I dogmi e la cultura del loro tempo (parte seconda)

Affermare come verità di fede la verginità di Maria anche «durante e dopo il parto» non suona oggi come un'eccezione alla rivalutazione della sessualità nel matrimonio?
23 Settembre 2014

Quella volta si parlava in classe della verginità della Madonna; il mio professore era un vecchio prete, con sufficiente carattere e senso dell’ironia da fumare il toscano e indossare col clergyman un Borsalino grigio, e – come faceva spesso – raccontò un episodio della sua vasta esperienza umana: quando, durante la guerra, in un paesino del Sud il medico del luogo constatò la perfetta verginità “fisica” di una donna che pure aveva avuto molti uomini e anche qualche figlio…

Non importa se l’aneddoto fosse vero (il professore aveva anche fama di spararle grosse, talvolta), ma sta di fatto che – se a quarant’anni di distanza dal liceo io me lo ricordo ancora – è anche per la riflessione che lo accompagna: davanti a una platea di giovani, cioè, quel sacerdote stava cercando di accreditare con un argomento «storico» la possibilità razionale della verginità «prima, durante e dopo il parto». E tuttavia che senso conserva un dogma cattolico, se ha bisogno di essere giustificato come una «eccezione» scientifica rarissima eppure possibile, come un «prodigio naturale» alla stessa stregua di una statura gigantesca o di un dito in più nella mano?

La lunga introduzione vuole proseguire il ragionamento sull’attualità (ovvero sulla possibile contingenza) di alcuni dogmi. Nel caso specifico, è fuor di discussione che la verginità di Maria sia servita all’inizio del cristianesimo per sostenere al di là di ogni possibile dubbio la verità fondamentale che Cristo è davvero figlio di Dio: il fatto che quella ragazza «non conoscesse uomo», come si legge nei Vangeli, era pure una garanzia che il bambino nato da lei non proveniva da un concepimento normale, da una discendenza carnale.

Benissimo; ma perché anche vergine «durante e dopo il parto»? Chi conosce la storia della Chiesa sa le discussioni accanite su tale questione, con fior di teologi e di santi che hanno sostenuto una verginità solo «prima». Sta di fatto che invece l’opinione prevalente si cristallizzò in dogma in un momento culturale in cui la verginità (intesa in senso strettamente fisico) era considerata un valore di per sé, più alto del rapporto sessuale per dignità e per qualità, quindi più adatto alla santa più santa del cristianesimo.

Ancora una volta: benissimo. Ma oggi? Oggi che la Chiesa ha rivalutato in pieno il valore del matrimonio, ivi compresa la sessualità; oggi che la scelta verginale non è più vista come un gradino superiore nella scala delle vocazioni: oggi non c’è il rischio che questa «eccezione» della perpetua verginità, invece di essere un aiuto, diventi piuttosto un ostacolo? Un esempio: anche il prossimo documento preparatorio al Sinodo dei vescovi dichiara che il modello delle famiglie cristiane è la famiglia di Nazareth; ma come può una famiglia «normale» riconoscersi compiutamente in una coppia dove i rapporti sessuali sono programmaticamente e perpetuamente esclusi?

Il che ci riconduce alla domanda iniziale: a che cosa «serve» (quale senso ha, oggi) un dogma come quello della perpetua verginità di Maria?

Una replica a “I dogmi e la cultura del loro tempo (parte seconda)”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Forse a dare significato al matrimonio Sacramento, secondo il disegno di Dio è di un amore”impegno verso l’altro per tutta la vita, sia nel bene che nel male finché morte non separi”che supera l’Unione uomo-donna il quale può conoscere rotture, discontinuità tutto quello che è della e nella natura umana. Ne è prova anche l’amore dedizione richiesto a un Giuseppe emblema del custodire la famiglia, un amore che dona in reciprocità fedeltà e servizio, che è capace di sacrificio e duraturo.L’impegno amorevole di Maria verso un Figlio che è speciale,,che va oltre i comuni sentimenti materni.Dio e il Padre del suo Figlio cui tutto è possibile compreso il parto della sempre vergine Maria. L’amore filiale di Gesù verso Maria e Giuseppe da figlio è figlio di Dio. Tutto questo ha comportato capacità di sacrificio ,un impegno sacramentale, E’cosa nuova, diversa il matrimonio cristiano..

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