Il Sinodo è una cosa seria!

Il discorso di Papa Francesco ai fedeli della diocesi di Roma rimette al centro cosa c’è di chiaro e cosa deve essere chiarificato nel processo sinodale incipiente…
29 Settembre 2021

Giunto a metà del discorso che ha rivolto ai fedeli della diocesi di Roma, Papa Francesco si è fermato un attimo per riprendere fiato e bere un sorso d’acqua. Poi ha detto: «Scusatemi la lunghezza, ma il Sinodo è una cosa seria, e per questo io mi sono permesso di parlare». Ne è seguito un applauso scrosciante: nonostante fossero già passati venti minuti e dovessero passarne altrettanti prima della conclusione; nonostante il Papa avesse già dato loro una tiratina d’orecchie, seguita anch’essa da un applauso scrosciante, con la domanda: «sarebbe una figuraccia per il Papa e anche per voi se la Diocesi del Papa non si impegnasse in questo, no?».

Un discorso lungo ma denso, in un certo senso ricapitolativo, che non a caso Papa Francesco ha considerato come centrale nella propria visione del processo sinodale quando, pochi giorni fa, si è confrontato anche su tale argomento con il consiglio dei cardinali. Perciò merita di essere ripreso e messo a fuoco nei suoi snodi fondamentali, che mi sembrano confermare quanto già ipotizzato in precedenza – di chiaro e da chiarificare – riguardo il Documento Preparatorio (DP) al Sinodo e quello che dovrebbe essere il Sinodo secondo Francesco.

 

Ascoltare.

Nel discorso romano viene innanzitutto ribadita la necessità assoluta e prioritaria che il Sinodo attivi «un dinamismo di ascolto reciproco», un «inter-ascoltarsi» – secondo una delle ormai consuete immagini inattese, ma estremamente efficaci, coniate da Francesco. Prestando attenzione che ciò avvenga «senza volere imporre le nostre cose». Perché tutti sappiamo bene, spero, cosa voglia dire – e quando sia difficile – ascoltarsi veramente e non limitarsi a sentire gli altri (EG, 171): questione evocata già da Simon & Garfunkel, ormai quasi cinquant’anni fa, quando cantavano un criptico «hearing without listening»…

 

Pazientemente, (in) tutti – anche se t’insultano, anche se “ce tocca litiga’”.

In questo «inter-ascoltarsi», poi, «tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa. Questo bisogna capirlo bene», ha affermato in modo deciso Francesco, guadagnandosi un altro applauso scrosciante: come se molti di questi tutti si sentissero trattati quali comparse dai loro pastori. E, forse preso dal dubbio di non essere stato abbastanza chiaro, ha poi sollevato a braccio una domanda retorica ma decisamente puntuta (soprattutto se ascoltata dal vivo): «Ma, Padre, cosa sta dicendo? I poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo?”. Sì, caro, sì, cara: non lo dico io, lo dice il Signore: sono parte della Chiesa. Al punto tale che se tu non li chiami, si vedrà il modo, o se non vai da loro per stare un po’ con loro, per sentire non cosa dicono ma cosa sentono, anche gli insulti che ti danno, non stai facendo bene il Sinodo. Il Sinodo è fino ai limiti, comprende tutti».

D’altronde, come avevamo già fatto notare qui, questa apertura totale, o meglio infinita, trova fondamento e normatività nella Scrittura (ripresa anche dal citato Dottore della Chiesa San Giovanni Crisostomo): «Quante volte gli “scarti” sono diventati “pietra angolare” (cfr Sal 118,22; Mt 21,42), i «lontani» sono diventati «vicini» (Ef 2,13). Gli emarginati, i poveri, i senza speranza sono stati eletti a sacramento di Cristo (cfr Mt 25,31-46)». Ma per fare questo, di nuovo, «occorre uscire dal 3-4% che rappresenta i più vicini, e andare oltre per ascoltare gli altri, i quali a volte vi insulteranno, vi cacceranno via, ma è necessario sentire cosa pensano». Senza paura, senza temere che «il confronto tra visioni e attese differenti» possa sfociare in «scontri che raggiungono punte drammatiche», ma invece procedendo con «la makrothymía di Dio, cioè quella pazienza dello sguardo che si nutre di visioni profonde, visioni larghe, visioni lunghe: Dio vede lontano, Dio non ha fretta».

 

Cosa dice – sottovoce – lo Spirito.

Questo ascolto, che definirei antropologico, ha – e può essere il mezzo di – un fine teologico, o meglio pneuma-teo-logico: «lasciare che lo Spirito ci parli», «ascoltare lo Spirito Santo» (Ap 2,7) – che è «il regista di questa storia» – ma anche «discutere con lo Spirito Santo, che è un modo di pregare»; «sentire la voce di Dio, cogliere la sua presenza, intercettare il suo passaggio e soffio di vita» – quella “brezza leggera”, “voce sottile di silenzio”, “filo di silenzio sonoro” di cui parla 1Re 19, 11-13. C’è infatti qualcosa di altro, di nuovo, di diverso, che av-viene in noi ma non viene da noi, dal nostro io, e che è difficile da cogliere tra il chiasso delle nostre discussioni e le nostre chiacchiere per non discutere: perciò, ricorda con forza Francesco (ricevendo l’ennesimo scrosciante applauso), lo Spirito Santo «ci chiede soltanto di pulire le orecchie per sentire bene» e noi certamente «dobbiamo rendere pronte le nostre orecchie» per questo avvento.

 

Di sorprendente – e di inquietante – sulla Tradizione.

Perché «Dio è sempre un Dio delle sorprese», a partire da quella della Pentecoste – in cui l’essere stranieri gli uni per gli altri non ha impedito, grazie allo Spirito, di comprendersi (At 2,8) – sino alla sorpresa, deliziosa, narrata in Numeri 22 – nella quale «anche un’asina può diventare la voce di Dio, aprirci gli occhi e convertire le nostre direzioni sbagliate». Ed anche se è un off topic, non posso non cogliere l’occasione per ricordare in che modo straordinario il compianto Paolo De Benedetti narrasse, recitasse, rendesse vivo il dissidio tra l’anonima asina e l’indovino Balaam che la cavalcava…

Tornando a noi, Francesco evidenzia – a ragione – il fatto che per “sopportare” questa modalità di agire dello Spirito è necessaria «una continua inquietudine interiore»: «se un cristiano non sente questa inquietudine interiore, se non la vive, qualcosa gli manca», perché è essa che continuamente «ci invita a valutare cosa sia meglio fare, cosa si deve mantenere o cambiare» delle tradizioni per far risplendere meglio la Tradizione.

Quest’ultima, secondo quanto ci invitano a ricordare due immagini usate da Papa Francesco, è come «una pasta lievitata, una realtà in fermento dove possiamo riconoscere la crescita», è come «l’acqua» e «se l’acqua non scorre ed è stantia è la prima a entrare in putrefazione». Perciò, «la fedeltà alla Tradizione non consiste nell’adorare le ceneri della Chiesa, cioè della vostra associazione, del vostro gruppo, ma nel custodire il fuoco dello Spirito»: «non si può conservare il “deposito della fede” senza farlo progredire: «consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età» (San Vincenzo di Lérins). Con buona pace dei tradizionalisti e dei progressisisti, quindi, secondo Gesù e Paolo è lo Spirito che, nel tempo delle tradizioni, dovrà ricordare (Gv 14,25), ampliare (Gv 16,13) e approfondire (1Cor 2,10) la Tradizione della verità del Dio di Gesù Cristo.

 

Ecco, quanto evidenziato è ciò che, a nostro avviso, è ormai chiaro che – nell’ottica di Francesco – debba caratterizzare il processo sinodale. Un’altra parte del discorso tocca, invece, ciò che crediamo sia ancora da chiarificare – cosa che proveremo a fare in una seconda parte dell’analisi.

2 risposte a “Il Sinodo è una cosa seria!”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Mi è capitato di partecipare ad un convegno di avvio x il Sinodo.
    Finisco in un gruppo di lavoro insieme a una focolarina, un prete reduce dal Covid che ha visto la Morte in lui e intorno, e un altro prete che mostrava un libro di Evola, quindi ai miei antipodi.
    Volevo chiedere come si fa a parlare al mondo se prima non ci si chiarisce DENTRO? Tra veri nostalgici, come gli Ebrei del vitello d’oro, e sognatori di un futuro DIVERSO.
    L’incontro ( con lo Spirito) mi ha chiarito la logica di Francesco.
    Quale immagine di Popolo di Dio x il mondo?? Il chiarimento dentro tra me e quel prete ( poi mi han detto vicino ad Alleanza Cattolica &c.) ? Mission impossible! Quindi un popolo super-diviso!
    Ecco xchè qs Sinodo ha messo al primo posto la comunione tra di noi.
    È molto più importante il volto unito, magari imprinted su Gesù, che chiarire chi ha ragione sui mille punti che ci dividono.
    Missione molto difficile, impegnativa, ma, ho capito, l’unica possibile.
    Che Dio ci assista.

  2. Paola Buscicchio ha detto:

    Tutto lascia pensare che Papa Francesco stia riconducendo la Chiesa alle sue periferie per dare voce a coloro che da tempo sono gli emarginati.
    Dico emarginati perchè in seno alle comunità cattoliche da tempo è in atto un processo di esplulsione dei diversi, di quelli che non hanno voce in capitolo.
    Ricondurre un popolo ormai disperso non è cosa facile ma basterebbe affidarsi allo Spirito che è in grado di suscitare nuove vie.
    Ben venga un Sinodo dei poveri, degli emarginati, dei piccoli che ricordi alla Chiesa le sue umili origini.

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