Ad ventus

Non sembra davvero che il tempo che stiamo attraversando permetta uno spazio per l’avvento, cioè per la speranza di un futuro che porti nuova vita.
8 Dicembre 2020

Avvento. Parola tipica della tradizione cristiana. Indica una venuta, qualcuno o qualcosa che sappiamo o speriamo che arriverà. Rimanda, quindi ai termini attesa e futuro, accompagnati da una sensazione di speranza, di gioia, di apertura alla felicità, perché, chi o cosa arriverà, immaginiamo porti nuova vita.

Ho provato a mettere il significato della parola avvento sullo sfondo della condizione esistenziale che stiamo attraversando e l’effetto che mi è apparso subito è stato quello della “stonatura”. Non ci sta! Non sembra davvero che il tempo che stiamo attraversando permetta uno spazio per l’avvento, cioè per la speranza di un futuro che porti nuova vita.

In realtà sembrerebbe il contrario. Dovunque ci si giri, tutti ci stiamo dicendo con speranza la stessa cosa: “ricominceremo, ritorneremo a vivere, ripartiremo!”. Ma a ben guardare questa speranza non immagina un futuro che porti nuova vita, ma un futuro che ci riporti alla stessa condizione pre – covid. È un guardare al passato perduto, nella speranza di ripristinarlo, non immagina un futuro migliore di quel passato.

Soprattutto nella prima ondata di infezioni, della primavera scorsa, molte voci si erano levate a sottolineare la possibilità che il covid stava involontariamente dando al mondo: cambiare strada e progettare un futuro diverso dal quel passato che ha generato la condizione attuale. Ma già in questa seconda ondata, queste voci si sono affievolite e l’orizzonte pensabile sembra essersi chiuso, per quasi tutti, alla sola possibilità di ritornare indietro di un anno e poco più.

Ma non è che nel pre – covid ci fosse una grande capacità di guardare al futuro con speranza! Altre nubi, che restaneranno anche dopo il covid, offuscavano già l’orizzonte: energia, ambiente, giustizia sociale, web e comunicazione, democrazia… sono tutte parole che oggi portano più oscurità che luce, le sentiamo messe fortemente a rischio, se non già perdute, più che bellezze da cui essere attratti.

Forse il covid non ha fatto altro che evidenziare una malattia che era già parecchio entrata nelle nostre menti e nei nostri cuori: la sensazione della fine dell’umano, di quell’umano che ha prodotto così tanto “controllo” sulla realtà, da finire esso stesso controllato, e quindi stritolato, dalle strategie e dagli strumenti che ha creato. Già! L’ossessione moderna del controllo sulla realtà si rivolta contro l’uomo stesso che, nella post modernità, resta vittima del sistema che lui stesso ha creato.

Anche larghe porzioni della Chiesa cattolica sembrano essersi accodate “all’aria che tira”, in cui il mistero del Dio incarnato morto e risorto è già tutto controllato e spiegato dentro ad una teologia (cosa ben diversa dal “deposito di fede” che Cristo ci ha consegnato) che, perciò, deve essere salvaguardata a tutti i costi, perché la realtà della fede è e deve essere solo quella indicata in tale interpretazione.

E ciò ha l’effetto di rendere impossibile all’uomo la progettazione, o anche solo l’immaginazione, di un futuro bello e buono, perché finora abbiamo pensato il futuro come proiezione migliorativa del presente, dando per scontato che la realtà sia effettivamente ciò che noi abbiamo cercato di controllare così tenacemente. Perciò da questo vicolo cieco, anche nell’idea di molta parte della Chiesa, ci si può cavare solo ritornando indietro.

In realtà, l’empasse in cui ci siamo infilati, nasce dal fatto che noi non riusciamo seriamente ad immaginare e a considerare che la realtà (e anche la fede), sia ben più grande di ciò che possiamo controllare di essa, e che le dinamiche del tempo non sono determinate solo dalla volontà umana. Il complottismo oggi va molto di moda anche per questo: per qualsiasi cosa ci deve essere qualcuno da poter incolpare, perché la realtà è frutto solo dell’intenzione, malefica per i complottisti, di qualcuno ben determinabile.

In realtà, a ben guardare la parola avvento, si scopre che la sua radice profonda, quella indoeuropea, sa di altro. Rimanda all’idea del vento che arriva, (ad ventus) del soffio che all’improvviso scompagina le carte in tavola, che non è controllabile, ma che diffonde con continuità l’energia vitale.

Rimanda perciò ad una esperienza in cui l’uomo perde il controllo sulla realtà, ma non perché ciò che lui ha creato gli si rivolti contro, ma perché l’Altro che nella realtà si dà finalmente trova modo di mostrarsi nella sua inafferrabile vitalità e chiede all’uomo non di “stringere le chiappe e tenere duro”, ma di allargare i polmoni e il cuore affinché quel vento possa ridare vita alla nostra vita.

Una pagina di D. Bonhoeffer, suggeritami dall’amico Sergio Di Benedetto, mi sembra descrivere bene questa significato della parola avvento, sia per i cristiani, che per chi non è credente. La scrive per il battesimo del nipotino, ma sembra davvero scritta oggi.

“Nelle parole e nei gesti tramandateci noi intuiamo qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa che sta rivoluzionandosi, completamente, senza poterlo ancora afferrare ed esprimere. Questa è la nostra colpa. La nostra Chiesa (aggiungo io: anche il nostro mondo!), che in questi anni ha lottato solo per la propria sopravvivenza, come se fosse fine a sé stessa, è incapace di essere portatrice per gli uomini e per il mondo della parola che riconcilia e redime. Perciò le parole d’un tempo devono perdere la loro forza e ammutolire, e il nostro essere cristiani oggi consisterà solo in due cose: nel pregare e nell’operare ciò che è giusto tra gli uomini. Il pensare, il parlare e l’organizzare, per ciò che riguarda la realtà del Cristianesimo, devono rinascere da questo pregare e da questo operare.

Non è nostro compito predire il giorno – ma quel giorno verrà – in cui degli uomini saranno chiamati a pronunciare nuovamente la parola di Dio in modo tale che il mondo ne sarà cambiato e rinnovato. Sarà un linguaggio nuovo, forse completamente non religioso, ma capace di liberare e redimere, come il linguaggio di Gesù, tanto che gli uomini ne saranno spaventati e tuttavia vinti dalla sua potenza, il linguaggio di una nuova giustizia e di una nuova verità, il linguaggio che annuncia la pace di Dio con gli uomini e la vicinanza del suo regno. “Si meraviglieranno e temeranno per tutto il bene e per tutta la pace che farò loro” (Ger 33,9). Fino ad allora la causa dei cristiani sarà silenziosa e nascosta, ma ci saranno uomini che pregheranno e opereranno ciò che è giusto e attenderanno il tempo di Dio. Possa tu essere tra questi”.

 

 

 

6 risposte a “Ad ventus”

  1. Paola Meneghello ha detto:

    Si tutela l’umano nascondendolo, maltrattandolo, rinnegandolo?

    Si potrà mai controllare il vento?

    Secondo me, no, anche da dietro la maschera, gli occhi continuano a parlare… e più il ministro continuerà a dire che chiudersi in casa fa bene, che non bisogna fare entrare estranei, che non bisogna uscire dal comune, senza deroghe, mi raccomando, anche quando da un comune all’altro ci vado a piedi ..più l’Umano emergerà in noi…bisogna toccare il fondo per sentire il desiderio vero di risalita, sono speranzosa, ci siamo quasi, e una volta imboccato il Sentiero, non si torna più indietro..

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Si può assistere alla a essa in video per forza di cose, per non avere accesso al posto in chiesa, ma abbiamo un Io intimo, double, che ci mantiene aderenti con la ragione è il sentire del cuore, a ciò che manca Dio è presente in ogni dove,e appresso a chi lo prega. Ed è questa la speranza che tiene a bada la tendenza al pessimismo, a non avere nessuna idea circa il domani, il fare programmi, dipendendo da come si riuscirà ad allontanare il pericolo incombente. Andare avanti, questo è l’imperativo, fare e viverel’oggimettendo afruttole nostre possibilità.Come non sostenere gli sforzi di quegli artisti che si sono serviti del talento artistico, della musica e tutte quelle persone che con loro hanno contribuito a trasmettere un messaggio di speranza, Anche questo è cristiano,cibo per uno spirito da mantenere alto, a mirare l’alto.

  3. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Padre nostro…
    nei Cieli..
    santificato il Tuo Nome.. DOVE????? forse nei Cieli??
    venga il Tuo REgno— ma DOVE?? venga dove c’è già??? assurdità.
    come in Cielo, e lì io poco posso, così in TERRA.

    SVEGLIA!

    Basta guardare x aria…..
    come recita quel cartello a Jerusalem..
    NON cercatelo qua xchè è RISORTO!!!

    Fratelli non nei cieli: nessuna astronave in arrivo!
    Guardate davanti a voi, in terra che magari manco ve ne siete accorti
    Da dove verrà la mia salvezza? quella che agogna Gilberto…
    E se fosse già in quel
    LA FANTASIA AL POTERE
    di tanti anni fa..
    se 40 anni fa fosse nel vento sussurrato di IMAGINE??
    se ne è accorto solo Cantalamessa??
    e se fosse già presente in Nietsche?
    Già, ma loro non erano cattolici, vero??

  4. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Il tenere gli occhi bassi e’perfettamente oggi incarnato dalle masse incatenate e anestetizzate dal guardare la TV . Ormai tutto cio’che prima era vita e’diventato immagine televisiva: non si vive piu’, si guarda uno schermo seduti nel salotto.. La Prima della Scala alla TV non ha nulla a che vedere con le vere Prime ,e’un mesto simulacro
    Persino la Santa Messa ora e’diventata spettacolo TV. Tenere gli occhi incollati allo schermo non permette di alzare lo sguardo al cielo, che diventa solo una cupola grigia che ci rinchiude nella nostra prigione. Lo scrittore Philip Dick, autore di Blade Runner, aveva scritto un romanzo distopico I simulacri.Ora ci siamo.

  5. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Se persistiamo in una dimensione puramente “orizzontale”senza trascendenza, in un orizzonte solo immanentistico non ci puo’essere alcun Avvento e alcuna Buona Novella.Anche se ci diciamo cristiani abbiamo perso la fede in tutto cio’che e'”del cielo” .’Immersi nel loro tempo e con gli occhi bassi senza sguardo al cielo vivevano anche quegli uomini che quando nacque Gesu’ neppure se ne accorsero che veniva al mondo la “luce vera” . I pastori avvertiti dagli angeli e i Re magi avvertiti dalla Stella , sono il simbolo di quegli uomini invece che alzano lo sguardo verso l’alto, che non fissano solo se stessi ,e scoprono che infinito e finito, tempo e eternita’, si possono incontrare . Senza capacita’ di guardare verso l’alto in un triste riduzionismo,, come se la Terrae i problemi fisici fossero tutto, come se la Storia fosse interpretabile con categorie materialiste, non c’e’Avvento e non c’e’ Natale, ma solo una ripetizione stanca di vecchie cose.

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma siamo noi oggi quegli uomini cui spetta nominare il nome di Dio non invano.Noi abbiamo colpa se non ci assumiamo questa responsabilità.ostando chi agisce ignorandolo. Milano,la Scala fulgida di luci, canti,uno show dove musica,prosa, arte umana e tecnica al massimo livello in bellezza, fusi insieme, da apoteosi. Eppure mancava qualcosa di essenziale, quella presenza umana fatta di fischi e o battimani, quella manifestazione di calore Che proviene da sentimenti del cuore.Questo virus ha costretto il mondo a guardarsi intorno, brutalmente ma, questo ci rende consci di quanto meglio o peggio abbiamo raggiunto. A domandarci, se non abbiamo offeso noi stessi nel nostro prossimo, con atti decisioni, l’ambiente che ci circonda, l’aria che respiriamo,l’acqua che ci disseta.Si dice che non tutto il male vien per nuocere, ma questo scava nelle coscienze, se crediamo dobbiamo rendere conto al Creatore;rimediare, sperare di poterlo fare!?

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