La preghiera sul muro

Se riconoscessimo che anche noi ci portiamo dentro questa domanda scritta...
8 Maggio 2026

Il mio amico Sergio di Benedetto mi ha rimandato questo link. L’ho cliccato e mi sono trovato davanti l’immagine riportata in questo post. Una scritta sulla facciata laterale della Chiesa Madre di San Donaci, diocesi di Brindisi Ostuni. Accanto, la lettera con cui il vescovo, Mons. Giovanni Intini, commenta l’episodio. Iniziando a leggere il commento mi aspettavo una risposta di indignazione, di sgomento, di riprovazione per un atto che poteva sfociare nel “sacrilego”.

Invece ho trovato una riflessione che, pur partendo dal riconoscere l’indignazione della giunta comunale, devia presto verso una risposta alla domanda, la risposta attualmente più vicina all’immagine di un Dio che con-patisce con l’uomo. E questo spinge il Vescovo a porre una domanda alla sua comunità e a tutta la Chiesa: “Quale Dio annunciamo al mondo in cui viviamo?”. Per chiudere poi dando alcune indicazioni su come sia possibile oggi una evangelizzazione diversa.

La mia prima reazione è stata di sorpresa: ogni tanto qualcuno riesce a non sentirsi offeso se qualcuno esprime tutto il suo sentimento di rifiuto rabbioso e odioso nei confronti di Dio. Ma poi la seconda reazione è stata la percezione di una stonatura, di un commento che non “risuonava” bene con la scritta commentata. E dopo un po’ di riflessioni e confronti con Sergio, qualcosa si è chiarito in me.

1) Il commento del Vescovo Giovanni parte dall’ipotesi che la domanda della scritta sul muro sia stata posta davvero come intenzione centrale di chi l’ha vergata, come se davvero il movente di chi scrive fosse sul piano concettuale. Io ho forti dubbi che sia così. Non è una domanda che chiede risposta a livello di concetti, ma una domanda che, prima di ogni altra cosa, esprime un sentire. Offrire, perciò, come primo passo, una risposta concettuale non coglie nel segno, perché non è ciò che quella domanda chiede realmente. In termini comunicativi, a fronte dell’espressione, anche forte e dura, di una emozione, la risposta concettuale è inutile e dannosa, perché rimanda a chi ci ascolta l’idea che non lo stiamo davvero “sentendo”, “vedendo”, “ascoltando”; non lo stiamo prendendo in carico umanamente.

2) Questo modo di rispondere tradisce una fretta eccessiva e reattiva, davanti alla scritta. Ancora una volta non ci diamo il tempo di fermarci ad ascoltarla davvero quella emozione, a sentire tutto il suo carico di dolore. Troppo presto la evitiamo, perché ipotizziamo che quella emozione non ci abiti, non sia parte anche del vissuto di chi crede. O, forse, perché, pur sapendo che quella domanda abita anche dentro di noi, non abbiamo il coraggio di assumerla davvero e di farla nostra, mettendola al centro della nostra relazione con Dio. Mostrando così, nascostamente, che siamo noi i primi a non credere che tutto l’umano, proprio nei suoi lati più dolorosi, drammatici e violenti, possa davvero essere “tenuto dentro” al rapporto con Dio e non lasciato fuori. Se riconoscessimo che anche noi ci portiamo dentro questa domanda, allora la scritta potrebbe anche apparirci una preghiera, potente e disperata che rimanderebbe drammaticamente al Golgota: “Dio, mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

3) In ogni caso, questo modo di rispondere ipotizza che il primo passo dell’evangelizzazione sia quello di offrire risposte laddove il mondo non le ha, mentre noi pensiamo di averle, perché Dio ce le ha rivelate. Come se l’ipotesi di fondo fosse che esiste un noi, credenti e raggiunti dall’amore di Dio, e un loro, non credenti e non amati. Basterebbe mettere un po’ più di attenzione alle pagine bibliche per scoprire che Gesù Cristo non distingue mai in questo modo le cose. Lui sta “nella stessa barca” con tutti e chiede a chi gli crede di fare lo stesso. Essere credenti non ci estrae dalla “barca del mondo” per trasportarci sulla “barca di Pietro”; al contrario fa sì che la barca di Pietro sia quella che condivide fino in fondo tutto il dramma delle altre barche.

4) Se le cose stanno così, allora, quella possibile risposta concettuale prende senso, prende possibilità di essere ascoltata e ricevuta solo quando noi, per primi, condividiamo questo “perenne macello”, lo sentiamo davvero sulla nostra pelle e nella nostra carne, e lasciamo che gli schizzi di sangue sporchino di realtà i nostri paramenti immacolati. Fuori da ciò, è una risposta fatta di parole che non nascono nel nostro corpo, non nascono nel nostro cuore, ma solo nella nostra testa acculturata. E oggi, non c’è cosa più capace di far percepire la nostra “inautenticità” evangelizzatrice, come quando usiamo parole simili, producendo in chi ci ascolta il rifiuto a priori.

Una teologia, anche di sani contenuti, che nasca però solo dallo studio, oggi serve davvero a pochissimi, che forse, non ne hanno bisogno. Una teologia sana, che nasca soprattutto dalla vita è, invece, ciò che manca ancora molto.

 

15 risposte a “La preghiera sul muro”

  1. Maria Crasso ha detto:

    Il sacrilegio è inconsapevole ma c’è.
    Questo ragazzo si pone alla pari con Dio e quando si arrabbia lo giudica dall’alto. Se Dio esiste mi deve servire, se no lo fucilo. Un tempo si era più abituati, col padre, col maestro, col parroco, col datore di lavoro …Ora è impensabile e il ragazzo sembra non avere neanche le categorie per rivolgersi a una entità superiore.

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Dove è Dioesisteosognerebbe…..Noooooo!!!Vuol dire che questa persona non lo ha mai incontrato, neppure perciò cercato. O ha supposto di non aver mai provato “emozione” giacché oggi solo se provati emotivamente si pensa d’avere un cuore, ogni sentimento oggi è provato se fa piangere o godere . Niente di più lontano da ciò che per Cristo e vita secondo la Sua Parola. Manca l’amore donato, ricevuto, quello che non richiede un appuntamento che vede chi gli sta accanto e porge la mano a chi è in difficolta..e procura sorriso, gratitudine, gioia vera

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Carissima Paola..
    Ti rispondo “a getto’ xchè credo più sincero…
    Premesso che non possiamo usare il mondo x dimostrare Dio ( su qs. mi pare tu convenga) ma ci vuole l’Uomo, che senza di Lui è come pula al vento, quello che qui ora soffia violento..

    La tesi che vorrei sottoporti è che la tua, la mia relazione con Dio deve essere diretta quasi istintiva senza passare dal cervello come potrebbe richiedere quando tu scrivi agisce… che può scivolare in un Dio etico..
    PS. Cito
    ” agire, ……il creato …..perché non esisterebbe….”
    Questo è IL punto.
    Il Creato non esiste.
    Nel senso che è come se fossero scenari successivi di un teatro ( Barbour).
    Tutto cambia ( Eraclito)
    Vanità delle vanità ,( Ecclesiaste)
    Quindi solo Dio è fuori dallo spazio-tempo e noi se, come non smette mai di ricordarci Gesù, seguiremo il suo esempio.
    Buona Vita a tutti noi. E PACE!

  4. Pietro Buttiglione ha detto:

    Paola ha scritto:
    … dire che Dio e mondo sono separati, è quasi un non senso.
    Perché non esiste Uno senza l’altro.
    Senza il Creato, non ci sarebbe il Dio persona.
    Dio Relazione, e mondo, vanno di pari passo.”
    IM,O dovremmo sempre confrontare le NS tesi con chi NON crede. più che con la massa enorme della Tradizione.
    Altrimenti che missione, che annuncio sarebbe??
    Ad es. da quello che tu scrivi i filoni tipo Ario/Kathati/ e attuali TdG avrebbero buon gioco a sostenere i due principi fino a spogliare Gesù stesso, come fanno! Poi chiudi con:
    “Perché non ci potrebbe essere questo Dio, senza un mondo che lo immagini e lo proietti.”
    Sai, essendo piccoli uomini siamo portati a dire noi a Lui cosa dovrebbe essere. Addirittura tu gli stai dicendo che la sua esistenza gliela diamo noi!
    Dice qualcosa quel..
    Non nominare il…………………….??
    Ciao

    • Paola Meneghello ha detto:

      Pietro, secondo me:
      Il Mistero in me è l’Assoluto, che non si può de-finire. Ovunque dona il Suo Respiro, sempre che quel tutto si accorga della Sua Presenza.
      Poi:
      O Dio agisce nel mondo, o lo lascia libero di creare ed agire. Secondo me, la seconda.
      Però, se credo e sento quella Presenza in me, agisco orientandomi ad Essa, mi relaziono. E sentendoLa, pensandoLa, ne determino l’immagine, non l’esistenza, Pietro!
      Quella Presenza mi anima (posso anche non crederci, ma intanto sono viva..), e mi fa agire, il che mi riporta al Dio Relazione: laddove il creato, senza il Legame originario con il Verbo, non potrebbe agire, semplicemente perché non esisterebbe (come un ramo senza albero)., ma mentre la creatura agisce, grazie al Cristo, quel Cristo viene alla Luce, prende forma..come ha fatto pienamente con Gesù..sto esagerando Pietro? Se sì, mi scuso, ma credo occorra un po’ osare a questo punto, si dialoga per interrogarsi e capire, non certo per sentenziare..

  5. Maria Venturi ha detto:

    Questa frase l’ avrebbe potuta scrivere Giuda : lui si immaginava un Messia che avrebbe messo a posto la situazione polito-sociale di Israele dominata dai romani ,un Dio Onnipotente che avrebbe fatto giustizia contro gli invasori , e invece Gesù era un Messia che si rifiutava di combattere e si lasciava portare alla morte ,come un agnello condotto al macello . Se Gesu’ era Dio e non agiva, bisognava se non fucilarlo (perche’ non esistevano fucili) almeno crocifiggerlo ,! Perche’ per alcuni Dio deve AGIRE sul mondo oppure se non lo fa e’ colpevole o non esiste .

    • Paola Meneghello ha detto:

      Interessante.
      Ma allora bisogna anche andare fino in fondo, e dirci chiaramente che Dio non è un ente che agisce, ma che chi agisce è sempre la creatura.
      Dio, allora, per dirla con De Chardin, “fa sì che le cose si facciano”, e le anima, da dentro. Spinge chi si connette alla Sua Presenza ad agire per costruire Vita buona, ed è questa possibilità in noi, che chiamiamo Dio.
      Ma quel Dio, come Mistero “oltre” la nostra realtà umana, che ci muove, che ci fa sperare, che ci rende umani, non esiste per il mondo, finché non Lo può immaginare.
      In questo senso, dire che Dio e mondo sono separati, è quasi un non senso.
      Perché non esiste Uno senza l’altro.
      Senza il Creato, non ci sarebbe il Dio persona.
      Dio Relazione, e mondo, vanno di pari passo.
      Perché non ci potrebbe essere questo Dio, senza un mondo che lo immagini e lo proietti.

  6. Pietro Buttiglione ha detto:

    Cito:
    “Dio e il mondo non possono parlare due linguaggi diversi.
    Non possono descrivere due realtà differenti.”
    Questo è IL tema centrale, oggi.
    MONISMO o DUALISMO??
    Tu scrivi:
    “Se Dio non è nel mondo,”
    Il Monismo vorrebbe che fosse la stessa cosa:
    Dio in tutto e Dio in tutto!
    Panteismo!?
    Meglio come scrivi tu:
    ” Dio ne è il Respiro, ”
    E concordo nel senso che il SIGNIFICATO della vita e della natura può essere conosciuto solo dall’uomo e lo porta a Dio.
    Quando però tu dici :
    “….non è nemmeno con gli oppressi, ”
    ti rimanderei alla libertà della creazione..
    E suggerirei che quello che fa Dio, incluso il Giudizio e la sua partecipazione… Beh, la lascerei a Lui.
    A noi deve bastare la Croce..
    Anche questo, ormai, sa di illusione consolatoria …

  7. Pietro Buttiglione ha detto:

    @Paola.
    Non trovi sia comodo delegare ad altri, foss’anche la CC o Dio stesso, quello che invece spetta a noi scegliere e voler decidere? A cominciare dalla stessa esistenza di Dio che, con buona pace del Bollorè, auspice Pascal, non è affatto dimostrabile.. Le risposte che cerchi alle domande che poni in definitiva ti portano a chiederti:
    CHI SONO IO??
    a cui puoi rispondere solo tu. Tutto nell’evoluzione segue lo schema di generare varie possibilità tra cui l’ambiente, in questo caso tu, operi le tue scelte.

    • Paola Meneghello ha detto:

      Pietro, infatti qui non si tratta di delegare, ma di responsabilizzare.
      La domanda che il muro rimanda non è la mia, ma è l’interrogativo che secondo me nasce dall’immagine del Dio che sta per sé.
      La speranza dell’aldilà non convince più, evidentemente. Io devo sentirlo qui, in me, con me, come me.
      Certo il male è scelta umana contro Dio, ma l’immagine è sempre quella dell’umano obbediente al suo Signore, (e non contro se stesso e la sua natura divina rinnegata..), altro che responsabilizzazione, al massimo, paura del castigo..le pare possibile predicare ciò ad un ventenne?
      Dio e il mondo non possono parlare due linguaggi diversi.
      Non possono descrivere due realtà differenti.
      Se Dio non è nel mondo, ne è il Respiro, non è nemneno con gli oppressi, allora ..
      Anche questo, ormai, sa di illusione consolatoria …

  8. Paola Meneghello ha detto:

    Riflettendo ancora: credo che l’obiezione sia più o meno: per cosa hai creato questo mondo, se poi non te ne occupi? Per la tua gloria?
    Qui in ballo c’è il concetto del Dio creatore, di cosa sia la creazione, di cosa significhi Libertà, e perché Responsabilità.
    Un tempo, la religione spiegava anche l’origine dell’Universo, il senso della creazione . E lo faceva in termini che per la coscienza di allora, erano credibili. Ma ora, secondo me, non si può relegare la fede a fatto privato, e distinguere tra scienza e fede, pensando così di essere moderni. Non si è moderni, ma incoerenti, secondo me.
    Beninteso, non è necessario credere in Dio, come chi crede non deve convertire nessuno. Però è evidente che questa creazione si stia incartando.
    Mancano le risposte ai grandi perché della Vita, e così ci si ferma all’apparenza delle cose, lavorando sulla superficie e perdendo invece il profondo che ci caratterizza, ad esempio da un macchina.

  9. Pietro Buttiglione ha detto:

    NON si skappa.
    Ci sono tesi teologiche che urge buttare nel cestino.
    Forse la più importante è che la Creazione, cioè l’evolversi dell’Universo a partire dal Big Bang , ha proceduto in modo autonomo, senza interventi divini.
    Tutti gli studi da Darwin in poi lo attestano. Ma anche tutte le teorie sulla fine dell’Universo..
    Il che è congruente con il lasciare LIBERO sia l’Uomo che il volgere degli eventi. Altrimenti UOMO=burattino.
    A qs punto bisogna spiegare a qs scrivano che quello che succede va ascritto alla libertà umana.
    Quindi darsi da fare! ASAP

    • Maria Crasso ha detto:

      La Creazione procede solo apparentemente in autonomia, perché a monte c’è un programma.
      Ma non è da escludere un intervento sorpresa dall’Alto.
      Diciamo che nessuno, o solo qualcuno, ha una fede che “sradica gli alberi” o “sposta le montagne” per dirla come Gesù.
      Alcuni santi camminavano sulle acque come Gesù in evidente contrasto con le collaudate leggi scientifiche.

  10. Paola Meneghello ha detto:

    Questa scritta esprime la mancanza di Fede, come fiducia e Speranza che attraversa in particolare questi tempi.
    Un Dio lontano è da fucilare, tanto non serve .
    Qui il problema è umano, esistenziale.
    Se un Dio lontano, o un Regno promesso oltre questa terra, non mi serve, io, comunque, sento il bisogno di urlare un disagio, una pro-vocazione..
    Gesù però predicava l’avvento del Regno qui sulla terra, e chiedeva partecipazione a noi in quanto sale sulla terra. Anche nel miracolo, era la Fede a salvare..
    Dio come Sommo Ente, o Dio come quella Speranza in me, quel “sentire” realmente che in me risiede la possibilità, come un Seme che deve crescere, del riscatto. Credere in Dio, in questo senso equivale a credere che l’umanità possa agire degnamente, ontologicamente, e non ideologicamente..
    Si, c’è bisogno di un nuovo discorso teologico, autentico come solo ciò che tocca il cuore, e che per questo si esprime, si vive, ed imprime..

  11. Nicoletta Degli Innocenti ha detto:

    Io lo sento dentro di me questo grido, da cristiana. Non ho mai pensato di poter rispondere. Lo sento e basta… Ne faccio preghiera.

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