Il Papa, Fazio e quello Zaccheo che ci pesa

Qualche riflessione sul nostro essere cristiani del XXI secolo, a seguito dell’intervista al Papa di Fabio Fazio e sulle reazioni nate a contorno, provando a tenere il Vangelo in mano
14 Febbraio 2022

Dalla recente intervista concessa da Papa Francesco a Fabio Fazio, ho ricavato alcune impressioni sulle fatiche che i cristiani oggi vivono nella sequela evangelica, impressioni che vorrei provare a condividere, affiancandole a quanto detto sul ‘senso del sacro’ e sui limiti di molte letture intellettuali riguardo all’intervento televisivo di Francesco.

Zaccheo ieri

C’è una pagina del Vangelo che mi torna insistentemente quando ripenso alle polemiche scaturite dall’intervista (quasi tutte dal ‘fronte conservatore’, ma non solo), ed è quella di Zaccheo (Lc 19, 1-10). Mi pare che questa pericope possa fornire dei buoni criteri di interpretazione.
Gesù, in primo luogo, «attraversava la città»: non è un Gesù chiuso nella sinagoga, né appartato, ma è un Messia tra le strade del mondo, tra le strade di Gerico. È un Gesù che cammina impolverandosi, in mezzo alla folla. Nell’episodio lucano, Gesù non è in un angolo ad osservare in attesa che qualcuno arrivi da lui, non è isolato, ma è nel centro della vita pulsante dell’umanità: una strada di una città, che egli attraversa, stando dentro, nel mezzo. Proprio lì intravede un uomo, un peccatore noto (il capo dei pubblicani), che sale su un sicomoro per osservare meglio quel Gesù che passa. E così arriva la parola: «oggi devo fermarmi a casa tua». Oggi entro nella tua casa, in quello che sei, in quello che hai. Oggi, non domani quando avrai pulito tutto, quando avrai fatto ammenda dei tuoi peccati. Infatti, subito nasce la mormorazione di chi si crede giusto, di chi sa – o crede di sapere – cosa bisognerebbe fare, di chi ha sempre un giudizio sicuro; in fondo, di chi vuole che Dio agisca secondo i suoi schemi: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». È lo scandalo dei puri, che non permettono sorprese: solo quando tutto è in regola (secondo la loro regola), allora si può procedere. Invece Gesù non domanda conversione preliminare né patenti di giustizia: solo chiede ospitalità, senza nulla di ulteriore. E lì, dopo essere entrato, avviene l’ammissione, il riconoscimento del peccato, il proposito di conversione, con quella chiusa finale che dovremmo sempre portare con noi: «il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Zaccheo oggi

Ebbene, quel Zaccheo che guarda da lontano, che scruta con curiosità, non è forse emblema dell’uomo di oggi? Forse il sicomoro su cui si arrampica è la televisione, forse la strada di Gerico è la via della comunicazione di oggi, che passa sui social, sulle tv. Quel Gesù che attraversa la città, che si lascia vedere, che entra in casa, mi pare sia stato imitato da Francesco, che entra in una trasmissione televisiva popolare – vista da milioni di persone – che si lascia ascoltare, interrogare, che parla e dice qualcosa di evangelico. Ha forse corso il rischio della sovraesposizione mediatica, come qualcuno ha detto? Ma oggi, chi, occupando una posizione di vertice, non è ‘sovraesposto mediaticamente’? Lì egli non ha messo in luce se stesso, ma si è presentato come un uomo alla sequela di un Altro, lasciando anche un messaggio di fratellanza e umanità. Non concetti nuovi, certo: ma davvero crediamo che Zaccheo legga le encicliche, i discorsi, le omelie? Davvero siamo convinti che Zaccheo ascolti l’Angelus ogni domenica? Non lo fanno nemmeno i discepoli, dovremmo pretenderlo da Zaccheo? Il Papa non ha recitato il credo apostolico, non ha ricordato le formule del catechismo della Chiesa Cattolica: così, però, non ha forse fatto come Gesù che a Zaccheo ha solo chiesto ospitalità, cioè ha donato un gesto di umanità, che era poi quello che Zaccheo poteva capire in quel momento? E da ultimo, mi sembra che le parole scandalizzate di taluni abbiano lo stesso tenore delle critiche degli abitanti di Gerico: perché lì, perché così, perché non in un modo che noi sappiamo essere preferito da Dio… Perché poi quel Zaccheo peccatore dovrebbe dare ospitalità a Gesù? Non toccava ad altri, ben più titolati, corretti, fedeli, aprire la casa a Gesù, quegli altri che non avrebbero però certamente aperto a Zaccheo il peccatore?

Allora le reazioni un po’ scomposte all’intervista del Papa dicono la fatica che molti cristiani vivono nel riconoscere gli Zaccheo di oggi, nel capire che Zaccheo merita la vicinanza, merita di salire sul sicomoro, mentre qualcuno vorrebbe forse tagliarglielo, quel sicomoro; qualcuno vorrebbe far camminare Gesù solo nelle sinagoghe, renderlo lontano e, solo così, ‘sacro’. Ma il Vangelo dice altro, insegna e domanda altro, e ponendoci tra i mormoratori non faremo che marcare una distanza tra il nostro voler essere discepoli e l’annuncio di salvezza del Cristo. Perché nessuno può sapere cosa abbiano mosso in qualche coscienza le parole di Francesco, nessuno può ritenere che lo Spirito si leghi esclusivamente a contesti di presunta purezza e canali apparentemente ‘ortodossi’.

Purtroppo, accade che chi è dentro al tempio fatichi ad attraversare la città, nelle proprie certezze di giustizia, nelle proprie convinzioni di purità, nelle proprie difese che nascondono grandi paure: «Potrà parlare con Zaccheo solo colui che non si senta estraneo e distante dall’uomo che si nasconde tra i rami di fico, colui che non si senta superiore o indifferente nei suoi confronti; colui che non sia lontano da ciò che passa per la sua mente e per il suo cuore» (Tomáš Halík, Pazienza con Dio).

Ci sono delle strutture di peccato anche nel pensiero dei cristiani: esse vanno fatte emergere, vanno guardate, vanno poste sotto il segno della conversione. Ci sono ‘sindromi da fratello maggiore’ – per stare ad un’altra nota pagina di Luca – che vanno guarite perché non corrispondono alla Parola e al Dio rivelato da Gesù di Nazareth. Bisogna perfino avere l’umiltà di voler imparare da Zaccheo, che si lascia incontrare da Gesù, che accoglie una Parola inattesa, che è capace di promettere una vita diversa, restituendo e risarcendo, senza che nessuno, nemmeno il Maestro, gli abbia domandato nulla: è l’abbondanza di chi si è sentito chiamato per nome, preso in considerazione, amato anche.

Il Vangelo che non frequentiamo

Da ultimo, un’impressione che si fa sempre più strada di fronte a ripetuti gesti simili è che pochi cristiani abbiano una consuetudine con la Parola di Dio, che pochi provino a sostare sul Vangelo facendone criterio di letture e di giudizio del mondo che attraversiamo. E questo, forse, è il lato su cui varrebbe davvero la pena fermarsi, perché le nostre supposte interpretazioni sono spesso così lontane dalla Parola da diventare ostacoli all’annuncio e alla testimonianza verso i fratelli Zaccheo, ma, soprattutto, pure alla nostra sequela. «La salvezza viene a volte in maniera inaspettata; in situazioni complesse sa trovare strade diritte, non troppo programmabili, ma frutto di generosità» (Carlo Maria Martini, Attraversava la città).

 

 

8 risposte a “Il Papa, Fazio e quello Zaccheo che ci pesa”

  1. CLAUDIO CONDORELLI ha detto:

    Come è strano questo attacco alla “,L’abilità di marketing, la furbizia”. Come se gli ultimi papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non avessero “usato” consapevolmente la TV e i social (inventate gestiti da uomini potenti) senza che nessuno avesse da ridire. Forse nella Chiesa c’è qualcuno che è giusto che vivi nascosto nella clausura, ma forse non è questo il ruolo di un papa.
    Anche Gesù usava degli strumenti di comunicazioni (oggi diremmo di marketing?). Distingueva il parlare con i discepoli dal parlare con le folle. Funzionava molto il “passaparola”. Raggiungeva ambienti lontani e diversificati. Quando parlava alle folle era attento alle modalità : cosi un po’ più in alto nell’altopiano, oppure allontanando leggermente la barca dalla riva. Non mi risulta che (al contrario di Paolo) che si mantenesse, nel periodo della predicazione, lavorando. Aveva anche lui gli sponsor o vogliamo dire che viveva di donazioni o anche se preferite di Provvidenza

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi ha sorpreso come il Santo Padre si è presentato,proprio come il Maestro, pronto a essere interpellato, li perché, suppongo, invitato.ha accondisceso a una “diretta” in quanto vista e ascoltata da migliaia di utenti. La rispettosa gentile accoglienza da parte dell’intervistatore puo anche assomigliare al sentire di quel Zaccheo che sale su un albero per solo vederlo passare! Gesù, che legge l’intimo di una persona, ha fatto l’ulteriore passo verso di lui, certamente gli si è fatto vicino andando a casa sua. Folle lo seguivano e ascoltavano Quel Maestro; non è dato sapere, ma può darsi anche per la trasmissione di un Fabio Fazio. Un giorno un negoziante sulla porta della vineria, così ricorda con nostalgia un certo parroco, uno che per come parlava al cuore della gente aveva la fila in attesa di salutarlo se si sapeva sarebbe passato dalla Parrocchia dove aveva trascorso degli anni! Si, pur non frequentando la chiesa, provava nostalgico ricordo. “Voi siete miei amici” !

  3. Pier Giuseppe Levoni ha detto:

    Ho trovato assai poco elegante il riferimento a papi predecessori, che erano santi ed abitavano nei palazzi apostolici, mentre Francesco ha bisogno della vicinanza degli altri e sta a Santa Marta. Nè mi ha convinto il cenno sulla Chiesa, di cui ha elencato solo i difetti (mondanità, clericalismo, potere). Più marca la distanza fra sè e altri ecclesiastici, più rinfocola il discredito della Chiesa nell’opinione pubblica. Eviterei perciò esternazioni troppo frequenti specie a braccio. Piacciono ma talora ingenerano equivoci.

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Leggo:
    Con Zaccheo e Gesu’ non c’ entrano nulla la menzogna ( perche’ dire che era in diretta?) ,L’abilita’ di marketing, la furbizia. Qualcuno ci dovra’ pur essere che nota questo : il re e’ nudo, i sicomori sono stati tagliati, i veri Zacchei oggi vagano confusi senza alcun Maestro.

    Sì, c’è più di qualcuno! Ad es. sito ‘gionalettismo’, nn certo né pro-Vat ma neanche arrodentrato come certe persone!
    Infatti segnala che è normale x qs tipo di interviste ed aggiunge che non era stato certo nascosto:
    https://mobile.twitter.com/see_lallero/status/1490427252361908237/photo/1
    Ma il solito invece parla di menzogna..
    Qualcuno la ha ascoltata, qs menzogna?
    La mia pena, quella vera, non è x il poco-cristiano, ma xchè la sostanza, i pronunciamenti, il pensiero sia sfuggito x seguire solo apparenze inutili.

  5. Luca Crippa ha detto:

    Grazie. Condivido la lettura del “momento” dell’intervista del papa, compresa la fiducia nell’azione dello Spirito che traspare.
    Ma soprattutto lo strumento (il vangelo) e il metodo (il vangelo che illumina la vita reale di tutti).
    E le ultime 15 righe sono, per me, ormai, un grido di dolore…

  6. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Non vorrei frenare lo slancio lirico ,ma Il papa non ha attraversato alcuna citta’: l’ intervista come si e’ scoperto dopo data per “in diretta” era registrata in Vaticano e anche tagliata di alcuni spezzoni, le domande erano concordate ( evitate quelle scomode) ,l’atteggiamento dell’ intervistatore di melliflua cortigianeria.
    Con Zaccheo e Gesu’ non c’ entrano nulla la menzogna ( perche’ dire che era in diretta?) ,L’abilita’ di marketing, la furbizia. Qualcuno ci dovra’ pur essere che nota questo : il re e’ nudo, i sicomori sono stati tagliati, i veri Zacchei oggi vagano confusi senza alcun Maestro.

    • gilberto borghi ha detto:

      La capisco Gian Piero. Paura e rabbia, risentimento e timore sono emozioni difficili da attraversare. Ne so qualcosa. Le auguro di poterlo farr restabdo fedele al vangelo. È la grazia più grande.

  7. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Amo VN, mi esaltano msg come qs.
    Da qualche tempo associo NUDO al VERO.
    Ma anche SPIRITO a VERITÀ.
    Franci si è presentato nudo.
    Mirate bene e colpite spinti dai vostri problemi/angosce. Sono nudo.
    Anche Gesù era nudo.
    Senza veli/veti di fronte a tutti.
    Avete mai notato falsità sulla sua bocca?
    Incoerenza nei comportamenti?
    Ecco xchè Lui è il riferimento, la cometa dei Cristiani…
    Ma x tutti is enough, basta e avanza?
    O dobbiamo riempirlo col ns narcisismo acuto?

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