Chiesa di Potere o chiesa di Esilio?

Dopo quasi due millenni di connubio con il potere, noi cristiani occidentali abbiamo dimenticato cosa significhi farsi carico della propria religione.
12 Giugno 2020

Fino a pochi giorni fa, non avevo mai visitato la grande sinagoga di Roma, il Tempio Maggiore. Un meraviglioso luogo di incontro tra riti e storie differenti, punto di riferimento per la comunità ebraica più antica d’Europa. Approfittando dello scarso afflusso di turisti, finalmente ho colmato questa colpevole lacuna e ne sono rimasto letteralmente affascinato! La guida ci ha spiegato come persino lo stile architettonico rifletta un incontro tra culture, da quella antichissima dell’Esilio Babilonese (nelle colonne) a quella Liberty, in voga nel 1901, quando il Tempio fu costruito. Insomma, un luogo bello e significativo, che narra la lunga tradizione di incontri e confronti, di territori presenti e terre lontane abbandonate.

La storia di ogni comunità ebraica ha in fondo sempre a che fare con una diaspora, antica o moderna, di cui mantiene la memoria e che la rende ricca e aperta al mondo. L’ebreo errante, personaggio mitico raccontato dalle fiabe e dipinto da Chagall, viaggia instancabilmente tra i popoli, portando con sé il bagaglio di tutte le culture. La comunità romana, in particolare, custodisce il ricordo della grande diaspora che conseguì la seconda (e definitiva) distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C.: un punto di svolta per tutta la storia ebraica. Da quel momento non solo l’assetto politico del popolo ebraico mutò radicalmente, ma la liturgia stessa subì una rivoluzione: scomparve la casta sacerdotale e l’onere della celebrazione, sia pubblica che privata, ricadde interamente sulle famiglie. Quella che era la religione di un regno ritornò ad essere una religione di un popolo… un popolo in esilio, come era ai tempi dei grandi patriarchi.

Dopo quasi due millenni di connubio con il potere, invece, noi cristiani occidentali abbiamo dimenticato cosa significhi farsi carico della propria religione: custodirne i simboli, celebrarne autonomamente i riti, studiarne i testi sacri. Sono lavori che solitamente lasciamo fare ad altri. Ora, dopo tre mesi di isolamento, una sorta di esilio l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e nel privato delle nostre case in tanti abbiamo sentito la responsabilità di portare avanti la liturgia e la meditazione delle Scritture. Era già abitudine di molti confrontarsi con la Parola, approfondirla e pregarla in famiglia, ma adesso questa dimensione è entrata più in profondità nelle vite di tutti noi. Qualcuno si è limitato a seguire le dirette tv o streaming, qualcuno ha portato avanti percorsi di catechesi, qualcun altro ha riscoperto la liturgia della Parola e quella delle Ore. Senza contare i tantissimi che hanno continuato a portare avanti preziose opere di servizio volontario, ad esempio con i poveri o con i malati. Ciascuno ha dovuto prendere coscienza della propria vita spirituale e ha dovuto scegliere se e quanto farsene carico in prima persona.

Non dico che per tutti sia stato così. Suppongo che per una gran parte dei battezzati sia stato un periodo in cui ci si poteva alzare più tardi la domenica, senza dover rendere conto a nessuno; ma un nucleo di cristiani consapevoli, responsabili della propria fede ha continuato ad operare nel segreto, là dove solo il Padre vede, facendo nascere germogli nuovi che necessitano adesso di attenzione e di cura.

Credo che ora inizi il tempo per raccogliere le azioni e conoscere le idee nate in esilio, confrontarle e dar loro riconoscimento. La Chiesa gerarchica, quella istituzionale, è pronta a porsi in ascolto di questo piccolo fermento? È disposta a dargli spazio, mettendosi anche in discussione, se necessario, per favorirne la crescita? È pronta a raccoglierne i frutti che ne nasceranno?

Francamente spero di sì, perché ogni tempo d’attesa è un tempo fecondo, in cui lo Spirito fa nuove tutte le cose. Non chiudiamoci al Suo soffio, che a volte proviene dal basso. Più spesso di quanto si creda!

4 risposte a “Chiesa di Potere o chiesa di Esilio?”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera del potere romano; ma se anche mutata la storia,la tradizione,esiste fino ad oggi quel “resto” una testimonianza del Dio dei Padri, una brace che ancora scalda il cuore dell’ebreo odierno, anche di quello che vuole essere diverso,attaccato alla terra che comunque è rimasta santa e ne è nel profondo consapevole. Anche per noi cristiani stiamo come vivendo la stessa distruzione da parte di un Vangelo riscritto in in spirito convinta mente umano che un coronavirus ha fatto aprire gli occhi e constatare dove ci troviamo, la morte spirituale genera anche quella mortale che viene accettata supinamente,senza opporre resistenza quasi ineluttabile.Ma Cristo è ancora presente,c’è chi lo segue,ispira a credere che esiste un’altra vita a rendere degnata a quella nativa, tutta quella vissuta e vivente in onore al Suo Nome.

  2. Lorenzo Pisani ha detto:

    Il titolo potrebbe mandare fuori strada: il connubio con il potere lo avrei chiamato piuttosto rendita di posizione, o, meglio ancora, di contesto.
    L’autore sottolinea il compito per l’istituzione: riconoscere e valorizzare ciò che è emerso o si è sedimentato in tempo di carestia. C’è anche un’altra sfida, sul versante dei cristiani “ordinari”.
    Custodire il tesoro della fede, e farlo fruttificare, è cosa impegnativa.
    Disponendo, in Italia, di abbondanza di mezzi e di addetti ai lavori, la cura è stata affidata a loro. L’esito è quello che: lontan dagli occhi, lontan dal cuore. Piano piano il tesoro, di fatto, non ci appartiene più.
    Viceversa, è anche vero che la custodia del tesoro può diventare ossessione.
    E’ una bella sfida per i credenti: tenere la barra in equilibrio tra disinteresse, che toglie valore, e ossessione, che distorce la natura.

    • Daniele Gianolla ha detto:

      La sua riflessione amplia molto bene l’articolo. Grazie. Auspico che questo dibattito continui a livello territoriale, perché la “barra” non è ancora in equilibrio.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Questo perfido coronavirus per quanto di malattia terribile,rapida a portare alla tomba,senza preferenze giovani/vecchi e altro, quasi quasi del pari sembra aver fatto risvegliare menti sopite, persone oggi motivate a farsi prossimo quanto prima vivere di noia chiuse in un daffare senza soddisfazione se giovani un tira a campare a soddisfare il genitore che fa sogni .Adesso sembra cheoltre al male abbia portato anche del bene,una profusione di piccole grandi gesta di e ci si domanda come da un male ne possa venire bene! Frutto dello Spirito che contende al maligno parte del bottino umano? Chissà, una cosa è certa, la mascherina è prudente indossarla anche se sole e aria tiepida la farebbero dimenticare, così la fede che se in Cristo vive in ogni opera buona.Ma se consentiamo a dare vigore a leggi che il Vangelo disapprova, questo è da un ronavirus.Non siamo retrogradi ma lungimiranti.

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