Catechismo: continuiamo il confronto

Continua il confronto sinodale con i lettori di Vinonuovo sulla proposta di una piccola rivoluzione nei cammini di catechismo delle comunità cristiane. In questo contributo viene affrontato il tema dell'impronta catecumenale.
11 Gennaio 2021

La riflessione sul catechismo  che avevo aperto qualche tempo fa, ha suscitato davvero molte reazioni, e il confronto ha assunto forma più articolata nel successivo contributo di Sergio Ventura. Leggendo quanto è stato scritto, due cose mi sembrano chiare.

La prima: il tema suscita interesse, le persone che ne parlano lo fanno con grande passione. Trovo che questo sia davvero positivo, segno di attenzione alla trasmissione della fede e terreno favorevole per un cammino di miglioramento.

La seconda: non sono stata abbastanza chiara nel descrivere quello che intendevo.

Riprendo alcuni punti, cercando di dare una risposta a molte delle obiezioni che sono state sollevate. Lo farò in tempi diversi, perché tante sono le cose da dire e vorrei non si sovrapponessero.

Primo e fondamentale elemento: mi pare utile spiegare che cosa si intende con ‘impianto catecumenale’. Adottare questa impronta nella trasmissione della fede non è cosa delegabile al movimento Neocatecumenale, rispettabilissimo ma pur sempre un movimento, quindi una forma specifica dell’essere Chiesa. Il Catecumenato non è la prassi di una parte, di un movimento, non è cioè una scelta particolare: esso è, dagli albori della Chiesa e ancor oggi seppur in forme diverse, il cammino attraverso cui gli adulti diventano cristiani. È un cammino lungo, esigente, segnato da tappe, che conduce al conferimento dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana (Battesimo-Cresima-Eucaristia) in un’unica celebrazione, collocata di norma nella notte di Pasqua. Va ribadito quindi ciò che sembra dimenticato: Battesimo-Cresima-Eucaristia costituiscono un unico grande sacramento in tre momenti; anche se oggi, nella prassi corrente, sono distinti nel tempo, vanno compresi nella loro fondamentale unità, pena la fatica nel coglierne  il  significato. Non è un caso che, per colpa della loro separazione avvenuta per motivi storici e contingenti, e con lo spostamento della Cresima dal secondo all’ultimo posto, si sia giunti a completare il percorso celebrando quello che alcuni hanno definito il ‘sacramento del ciao’: conferita la Cresima il cammino è finito, si mette un punto fermo, e ciao vita di comunità.

Nei cammini di Iniziazione cristiana a impianto catecumenale, invece, il sacramento che viene conferito per terzo è sempre l’Eucaristia: questo significa affermare concretamente, mostrare, che l’Iniziazione cristiana non termina con un punto fermo (la Cresima, una volta sola) ma … con una serie di puntini (la Comunione, ogni domenica). Diventare cristiani è un processo che dura tutta la vita, ed è sostenuto dal nutrimento eucaristico.

Credo che questi cenni rendano più comprensibile il motivo per cui ho ventilato lo spostamento del sacramento della Riconciliazione in un tempo successivo alla prima Eucaristia: nel Catecumenato antico la Riconciliazione semplicemente non c’era, e anche oggi credo abbia senso affermare che prima ci si immerge pienamente in Cristo con i sacramenti dell’Iniziazione, e solo dopo si è in grado di riconoscere davvero dove lo si è tradito. Senza voler approfondire qui l’aspetto ‘medicinale’ dell’Eucaristia (Mt 26,28) che è l’altro importante elemento alla base di questa proposta.

Si radicano qui le esperienze in atto in molte Diocesi, di conferire insieme Cresima ed Eucaristia ai bambini che sono stati già battezzati da neonati. Non è scelta che tenda ad abbreviare i percorsi, né semplicemente ad anticiparli, ma a riprenderne il significato. Anche perché il Catecumenato non termina con il conferimento dei sacramenti. Ne è parte integrante la Mistagogia, parola complicata che indica il cammino di catechesi successivo ai sacramenti, che accompagna sia a comprenderli che a incarnare nella vita la fede professata.

Quella che avevo delineato, quindi, è una sperimentazione che si muove su coordinate che, in una certa misura, sono già adottate. Presento però alcuni correttivi che le estremizzano, per un motivo fondamentale: le cose stanno cambiando con grande velocità, e l’emergenza della pandemia ha inferto una ulteriore accelerazione a un processo di trasformazione della vita delle comunità cristiane; a me pare sia opportuno collocarsi consapevolmente in questo ‘frattempo’, tra la Chiesa che c’era e la Chiesa che verrà, ponendo le basi di una struttura di trasmissione della fede allo stesso tempo radicalmente nuova e radicata nella più solida Tradizione della Chiesa.

Mi fermo qui per ora. In un prossimo articolo dirò tra l’altro cosa intendo con ‘iscrizione’ parlerò dei padrini e dell’obbligo stringente di partecipare alla Messa. (1)

7 risposte a “Catechismo: continuiamo il confronto”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Forse la Chiesa ha lasciato passare troppo tempo nel non notare come la libertà concepita dalla evoluzione in cambiamenti quali scienza e tecnologia hanno apportato alla convinzione che un uomo si costruisce da se è non ha più bisogno di Dio. Questo ha eroso la fiducia nella Fede in Lui, i miracoli avvengono in laboratorio basta volerlo, sembra essere la convinzione,come il creare l’intelligenza artificiale in un robot. Ma la Chiesa non ha da reinventarsi, quello che si vuole oggi è già stato tanto che comunque è viva anche se non nella parrocchia, è viva in una nuova evoluzione cui guardare, una Carità emergente operante fino ai confini della terra, folle di emarginati la scoprono, è una parrocchia enormemente vasta che in Papà Bergoglio considera buchi neri là dove non opera. Si va a Messa non per distinguersi come religione di appartenenza ma per abbeverarsi della Parola e parlare con il Maestro che l’ha promossa, in viva presenza

  2. Biscato Monica ha detto:

    Da catechista, comprendo e condivido quanto scritto nell’articolo… Perché le difficoltà dei cammini di iniziazione cristiana oggi, sono che i genitori (le famiglie) vengono da un catechismo scolarizzato e di vecchio stile e i ragazzi si trovano a dover chiedere ai genitori “andiamo a messa”. Quelle famiglie invece che comprendo il senso… sono presenti e vivono Eucarestia domenicale perché avendo incontrato Gesù mantengono la relazione con Cristo e con il prossimo.

  3. Luisa Anna Colombo ha detto:

    Sono una catechista entusiasta di esserlo, convinta che la modalità di trasmissione della fede sia importante quanto il messaggio. Credo che la catechesi dell’Iniziazione cristiana ha senso se è esperienziale perché il messaggio evangelico non si impara ma si vive. L’impostazione attuale, invece è molto ” scolastica” e nozionistica, mortificando l’intelligenza dei ragazzi che hanno nel cuore le domande grandi degli adulti ( vedi giochetti coi cruciverba religiosi o Gesù a cartoni animati…le ” preghierine ” alla madonnina…) sminuendo la dignità dell’annuncio evangelico che non è un lumicino asfittico ma un fuoco che divampa! Vivere la liturgia , partecipare alla Messa spiegando e valorizzandone i vari momenti è fare esperienza del Mistero, coinvolgendo adulti , bambini e famiglie nell’abbraccio della Chiesa che non è una élite di perfetti, ma comunità di peccatori amati teneramente

  4. Paola Buscicchio ha detto:

    La Trinità può essere vista riflessa nei sacramenti: la Riconciliazione con il Padre, il mistero del Figlio Eucarestia, l’immersione nello Spirito Santo al momento della Cresima.
    Da qui la necessità di considerarli uniti e distinti allo stesso tempo.
    Poichè l’iniziazione cristiana avviene in un tempo relativamente breve rispetto alla comprensione dei tre momenti sarebbe auspicabile poi una catechesi degli adulti.

  5. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Forse il format dei primi tempi derivava da iniziazione in età adulta. Fatto sta che nelle Chiese orientali, meno cambiate, la Cresima va con Eucaristia.
    Scusate ma mancano i fondamentali:
    1) quale target
    2) mission impossible?
    3) sapendo che poi ‘volano via’ COSA vorremmo rimanesse in loro?
    R3: una infarinatura della storia di Gesù, ripetuta ogni anno?? Allora sarebbe davvero meglio una storia comparata delle religioni!
    R1) incontrare/relazionarsi con Cristo. Vedi 2) cioè a quella età in cui ancora nn sono ‘formati’?
    Mi spiace doverlo proclamare ma qui è in gioco la NOSTRA Fede. Impossibile trasmettere ciò che non si ha. Come x la Speranza in Lui invece di strutture e gerarchi.
    Ciao.

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi pare che già si faccia cresima e comunione insieme riferiti agli adulti pre matrimoniali, qui però si vuole vedere il seguito, la messa in pratica del vivere da cristiani con una frequentazione della Messa a sostegno della Fede professata. La Chiesa lo ha fatto per la prima infanzia come percorso di crescita in comprensione della Fede stessa con, però, l’impegno della famiglia, l’esempio cui guardare e operare per essere sponsor nella società. Finita la famiglia, tradizionale, quello che rimane è un mondo adulto abituato a libertà. Mi domando come si può indurlo a norme restrittive educative con quel che si muove in velocità, dove l’essere o non essere deriva da immediate decisioni.non bastano i Sacramenti ne l’appartenenza a un essere cristiani, occorre cuore e sentimenti, desiderio di Fede, anche un non cristiano può agire da cristiano e Dio lo riconosce, chi è per Lui, risposta a…di Gesù Cristo

  7. Ornella Ferrando ha detto:

    Il mio sogno resta sempre quello di una Chiesa Unica , non che in ogni parrocchia o in ogni U.P si faccia quello che si vuole in base alle decisioni di ogni parroco . Quindi , tra la Chiesa che c’era e la Chiesa che verrà, ci dovrebbe essere una Chiesa Unica in lavoro, con le stesse linee guida, con lo stessa voglia di camminare insieme perché Dio è lo stesso di tutti.

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