Ogni credente ad un certo momento della sua esistenza si trova a fare i conti con il dubbio, con l’indignazione, il fallimento e la sensazione di ingiustizia: un sentimento lacerante, una rabbia che non si può soffocare, che non trova una spiegazione razionale al dolore immeritato, all’ipocrisia altrui e al male che la frustrazione altrui è capace di cagionare agli altri.
Quanto male c’è oggi accanto a noi e dentro di noi.
Accanto a noi: genocidi, guerre che si protraggono da anni i cui leader vogliono che i potenti della terra si indignino delle loro morti, del loro dolore e delle loro perdite, e poco si curano delle morti ingiuste che loro procurano agli altri civili – spesso donne e bambini – del loro dolore e delle loro perdite. L’escalation a chi soffre di più, carica gli engagé in enragé, che corazzati dall’armatura del giustizialismo si fanno protagonisti di altrettante sopraffazioni. Ancora: femminicidi ed omicidi, sistemi culturali che si prefiggono la difesa di alcuni sistemi valoriali ma confondono il senso di questi con il loro involucro storico, abusi e violenze di diverse tipologie, relativismo etico, cultura del vuoto interiore e dell’apparire che porta fiumane di generazioni nel baratro del non senso, di famelici stati ansiogeni e depressivi.
Dentro di noi: egocentrismo, narcisismo, edonismo, individualismo, superficialità e indignazione passiva, culto della gratificazione istantanea, invidia, avidità, brama di potere e mancanza del senso del limite.
Se alla morte di Dio teorizzata da F. Nietzsche è seguita quella dell’uomo teorizzata da L. Zoja, eliminando il trascendente e l’immanente ci troviamo immersi nella morte del senso. Tuttavia né Dio, né l’uomo e con loro il senso sono morti. Solo prendendo seriamente consapevolezza del male dentro di noi potremmo far sì che il male esterno si attenui e allora saremo capaci di comprendere che l’io non è autotelico, ma rimanda al suo Creatore: recuperare un’etica della responsabilità ci libererà dal buco nero delle narrazioni nichiliste.
Guccini cantava con lucida speranza che la nuova stagione culturale sessantottiana avrebbe riacceso la fiducia nell’umanità, vedendo in tale impegno la resurrezione di Cristo. Oggi, dopo la ciclica delusione storica di quegli ideali, delle nuove sfide mondiali e dei nuovi riequilibri politici, le domande non si fanno più incalzanti e pressanti, tanto che molti neanche se le pongono, convincendosi del mero piano orizzontale, ma bramando una risurrezione mondana sempre più urgente.
Dopo Nietzsche, con la fine delle grandi narrazioni, l’uomo senza un Dio a cui chiedere perdono sarebbe caduto nel baratro della disperazione, annientato dal suo stesso io infetto. Per Guccini, nel disorientamento generazionale, emergeva una volontà ad allontanare il male presente nel mondo, come se questo fosse qualcosa di esterno agli uomini. Dunque, quale nuovo umanesimo potrà mai nascere se l’uomo rinnegando Dio ha perso la sua identità? Ai posteri la sentenza…
Dio esiste perché vedo il mondo nel quale vivo, ed e’ a malincuore constatare come sembri l’uomo non lo ami abbastanza da abitarlo in pace e serenità; il non curarsi di seguire un Dio che ha dimostrato così tanto amore per l’umanità da aver mandato perfino il proprio Figlio a dimostrarlo, nascendo uomo tra uomini, per testimoniare tale amore. Crescendo ha reso manifesta tale figliolanza con operando segni, insegnando quale era la via alla fratellanza, alla giustizia e alla Pace. La sua era la via unica da seguire a portare tutti gli uomini a salvezza a vita eterna. Ma questo dono non è stato da tutti accolto, Egli, il Figlio di quel Dio di Amore e’ stato crocifisso. Ma E’ Risorto, come aveva detto “Per questo il Padre mi ama, perché io do la mia vita,…Nessuno me la toglie la do da me stesso..Io sono il buon pastore che da la propria vita per pecore”(Gv.10)Oggi vediamo un mondo in sofferente evoluzione, ma La Voce del Pastore si leva ancora e chiama…
Non so se mi ha messo più paura la tua narrazione o la figura del cappello.
E la reazione di fuga come quando a fine Messa leggono una preghiera in cui si evoca il divisore più volte.. skappare via come quando va a leggere un fratello che più che leggere p i a n g e 😭😭…
Il mondo che io vedo, che io sento intorno a me, è PIENO di ricerca di Dio!
Lo stesso Nietzsche come Giobbe come Meister Eckart, Silesius, Simone Weil, e tanti altri buttavano via NON Dio ma dio.