Come un libro aperto

Tutti abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione del desiderio
26 Aprile 2021

 

 

Come un libro aperto

 

Dopo la Sua Risurrezione, Gesù appare ai discepoli che erano riuniti nel primo giorno della settimana e annunzia loro la pace, mostrando loro le mani e il fianco.

In quella circostanza mancava uno degli Apostoli: Tommaso. Questi, quando si ricongiunge ai fratelli e ode il racconto dell’apparizione del Risorto, con la franchezza che lo caratterizza, dichiara che, quanto a lui, non avrebbe creduto finché non avesse visto con i suoi occhi Gesù Risorto e non avesse messo il suo dito nel segno dei chiodi, che attraversarono le mani e i piedi di Gesù, e la sua mano nel costato che Gli era stato aperto dal colpo di lancia sulla Croce. Ebbene, otto giorni dopo, mentre i discepoli erano nuovamente riuniti e questa volta era presente anche Tommaso, Gesù appare in mezzo ad essi e, conoscendo i pensieri di Tommaso, si rivolge a lui dicendogli di mettere il dito nelle sue piaghe e la mano nel suo costato e di non essere più incredulo ma credente. Dio legge nei nostri pensieri come in un libro aperto. Questo è meraviglioso! (E terribile insieme!). Ciò significa che tutto ciò che di bello (ma anche di brutto) attraversa la nostra mente: Dio lo conosce. Non è possibile nascondersi agli occhi di Dio, occultargli i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni, perché Lui conosce ciò che pensiamo e ciò che facciamo e lo conosce nei minimi dettagli.

Se in qualsiasi istante facciamo un atto d’amore a Dio, questo raggiunge subito il suo cuore, come una freccia. La stessa cosa se eleviamo una supplica o una preghiera per i nostri cari, per esempio, o per quanti ci hanno fatto del bene, per quanti ci hanno fatto soffrire o per coloro a cui noi abbiamo causato sofferenza.

Dio ci vede e ci conosce nell’intimo. Cerchiamo dunque di pensare sempre cose buone, come ci esorta la Scrittura: “Tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. E il Dio della pace sarà con voi.”

Il desiderio di Dio è scritto nel nostro cuore, perché siamo stati creati da Dio e per Dio; Dio non cessa di attirarci a Sé e soltanto in Dio troveremo la verità e la felicità che cerchiamo senza posa. È vero, spesso i nostri desideri si orientano verso beni concreti, talvolta tutt’altro che spirituali. Ma che cosa può saziare veramente il nostro desiderio?

“L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare.” (Benedetto XVI)

Ogni desiderio che si affaccia al nostro cuore, si fa portavoce di un desiderio più profondo che non può essere saziato dalle cose di questo mondo.  Spesso siamo tentati di fermarci alle cose piccole, a quelle che danno una soddisfazione ed un piacere “a buon mercato”, a quelle cose che appagano per un momento, cose tanto facili da ottenere, ma che alla fine si rivelano illusorie. In realtà abbiamo bisogno di un’unica cosa che tutto contiene, ma prima dobbiamo imparare a riconoscere, anche attraverso i nostri desideri e i nostri aneliti superficiali, ciò di cui davvero abbiamo bisogno, ciò che veramente vogliamo, ciò che è in grado di appagare pienamente il nostro cuore. Dio è venuto nel mondo per risvegliare in noi la sete di “cose grandi”. Nulla di finito può colmare il nostro cuore. Impariamo a tendere verso quel bene di cui avvertiamo profonda nostalgia nel nostro cuore e non lasciamoci abbattere dalla fatica o dagli ostacoli che possono provenire dal nostro peccato.

Anche se ci troviamo nell’abisso del peccato, Dio non ci abbandona e non lascia che nel nostro cuore si spenga quella scintilla che ci permette di riconoscere il vero bene e di cominciare, con il Suo aiuto, un cammino di conversione. Tutti, del resto, abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione del desiderio, per imparare a desiderare le cose buone, a desiderare, in fondo, Dio stesso. Siamo pellegrini verso la patria celeste, verso il Bene pieno ed eterno. Non si tratta, dunque, di soffocare il desiderio che è nel nostro cuore, ma di liberarlo, affinché possa raggiungere la sua piena realizzazione.

 

 

Una replica a “Come un libro aperto”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Questa è una “buona parola” dare spazio a liberarci dalla zavorra di una tendenza alla critica, ad accomunare ilpensaredi molti in rabbioso sentire contro tutto. Questi che arringano folle di semplici si rivelano per non avere nessuna di quelle finalità per le quali aprono bocca, solo puntando su disagiate situazioni nelle quali vivono tanta gente che così si liberano di angosce è però insultando e creando sommosse non arrivano a ottenere il bene che aspirano. E oggi, questo modo di liberarsi del proprio veleno fa presai, C’e tendenza a rendere vivace il dialogo, per fare più l’ascolto eppero tutto rimane con gli stessi dubbie più che aver lasciato uno spiraglio a ponderazione e generare positività non solo introdotta e supposta. Per questo è un esempio la Parola di un Papà come quella da un Presidente in carica che ci fa sentire più speranzosi e ispirante ad avere fiducia

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