La crisi di fede e la fatica a vivere nel nostro tempo

Se mostriamo un’umanità mutilata e non radicata nell’oggi del XXI secolo, la crisi di fede è solo una conseguenza
7 Giugno 2022

L’intervento di Enzo Bianchi sull’attuale crisi di fede ha sollevato una serie di questioni, dando vita a un dibattito vivace e salutare, a cui ha risposto per primo Gabriele Cossovich. I temi sono veramente tanti e profondi, decisivi almeno nell’interrogarsi sulla nostra fede, quasi echeggiando una domanda assai dura di Gesù: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». È una domanda – posta a seguito della parabola della vedova insistente – che dovremmo prendere sul serio, in tutta la sua lucida e aperta possibilità, perché non presuppone una risposta accomodante: esiste, infatti, l’ipotesi che la fede diminuisca fino a esaurirsi nel tempo, perché è una delle eventualità della libertà umana.

Ma nel 2022, questa crisi di fede di cui parlava Enzo Bianchi sembra essere emersa con tutta evidenza nel post-covid, portando a maturazione fenomeni che tuttavia, come sappiamo, già erano palesi da anni e su cui, onestamente, molto si è detto, in parte anche fatto. Ma con risultati scarsi.
Credo che, però, uno sia il punto decisivo che in parte spiega e in parte genera la crisi di fede che attraversa l’uomo occidentale, il perno su cui ruota quasi tutto del nostro travaglio, e riguarda la grande fatica che oggi il cristiano contemporaneo attraversa nell’abitare l’hic et nunc, nel vivere il qui e ora un’esistenza formata e ispirata dalla parola e dalla vita di Gesù di Nazareth, vero uomo e vero Dio.

Se abbiamo la lealtà di osservare la vita delle nostre comunità, vediamo che sotto il molto arrabattarsi, sotto il denunciare l’assenza dei giovani, la crisi delle famiglie, l’eclisse della partecipazione sacramentale e liturgica, il tracollo delle vocazioni consacrate, il tramonto della cultura cattolica, la confusione etica e sociale, c’è lo smarrimento di quanti non riescono a declinare in modo positivo, eloquente ed equilibrato la fiducia in Gesù nel momento che viviamo; c’è la paura di chi intuisce che tutte le categorie sono venute meno (a partire da quella di ‘Dio’ o da quella di ‘fede’, ad esempio); c’è l’impossibilità ad ammettere che forse l’uomo occidentale non ha più nemmeno le domande di senso; c’è la superficialità nel continuare a usare il ‘Dio tappabuchi’, ponendolo così ai margini o nelle situazioni estreme del dolore e della morte, impedendo (Bonhoeffer docet) che Egli sia al centro della vita, anche nel valore performativo che la fede può assumere, lontano però dai perfezionismi, dai moralismi stantii. E ancora, c’è il terrore di dire che strutture e devozioni, riti e attività ormai non dicono niente della fede, ma solo alla religione di pochi, e così facendo dimostrano che essa è superflua.

Di fronte a ciò, se non si cade nell’indifferenza, si inciampa nel già noto, continuamente riproponendo ricette vecchie e rassicuranti, ripetendo parole d’ordine, iniziative, perfino griglie ermeneutiche di metà Novecento, in un’eterna dialettica che non coglie, non capisce, non approfondisce il momento presente e genera smarrimento, in uno sforzo destinato alla frustrazione.
Da qui, da tale fatica a stare nell’oggi, nelle sue mille frantumazioni e nelle sue molte contraddizioni, amplificate dalla rete, dai dibattiti vacui, dagli attivismi sfiancanti (pensiamo alla condizione di burn out di molti sacerdoti), dai clericalismi e dai narcisismi compiaciuti e competitivi– che ci fanno credere, ad esempio, che per stare online basti postare qualche foto, qualche messaggio, per dire che ‘ci siamo anche noi’ – deriva la comunicazione (in senso lato) meno evangelica che esista, ovvero quella che annuncia che il Vangelo non è una via pienamente umana, che qualcosa di autenticamente umano va tralasciato per essere veri discepoli del Cristo. È in questa mutilazione dell’umano, nel tempo in cui si compiono e si accampano, anche in modo discutibile, le sue molteplici possibilità e persino i suoi superamenti (post-humanism), che accade l’attuale crisi di fede che è, anche, crisi antropologica e quindi comunitaria ed ecclesiale.

Solo da questa base, dal volere davvero e pienamente essere figli del nostro tempo, senza semplificazioni né irenismi, dall’ascolto intelligente dell’umanità del XXI secolo, nell’umiltà di chi sa che può arrivare il bene anche da ‘fuori’ perché «lo Spirito soffia dove vuole» (Gv 3,8), potremo poi maturare una direzione esistenziale fondamentale che può comprendere la fede in Gesù morto e risorto. Solo da questa convinzione pienamente umana divenuta vita potremo avere il coraggio di tagliare ciò che crediamo eterno e invece è storicamente generato (quanta ignoranza diffusa tra i fedeli che non conoscono le categorie della storia e della storia della Chiesa), abbandonare anacronismi concettuali, per tenere e custodire il cuore kerigmatico del cristianesimo. Altrimenti il parlare di fede sarà solo un convincerci che essa risponde a mai chiariti bisogni e desideri umani, a cui solo Dio potrebbe dare soddisfazione (un platonismo verniciato di cristianesimo strumentale e destinato al fallimento, perché se poi qualcosa d’altro soddisfa più facilmente il desiderio, Dio diventa inutile).

Dobbiamo forse sentire come impellente un’altra domanda di Gesù: «come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» e maturare coraggio, fiducia e profezia, altra grande assente in troppi nostri discorsi. In quest’ottica, anche il tramonto della fede può essere in realtà il tramonto di una forma storica di fede, e quindi può configurarsi come un’azione dello Spirito, altrimenti saremo i primi a negare che lo Spirito è presente e operante nella storia per guidarci oltre il tempo.
Se guardiamo ai secoli che ci hanno preceduti, troveremo che tutte le comunità fondate dall’apostolo Paolo sono di fatto sparite. Eppure la fede in Cristo non è morta. Forse tramonterà la fede nell’Occidente che si è avvicinato ad altre forme di culto (il consumismo, ad esempio); forse sorgerà, sulle lacrime e le fatiche e gli smarrimenti di molti, una nuova forma storica di fede. Certo, è doloroso perdere la nostra forma storica, a cui siamo grati e di cui riconosciamo pregi e difetti; è un atto di spoliazione, di vera croce. Ma è la dinamica kenotica, la quale è essenziale alla fede cristiana.
Forse, oggi, dobbiamo vivere il venerdì santo della fede, sperimentare il silenzio del sabato santo – lungo quanto Dio vorrà –, curare la pazienza verso Dio (Hàlik), speculare a quella di Dio verso di noi, per poi vivere ripartenze di fede cristiana.

Forse, servirà un onesto bilancio dei decenni che ci hanno preceduti, anch’esso parte di un movimento kenotico che domanda umiliazione e affidamento. «A cosa serve dire quello che è vero, se gli uomini del nostro tempo non ci capiscono?» (Paolo VI): è questa una domanda che dovrebbe essere preliminare a ogni ragionamento sulla fede, perché troppe volte non siamo stati capiti.
Forse dovremo cessare il sensazionalismo, i messaggi apologetici, le pennellate di buoni sentimenti che non reggono all’urgenza della realtà e non dicono più la fede – ammesso che l’abbiano mai detta. E solo allora, forse, potremo imbatterci – magari non noi, magari tra molto tempo – nella realizzazione della profezia di Simone Weil: «Il Cristo vuole che gli si preferisca la verità, perché prima di essere il Cristo è la verità. Se ci si distoglie da lui per volgersi alla verità, non si percorrerà molta strada senza cadere tra le sue braccia».
E là, nella verità, troveremo, troveranno, il Cristo.

11 risposte a “La crisi di fede e la fatica a vivere nel nostro tempo”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Sembra però che qualcosa si muova! In politica i “tre moschettieri” Presidenti: Draghi, Macron, Sholz in treno alla volta di Kiev, Mosca, nel tentativo di una azione diplomatica come mediare tra le aspettative di uno e le pretese dell’altro al fine di almeno tentare di realizzare uno stop alla guerra prima e poi sperare di riportare a più miti pretese i due Presidenti belligeranti. Ne va di un ritorno alla stabilità in Europa, un ripristino di rapporti commerciali per il benecomune di tutti i cittadini europei. Ci riusciranno? Speriamo. Io credo però che a questo fine molto possa contribuire la saggezza che Papa Francesco già avrebbe in cuore esprimere. Intanto si sta interessando circa un rimedio in soccorso del matrimonio cristiano, un richiamo a soffermarsi prima a una più approfondita conoscenza reciproca a comprendere meglio e nella verità ciò che Cristo chiama amore.

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Non so cosa provano chi non ha una fede; magari vivono umanamente bene contentandosi di ciò che la vita offre e a viverla nel migliore dei modi in armonia con se stessi e il prossimo. Però, di sicuro mancherà loro qualcosa quando le difficoltà o le delusioni, o i dispiaceri, che fanno parte in ogni vita umana, accadono a infrangere il positivo costruito, e c’è bisogno non solo di aiuto materiale Dove trovare il coraggio di rialzarsi!? perché non siamo fatti solo di carne ma anche di spirito il quale è la parte vitale per l’essere umano, cattiveria, infelicita, disperazione, depressione, stati d’animo in sofferenza per la persona. . La Fede infonde vitale coraggio , lo spirito ritrova la Speranza, fa scoprire che è possibile anche incontrare la Carità di un Dio che è Amore.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Se mi domando che cosa è la Fede? Non posso avere risposta che pensando a una persona che l’ha vissuta. Mi domando p.es.come si possa vivere in umiltà il proprio stato come ad es. la donna casalinga di anni fa, tutta dedita alle persone, a un ménage di sacrificio, di dignitosa povertà, ferme nella Fede, sicure in questa.. Paragonate a un oggi tutto proiettato all’avere quanto il mondo si è inventato per rendere più facile e soddisfacente la vita con cose inventate, macchine ad alleggerire il lavoro diventando infelici se non si possiedono. Siamo dunque diventati schiavi di una nuova fede?. Se nel passato in tanti vivevano di poco, come mai oggi che esiste abbondanza la società lamenta povertà, coscienza di diritti ma esiste diseguaglianza? Anche Cristo si meravigliava non si accorgessero di Lui che non gli credessero malgrado le opere. Non si opera secondo la Fede in Lui, si parla di Pace ma si fa la guerra….

  4. Luigi Autiero ha detto:

    IO non la chiamerei “crisi di fede”.
    Questa può essere una parentesi del cammino di un discepolo, che in un momento di debolezza cade nello scoraggiamento “si veda Elia per esempio.
    Io la chiamo incredulità perenne;
    mancanza di Ravvedimento e conversione, visto che i locali di culto, sono frequentati da pochi per circa 300 giorni l’anno.
    Molti hanno solo l’etichetta di “cristiano”.
    Non credono che Gesù è IL Cristo IL Figlio di D-o ,morto per i nostri peccati e risorto per la loro giustificazione.
    Non credono in LUI.
    segue

  5. Luigi Autiero ha detto:

    Se credessero veramente IN LUI; in primis da religiosi diverrebbero discepoli;
    LO invocherebbero chiedendoGLI di perdonarli, salvarli dal Giudizio, e di farli figliuoli di D-o.
    Gli chiederebbero di dargli LA Vita ; di riconciliarli col Padre.
    Invece a Milioni non hanno una relazione con LUI, e si incamminano , imprecando contro di LUI, a motivo dei loro mali, conseguenza di vite vissute dissolutamente, mentre scelgono ogni giorno di vivere senza di LUI,
    e si incamminano verso la perdizione eterna.
    IL Signore Gesù ,tiene la Sua Mano stesa per aiutare le Sue creature, che per loro ha dato il Suo sangue, ma ognuno corre ai suoi affari, ai suoi campi, ai suoi poderi…,
    e rifiutano di ravvedersi…

    • Gian Piero Del Bono ha detto:

      Luigi Autiero e’ proprio cosi’: inutile girarci intorno con giri di parole la crisi di fede e’ proprio questo, non credere piu’ ne’ in Dio ne’ in Gesu’ Cristo Figlio di Dio ne’ nel Giudizio . : Il materialismo ha vinto , conta solo la materia , il corpo , il qui , la vita terrena , conta solo cio’ che il materialismo puo’ dare cioe’ i soldi innanzi tutto, poi la vita fisica, il piacere del corpo. la Chiesa cattolica ufficiale (certo non il piccolo gregge, non i semplici poveri cristiani che ci saranno sempre fino alla nuova venuta di Cristo), ha concluso la grande apostasia , Ha abbracciato e fatto suoi oggi tutti gli idoli che hanno gli uomini contemporanei e questo proprio nei sui piu’ alti vertici , vescovi e cardinali , questi uomini sedicenti di Chiesa credono ormai solo nella Trinita’ materialista : Soldi, sesso, potere.

      • Roberto Beretta ha detto:

        Sinceramente non capisco. Ma perché non credere in Dio deve significare essere materialisti, credere solo in sesso soldi potere, non essere più figliuoli di Dio, vivere dissolutamente, eccetera eccetera? Perché, perché? Chi l’ha detto? Quale mai pregiudizio porta a pensare così?

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Certo che manca qualcosa, non si nomina Dio, sembra quasi proibito dire che se abbiamo cuore, questo lo dobbiamo a un Creatore che fa dell’uomo un essere tanto magnifica opera sua da essere non solo erede della terra ma assurto a godere di una vita senza fine! Questo non lo si dice abbastanza e quindi è quasi normale l’incredulita esistente la quale là si attribuisce solo e soltanto all’uomo, per non urtare quel cittadino che è sicuro dovere tutto a se stesso e di conseguenza fa un uso delle sue creazioni, ? La conoscenza, l’istruzione deve andare di pari passo con le opere che si compiono e anche se questo avviene per strada. Cristo non ha fatto mistero da dove veniva, né di Chi era Figlio. “Chi ha visto me ha visto il Padre” e ha rimarcato la delusione perché ancora gli apostoli non lo avessero capito. Tutto torna quindi, ma sta a noi avere coraggio di dire chi siamo e anche in nome di Colui che ci rende capaci di tante libere iniziative che si rivelano pane per tutti

  7. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    …riproporre.,cose già …Oggi ci sono ragazzi in strada, simili a quelli di Don Bosco, peggio, alcuni diventano larve, perduti se non fosse che un Don Ciotti li ha visti, raccolti, il cui recupero non è assicurato se la droga e diventata il loro pane. Che dire di una Istituzione quale è il Sermig!? È così dove si affacciano i mali che sorgono sempre rinnovati. Ma non si fa abbastanza perché oggi sono tanti , la guerra che immola vite umane in luogo di un un diverso concepire il valore principe che è risparmiarle. La maternità fatta diventare produttività, il corpo umano mercificato, non amato. Segni manifesti di un mondo che l’uomo stesso ha creato, senza Dio. L’umiltà dunque è manifesta in questa Chiesa che cammina con Cristo davanti, come al tempo di Mose. Per questo si dovrebbe mettere in luce tutto questo apporto reale di bene, salvezza è vita spesa da cittadini per il prossimo, un apporto più o del pari significativo per il Paese.

  8. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Se si è davvero in ricerca.. Sergio offre molti sentieri..
    Grande cataratta.. il delirio di onnipotenza, evidenziato da Gil. Tutti ci sentiamo attori incaricati, demiurghi!
    Sergio con-clude:
    E là, nella verità, troveremo, troveranno, il Cristo.
    Ed io la cerco nella Parola.
    Nella Parola di oggi.
    Quel poco, quel pochissimo di farina … ( Re)
    Ecco la prima grande Verità: se ci affidiamo a quel poco, a quel ‘resto’ d’Israele così presente nella Parola..
    NON FINIRÀ MAI.
    Anche se poco.
    Certo! Sta a noi tirarlo fuori, metterlo in piena luce ( Vangelo)..
    Un don Tonino, un Martini, uno Zuppi, certo sono pochi, ma non finiranno, anzi!

    Vi confido che mi sono detto: BRUCIAMO GLI ALTRI!! Ma ancora una volta la Parola mi sovviene: quando mai Dio ci ha detto di farlo ? ( Cfr gramigna).
    Ci penserà Lui, la sua Giustizia, che fa impallidire noi.. Come ci diceva Martini nell’ultima sua omelia: in QUEL gg ci sarà solo Verità.

  9. Luca Crippa ha detto:

    A proposito del dibattito sulla fede oggi, consiglio la lettura di GESÙ UOMO VIVO, di don Antonio Mazzi. Un ottimo tentativo di una narrazione attuale (eppure fedelissima all’essenziale) dell’annuncio cristiano.

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