Cristiani senza Cristo o senza mondo?

L'attuale crisi occidentale della fede è dovuta ad uno smarrimento di Dio e di Cristo oppure del mondo abitato dal loro Spirito?
14 Maggio 2021

Il 4 maggio scorso, Matteo Matzuzzi, vaticanista del Foglio, firmava un lungo articolo sui “Cristiani senza Cristo”. L’ipotesi di fondo dell’articolo era che a partire da un certo punto della storia la Chiesa avesse perso Cristo – la parte divina di Gesù – e la crisi di fede di oggi ne fosse la conseguenza. Di fatto questo modo di pensare ipotizza che prima di un certo punto storico la Chiesa fosse fedele alla divinità di Cristo e il popolo europeo – almeno nella sua gran parte – fosse convintamente cristiano (assai diverso dall’essere naturaliter cristiano), mentre dopo sia la Chiesa che il popolo cristiano abbiano smarrito Cristo e la sua divinità. Per dimostrare tale infedeltà si richiamano le chiese vuote, la perdita di influenza etica nella società e la destrutturazione di una salda dottrina, il calo delle vocazioni sacerdotali e dell’organizzazione della vita comunitaria di fede. Insomma, il diluvio universale del laicismo.

Ora, qualche osservazione è inevitabile e in primo luogo ci chiediamo: in quale punto storico sarebbe avvenuto questo ‘smarrimento’? È abbastanza evidente la difficoltà dell’articolo di situare con chiarezza il momento dell’inizio della crisi. Prima si indicano gli anni ‘60, con il culmine nel ’68, ma – fortunatamente – scagionando il Concilio Vaticano II. Poi – usando una citazione di Brunelli – si afferma che in realtà già quella degli anni ‘50 era una fede formale senza Cristo, nonostante le adunate oceaniche pacelliane e la ricchezza della vita ecclesiale. Quindi – citando il cardinale Eijk – si parla degli anni ‘30 – addirittura quelli ‘20 – finché, seguendo una lettura antimodernista (assai discutibile) di Peguy, si addita la modernità in generale come periodo sereno e prospero pur «senza Gesù». Il che farebbe pensare ad una Chiesa non in grado di evangelizzare secondo Cristo già dalla frattura di fine ‘700, se non addrittura dalla fine del ‘400 (ma qui bisognerebbe conoscere il dibattito scientifico sulla modernità: gli storici della Longue durée vedono una frattura nel Seicento, considerando il Medioevo fino a quel secolo… e quindi il Concilio di Trento e soprattutto il lungo postconcilio sarebbero sulla linea di frattura?). Che dire poi, aggiungiamo noi, del XI e XII secolo e della fede tenuta in piedi e rivitalizzata soprattutto dalla santità di Francesco e Domenico? E la società del VIII e IX secolo, in cui la fede si traduceva quasi esclusivamente nella forma monacale, era forse pervenuta alla forma storica definitiva di Cristo? Si potrebbe continuare fino a Cristo stesso, come suggeriva Kierkegaard, ricordando la non sostanziale differenza tra i primi discepoli di Cristo e, ogni volta, gli ultimi discepoli, perché il problema non è tanto quello di rendere Cristo nostro contemporaneo, bensì noi suoi contemporanei.

In tal senso, chi ha un poco di confidenza con l’immaginario culturale e con la storia della Chiesa sa bene che non è mai esistita un’epoca più fedele di un’altra al Vangelo, ma che si è sempre data una forma o più forme di cristianesimo, in cammino nel tempo (il popolo analfabeta aveva una fede assai diversa dai monaci o dall’aristocrazia, ad esempio). Quanto poi il ‘messaggio cristiano’ fosse intimamente legato al potere politico non è secondario: cuius regio, eius religio – dove stava la libera e convinta adesione a Cristo, se essere apostati significava mettere a rischio la propria vita? La debolezza della teologia della storia cristiana di Matzuzzi, allora, sta proprio in quella parte del suo ragionamento in cui egli, pur dicendosi contrario ad ogni rimpianto funebre della struttura culturale borghese della fede, lascia trapelare l’ipotesi che ci sia stata in qualche modo un’età dell’oro della fede che è andata persa, e che ciò comporti un “regresso” storico della fede stessa, oggi ‘corrotta’ rispetto a 50, 200, 500 anni fa. Come non accorgersi che in questo modo si applicano alla fede, nel suo rapporto con la storia, proprio i tre criteri che nell’articolo stesso sono posti alla base del (presunto) disastro della modernità: efficienza, perfomance, progresso? La crisi organizzativa delle comunità è una mancanza di efficienza; la perdita di influenza etica nella società è una mancanza di performance; le chiese vuote sono il frutto di una mancanza, o meglio, di un eccesso di progresso. In effetti, la descrizione delle dinamiche che secondo Matzuzzi hanno portato alla crisi di fede attuale rimanda all’idea che la crisi odierna sia originata tutta da una deviazione interna alla Chiesa, rispetto a ciò che essa avrebbe dovuto seguire – deviazione che continuerebbe oggi nel tentativo «ammiccante» al mondo attuale (come la citazione di Biffi pare confermare).

Sembra, però, un po’ presuntuoso pensare che tutto ciò che avviene alla Chiesa e alla fede sia solo questione di Chiesa e di fede, come se il mondo esistesse solo come catalizzatore esterno di processi perversi interni. Come se la Chiesa non vivesse nel mondo e non fosse toccata da ciò che in esso accade, ma dovesse semplicemente conquistarlo: come se, fatto davvero ‘eretico’ (per usare una categoria dell’articolo), il mondo e la storia fossero abbandonati dallo Spirito. Alla base di questo modo di pensare la Chiesa in rapporto al mondo sembra esserci l’idea delle “magnifiche sorti e progressive” applicata al cristianesimo. Come se la via della Chiesa nel mondo debba essere una marcia trionfale di successo in successo, di numeri sempre più alti, che permetterà all’ultimo Papa di consegnare direttamente a Cristo una Chiesa che avrà inglobato il mondo. Quando invece Il catechismo attuale lascia intendere che la fine terrena della Chiesa assomiglierà a quella di Gesù (n.766 e 769).

Il vero problema, allora, sembra essere non che si è perso Cristo (e la sua divinità), ma che si è perso il rapporto col mondo per come lo ha insegnato il Concilio Vaticano II (GS 44). Da quando Cristo si è incarnato, è morto ed è risorto, non è più possibile percepire, ascoltare e vivere Dio senza al tempo stesso percepire, ascoltare e vivere il mondo. Non certo nel senso che Dio sia il mondo (e viceversa), ma nel senso che Dio ha deciso di vivere e rivelarsi nel mondo, perciò se si perde uno si perde anche l’altro; se non si trattiene ciò che c’è di buono nel mondo si perdono aspetti della bontà, del bene che Dio – in esso – è (1Ts 5,19-21).

Qui si manifesta anche il nodo dell’umanità (a partire da quella di Gesù): possiamo ancora pensare nostalgicamente al tempo andato, quasi volendo riportare indietro l’orologio, ignorando l’umanità di oggi, non accogliendo l’assunto che ciò che è autenticamente evangelico è anche autenticamente umano? Davvero pensiamo di ‘riproporre’ Cristo (e la sua divinità) senza accogliere ciò che gli uomini e le donne oggi vivono – come fece a suo tempo l’uomo Gesù, chiedendo invece una loro amputazione in cambio di un pacchetto di norme e regole entro cui definirsi ‘fedeli cristiani’?

Sarebbe invece da domandarsi se uno dei motivi della ‘crisi di fede’ che vive l’Occidente non sia proprio da cercare nel progressivo venir meno delle risposte semplici, a tratti semplicistiche, che certo cristianesimo tradizionale offriva a questioni complesse, insieme alla sua incapacità, al contrario, di scendere nel profondo, di mettersi in discussione. Quando il sapere scientifico e umanistico ha iniziato a offrire risposte che, in ultima analisi, non toccavano la fede ma che erano state considerate ‘essenziali risposte di fede’, il ‘castello di carta’ è caduto: non è forse avvenuto ciò in tema di democrazia, giustizia sociale e potere temporale della Chiesa nell’Ottocento? O di applicazione dei metodi scientifici di ricerca nel primo Novecento e, oggi, nella questione antropologica?

In tutto ciò, troppo spesso la Chiesa ha continuato a dare risposte – con un certo linguaggio –  a domande che – con quel linguaggio – nessuno più poneva (EG 41), mentre ha saputo sempre meno dare risposte alle domande vere che gli esseri umani, ‘dentro e fuori il recinto’, portano con sé – e che Cristo può incontrare nella sua Parola, nei sacramenti, nella vita comunitaria, ma anche nella vita del mondo (EG 155).

È curioso che lo stesso Matzuzzi colga questo nodo nella recente analisi di Massimo Borghesi, per il quale la Chiesa non è stata «all’altezza» del (pasoliniano?) cambiamento culturale dovuto all’avvento del consumismo individualista di stampo statunitense, offrendo in modo conservativo la  consueta «morale moralista», invece di una «proposta di vita» capace di toccare il cuore del quotidiano – nella convinzione che «quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo, sicuramente quel messaggio risponderà alle domande più profonde dei cuori» (EG 265).

Questo contenuto essenziale, però, non sarà mai la forma storica di esso, magari quella di un passato che piace a noi. In tal senso, forse, la risposta che verrà dal Sinodo tedesco potrebbe anche risultare insufficiente (come afferma Matzuzzi), ma – lo abbiamo ripetuto più volte – non si può pensare che la conversione istituzionale della Chiesa sia sempre successiva e accessoria a quella personale nella Chiesa. Inoltre, sarebbe altrettanto insufficiente una risposta legata, ad esempio, ai movimenti tanto apprezzati da Matzuzzi, ma anch’essi oggi poco floridi. Si tratta, invece, di piegare il capo sul mondo, rimboccarsi le maniche, anzi «il grembiule» (don Tonino Bello), e provare a re-immaginare e ridire insieme i temi scottanti dell’odierna antropologia e teologia, per verificare quale Dio – e quale umanità – si manifesti in essi.

 

 

16 risposte a “Cristiani senza Cristo o senza mondo?”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Per vivere secondo lo Spirito, bisogna avere il coraggio di riproporlo, ripresentarsi come è stato fatto alle origini, ma anche fino a pochi decenni fa, domandiamoci di Padre Pio, di altri frati confessori che attiravano genti le quali evidentemente erano aspiranti credenti, volevano quel dono di vita che Cristo è venuto a portare..Oggi sembra che tutto converga sullo star bene quotidiano;…..”. Voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia.? Porgete l’orecchio, venite a me , ascoltate e voi vivrete.””Parole .Non solo nei siti ma Parola a viva voce, fuori o nelle chiese vuote!!di spiritualità c’è bisogno per sopportare il peso che il mondo fa portare, risposta a chi vuol sapere perché vivere anziché lasciarsi morire. Perché vale la pena del credere in Cristo che ha dato la vita perché anche noi l’avessimo. Credere nella Sua Parola, fa miracoli

  2. Fabio Colagrande ha detto:

    Condivido con gli autori l’idea di una Chiesa che debba chinare di più il capo sul mondo. Mi sembra difficile però che le chiese possano riempirsi di nuovo solo attraverso una rinnovata teologia o antropologia cristiana o rimettendo al centro la relazione (come sostenuto da Giorgio Gawronski e Massimo Borghesi). Mi sembra difficile se si trascura la dimensione spirituale della fede. Una Chiesa che ha a lungo trascurato l’insegnamento spirituale insistendo solo su dottrina e carità e che oggi si ritrova incapace di trasmettere la sua antica sapienza spirituale a una società che ha una grande sete di pace, serenità, senso. Una Chiesa che come ricorda bene Gabriele Cossovich non sa dirci chiaramente perché e come si prega non può lamentarsi della scristianizzazione. Resto convinto che la rinascita del cristianesimo passi anche e soprattutto dalla riscoperta dell’esperienza mistica individuale, di quel monachesimo urbano prefigurato da Raimon Pannikar.

    • Elisabetta Manfredi ha detto:

      Sì manca una proposta spirituale seria, per cristiani che cercano di essere ‘adulti nella fede’. Lo percepisco da tantissimi anni ma solo ora ho capito cosa mi mancava, ora che seguo la meditazione cristiana con don Paolo Squizzato. Mi dicevo: sono sana, non povera, non drogata, non prostituta, la Chiesa cosa ha da dirmi? Oltre al chiedermi di darmi da fare per il mio prossimo, e giustamente avendo io ricevuto i 5 talenti devo metterli a frutto, ma a ME e per ME la Chiesa cosa propone? Ecco questa domanda me la ponevo quasi vergognandomi: ho tutto, cosa pretendo? Ora so che é una domanda giusta e legittima, una domanda a cui tanti rispondono cercando inevitabilmente altrove.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Cristo è risalito da dove era venuto, lo Spirito quindi è presente come ne ha dato segno. Tutto quanto di bene, buono l’uomo fa secondo la Parola,e spirito di vita del regno futuro,”Io sono Re, ma il mio regno e di un altro mondo”. Questo è il retaggio cui da cristiani siamo invitati a far continuare con l’influenza e l’aiuto dello Spirito. Esempio: è in discussione l’approvazione di una legge a difesa di ogni discriminazione contro l’omosessualità, riconoscere i diritti delle persone LGBT. Secondo autorevole voce della Chiesa, questa legge andrebbe meglio chiarita. Francamente non si comprende perché ostare a tale richiesta con tanta violenta reazione, che non osta la legge ma si ritiene debba essere meglio chiarito ogni aspetto a salvaguardia del diritto di ogni persona, perché tanti altri sono gli oltraggi alla persona umana..Voler fugare malintesi prima che norme diventino legge, sembra essere giusta richiesta, senza esplosioni di ole pro o contro.

  4. guido rapalo ha detto:

    Sono sostanzialmente d’accordo con Paola Meneghello.
    Vito Mancuso, come tanti cristiani, ha (probabilmente) concluso il suo itinerario spirituale ponendo Gesù tra i “maestri” spogliandolo, quindi, proprio della parte divina di Gesù, itinerario che molti di noi hanno percorso verso una fede adulta.
    Non sapremo mai cosa sia veramente accaduto! Sappiamo solo quello che è giunto a noi attraverso le tante e diverse voci che ci sono state tramandate più o meno correttamente e che ciascuno di noi interpreta in maniera assolutamente personale: non sono i dogmi che possono darci quella “Verità” profonda che veramente sa donarci pace e serenità intima.
    Sono convinto che Gesù non si riconoscerebbe nella cristianità di questi duemila anni ma solo nei tanti che hanno saputo vivere almeno una delle beatitudini. Questi tanti ci sono stati e ci saranno sempre, e questa “via” non ha bisogno ne di dogmi ne di essere ancorata a luoghi e culture particolari.

  5. Paola Meneghello ha detto:

    Credo che si debba cambiare, mantenendo la sostanza.
    Tornare al Vangelo, ovvio, ma spesso si dice per rivalutare il Gesù storico, offuscato dal Cristo della fede, come se uno non comprendesse l’altro.
    Alcuni dogmi paiono incomprensibili, penso ad esempio alla Resurrezione, o alla stessa Eucaristia, che da alcuni viene riconsiderata come comunione, fratellanza, perdendo il suo significato Sacro .
    Il Cristianesimo contiene Verità che parlano ancora all’uomo di oggi, e che sono anche in linea con i nuovi traguardi scientifici; certo che se la croce è solo simbolo di sacrificio e morte, e non di rinascita all’incrocio esatto tra umano e divino, e se il Dio che si fa carne, è il Cristo cristallizzato nell’unico Dio, e non lo Spirito che entra nel mondo, che va ripulito, affinché il Regno possa emergere, il nostro parlare sarà sempre più inconsistente; ci aveva provato Teillard De Chardin, non sono un’esperta, ma per capirci, credo sia quella la strada..

  6. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Il Cristianesimo moderno e’ sia senza Cristo sia senza il mondo. Nel Medioevo c’ era Cristo E il mondo , e nel Medioevo c’ erano fior di pensatori cristiani ammirati da tutto il mondo non certo chi accettava la dottrina senza pensare, c’ era il fiorire della cultura cristiana, nell’ arte nell’ architettura, nella musica, nella filosofia, nell’ odiato ( dai modernisti) Medio Evo c’era San Francesco , San Domenico, San Tommaso D’ Aquino, San Bonaventura, ecc. Guardatevi attorno : nell’ ansia di novita’ per avvicinarsi al mondo moderno i cristiani moderni hanno perso sia Cristo sia il mondo.
    Spiacenti a Dio ed ai nemici sui , direbbe Dante come Disse degli ignavi

    • gilberto borghi ha detto:

      Sono desolato per lei che non può vivere la fede vera perchè Dio l’ha fatta nascere un po’ tardi. Chieda a Lui il motivo…

  7. Marco Bassani ha detto:

    Mi associo alle lucide puntualizzazioni di Graziano Soroldoni. Condividendo pienamente la pars destruens dell’articolo, mi permetto di richiamare un tema totalmente dimenticato nella riflessione: è quello del Regno di Dio, che, mi pare, invece fosse al centro della predicazione e dell’azione di Gesù di Nazareth. Purtroppo vedo che la riflessione occidentale non ha ancora recuperato questa dimensione evangelica fondamentale. Se si dialogasse con più umiltà con le teologie del Sud del Mondo, potremmo trarne certamente beneficio.

  8. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Oggi enorme ricchezza e in mano a pochi,fa scandalo la povertà della maggior parte di chi vive di lavoro, eppure la Chiesa di ogni tempo sempre si è schierata a segnalare quello che non è benecomune: il popolo, ogni individuo che lo compone si schiera pro o contro le decisioni, magari il Vangelo, il crocifisso, e storia passata per taluni, liberta nuova di fare e creare il mondo come lo vogliamo, salvo accorgerci tardi di tutti gli errori commessi. A cosa serve entrare in chiesa, se tanto quella Parola è giudicata “la solita storia”, ci si serve però perché ancora oggi la Chiesa opera, è utile la sua Carità, che esercita!!.in tutti i campi di povertà e ad ogni livello dove il mandato ricevuto da Cristo la vuole Maestra di saggezza. Si tratta dunque di quanta fede è rimasta forte, e la domanda di Cristo stesso ha formulato a noi la risposta. Qual’e il bene e il male oggi? Siamo capaci di leggere la Verità che ci sta davanti?

  9. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Tutto vero, centrale, pieno di senso.
    Mi dà tanta soddisfazione sentirmi a casa mia, circondato da Sergio, Gilberto, Sergio, Paola, Graziano, Dario, mi consola vedere penzolare le tesi del sig. Matzuzzi, anche se mai incontrato.. Mi ricorda tanto la CC di inizio 1900 che sia col giuramento anti-modernista sia con lo spionaggio interno cercava di porre barriere a nuovi sacerdoti.. e la mia mente le accosta la CC di fine secolo sfregiata e lasciatemelo dire, imm. .. rdata da preti pedofili da skandali vatikani dalle storie ad es.delle suore irlandesi ed oggi?? Fuga.
    Questa è STORIA. Ma non serve x aprire il comprendonio a tanti. Peccato.

  10. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La Chiesa è fatta da uomini del mondo ispirati a voler vivere e far vivere altri secondo i comandamenti divini(Dio e poi il Figlio Suo). Questo mi sembra il punto,in ogni tempo ha trovato quelli che non l’hanno accolto(come ammette Gesù Cristo quando dice che se saranno odiati e perché non hanno accolto Lui). Infatti parlare di Cristo o citare la dottrina è facile, salvo interpretarla e capirla a modo proprio e come conviene ai propri interessi e di facciata ancora oggi in politica, tra persone che la cultura e nella cultura del tempo si formano. E’ il Vangelo, la via indicata da Cristo, non i viaggi extraterrestri l’uomo ha responsabilità nello scegliere e può darsi che la Verità non sempre sia il suo itinerario, sia attratto da quanto abilita e intelligenza lo portano ad esaltarsi di se stesso, a godere di stare nel mondo! piuttosto che parlare di sacrificarsi per il fine “vita eterna”.

  11. Dario Busolini ha detto:

    Lo spazio a disposizione è troppo poco per commentare adeguatamente un tema tanto vasto. Sintetizzando all’estremo, siamo vittime del preconcetto storico secondo il quale il tempo della cristianità è stato l’epoca medievale, terminata la quale sono cominciati i problemi del confronto/scontro tra la Chiesa e la cosiddetta modernità, che si sono aggravati con il passare dei secoli. Ma se si continua a tenere la testa voltata all’indietro guardando al Medioevo, a Trento, all’Ottocento, agli anni ’50 o perfino agli anni del Vaticano II, a seconda dei gusti personali, si verrà sempre meno al dovere fondamentale di ogni cristiano di confrontarsi non con la “modernità” (o con la “post-modernità” che è anche peggio) ma con la propria contemporaneità, cioè con il tempo concreto e presente in cui ciascuno di noi è stato chiamato alla vita. Questo tempo presente dobbiamo cercare di capire e alle sue domande dobbiamo rispondere, per quanto possiamo.

  12. Graziano Soroldoni ha detto:

    La crisi della chiesa è cominciata quando l’imperatore Costantino l’ha cooptata e essa ha adottato la struttura di potere propria dello stato imperiale. Ha divinizzato Gesù e ha finito per sminuire radicalmente la sua umanità. Il potere politico-religioso dell’ebraismo aveva liquidato Gesù, proprio perchè predicava un Dio che poneva il suo tempio nell’umanità da costruire secondo amore e giustizia.. La teologia si è inventata la dottrina sacrficale di Gesù morto per volontà stessa di Dio, per espiare i peccati del mondo. E ricostituiva la religione del tempio, abrogata da Gesù. La fede è diventa in un corpo di dottrine immodificabili da accettare senza pensare, non un modo di vivere in comunione vitale con Gesù. Questa dottrina mummificata, non più aperta all’evoluzione culturale della storia, non parla più agli uomini di oggi. La chiesa deve ritornare al Gesù integrale dei vangeli se vuol sopravvivere.

  13. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    1) cieco non far risalire la crisi all’abisso che si è creato tra CC e mondo.
    2) inutile ribadire che il sistema di controllo precedente era del tutto anti-cristiano, TN incluso. Perdita di tempo.
    3) colpa della Scienza?? Di quella di cui molti predicano la FINE?? NON lei ha rubato il posto, ma la CC non ha msg.
    4) e il msg CRISTIANO non è x il MONDO, quindi inutile dargli la colpa, ma all’UOMO.
    E’ STATO COMODO finché si controllava il sociale, lo stesso modo di pensare!, Sentirsi bravi e vincitori… Ma…
    5) in positivo?? Semplice a dire.
    Il mondo, l’umanità che lo anima oggi ha BISOGNO urgente, assoluto, sopra TUTTO di rendere viva visibile luminosa condivisa la stessa umanità sostanza senso e destino che accomuna la emarginata che vive in un garage e piscia nel tombino ed un Bill qualsiasi pieno di $ e opere di bene ma che manco riesce a trovare neanche il legame con ka compagna di tanti anni.

  14. Paola Buscicchio ha detto:

    Il Cristianesimo delle origini era molto vicino all’evento del Cristo morto e risorto e per questo le prime comunità erano in grado di riconoscere il valore salvifico della presenza di Cristo nella storia del mondo e portarne diretta testimonianza.
    Con il tempo a poco a poco l’esperienza viva del risorto è diventata un debole ricordo. È stata via via perduta anche tra il popolo la centralità della Sacra Scrittura mentre nelle chiese la liturgia è diventata sempre più complessa e incomprensibile alla gran parte dei fedeli che non potevano certo attingere alla comprensione dei documenti conciliari.
    Mentre la Chiesa promungava decreti, costituzioni, norme ecc.. i fedeli desertavano le chiese perchè in esse non sentivano più la presenza del Maestro.
    Siamo in un certo senso arrivati ad una crisi di fede nelle strutture non certo del messaggio evangelico.
    Ripartire si può. Da dove? Ma dall’inizio!

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