Clericalismo e sacerdozio ordinato

Occorre che il sacerdozio battesimale venga riscoperto e valorizzato. Per fare questo occorre 'debellare' il clericalismo che ha sminuito e sottovalutato "la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente".
16 Aprile 2021

Non sono pochi i settori della dottrina tradizionale della chiesa che appaiono  essere autoreferenziali. Ad esempio, la dottrina riguardante il sacerdozio cosiddetto “ordinato” e quella afferente l’intera ministerialità ecclesiale non sono state elaborate e definite con il contributo dell’intero Popolo di Dio, ma sono opera di una componente della chiesa, la componente clericale. È il clero che ha stabilito cosa è il clero, quali siano i suoi poteri e come accedere allo status clericale. Questo, a mio avviso, è il significato di autoreferenziale.

Tale operazione di autoreferenzialità non è avvenuta improvvisamente in un preciso periodo storico, ma si è sviluppata attraverso un lungo processo che si chiama sacerdotalizzazione della chiesa o anche clericalismo. A partire dal terzo/quarto secolo (come affermano i moderni studi esegetici e teologici) si è formato in seno alle comunità uno stato di vita esclusivo ed escludente che chiamò se stesso stato clericale. La parola “clero” significa “porzione messa a parte” ed indica la condizione di separatezza sacrale che il clero si è autoattribuito. A partire quindi da quel lontano periodo storico (complice la famosa svolta costantiniana) il clero rompe la comunione ecclesiale separandosi, ovvero sacralizzando le persone, sacralizzando i luoghi, sacralizzando gli oggetti ed i riti, sacralizzando i tempi liturgici, sacralizzando ogni cosa.

Ciò che nei primissimi secoli era stato superato, ovvero ogni condizione di separatezza che si frapponesse tra Dio e la comunità (visto che nelle prime comunità vigeva la pari dignità sacerdotale, regale e profetica, nel senso che tutto il popolo partecipava in maniera ugualitaria a Cristo Re, Sacerdote e Profeta), quello che aveva distinto la grande novità cristiana con il superamento delle vecchie concezioni sacerdotali del popolo ebraico, la grande svolta nella maniera d’intendere la vita di fede come fede laica e libera dalle istituzioni religiose e dai “codici di separatezza rituale, sociale, sessuale ed etnica”, ebbene tutto ciò venne abolito e venne ripristinato gradualmente il sacerdozio sacrale come ruolo di mediazione tra Dio e l’umanità.

Mai era stato utilizzato nelle prime comunità cristiane il termine sacerdote per indicare uno specifico carisma-ministero. Nessun ruolo ministeriale era chiamato “hiereus”, ovvero sacerdote. Solo Cristo era il Sommo Sacerdote oppure era l’intero popolo designato come sacerdozio regale (basileion hiretauma), ma mai un singolo individuo. Nemmeno nei momenti cultuali chi presiedeva l’assemblea (che poteva essere anche il padrone o la padrona di casa) era indicato con la parola sacerdote. Solo a partire dal terzo secolo troviamo per la prima volta il vescovo chiamato sacerdote.

Fu l’inizio del processo di sacerdotalizzazione ovvero l’inizio del clericalismo. Da allora il nascente clero (precisamente coloro i quali si facevano chiamare presbiteri ed episcopi) opera una progressiva sacralizzazione del potere che possiamo distinguere in tre distinti e coevi elementi. Uno: la separazione del clero dalla comunità e l’avvio del sistema di separatezza sacrale. Due: l’elevazione del clero sopra la comunità con la progressiva formazione della piramide gerarchica. Tre: la monopolizzazione dei carismi-ministeri nelle mani del clero e la conseguente esclusione-discriminazione dei laici, specialmente delle donne, da ogni ruolo ruolo ministeriale.

Sin da quando la chiesa inizia a clericalizzarsi ogni attività viene ad essere influenzata e determinata dal clero: la teologia diventa appannaggio del clero, il diritto diventa di competenza clericale, la liturgia e le strutture ecclesiali sono modellate sulle esigenze del clero. Ecco dunque che nei secoli successivi viene elaborata la dottrina del sacerdozio ordinato, il carattere indelebile, stabilite le forme e le regole dell’ordinazione. Il concetto di potere domina ogni cosa. Alla potestas ordinis viene associata la potestas jurisdictionis. Il clero diventa il depositario del potere di consacrare e del poter di rimettere i peccati. I passi scritturistici vengono interpretati in modo tale da fornire legittimazione al sistema di potere (nettamente estraneo al Vangelo) che si andava erigendo.

Da qui alla plenitudo potestatis del papa il passo è breve. Dal papa, vicario di Cristo, si faranno discendere tutti i poteri nella chiesa. Il papa giudica tutti e non è giudicato da nessuno. E lo stesso fa il vescovo a livello locale, tant’è che ancor oggi nel codice di diritto canonico i fedeli diocesani vengono indicati come “sudditi” del vescovo. Nella chiesa locale il vescovo decide tutto su tutti e non esiste alcuna partecipazione dei laici nel governo della diocesi. Lo stesso, ad un livello inferiore, avviene per il parroco nella parrocchia: ancor oggi nessuna partecipazione dei laici, se non come occasionale collaborazione qualora il parroco ne avesse bisogno. Anche in sede magisteriale non sussiste alcuna codeterminazione del Popolo di Dio nella definizione della dottrina: solo il magistero gerarchico, composto da soli chierici, stabilisce ed emana gli articoli del catechismo e le norme giuridiche, senza concorso alcuno dei laici, nessun uomo e nessuna donna possiedono autorità magisteriale, il sensus fidei è negletto.

Ecco che il triplice munus battesimale (tutti i battezzati sono re, sacerdote e profeta) viene ad essere annullato ed assorbito nelle prerogative del clero. Solo il clero assolve la funzione regale (ovvero solo il clero decide e comanda, ai laici tocca solo ubbidire), solo il clero assolve la funzione sacerdotale (ovvero solo il clero amministra i sacramenti ed ai laici tocca assistere passivamente ai riti liturgici) e solo il clero assolve la funzione profetica (ovvero solo il clero insegna e stabilisce la dottrina, solo il clero è magistero ed i laici ricevono ubbidienti tale insegnamento senza alcuna possibilità di concorrere nel definirlo). Questa è la tradizionale dottrina della chiesa per come è stata elaborata dal clericalismo. Questo è il significato dell’autoreferenzialità ecclesiale.

“Ne risulta che la Chiesa è per sua natura una società ineguale, cioè una società formata da due categorie di persone: i Pastori e il Gregge, coloro che occupano un grado fra quelli della gerarchia, e la folla dei fedeli. E queste categorie sono così nettamente distinte fra loro, che solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l’autorità necessari per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalità sociali; e che la moltitudine non ha altro dovere che lasciarsi guidare e di seguire, come un docile gregge, i suoi Pastori”. Le parole di Pio X nella Vehementer nos del 1906, riassumono il quadro del clericalismo per come si è andato configurando nei secoli.

Una tale situazione, così lontana dalla prassi delle prime comunità, non poteva che sollevare dei moti di riforma. Questi ci sono sempre stati ed hanno provocato due tipi di reazione da parte della chiesa. Essa: o li ha cooptati nel suo seno (molti movimenti di rinnovamento son partiti dagli ordini religiosi e ben preso sono stati neutralizzati dall’istituzione) oppure li ha espulsi e li ha dichiarati eretici (giusto per fare due nomi: Valdo e Lutero). Nel secolo scorso invece il rinnovamento giunse ad influenzare la chiesa sin nei suoi vertici e, grazie al Concilio Vaticano II, è stata avviata una opera di riforma.

Oggi il termine clericalismo è stato sdoganato da papa Francesco e lo “spirito del concilio” ha ripreso vigore. La declericalizzazione della chiesa, seppur tra luci ed ombre, ha iniziato a farsi strada. Ovviamente il processo è lungo e molto faticoso perchè secoli e secoli di potere clericale non possono essere cancellati nell’arco di pochi anni. Come disse Karl Rahner, il concilio è stato “l’inizio di un inizio”. Il percorso è stato tracciato, un dinamismo si è messo in moto verso una chiesa-comunione composta da uomini e donne che vivono consapevolmente il loro battesimo e con dignità partecipano del triplice ufficio di Cristo (tutti siamo re, sacerdoti e profeti). Finalmente la gerarchia si è accorta che qualcosa di grave era successo e che occorre riformulare la dottrina, revisionare il codice canonico, riformare la liturgia.

Come scrive Francesco nella sua Lettera al Popolo di Dio: “abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita. Ciò si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa – molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza – quale è il clericalismo, quell’atteggiamento che non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”.

Si prospetta un cammino sinodale (in Italia ed altrove) che solleciti in noi (in primis ai presbiteri ed ai vescovi) la consapevolezza di essere docili strumenti dello Spirito per ricostruire una dimensione di laicità ecclesiale che nel corso dei secoli il clericalismo ha mortificato. Occorre ridare personalità al Popolo di Dio, quella personalità che il clericalismo ha annullato. Occorre che il sacerdozio battesimale venga riscoperto e valorizzato, e per fare questo occorre debellare il clericalismo che ha sminuito e sottovalutato “la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente”.

28 risposte a “Clericalismo e sacerdozio ordinato”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    @ sig.Menghini
    A non è A negato. Dice lei e Aristotele.
    Se, e sottolineo il SE, stessimo parlando di cozze e patate, avreste ambedue ragione..
    MA stiamo parlando, se abbiamo Fede, di Dio, con la D majuscola.
    E da secoli ci diciamo che è sommamente buono ma anche onnipotente.
    Mai riflettuto sulla Shoah?
    Deduzione minima, terraterra: x Lui nn vale il PDNC.
    Sub-deduzione: la ns. FEDE non si misura sulla base di codici e statuti.
    Quindi… Smettiamola di attaccarci a concetti e sposiamo TOTALMENTE solo LUI. Lui Persona
    .e riflettiamo anche sul PERCHÉ siamo l’unica religione al mondo siffatta! Magari così la smetteremo si assomigliare alle altre. Ricorda le parabole del Regno.. perla, ecc??

    • Claudio Menghini ha detto:

      Cristo è Logos. Logica. Verbo cioè parola ordinata. Quello che lei esprime in teologia ha un nome preciso, si chiama de-ellenizzazione, ripudio della razionalità che il cattolicesimo ha ereditato dal pensiero greco. E’ una terribile disgrazia.
      Concilio Vaticano I, Costituzione dogmatica Dei Filius:
      http://www.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html
      «Ma sebbene la fede sia superiore alla ragione, pure non vi può essere nessun vero dissenso fra la fede e la ragione, poiché il Dio che rivela i misteri della fede e la infonde in noi è lo stesso che ha infuso il lume della ragione nell’animo umano; Dio non può quindi negare se stesso, né la verità contraddire la verità.»

      Legga San Tommaso, legga la costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano 2°, legga l’enciclica Fides et Ratio di San Giovanni Paolo II, legga i discorsi di Benedetto XVI, legga il Catechismo.

  2. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Buttiglione, ma se ora la Chiesa di oggi contraddice quella di ieri, allora cosa impedisce che in futuro la Chiesa di domani contraddica quella di oggi?

    Allora vorrebbe restare a quando accettava l’aborto fino a tot gg??
    Una è la Parola, molte le interpretazioni, le inculturazioni..
    Ma se cerca Lui ne incontrerà UNO SOLO, lo chiami Dio, lo chiami Spirito, lo chiami Gesù Cristo. lo chiami Padre come nella magnifica Padre della Notte di Cammeriere sentita stamane all’alba su RaiTre.

    • Claudio Menghini ha detto:

      “in nessun altro c’è salvezza; non vi è altro nome nel quale possiamo essere salvati” (AT 4:12)

      Sig. Buttiglione se la Chiesa per 2000 anni ha predicato una verità infallibile, ora non può buttare tutto e dire abbiamo scherzato, non era infallibile, potevamo sbagliare ieri e oggi e domani.
      Quel che non è stato dichiarato infallibile (es. il Limbo) può eventualmente essere corretto, mi sta benissimo; ma il nucleo dottrinale del depositum fidei (ben noto a chi ha un minimo di cultura teologica), quello no. Se la Chiesa ha sbagliato su quello, allora ha sbagliato su tutto, dunque non è più credibile. E perché dovrei ancora ascoltarla? Non siamo più cattolici e buonanotte.

      Ciò che il sig. Coco predica si chiama storicismo, è incompatibile col cattolicesimo. Non si può pretendere di dirsi cattolici e poi negare le fondamenta. A non è Non-A. Si contraddice non solo la fede ma anche la ragione.

      • Salvo Coco ha detto:

        Sig. Menghini, invece di sentenziare e di comminare scomuniche, perchè non scende dal trono dove si è assiso e prova ad entrare nel merito delle questioni ? E non utilizzi beceri stratagemmi retorici tipo quello di denigrare l’avversario manipolandone il pensiero. Nel mio articolo non ho mai negato il fondamento della fede in Cristo. La smetta di offendere la sua intelligenza e quella altrui.

      • Claudio Menghini ha detto:

        Sig. Coco, sono già entrato nel merito fin dal principio. La separazione tra sacerdozio ordinato e battesimale è depositum fidei e magistero infallibile. Negare il magistero infallibile è negare il fondamento della fede cattolica, che non è semplicemente “fede in Cristo”, ma proprio in Cristo così come infallibilmente rappresentato dalla Chiesa. Affermare una perpetua e illimitata riscrivibilità del magistero, senza punti fermi e senza paletti, è esattamente storicismo, che è logicamente incompatibile con il cattolicesimo. Se uno vuol rifiutare il magistero infallibile, liberissimo!, ma allora poi non venga a prenderci in giro dicendo di essere cattolico, perché sarebbe una totale contraddizione: vada piuttosto a fondarsi la sua ennesima comunità protestante, tanti auguri e se la vedrà col Padreterno.

  3. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    È vero!
    Le distanze con i fratelli protestanti, in particolare con i valdesi, si sono ridotte molto negli ultimi decenni. Basti citare la Charta oecumenica, la Dichiarazione sulla giustificazione e molto altro. Ma oserei dire che ancor più è stato il contatto umano.. ( guarda caso al centro dell’Evangelo..🔥). Ad es. con il Pastore Ricca incontrarlo e volersi ben e è stato un tutt’uno, parlare della Madonna con Garrone mi ha fatto cadere tanti pregiudizi..
    Ma con un anelito alla razionalità chiedo se quello che è successo non significa anche che NOI avevamo sbagliato.Su tante cose. A cominciare dalla Parola.
    E sarebbe “cristiano” ammetterlo invece di continuare a dare del protestante a chiunque voglia procedere a cervello attaccato e sguardo a 360°. Come Bonaiuti.

    • Claudio Menghini ha detto:

      Sig. Buttiglione, ma se ora la Chiesa di oggi contraddice quella di ieri, allora cosa impedisce che in futuro la Chiesa di domani contraddica quella di oggi?

      • salvo coco ha detto:

        Sig. Menghini, la chiesa procede nella storia e la storia ci insegna (sufficiente consultare un qualsiasi libro non apologetico di storia della chiesa) che moltissime volte in passato la chiesa ha corretto i suoi errori, anche di natura dottrinale. Quindi come ieri ha corretto l’altroieri ed oggi ha corretto ieri, è del tutto naturale che domani correggerà l’oggi. Non solo la chiesa ha più volte corretto sè stessa, ma ha anche chiesto scusa dei suoi errori.

  4. salvo coco ha detto:

    Umberto Castagna, i suoi timori sono i timori dei tradizionalisti che avversarono il concilio e che scorgono nelle riforme della chiesa un cedimento della stessa al mondo moderno. Sono timori infondati perchè la chiesa si è sempre incarnata nella storia per rendere esperibile il messaggio di Gesù Cristo. 60 anni fa con il concilio essa si è rivolta alla modernità ed oggi siamo in piena fase di transizione con Francesco che ci sollecita ad essere più generosi e più coraggiosi nell’affrontare questo cambiamento epocale. Non abbia paura, sig. Castagna, a vivere la fede nei tempi nuovi. Tenga conto che la chiesa cattolica ha davanti a sè un cammino di declericalizzazione se vuole essere fedele al suo compito. Un cammino da compiere insieme alle altre chiese per dare una testimonianza di comunione e di servizio agli uomini ed alle donne del nostro tempo.

  5. Umberto Castagna ha detto:

    Sono un (ex?) sacerdote francescano, oggi 90enne, sposato con figli e nipoti, fedele nel cuore se non sempre nella vita. L’articolo di Coco mi ha dapprima fortemente interessato, l’ho molto apprezzato nella disanima storica, poi lentamente allarmato. Lentamente vi ho riconosciuto tutti i fondamenti del protestantesimo con la dissoluzione del cristianesimo, prima europeo e poi tragicamente americano con le sue cappelle sparse per tutta l’America con un cristianesimo per ciascuna cappella. Ho letto attentamente anche tutti i commenti, molti dei quali ricordano all’autore parole chiare di Gesù nell’affidamento della sua chiesa a Pietro e agli apostoli e la storia di quei primi trecento anni. Non sono un teologo, ma sto (come si dice) “sul confine” perché sono aperto senza timori anche al dubbio, come ricerca della verità. Attendo una continuazione della discussione: Temo si voglia far dire a Francesco più di quel che lui pensa. Sono con voi a cuore aperto, ma vigile.

  6. salvo coco ha detto:

    Il sig. Menghini, da buon conservatore, ci suggerisce di rientrare nei ranghi del catechismo, mentre Francesco, sulla scia del dinamismo conciliare, ci sospinge verso una chiesa “in uscita”. Meno male che Francesco c’è, dipendesse dai tradizionalisti saremmo ancora a farci circoncidere prima di diventare discepoli di Cristo. Una domanda: visto che ribadisce la differenza ontologica del clero rispetto ai laici e visto che ignora come vivevano la fede le prime comunità cristiane, il sig. Menghini chissà cosa intende per clericalismo.

    • Claudio Menghini ha detto:

      Il dinamismo conciliare ha esplicitamente abolito il sacramento dell’Ordine? No. Né avrebbe potuto farlo, visto che parliamo di depositum fidei, intoccabile a meno che non si voglia scatafasciare a catena tutto il cattolicesimo (lo si vuole?).

      Clericalismo è l’esagerata ammirazione per i preti, la convinzione che i preti abbiano sempre ragione (non l’hanno) e vadano sempre in paradiso (non ci vanno, come ben ci insegna Dante). Un prete che tradisce la dottrina, un prete che per dolo o negligenza invece di portare le anime in paradiso le conduce all’inferno, è un pessimo prete. Anche un laico ha il diritto di rimproverare preti di tal genere, e ricordare loro che Dio li giudicherà.

      • salvo coco ha detto:

        No, sig. Menghini, il clericalismo non è per nulla quello che lei indica. Si legga la “Lettera al Popolo di Dio” di Francesco (20 agosto 2018) e dia un’occhiata a quanto ha detto il papa sul tema. Si accorgerà che il clericalismo, purtroppo, è qualcosa si diverso da quello che lei dice.

  7. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Sacerdote, Melchisedek, ministro ma non bastava Giovanni e la Parola?
    Cuciono sugli Apostoli vestiti Vescovili, magari porpora cardinalizi, si dimenticano poi del primus inter pares ma soprattutto si dimenticano…. S E R V I !!!
    e come dice il buon Beretta cercano di rivestire il Buon Pastore, il nostro amatissimo e umilissimo Gesu’, che mai e poi mai ha chiesto di essere messo su piedistallo… ma solo di CREDERE in Lui, lo hanno rivestito di sfolgoranti panni sgargianti…. Ma davvero stiamo scherzando?? io dovrei credere a Gesù perchè era BELLO??
    La bellezza salverà il mondo?? ma quale, quando, come??
    Gesù è ALTRO. qualunque limite crediate di imporgli. E’ altro. FATEVENE UNA RAGIONE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

  8. Mauro Castagnaro ha detto:

    In realtà il problema non sta nella scelta tra “organizzazione” versus “massa indistinta di credenti”, ma nella questione se chi svolge incarichi di responsabilità nella comunità cristiana debba essere essenzialmente “sacerdote” (quindi figura ontologicamente diversa dagli altri fedeli, in quanto “separato” da essi) o “ministro” (quindi figura ontologicamente non diverso dagli altri fedeli, ma che svolge a loro beneficio un particolare “servizio”).

    • Claudio Menghini ha detto:

      Buongiorno sig. Castagnaro. A questo problema la dottrina cattolica ha già dato una risposta: l’Ordine è un sacramento che imprime nell’anima un carattere indelebile. Dunque sì, il sacerdote è “ontologicamente” separato dai laici.

      Il che ovviamente non fa di lui agli occhi di Dio un privilegiato o un super-uomo (anzi, più di altri il prete è a rischio della dannazione, perché a chi fu dato di più sarà chiesto di più).

  9. Mauro Castagnaro ha detto:

    “Sentite bene: essa subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII. Vi furono numerosi martiri, i membri del clero furono espulsi e migliaia di fedeli furono uccisi. In Giappone non c’era più nessun prete, tutti sono stati espulsi. Allora la comunità si ritirò nella clandestinità, conservando la fede e la preghiera nel nascondimento, e quando nasceva un bambino, il papà e la mamma lo battezzavano, perché tutti noi possiamo battezzare. Quando, dopo circa due secoli e mezzo, i missionari ritornarono in Giappone, migliaia di cristiani uscirono allo scoperto e la Chiesa poté rifiorire. Erano sopravvissuti con la grazia del loro battesimo! Ma questo è grande, eh? Il popolo di Dio conserva la fede e va avanti! Avevano mantenuto, pur nel segreto, un forte spirito comunitario, perché il battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma erano sempre membra del Popolo di Dio, della Chiesa. Possiamo imparare tanto da questa storia!”.

  10. Mauro Castagnaro ha detto:

    L’affermazione “Senza una chiesa gerarchica e strutturata, vescovi, presbiteri, diaconi, il messaggio di Cristo non sarebbe sopravvissuto a una o due generazioni” è smentita dalla storia, per esempio, della comunità cristiana in Giappone, come ha ricordato lo stesso Papa all’inizio del 2014 nella seconda di un breve ciclo di catechesi dedicate ai sacramenti cristiani:

  11. Salvo Coco ha detto:

    Sig. Menghini, tra i tanti testi che potrei suggerirle di leggere, ne cito solo uno. È di Romano Penna, “Un solo cuore” ed. Carrocci. Contiene una abbondante bibliografia. E quindi può approfondire ulteriormente. Buona lettura

  12. Claudio Menghini ha detto:

    Vorrei capire donde l’autore tragga questa nozione dei primissimi secoli cristiani come di un periodo senza sacerdozio ministeriale, tutti uguali senza separazioni, addirittura (bum!) “la fede laica”… sì, nel Mediterraneo del primo secolo!

    Eppure la specificità del Sacramento dell’Ordine è depositum fidei, eppure Cristo istituì chiaramente una cerchia di apostoli distinti dagli altri discepoli, eppure già nelle primissime comunità cristiane vi erano uomini specificamente dedicati (AT 6:4) “alla preghiera e al ministero della parola”.
    I libri neotestamentari (che non sono stati certo inventati a tavolino nel IV secolo, vedasi il canone muratoriano) evidenziano palesemente l’esistenza del sacerdozio ministeriale fin dall’inizio della Chiesa Cattolica.

    Una nozione di cristianesimo dove tutti sono sacerdoti e nessuno è sacerdote esiste già, si chiama protestantesimo, e non fa parte del cattolicesimo.
    Fatevene una ragione.

  13. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Se molti fratelli mostrano difficoltà nell’argomentare “razionale”.. quanto è dovuto al modo portato avanti dalla CC? Non devi leggere questo!!! Ecco l’Indice e il Sant(?)Uffizio!!
    Non puoi pensare quello!!! Ecco la Santa (?) Inquisjzione.. Dogma, tutto è dogma e sei obbligato a credere senza fare domande.Avere dubbi è opera di S.
    Così succede di leggere:
    “Senza una chiesa gerarchica e strutturata, vescovi,presbiteri, diaconi , il messaggio di Cristo non sarebbe sopravvissuto a una o due generazioni”
    dimostrando di ignorare la Chiesa ortodossa ma soprattutto che al centro della Parola e dell’annuncio c’è solo Cristo.
    Scrivere che il Suo msg nn sarebbe sopravvissuto è totale sfiducia in Lui e nello Spirito.
    Personalmente io dubito molto che senza CC Cristo avrebbe sofferto. Basta vedere tutto il Male che c’è e c’è stato nei secoli dei secoli. Sicuramente ne avrebbe sofferto l’arte🤗, Raffaello ecc ma l’Uomo,
    Sicuramente no.

  14. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Proviamo a pensare se nei duemila anni che ci separano dalla “chiesa delle origini” non ci fosse stata una organizzazione, una chiesa con preti e vescovi , ma solo una massa indistinta di credenti . Credete voi che la Chiesa sarebbe giunta fino a noi, fino ai tempi nostri? Se Salvo Coco oggi puo’fare a fette il “clericalismo” e’solo perche’in questi duemila anni un clero cattolico c’e’stato, se no a Salvo Coco e a noi non sarebbe mai arrivato il messaggio evangelico. Senza una chiesa gerarchica e strutturata, vescovi,presbiteri, diaconi , il messaggio di Cristo non sarebbe sopravvissuto a una o due generazioni. Ma oggi va di moda tagliare il ramo su cui si e’ seduti.

  15. Dario Busolini ha detto:

    E’ vero che nel corso dei secoli, e dei millenni, la Chiesa si è fin troppo clericalizzata e dunque perfino l’attuale crisi di vocazioni potrebbe essere il segno paradossale che lo Spirito Santo sta intervenendo per ridurre il peso di una struttura diventata sovrastruttura a favore di quel ritorno alle origini auspicato dall’autore di questa riflessione. Però penso anche che non tutto il clero sia o sia stato clericale, anzi ritengo che una certa “clericalizzazione” sia inevitabile per una religione che agli inizi credeva nell’imminente ritorno di Cristo ma che presto ha dovuto cominciare a fare i conti con le contingenze della storia e la materiale necessità di darsi delle istituzioni, le cui radici del resto si vedono già negli Atti degli Apostoli. D’accordo, quindi, nel valorizzare finalmente il comune sacerdozio battesimale ma non fino al punto di fare di tutta l’erba un fascio e buttare via il bambino insieme con i panni sporchi.

  16. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Esodo:Dio disse a Mose:”Fa avvicinare a te,in mezzo agli Israeliti, Aronne tuo fratello e i suoi figli con un, perché siano miei sacerdoti: farai per Aronne, tuo fratello, abiti sacri, per gloria e decoro.Gesu Cristo dice a Pietro:” mi ami tu? Pasci le mie pecorelle. Cristo fonda la Chiesa con i suoi 12 Apostli, e sa di poter contare su di loro perché il suo Vangelo arrivi ai confini della terra. Questi uomini hanno ricevuto lo Spirito direttamente da Dio, dal Figlio Gesù Cristo, per essere esecutori delle divine volontà. E lo sono stati. Necessaria la presenza della Chiesa anche e sopratutto nel mondo di oggi. La Nasa con le foto satellitari ci informa di ciò che avviene nel pianeta che abitiamo E’di cambiamenti climatici che influiscono sulla salute degli abitanti. In parallelo, si può dire che anche la Chiesa esista per avere a cuore che il Vangelo sia conosciuto, originale alla Parola che è Cristo. Essa dunque…

  17. Laura De Angelis ha detto:

    Una bella analisi. Quello che incomincia a diventare problematico è quel ripetere sempre che i cambiamenti/ progressi nella chiesa sono lentissimi. Questa è a mio avviso una giustificazione per coprire l’inadeguatezza direi quasi un peccato di accidia che fa stare sempre sulla posizione di sicurezza e tranquillità….se poi la gente se ne va si dice che la fede non è per tutti….
    Troppe incongruenze.
    Grazie comunque per la bella e veritiera analisi.

  18. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Preciso, documentato.. davvero una analisi ineccepibile cui mi piace aggiungere:
    1) i primi cristiani si recavano come luogo fi loro comunità, e mica solo in Palestina!, Dove? Nelle Sinagoghe. Furono i maestri Ebrei a scacciarli. Vorrà significare qualcosa?
    2) la Parola. Con trepidazione a suo tempo mi accostai alla Dei Verbum.. LA novità conciliare. Per scoprirvi che l’unica interpretazione della Parola era riservata alla Gerarchia.
    Infine vorrei chiedere a chi “sa” ( molti su VN) cosa significa quando si legge nella Parola ” Il RESTO d’Israele”
    Grazie

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