sembravano dover essere relegate nelle soffitte del pre-moderno
7 Aprile 2026

Dobbiamo tutti qualcosa a Vittorio Messori. Almeno noi, ragazzi d’oratorio della generazione boomer. Almeno noi, giornalisti cattolici con qualche velleità di esserlo. Chi non c’era, fatica oggi ad immaginare il clima degli anni Settanta, quando per la cultura cattolica sembrava non esserci posto nel dibattito pubblico: tutto impregnato nelle ideologie, nelle utopie  della “rivoluzione” qui e ora che fatalmente guardavano dall’alto in basso quelli che – ancora! – pretendevano di proporre argomenti riguardanti anche un oltre.

Vittorio Messori allora ci ha dato una grande mano. Lui, un convertito proveniente (come non mancava mai di ricordare) dalla scuola del rigido razionalismo illuminista torinese dei Galante Garrone e dei Bobbio “prima maniera”, aveva tirato fuori un libro denso di pagine fitte che nel titolo ammiccava alle “Ipotesi su Gesù” (1976) ma in realtà nel contenuto argomentava una tesi ben precisa: che quel falegname di Nazareth non solo era realmente esistito (contro la tesi storicistica), non solo era stato descritto in modo credibile nei Vangeli (contro la tesi mitica), ma che crederlo il Cristo era “ragionevole” e che comunque la sua figura aveva cambiato la storia. E almeno per questo valeva la pena di confrontarsi con lui.

Tutti, non solo i credenti. Il “laico” (comunista del comitato centrale Pci) Lucio Lombardo Radice, che accettò di firmare una lunga prefazione a quel libro, lo scriveva così: “Il principio, illuministico e positivistico, della demistificazione scientifica, storico-critica della fede cristiana deve essere coraggiosamente abbandonato”. E per noi, liceali (o poco più) cresciuti con educazione cristiana, era davvero come uscire da un ghetto: dunque non eravamo dei poveri arretrati papisti, dunque potevamo anche noi dire la nostra nel fermento ribollente di quegli anni di dibattiti, di incontri, di speranze post-sessantottine e post-conciliari.

Messori è diventato così la bandiera della nuova apologetica cattolica, almeno in Italia, a volte un po’ compiaciuta (ma del resto: non è che dall’altra parte dell’ideologia facessero poi tanti sconti…) e comunque con la tendenza mai rinnegata a rivalutare aspetti tradizionali e magari desueti del cattolicesimo: i miracoli, persino quelli più straordinari; la devozione mariana; la morale. In questo filone si iscrivono i suoi altri bestseller mondiali assoluti delle interviste a Joseph Ratzinger  e Giovanni Paolo II.

Solo che nel frattempo la temperie culturale è radicalmente cambiata, come spesso succede, e quanto era prima di minoranza (la spiritualità, il sentimento, il “complotto”, l’immagine), se non piena maggioranza, è divenuto mainstream. Nella crisi delle ideologie il cattolicesimo con le sue certezze (altro che “ipotesi”…) è servito – da una parte – quale zattera di salvataggio per chi aveva perso i punti di riferimento oppure – dall’altra parte – viene rifiutato perché la sua “ragionevolezza” (quella che Messori ha cercato per una vita di dimostrare) non interessa più. Chissà, forse oggi bisognerebbe anzitutto avere il coraggio ammettere che – al di là di Gesù – molto di ciò che crediamo è davvero un'”ipotesi”.

Grazie comunque di tutto, Vittorio!

4 risposte a “Le “Ipotesi” con cui siamo cresciuti”

  1. Alessandro Manfridi ha detto:

    Ero liceale negli anni ’80 e il prof di religione, che poi sarebbe diventato vescovo, Luciano Bux, ci propose “Ipotesi di Gesù” come libro scolastico curricolare.
    Ancora oggi attingo a quel testo per le mie lezioni di religione nelle superiori.
    Un film che ho volentieri fatto vedere ai ragazzi è “Lourdes” con A. Gasmann, di cui Messori scrisse la sceneggiatura.
    Mi associo al “grazie” di Roberto.
    Qui riprendo il suo capitolo sulla Stella su Betlemme https://youtu.be/JbH6qQOhjbc?is=J5VLDTUM_d-s7Iza

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    Letto il primo capitolo.
    Confermo l’impressione che già mi ero fatta su Gamberini.. descrive un fedele resoconto di ciò che sta succedendo.
    Ma evita di prendere posizione..
    Sono almeno 50 anni che si parla di fine della cristianità
    Quanti secoli vogliamo percorrere tenendo lo sguardo all’indietro e UN piede avanti? Uscire dalle nebbie non dovrebbe essere “religione” di Dio?

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Mi scusi l’amico Beretta x segnalare qui l’uscita di un libro spartiacque, come lo fu il Messori, un libro annunziato da tempo e appena uscito:
    “Il post-teismo è ancora cristiano?”
    di Paolo Gamberini. Appena ricevuto.. letta la sua introduzione.
    Solo due commenti a caldo:
    1)come conciliare il rifiuto dell’Intelligent Designer ( pag.12) con la tesi che il divino si manifesta in ogni dettaglio della Creazione?? ( pag,16)..Che fine fa Darwin??
    2) è possibile una RELAZIONE trans_personale tra creatura e Dio….(Pag.14)
    Mi sa che x capire qs. Dovrò leggere il libro e ripassare la categoria di RELAZIONE proposta da alcuni teorici della fisica quantistica ( 🤔 la fonte di ogni fantasia ri-corrente.😭

  4. Pietro Buttiglione ha detto:

    Due note a margine
    1) dal mio pdv “storico” IPOTESI SU GESÙ ha avuto l’enorme benefit di riuscire a dare CARNE UMANA E REALE a Gesù tirandolo giù dall’Empireo in cui la CC lo aveva relegato.
    2) ancora da un pdv storico se si considerano quei tempi e il fatto che il Messori giornalista del Corsera usciva da quel meato, era ATEO e si diede un anno totalmente dedicato a studiare Gesù..
    IO mi permetto di avvicinare la sua con-versione a quella di un Magdi Allan..
    Associando quindi alle fughe in avanti x reazione dei convertiti..
    Verso i MIRACOLI, gambe incluse, le Mariologie, ecc.
    Imo, of course..🤔

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