Sogno di fine estate (o di inizio autunno?) sulla Chiesa

E se la vera Riforma partisse dagli atteggiamenti dei cristiani? Sognarlo non costa nulla...
3 Ottobre 2025

Durante l’estate ci sono state due letture che mi hanno stimolato: l’inchiesta Lo scisma. Cattolici senza Papa del giornalista Riccardo Chiaberge e Riforma di Michael Seewald, professore di dogmatica e storia dei dogmi.

Il primo testo evidenzia uno scollamento tra le vite, le idee, le posizioni di molti cristiani e il magistero della Chiesa. È semplicemente la mondanità che è entrata nella compagine ecclesiale o serve mettersi in ascolto con occhio critico, ma non giudicante di alcune istanze?

In un capitolo vengono descritte delle riforme concrete e precise: il gruppo “Wir sind Kirche” (Chiesa siamo noi) nasce, come ricorda il sito Noi siamo Chiesa, «per attuare il Concilio, per essere più fedeli al Vangelo nella Chiesa e nella società e per favorire la riconciliazione ecumenica con le altre Chiese»: ma come farlo?

Le proposte sono «l’istituzione di strutture di comunicazione e di dialogo permanenti, a livello diocesano, nazionale ed internazionale, dove le varie componenti del popolo di Dio, senza preclusioni, possano discutere, in libertà e in ascolto della Parola del Signore, tutti i problemi che riguardano la Chiesa» e «il reale coinvolgimento di ogni Chiesa locale (diocesi) nella scelta del proprio vescovo».

Inoltre, il movimento chiede una vera corresponsabilità, un confronto, partendo dalla Scrittura, sulla partecipazione delle donne ai ministeri ecclesiali; un celibato per il Regno di Dio valorizzato, ma libero, anche per i presbiteri; la riammissione, nella logica della misericordia, ai Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia per i divorziati risposati; l’ammissione al servizio delle comunità per i presbiteri sposati; la libertà nel campo della regolazione delle nascite; il superamento di ogni marchio di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali.

Infine, l’acquisizione della consapevolezza che «la fedeltà al Vangelo richiede un coerente impegno della Chiesa cattolica, ad ogni livello, per lavorare – in fraternità ecumenica con tutte le Chiese – per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, dando in questi campi un contributo concreto come Chiesa umile, povera e pellegrina, a fianco degli emarginati, degli oppressi e di chi lotta per un mondo umano e solidale».

A parere di chi scrive, alcune istanze sono troppo forti e forse non così evangeliche, ma indubbiamente segnalano una voglia di rinnovamento per la missione evangelizzatrice.  In altre parole, non si può andare avanti così! Servono vie nuove per annunciare Cristo ed essere suoi discepoli, abbiamo bisogno di comunità base che siano missionarie, di una corresponsabilità presa sul serio, di lasciar cadere strutture che non servono più, di “giocare la carta” dell’ecumenismo per crescere nell’unità e di impegno sulle questioni sociali ed ecologiche.

Nel testo di Seewald, invece, viene evidenziato come il magistero della Chiesa possa cambiare, non solo perché viene approfondito, ma anche per contrasto, sebbene talvolta ciò sembra essere contestato. Il magistero e la forma storiche della Chiesa possono cambiare. Forse sono in una versione minimalista, ma prima di elaborare grandi riforme, dovremmo sognare delle comunità ecclesiali in cui cambiamo lo stile e il modo di vivere. Sognare non costa nulla e così inanello alcuni sogni/desideri che ho affinché nelle comunità si respirino profumo di Cristo e aria di Vangelo – ovviamente, quando parlo di Chiesa intendo la comunità di battezzati (laici e laiche, presbiteri, diaconi, religiosi  e religiose) che operano per l’annuncio della Parola.

Sogno una Chiesa in cui si svolgano in tranquillità le attività pastorali, perché esse sono il mezzo non il fine. No all’ansia che rende tutto pesante e che perde l’orizzonte di Cristo.

Sogno una Chiesa contenta per le esperienze vissute, pochi o tanti che siano i partecipanti, perché quel che conta è che si vivano le dinamiche del Regno di Dio. Dico “basta” ad una Chiesa che si lamenta e basta: non ci sono bambini, non c’è gente; alcune attività presuppongono i numeri bassi… Ma che attrattiva ha una comunità in cui il monotono copione è il seguente: “abbiamo proposto x, ma eravamo in pochi”?

Sogno una Chiesa corresponsabile, in cui ci si senta come a casa e quindi tutti parte di tutto; una Chiesa dove tutti mettano a disposizione idee, tempo e braccia affinché Cristo risplenda.

Sogno una Chiesa in cui le riunioni, a tutti i livelli, siano concrete; una Chiesa in cui nelle riunioni ci si fidi, ci si confronti per davvero e si impari a delegare; una Chiesa dove tutti non fanno tutto.

In Lombardia esiste la grande tradizione dell’Oratorio. Perciò, sogno anche che la Chiesa rifletta seriamente su di esso ascoltando tutte le voci, tenendo conto delle sue potenzialità e delle sue difficoltà. Un oratorio che sia aperto quando è possibile e quando può assolvere al suo ruolo educativo. Insomma, un oratorio che non sia un dogma di fede, una pro loco senza Cristo, un luogo in cui a volte il prete può non esserci, non perché non voglia stare con gli altri, ma perché va a benedire le famiglie, visita i malati e, se insegna, assolve al suo compito di docente.

Sogno una Chiesa che sappia collaborare con il territorio per i ragazzi “difficili”, perché questa diventa un’azione che porta frutti positivi per tutta la comunità. A partire, però, da una pastorale che sia vicina, per quanto possibile, ai casi in difficoltà.

Sogno una Chiesa in cui si ascolti il magistero del Papa e del Vescovo, certamente con spirito critico, ma anche senza ideologie, preconcetti e presunzione. E, poi, “basta” con i confronti tra Papi, basandosi spesso sul gusto personale.

Sogno una Chiesa il cui al centro ci siano le relazioni, non l’organizzazione o il fare “cose” fini a se stesse.

Sogno dei Cristiani che stiano nel mondo in cui viviamo, vedendone la bellezza, non mitizzando epoche d’oro mai esistite.

Sogno una Chiesa in cui si proponga e contribuisca a realizzare ciò che si è proposto. Evitiamo il “io propongo, ma devono fare gli altri” – come quando si afferma che “l’oratorio va tenuto aperto ogni pomeriggio” e poi non si impegna affinché ciò sia possibile.

Basta gente “incavolata” se il nipote, il figlio non vengono in oratorio: sogno adulti che si impegnino affinché i bambini e i ragazzi vivano belle esperienze di fede!

Sogno una Chiesa in cui la questione centrale sia convertirsi, conoscere e amare Cristo, non se possiamo fare le vendite delle torte o no.

Ultimo sogno, o forse tentazione: per un anno bloccare il catechismo perché i catechisti di ogni fascia d’età e i presbiteri si formino, magari con un ausilio diocesano…

Una risposta a “Sogno di fine estate (o di inizio autunno?) sulla Chiesa”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    William è utopistico ?
    Avevo qualche amico in ” Noi siamo Chiesa’ e li ho persi.. di vista.
    D’altra parte SE la CC disconosce il Vangelo ( bussate e..) comprendo chi si stufa di bussare! Si sposta o semplicemente stacca..
    William elenca tanti sogni che si traducono in azioni, missioni..
    Imo non è qs il probl.
    Conosciamo tutti le cose da fare..
    Ma manca l’entusiasmo, la spinta, manca tutto ma , sempre a mio avviso, manca la massa critica.
    Che la lucina delle rare lucciole di trovi, si riconosca, si aggreghi e finalmente faccia massa critica.
    Come i pro-Pwl di queste ore..
    Ciao

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