Come un faro e come le stelle, più di un faro e più delle stelle

A poco più di dieci giorni dalla Beatificazione di Rosario Livatino ci interpella il suo essere "credente credibile" e mette a nudo il nostro essere "credenti incredibili"
25 Maggio 2021

I santi e i beati sono come un faro che non fa luce per sé, ma per indicare la via. Sono come le stelle che brillano di luce propria, ma illuminano il cielo per tutti. Sono tanti e diversi, alcuni persino unici come nel caso di Rosario Livatino che è il primo giudice beato nella storia della Chiesa! Gli uomini della “Stidda” lo hanno ucciso per il suo profondo senso di giustizia ispirato dalla fede, pensando nella loro profonda ignoranza umana e religiosa che non gli avrebbe più dato problemi, ed invece come sempre “il seme che muore porta frutto”. E il più visibile frutto tra questi è che dopo trent’anni ne parliamo e scriviamo non come di un morto ammazzato, bensì come di chi vive col Risorto e lo indica alle donne e agli uomini di buona volontà. Ora, però, mettendo da parte per un attimo il suo essere magistrato, dobbiamo interrogarci su cosa il nuovo beato, da “credente credibile”, testimonia ai cristiani del nostro tempo.

Pensiamo al suo andare in chiesa quotidianamente prima di recarsi in tribunale a lavorare, alla sua presenza “anonima” in quel banco in fondo alla navata, tanto che il parroco lo riconoscerà solo dopo l’assassinio dalla foto sui giornali. E noi? Siamo solo i fedeli domenicali più o meno puntuali all’inizio della celebrazione e pronti allo scatto in pole position in uscita alla fine della messa?

Pensiamo alla sua preghiera dinanzi al corpo di un delinquente ucciso, comunque un uomo, mentre noi facilmente ci agitiamo per “la pagliuzza nell’occhio dell’altro”, siamo facili a pensare o a dire “se lo è meritato”, quando non gli si augura persino di andare all’inferno.

Pensiamo al fatto di aver ricevuto la Cresima da adulto, sì, un beato che è arrivato “tardi” alla Confermazione, possibile mai? In effetti smonta molte delle nostre strategie catechistiche, il nostro modo di ingabbiare i cammini di fede e gli itinerari di iniziazione cristiana.

Aggiungiamo pure la sua partecipazione attiva a tutti gli incontri di catechesi insieme agli altri, senza chiedere sconti sul tempo della preparazione, mentre facilmente noi sbuffiamo per un’ora a settimana. E che dire della richiesta al catechista di consigliargli dei libri da leggere per approfondire, dinanzi al nostro sentirci spesso già arrivati e dell’accontentarci delle briciole.

Pensiamo ad un non breve periodo di buio della fede e di allontanamento dall’Eucaristia per una crisi nel rapporto con Dio, a confronto della tanta leggerezza con cui a volte ci si accosta alla Comunione la domenica.

Pensiamo alla sigla S.T.D (Sub Tutela Dei) ovunque nelle sue agende, e magari ci viene da affermare ironicamente “davvero lo hai protetto bene, Signore!” oppure “non potevi fare di più?”, come se le croci che portiamo fossero solo un ornamento, prive del significato più alto e svuotate della prospettiva pasquale; quasi che concediamo davvero alla morte l’ultima parola, dimenticando la resurrezione.

Ecco, i santi, i beati, e in questo periodo specialmente Rosario Livatino, sono qui per ricordarcelo, più di un faro e più delle stelle!

3 risposte a “Come un faro e come le stelle, più di un faro e più delle stelle”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Lasciamo stare i santi, persone che sembrano da Dio stesso segnati, ma a domandarci se sia sufficiente definirsi cristiani per essere battezzati e anche istruiti ? O non invece anche di testimonianza come credenti, distinzione di un agire nella normalità di vita quotidiana, di amore verso il prossimo. Sorge il dubbio quando si legge nel caso del disastro teleferica che il gestore esce con un dire: “risarcirò le vittime”!! Viene i brividi solo il pensarlo, da senza senso il poter risarcire con denaro o altro il dolore di chi ha perso persone care, persone che non sono più! Così in tutti quei casi dove la vita, lavoro compreso, dove persona umana e in discussione, Come si gioisce a salvare una vita alla nascita, al sostenerla oltre ogni possibilità,così altrettanto è il dolore nel perderla. Non è cosa la vita di Cesare, ma da unDio, è tale un uomo da ogni altro essere vivente che merita ogni riguardo e rispetto, tanto più se si parla da cristiani .

  2. Agnese T. ha detto:

    ” Credente credibile” Una rarità nella chiesa che predica, scrive, insegna…
    Papa Francesco giorni fa lo ha detto a più riprese recando un certo fastidio ai suoi interlocutori:” Cosa servono tanti lavori, articoli, pubblicazioni ecc .. se non intercettano la gente”
    Quanto spreco inutile…. inutile perché se le parole belle sono funzionali alla solita casta e non riflettono un serio impegno di vita non sono credibili.
    Grazie per questo articolo!

  3. Paola Buscicchio ha detto:

    Coloro che ci hanno voluto bene sono come le stelle che illuminano il nostro cielo.
    Chi ama lascia un segno indelebile nel cuore degli altri, diventa luce x il cammino di tanti.
    Perchè siamo tanti ad aver mosso i primi passi nella fede ma alcuni ci precedono come fari nella notte.
    Non brillano di luce propria ma di quella di Cristo che è la stella più brillante del cielo: la stella polare, quella che orienta i naviganti.
    Allora solchiamo i mari alla ricerca di una nuova terra…

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