Il «Te Deum» dell’anno che vorremmo toglierci dai piedi

«Te Deum laudamus». Ma - esattamente - per che cosa «laudamus» alla fine di un anno così faticoso?
31 Dicembre 2020

Ormai è diventato un ritornello, quasi un gioco, elencare le sciagure del 2020. Adesso è arrivato persino il terremoto; e la chiosa finale è sempre la stessa: «Un anno così… non vedo proprio l’ora di togliermelo dai piedi». C’è qualcuno che ha creato addirittura un sito internet per l’insulto più fantasioso da rivolgere al 2020.

Anche quest’anno, però, la tradizione della Chiesa – quella vera, quella che guarda alla profondità delle cose più che alle forme… – ci ricorda che il 31 dicembre per il cristiano è la giornata della lode. Così, improvvisamente, quest’anno ci accorgiamo che si tratta della preghiera più difficile. Perché è facile lodare Dio (e sotto sotto noi stessi) quando i bilanci sono esaltanti, quando abbiamo una lunga sfilza di cose belle e rassicuranti da celebrare. Ma nell’anno in cui una malattia misteriosa ci ha portato via un nostro caro, magari senza poterlo nemmeno salutare? Nell’anno in cui siamo stati costretti a chiudere l’attività a causa della crisi? Nell’anno in cui abbiamo sperimentato come non mai il peso della solitudine, dell’isolamento, di una libertà così difficile da gestire? Per che cosa dobbiamo lodare?

Certo, di motivi per dire grazie ciascuno di noi ne ha certamente tanti anche quest’anno. Ed è verissimo: la prova è la situazione migliore per imparare qualcosa («l’uomo nella prosperità non comprende», ammonisce austero il salmo 48). Per cui no, il 2020 non è affatto un anno da «toglierci dai piedi». Al contrario: probabilmente è un tempo da custodire, da tenere aperto con le sue domande senza risposta, in attesa del giorno in cui i nostri occhi sapranno guardare oltre il buio che ancora oggi sperimentiamo.

Ma – allora – come lodare il Signore anche nella notte faticosa?

Risparmiamoci l’ottimismo facile di chi vede il bicchiere sempre mezzo pieno: stavolta è davvero vuoto. Non trastulliamoci neppure col «poteva andare peggio»; magari per noi sarà anche vero, ma questo non ci autorizza a chiudere gli occhi sulle sofferenze laceranti patite da tanti fratelli e sorelle. L’unica lode davvero credibile alla fine di questo 2020 è quella di Giobbe: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore» (Giobbe 1,21). C’è un Signore che ha tolto in questa grande tragedia. Ma proprio questo rende ancora più evidente che ogni cosa è un dono gratuito Suo. È solo tornare ad annunciare questo senso ultimo di ogni nostra storia ciò che ci permette anche in questa notte di continuare a benedire, anziché maledire.

«Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur». È la notte in cui proclamarti un’altra volta Signore questo capodanno 2021. Sei il Signore anche di un tempo per noi così incomprensibile. Sei il Signore che durante la tempesta abbiamo scosso tante volte sulla barca, pensando che non capissi. Ma sei il solo capace di trasformare il nostro lamento in danza. Conducici con Te nell’anno che si apre. Senza effetti speciali o favole rassicuranti, ma solo con la forza del tuo Vangelo.

10 risposte a “Il «Te Deum» dell’anno che vorremmo toglierci dai piedi”

  1. Maria Teresa Pontara Pederiva ha detto:

    Al Te Deum ho ringraziato per 12 mesi avuti in dono e tanti altri doni grandi (un nipotino) o piccoli che ho ricevuto nel 2020. Credo che la maledizione sull’anno passato sia più che altro una costante dei media, occidentali, che non una realtà delle famiglie, nel mondo.
    Il tempo, il nostro tempo è “sempre” un dono di cui ringraziare com’è tradizione della liturgia cattolica (andiamo a guardare i testi del passato quando si ringraziava in tempi ben peggiori del nostro…). E, per quanto dipende da noi, cerchiamo di evitare che fra 1 anno ci si ritrovi a volerci togliere di mezzo anche questo2021. Buon Anno a tutti!

  2. Diego Cecco ha detto:

    Grazie per questa riflessione. Un Dio “cinico” non esiste, come è stato ben argomentato nell’ultima lettera di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”: C’è davvero bisogno che la Chiesa tutta trovi nuovi linguaggi per gettare ponti (pontificare) tra gli uomini e il Padre della Misericordia; assieme però, laici e clero…assieme e senza sconti. E’ un passo che va fatto…così come intuito e abbozzato dal Concilio.
    Ma c’è qualche vescovo disposto ad allargare il dibattito aperto con coraggio da Francesco in questo suo pontificato? Che la pandemia abbia accelerato lo svelamento di parecchie criticità che erano da tempo in gestazione è fuor di dubbio. Diventarne tutti consapevoli per trasformarci da fatalisti spettatori a convinti ricostruttori…è tutto un altro discorso. In ogni caso, questa è la Strada da indicare a tutti (a tutti, e non a una parte), per una Umanità ritrovata e riconciliata con Dio Padre.

  3. Francsca Vittoria vicentini ha detto:

    LaSperanza, avere speranza è un motivo per ringraziare Dio della vita che in un momento come questo ci fa più teneri di cuore, ci apre gli occhi a guardarci intorno perfino ad ammirare quello che ci circonda di bello e di buono nelle relazioni umane che prima non notavamo. Un motivo di ringraziare e sperare ce lo hanno dato tutto quel personale che nei laboratori di ricerca con superlavoro hanno accelerato l’uscita del vaccino “anti..” stimato n tempi ben più lunghi mesi fa. Da ringraziare l’aver al vertice di Nazioni uomini e donne che sono fermi in quelli ideali che assicurano Pace, i valori di una vera Libertà, dove trova riguardo Ogni vita umana, e Fraternità significa anche avere cura di tutto quanto nel pianeta necessita intervenire per la sopravvivenza ; il polmone amazzonico è un bene necessario e farci carico del benessere dei suoi abitanti dovrebbe trovare tutti i Paesi consci e partecipi.a salvarlo. Guardare avanti con amore e speranza l’augurio!

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Prima dello scambio, altra cosa che ci manca tanto, del segno di pace il celebrante proclama che Lui ci dà :
    ” La MIA pace”
    Che non è la “nostra”, facciamocene una ragione, anzi costruiamo sulla pace IN Lui, che è cosa diversa.
    Grazie Gesù per la TUA pace.
    Grazie Gesù per la TUA luce.

  5. Ornella Ferrando ha detto:

    Ogni anno che viviamo fa parte della nostra storia, della nostra umanità, del nostro vivere su questa terra ed è anche solo per questo, che dovremmo ringraziare il Signore . Buon Nuovo Anno

  6. Fulvia Coatti ha detto:

    “l’uomo nella prosperità non comprende”.
    Io comprendo ancora meno nelle difficoltà… comunque mi affido a Lui, anche se in questo momento sembra non ascoltare.
    Auguri di cuore

  7. Daniele Gianolla ha detto:

    Se noi maledicessimo un tempo di sofferenza, sarebbe come se il seme maledicesse il terreno che lo imprigiona prima di farlo germogliare. Che questo tempo (ancora lungi da finire) sia fecondo per tutti noi…
    «Sentinella, quanto resta della notte?
    Sentinella, quanto resta della notte?»

  8. Laura pavese ha detto:

    Grazie per avermi fermato a considerare quello che ho avuto, sempre esageratamente superiore a quello che ho dato

  9. Gino Gandolfo ha detto:

    Grazie Giorgio avevo bisogno di leggere quello che hai scritto. Mi ha fatto bene al cuore e all’anima. Auguri a te e alla squadra ( forse meglio alla famiglia ) di Vinonuovo.

    Gino

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