Pace: un avvenire imbarazzante?

Cosa resta del magistero pontificio sulla pace se anche i mass-media cattolici cominciano ad alimentare la paura del nemico?
4 Settembre 2025

Sul tema della pace le parole di Leone XIV – come già quelle di Francesco – sono sicuramente perfettibili ma, al contempo, chiare nei loro moventi ed obiettivi. Il problema vero nasce quando tale magistero dovrebbe illuminare la lettura quotidiana degli eventi ed essere da quest’ultima (almeno in parte) rappresentato. È qui che si forma concretamente l’opinione pubblica: soprattutto quando si tratta di mass media.

Ad esempio, ci si aspetta che un quotidiano cattolico come Avvenire, pur nell’attuale complessità dei fenomeni da analizzare, provi a raccontare gli eventi più eclatanti cercando di incarnare o almeno tentando di farsi ispirare da tale magistero. Soprattutto se, sul tema della guerra e della pace, i due ultimi pontefici chiedono da anni di non alimentare la «paura» e le «fake news», in quanto cattive consigliere nell’ora critica in cui ci si interroga sul che fare in tempi di guerra:

«l’aumento di risorse economiche per gli armamenti è ritornato ad essere strumento delle relazioni tra gli Stati, mostrando che la pace è possibile e realizzabile solo se fondata su un equilibrio del loro possesso. Tutto questo genera paura e terrore e rischia di travolgere la sicurezza poiché dimentica come “un fatto imprevedibile e incontrollabile possa far scoccare la scintilla che mette in moto l’apparato bellico” (Pacem in Terris, 60)» (Francesco, Messaggio al Convegno “Pace tra le genti. A 60 anni dalla Pacem in terris”, 11 maggio 2023);

«siamo chiamati noi tutti, umanità, a valutare le cause di questi conflitti, a verificare quelle vere e a cercare di superarle, e a rigettare quelle spurie, frutto di simulazioni emotive e di retorica, smascherandole con decisione. La gente non può morire a causa di fake news… Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte? … Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta?» (Leone XIV, Discorso all’ Assemblea della R.O.A.C.O., 26 giugno 2025).

Mi sembra infatti che, simili al vento sulla brace, soffino invece due articoli di Avvenire, dedicati al caso del presunto attacco informatico russo all’aereo su cui volava la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. I titolisti e i due autori, pur rimandando per la fonte alla Commissione Europea, non hanno dubbi su ciò che è avvenuto e sul suo responsabile. A ciò Marta Ottaviani (qui) aggiunge l’immagine di un’Unione Europea «sotto attacco» e sottoposta a «nuove minacce», con «leader europei consci del fatto che la minaccia russa non si fermerà a Kiev», mentre Fabio Carminati (qui) aggiunge che siamo di fronte ad un «segnale chiarissimo», paragonabile al  «polonio di un tempo somministrato nel tè delle spie», e ad una «guerra sottotraccia che si combatte dalla caduta del Muro» – come «i leader europei (…) sanno benissimo» – con annessi «attentati a oleodotti, aerei misteriosamente abbattuti o esplosi in volo, treni deragliati».

Non stupisce che una lettura del genere possa provenire dal fronte anglo-americano e dalla Commissione Europea, seguiti immediatamente da tutti i quotidiani italiani, salvo Il Fatto quotidiano che, a firma di Marco Travaglio, ha parlato di «cyberbufale ibride» funzionali al riarmo. Dall’altra parte, non bisogna essere neanche così ingenui da escludere del tutto pericoli di questo tipo, evitando però di finire posseduti da uno sguardo esclusivamente monoculare…

Il problema per un quotidiano cattolico, al netto del riferimento ad attentati agli oleodotti pochi giorni dopo l’arresto di un cittadino ucraino per presunto coinvolgimento nel sabotaggio del 2022 al Nord Stream, è che una tale narrazione non aiuta affatto a decostruire come unica e necessaria la risposta ipotizzata dalla Von der Leyen: quella «deterrenza militare», quegli «“investimenti Nato e della UE (…) per la Difesa», in definitiva quel piano di riarmo che obbedisce alla logica, più volte ripetuta (anche dalla Presidente Meloni, 24 giugno 2025), del se vuoi la pace prepara la guerra.

Mi chiedo quanto si riconoscano in tale narrazione i vescovi italiani, proprietari di fatto del quotidiano Avvenire, ed impegnati nella costruzione di una alternativa, innanzitutto diplomatica, che operi secondo la logica del se vuoi la pace prepara la pace o, con le parole di Leone XIV, «se vuoi la pace prepara istituzioni di pace» (Discorso ai movimenti e associazioni dell’“Arena della pace”, 30 maggio 2025).

8 risposte a “Pace: un avvenire imbarazzante?”

  1. Roberto Cetera ha detto:

    L’ Avvenire ha superato il limite con questo articolo in cui i settlers ebraici di Cisgiordania, criminali che rubano terra, case, animali ed acqua ai palestinesi, che aggrediscono e incendiano le chiese di Taybe, sono rappresentati come bravi ragazzi incompresi e dialoganti.

    «Noi, pellegrini in Terra Santa nonostante la guerra. Per capirla davvero» https://share.google/GqGIAQ83J8PqnSmMY

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la Fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. “”””Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico””.Benedetto XVI in La Carità politica”. Papa Leone XIV sembra aver fatto propri nel suo dire e agire questi principi fondamentali di un essere Chiesa presente nella storia così travagliata oggi rispondendo a Dio con il medesimo salomonico desiderio “di avere un cuore docile, la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la Pace””. per la salvezza del mondo

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    A sua volta il Santo Padre persegue imperturbabile la via di Cristo che è l’arma dell’amore, del coraggio a farsi umili servitori delle cause dei popoli, guardando a realizzare ciò che è vita per l’uomo. Il Predecessore Papà Benedetto XVI :”La politica deve essere un impegno per la giustizia a creare le condizioni di fondo per la Pace .servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia e’ e rimane il compito fondamentale del politico.In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Puo, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come si riconosce ciò che è giusto? Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani.

  4. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Effettivamente i media riportano ciò che i “grandi della terra dicono” la Cina sfida il mondo “La Pace o la guerra”/ ; Putin ai Volonterosi amici di Kiev “ se gli europei invieranno militari in Ucraina, la Russia li considererà obiettivi legittimi”/ A Gaza le operazioni sono in corso”Raid israeliani sui grattacieli- Hamas:” mostra due ostaggi Katz.” le porte dell’inferno si apriranno a Gaza City “/ Per contro ”SOS Italia”Giovani inattivi, costano 24,5 ml.quanto una finanziaria, siamo lo Stato peggiore dell’UE, salari insufficienti, effetti preoccupanti. Tutte queste grida corrispondono a politica e fatti in corso, a descrivere una situazione del mondo destabilizzante che non puo non allarmare il singolo cittadino che si sente in balia di tali eventi e spera ciò che è dalla Chiesa: la ferma decisione del Card.Pizzaballa a resistenza, a difendere il diritto dei più deboli alla vita! a libertà di pensiero di possibile terza via, se fine di una vera Pace.

  5. Sergio Ventura ha detto:

    Grazie a Massimo per la condivisione del contributo, assai condivisibile, di Lucio Caracciolo.
    A Roberto, invece, chiedo quale articolo abbia letto. Perché io non tocco il tema (di coscienza) rispetto al quale dissente, ma il modo in cui un certo giornalismo cattolico vanifichi il chiaro magistero di Francesco e Leone XIV, senza prendersi nemmeno la briga di criticarlo o di raccontare il fatto in modo da rispettarlo, pur non condividendolo. Sarebbe interessante avere un tuo parere su questo punto…

    • Roberto Beretta ha detto:

      Ho cercato di commentare il merito della questione, cioè se il riarmo sia un’opzione cattolicamente possibile oppure no; secondo me, in certe condizioni e pur sapendo che non sarà la soluzione definitiva, lo è eccome. Parafrasando lo slogan, io sono per “se vuoi la pace, preparati anche a difenderla”. L’altra questione, se cioè Avvenire “segua” il magistero dei Papi, avendoci lavorato per oltre 30 anni potrei cavarmela con una battuta: secondo me anche troppo! Ma più seriamente, i casi sono due: o il giornale cattolico è lo strillone del papa, l’ufficio stampa dei vescovi che ne sono i padroni (cosa che gli è stata spessissimo rimproverata, anche dal sottoscritto), oppure ai giornalisti cattolici si deve dare la libertà di scrivere in coscienza quel che pensano, anche diversamente dal Papa. Teologicamente hanno la grazia di stato per farlo, professionalmente ne hanno il dovere.

  6. Massimo Pieggi ha detto:

    Lucidissimo al riguardo, come sempre, Lucio Caracciolo: podcast “Non c’è Ucraina senza Ucraini” https://www.youtube.com/watch?v=vwbEH_3_gR4&list=PLdGzyrCItloQq9gr58ch2o63m9uH2iUcj&index=3

  7. Roberto Beretta ha detto:

    Dissrento dall’opinione di Sergio: non ho fatto l’obiettore di coscienza perché continuo a credere al dovere di difendersi quando sono minacciati la vita o la libertà e la dignità delle persone. La cosa si è rafforzata ospitando due profughi ucraine che hanno perso padre e marito in una guerra che assolutamente non hanno voluto. A volte la forza serve, anche se è brutto ammetterlo. In sostanza, comunque, credo che le due posizioni siano sostenibili in coscienza. Sarebbero ancora più credibili se avessimo avuto il coraggio di mandare una forza militare di interposizione.

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