Chi benedice chi?

Dopo le parole del cardinale Schonborn sul 'Responsum' della CdF, ecco una bella testimonianza che ci aiuta a riflettere su cosa è una benedizione di Dio.
30 Marzo 2021

Da qualche giorno ormai, dopo la pubblicazione del Responsum della Congregazione per la dottrina della fede, mi domando quale eco trovi nella mia vita la benedizione, il benedire.

Sono benedetto al termine di ogni Messa, la domenica; mi sento ampiamente benedetto in una mattina come questa, dove l’alba si tinge di fuoco, ma anche lo scorso venerdì, quando qualche fiocco di neve poteva rendere la giornata più complicata sulla strada; sono benedetto dalle confidenze degli amici, dalle risate e dalle lacrime di commozione di quelli che distano centinaia di chilometri e ora posso solo vedere attraverso le videochiamate, e anche dai malumori dei colleghi o di chi è in fila alla cassa del supermercato: tutte queste sfumature mi ricordano che sono vivo, ho gli occhi aperti alla luce del mondo, e Dio ha detto bene di me!

Sono benedetto dal primo bacio di Domenico al mattino, dalla sua ultima carezza la sera. Quando cinque anni fa, non senza lacrime versate e ferite nell’anima, si concludeva ancor prima di cominciare il mio desiderio di mettermi al servizio di Dio e dei fratelli diventando prete, il diniego da parte delle norme vigenti ha rischiato di togliermi il fiato, tanto è pesante come un macigno: “Perché, Dio, mi hai creato gay, se poi non posso servirti come vorrei, o non potrei amare secondo il mio cuore?” – continuavo a domandarmi.

Le lacrime mi hanno aiutato a leggere con occhi nuovi il capitolo 11 del Vangelo di Giovanni, dove si narra di Lazzaro e della sua morte: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4). A me sembra che questa gloria di Dio non sia tanto il ritorno di Lazzaro dalla morte, quanto più le lacrime di Gesù. Miracolo vero, autentico, è un Dio dal volto rigato di lacrime versate per me, per te, per ciascuno; lacrime che raccontano l’amore incondizionato e onnicomprensivo di Dio.

Io mi sono chiesto: perché mai Dio dovrebbe amarmi così? Perché dovrebbe amarmi tutto, dalla testa ai piedi? Quali meriti ho da avanzare, quali limiti che potrebbero frenarlo? È un mistero.

Perché io amo Domenico, perché Domenico ama me? Perché riusciamo ad amarci anche se a volte non capiamo le gioie e le inquietudini dell’altro? Quando quasi tre anni fa l’ho incontrato, avrebbe potuto essere brutto, povero, oppure il più nobile tra i principi della terra: era ed è semplicemente Domenico, e il nostro amore è un mistero.

Eppure non è meno reale, non è meno vero, e una Dioincidenza – il nome bello che a me piace dare quando la Provvidenza di Dio si nasconde con ironia dietro alle situazioni della vita – ci ha fatti incontrare, conoscere, innamorare e costruire insieme un cammino di vita.

Il Vangelo mi ha insegnato che devono essermi care le domande, piuttosto che le risposte.

Ci sono due cose però sui quali non ho dubium alcuno: che il Signore abbia visitato i miei giorni con l’arrivo di Domenico, benedicendomi; e che questa nostra relazione sia il modo concreto che Dio mi offre per amare un altro come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi.

Sono convinto che imparare ad amare così mi aiuti a provare ad amare un po’ più e un po’ meglio quanti incontro ogni giorno, cercando di far trasparire almeno un po’ la gloria di un Dio che ama con amore che non conosce confini. Non potevo desiderare un responsum più luminoso di questo.

 

6 risposte a “Chi benedice chi?”

  1. Mattia Colleoni ha detto:

    Che profonda tristezza! Cristiani che arrivano a praticare ed esaltare gli atti impuri contro natura, che censurano il sesto Comandamento, che non credono più che l’attrazione verso lo stesso sesso sia solo un vizio o tentazione presente in ogni ragazzo ma che va controllata, dominata e correttamente indirizzata, magari con l’aiuto di un buon padre spirituale. Io sono un testimone diretto di questa triste esperienza: Quand’ero in seminario, adolescente, sono stato fortemente attratto da Daniele. Anche io ho sperimentato baci e atti inebrianti che credevo amore. Poi un “padre” mi ha aiutato, ho preferito lasciare il seminario ed ho conosciuto e profondamente amato la donna che sarebbe diventata mia moglie e madre dei miei 5 figli e che mi ha fatto incontrare Cristo, guarendo definitivamente.
    No, il bacio omosessuale non è il bacio di Dio. È solo il ciuccio di un bambino che deve crescere fidandosi di Dio Amore e obbedendo alla sua Chiesa.

  2. Marcello Borgazzi ha detto:

    Caro Paolo, leggere della tua vita e del tuo cuore è una grande benedizione. Grazie! La tua storia mi ha acceso due lampadine. La prima mi ha ricordato che si può diventare preti, diaconi, accoliti o come nel mio caso lettori apprendendo a memoria testi sacri e messali, ma la fede è un dono e come tale non si può insegnare come disse il mio prof all’inizio del corso di introduzione alle Sacre Scritture: tu hai un grande dono. La seconda mi ricorda quale grande mistero è la vita e quanto distanti siano le nostre vie dalle Sue vie.
    Un abbraccio.

  3. Dina Baragona ha detto:

    Dove c’è amore là c’è Dio.
    Perché Dio è amore
    E non c’è responsum o dottrine varie che potranno mai convincerci del contrario.
    Credo che fino a quando si continuerà a ritenere che lo scopo del Matrimonio cristiano sia principalmente la procreazione non si uscirà da questa impasse.
    Se ne uscirà credo quando si farà della fedeltà e del dono della vita reciproco che le due persone si danno nel matrimonio, il fondamento dell’essere sacramento dell’amore di Dio.
    Buona vita.
    Il Signore sia con voi e vi faccia capaci di amare chi incontrate ogni giorno, come Lui ha amato noi.

    • Gian Piero Del Bono ha detto:

      Dove c’e’ amore la’c’e’Dio . Ma non tutti gli affetti sono buoni! Il Dio cristiano ,il Dio di cui ci parla Gesu’ nel Vangelo,non e’un Dio a cui tutto va bene , e’ come un buon Padre. Un buon padre, avverte il figlio che certe azioni sono male. Un Dio Padre senza Verita’ e indifferente al bene e male sarebbe un patrigno a cui non interessa veramente il bene del figlio. A volte i divieti paterni possono sembrarci ingiusti e severi. Ma dobbiamo aver fiducia che sono per il nostro bene. Noi tendiamo ad assolutizzare la nostra esperienza e non vediamo al di la’del nostro naso.Dobbiamo avere l’umilta’di crederci dei figli perduti che debbono tornare al Padre,e osservare i suoi insegnamenti che ci porteranno alla vera vita .il resto e’ menzogna, anche il mondo ci vuol fare credere il contrario.

  4. Paolo Giavarini ha detto:

    Bravo, Paolo. Credo sia proprio del cristiano adulto comprendere/riconoscere le benedizioni di Dio dentro le pieghe dell’esistere.
    E sperimentare come la magnanimità del Padre sia ben più grande e generosa, di certe ristrette interpretazioni degli “scribi e farisei” di tutti i tempi…
    E poi, dico, che me ne faccio di una benedizione ecclesiale, importante quanto si vuole e che personalmente auspico che arrivi quanto prima, se nel profondo di me stesso non leggo il bene della mia vita come benedizione?
    Abbraccio te e Domenico

  5. Maria Grazia Prezioso ha detto:

    Che fortunato sei stato 5 anni fa. Così come chi ha la vocazione matrimoniale e non segue la via del sacerdozio, anche tu hai avuto la possibilità di vivere a pieno la tua vocazione.
    Avresti rischiato di vivere nella menzogna, nel tormento per non riuscire a vivere in pienezza il disegno di Dio su di te. Ringrazia quel ” benedetto” rifiuto.
    Buona vita

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