Anche Dio porta gli occhiali

La marca degli occhiali che il nostro Dio usa si chiama Benevolenza e la rinomata ditta produttrice, si chiama Misericordia.
15 Ottobre 2020

Ne sono proprio certa: Dio porta gli occhiali! E sono anche informata sul tipo: sono degli occhiali bifocali che, da una parte, lo rendono quasi cieco di fronte alle nostre molteplici e ricorrenti magagne, mentre, dall’altra parte, acutizzano la Sua vista sulla nostra anche minima volontà di compiere il bene, sui nostri sforzi e buoni propositi. Volete sapere la marca? Conosco anche quella. La marca degli occhiali che il nostro Dio usa si chiama Benevolenza e la rinomata ditta produttrice, si chiama Misericordia. Dio ci guarda con amore e come una Madre che ama teneramente i suoi figli, guarda il bene che c’è nel nostro cuore, il bene che compiamo e che potremo compiere, con il Suo aiuto.

Se l’uomo e la donna sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e Dio è Amore, questo Amore è già presente nel cuore della persona umana. Si tratta di farlo emergere, di portarlo alla luce, se non lo è. Di scoprirlo, di ripulirlo dalle erbacce che vi possono crescere intorno e che minacciano talvolta di soffocarlo. È un’arte molto bella e affascinante quella di saper scoprire e promuovere il bene presente nel nostro prossimo, come pure in noi stessi. La stima e l’amore per gli altri cresce e si coltiva quando nutriamo buoni pensieri, quando ci accorgiamo del bene che l’altro compie, ne gioiamo e ne siamo grati. Questo rafforza il bene presente nell’altro e contribuisce non poco a creare attorno a noi un’atmosfera positiva, armoniosa.

Se invece fissiamo la nostra attenzione sui difetti (e spesso accade che i difetti che attenzioniamo non siano i nostri ma quelli altrui), questo non fa bene a nessuno, al contrario crea un’atmosfera di sfiducia, di disistima e incrina sempre di più le relazioni.

Ciò non significa che dobbiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere se un fratello o una sorella percorrono una strada non buona, e tacere invece di aiutarli a ritornare sulla retta via, perché questo sarebbe un peccato di omissione. Dobbiamo però distinguere tra il peccato e il fratello che pecca. Il peccato è da aborrire, da evitare, il fratello che pecca invece è da aiutare, da amare e da trattare sempre con misericordia, come vorremo essere trattati noi se fossimo in un caso simile.

Il giudizio poi appartiene a Dio e per fortuna Dio non siamo noi. Quanti pensieri in meno… dovremmo ringraziare ogni giorno Dio per non essere al Suo posto, sebbene talvolta indebitamente ci mettiamo al posto Suo, usando però i nostri parametri di giudizio, ben diversi dai Suoi (ma chi ce lo fa fare, dico io!).

Spesso capita di sfogarci con lamentele sul conto degli altri, del marito, della moglie, dei colleghi di lavoro, dei vicini di casa, delle suocere (ci mancherebbe… diciamo che in quest’ambito non possono sentirsi per niente trascurate), talvolta dei confratelli o delle consorelle, ecc… Spesso poi ci si lamenta anche del tempo, degli acciacchi (ma siamo grati invece per la salute che abbiamo?) e di tante altre cose…

È tempo di cambiare “registro”! Dovremmo prendere esempio dal nostro Padre Celeste che ci guarda con tanto ottimismo e positività e munirci tutti degli stessi occhiali che Lui stesso usa per guardarci. Non costano poi tanto! Dimenticavo… gli occhiali sono invisibili, però gli effetti che producono si notano, eccome!

Una replica a “Anche Dio porta gli occhiali”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    No, noi non abbiamo gli stessi occhiali, ce li dobbiamo costruire, questo richiede molta fede, buona volontà e anche spirito di sacrificio,.perché dall’altra parte può esserci uno che non sa che farsene di tanta benevolenza . Non basta munirsi di mascherina, bisogna stare anche distanti da chi può essere portatore di coronavirus, o questo non crede di doversi sacrificare altrettanto, in più non crede che il virus gli sia superiore in potere. Perché siamo al punto di non ritorno climatico? Perché ancora non si fa un lockdown di certo commercio?, eppure i danni ci stanno davanti,ma si crede a un altro benessere e a questo si sacrifica il bene più certo. la Chiesa esiste, il Vangelo proclamato, ma E’necessario viverlo per essere creduto. Cristo E’ uomo-Dio, Se rendiamo umano il Vangelo che è divino,non abbiamo speranza di vita eterna., non abbiamo l’abito per essere tra gli invitati al banchetto. Lo facciamo tra noi, come disconoscere la stessa richiesta da Dio?

Rispondi a Francesca Vittoria vicentini Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)