Sì può ritornare a sognare?

Qualche nota su un recento libro di Papa Francesco, "Ritorniamo a sognare"
29 Gennaio 2021

Per i cattolici è un padre che ha cura dei suoi figli, un pastore che guida il popolo di Dio con saggezza e radicalità evangelica; per i credenti di altri religioni e per chi non crede è comunque un punto di riferimento autorevole e “ascoltato” in un momento di disorientamento dell’umanità che fatica a trovare la strada per uscire dalla grande prova della pandemia. verso un futuro che si sta delineando. ma che è ancora da riscrivere bene. Di chi parliamo? Di Papa Francesco e di un suo recente libro (dicembre 2020) che riporta alcune riflessioni raccolte da Austen Ivereigh, scrittore e giornalista britannico; il libro si intitola Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore, edito da Piemme.

Si può ritornare a sognare? Ma poi sognare cosa? Un bel sogno che poi svanisce in un attimo come una bolla di sapone o basato su dati oggettivi e passi concreti che occorre necessariamente compiere per uscire migliori da questa pandemia? Lo stesso Francesco aveva detto che, da essa, se ne esce migliori o peggiori, non uguali a prima, e che la peggior cosa è quella di sprecare ciò che abbiamo attraversato.
Nel corso delle conversazioni con il Papa, tra giugno e agosto 2020, Ivereigh ha raccolto le riflessioni del Pontefice su due aree del suo pensiero che sono, in qualche modo, il suo progetto di vita e la chiave della sua leadership spirituale.

La prima riguarda come si costruisce l’unità a partire dalla tensione, sostenendo le differenze e rendendole fruttuose, piuttosto che lasciarle in balia della contraddizione: è la dinamica della sinodalità che ha potenziato nella Chiesa e di cui l’umanità ha urgente bisogno: «Per uscire migliori da questa crisi dobbiamo recuperare la consapevolezza che, come popolo, abbiamo un destino comune. La pandemia ci ricorda che nessuno può salvarsi da solo».

L’altra questione concerne la coscienza di essere popolo di Dio e di come il popolo si organizza a partire da questa consapevolezza. Francesco è convinto che il cambiamento non si compia dall’alto, ma dalle periferie geografiche ed esistenziali, dove vive Cristo. Come metodo di questo processo di cambiamento-conversione, papa Francesco, nel libro, “usa” quello diviso in “tre tempi”: del vedere o contemplare la realtà, del discernere per poi dello scegliere e infine agire.

Vedere. Per capire il mondo com’è davvero bisogna andare in periferia: «Per trovare un futuro nuovo, bisogna andare nella periferia. Quando Dio ha voluto rigenerare la creazione ha scelto di andare nella periferia: nei luoghi di peccato e miseria, di esclusione e sofferenza, di malattia e solitudine. Erano anche luoghi pieni di possibilità “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia (Romani 5,20)”». Il Papa evidenzia poi tre rischi che precludono l’azione dello Spirito Santo, che non aprono ad una cultura del servizio, per rigettare una cultura dello scarto. Il rischio del narcisismo che «ti porta a una cultura dello specchio, a guardare te stesso… ti innamori di quell’immagine che ti sei fatto… le notizie sono buone soltanto se ne ricavi beneficio; se sono cattive, allora ne sei la vittima principale». Lo scoraggiamento che «ti fa lamentare di tutto e ti impedisce di vedere ciò che hai attorno… Nella vita spirituale lo scoraggiamento conduce alla tristezza, un verme maligno che ti rode all’interno…». Infine il pessimismo che «equivale a sbattere la porta in faccia al futuro e alle novità che potrebbe contenere, una porta che ti rifiuti di aprire per paura che, prima o poi appaia qualcosa di nuovo».
In questa azione del “vedere”, Francesco, fa riferimento all’enciclica Laudato si’ che è un’enciclica “sociale” più che “verde”, perché il destino del creato è strettamente unito a quello delle persone, dell’intera umanità: «Non potremo servire gli altri se non lasceremo che la loro realtà ci riguardi. Per riuscirci dobbiamo aprire gli occhi e lasciarci toccare dalla sofferenza che c’è attorno a noi… ho visto la tristezza di un’umanità ricca di conoscenza tecnica ma carente della sicurezza interiore che viene dal riconoscersi creature dell’amore di Dio: una conoscenza che si esprime nel rispetto per Dio, per gli altri e per la creazione».

Discernere e scegliere. Partendo dalla “grammatica del Regno di Dio” cioè le beatitudini e facendo riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa, il pastore della Chiesa universale parla di opzione preferenziale per i poveri, di bene comune, di destinazione universale dei beni, di solidarietà, per riconoscere che siamo tutti interconnessi, di sussidiarietà che comporta «riconoscere e rispettare l’autonomia degli altri come soggetti capaci del proprio destino. I poveri non sono gli oggetti delle nostre buone intenzioni, ma i soggetti del cambiamento. Non agiamo soltanto per i poveri ma con loro». Ponendo l’attenzione sul fatto che il covid ha accelerato un cambio d’epoca già in corso e che chi pensa di poter tornare al punto in cui eravamo si illude e va verso un vicolo cielo, invita a leggere i “segni dei tempi”, a chiederci cosa ci dice lo Spirito in questo momento. Un esempio di “segno dei tempi” è la frattura che esiste attualmente tra l’esigenza di proteggere la natura e un modello economico che vede la crescita a qualsiasi costo come obiettivo primario, in nome del profitto: «Ma nelle zone più ricche del mondo la fissazione per la crescita economica continua è diventata destabilizzante perché produce enormi disuguaglianze e manda fuori equilibrio il mondo naturale… dobbiamo ridisegnare l’economia in modo da offrire a tutte le persone una vita dignitosa e al tempo stesso proteggere e rigenerare la natura».

Agire. Per l’azione concreta, papa Francesco parla di dignità delle persone e parla di popolo, che è diverso dall’entità-paese, nazione o stato; esso non è la somma degli individui, ma una realtà viva che ha “un’anima”: «Il popolo è sempre il frutto di una sintesi, di un incontro, della fusione di elementi disparati che genera un tutto maggiore delle sue parti… un popolo condivide esperienze e speranze e avverte la chiamata ad un destino comune». Ritorna sul concetto di solidarietà su cui costruire un futuro migliore, diverso, umano; rimarca il fatto che quando, come scopo principale dell’economia, viene messo il profitto, presto ci si dimentica che le risorse della Terra sono per tutti e non pochi: «Deploro lo scenario in cui l’etica e l’economia si scindono. E critico l’idea che se si permette alla ricchezza di muoversi senza controlli ne seguirà la creazione di prosperità per tutti. La confutazione di quell’idea è tutto intorno a noi; lasciati a se stessi i mercati hanno generato clamorose disuguaglianze ed enormi danni ecologici». Per prospettare un futuro migliore, al centro di tutte le azioni, è necessario considerare tre fondamentali dimensioni che creano un circolo virtuoso e contribuiscono a ripristinare la dignità della persona: la terra, a cui apparteniamo e alle cui spese non possiamo vivere (quindi occorre esaminare i nostri stili di vita e cambiare le abitudini distruttive), la casa nel senso di abitazione e, più ampiamente, di habitat (occuparsi della casa comune e umanizzare l’ambiente urbano) e il lavoro come condizione fondamentale della dignità e del benessere di ciascuno.

Insomma, in questo libro aperto al futuro, ritornano temi e pensieri cari al Pontefice – a cominciare da quanto detto nello storico momento del 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta e silenziosa, fino ad arrivare all’ultima enciclica Fratelli tutti-: «siamo tutti sulla stessa barca», «nessuno si salva da solo», «Sogniamo un’unica umanità… figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, tutti fratelli».

Allora è possibile ritornare a sognare su basi concrete e reali, non su illusioni? Credo che, seguendo le analisi lucide e oggettive contenute in questo libro, nonché le proposte-prospettive che papa Francesco delinea e a cui non si deve sfuggire, perché la pandemia ha terribilmente messo in evidenza diverse false e fuorvianti certezze, si possa realmente sperare e costruire un mondo migliore.

4 risposte a “Sì può ritornare a sognare?”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Certo questo è il positivo sogno di una medaglia che però ha due facce, l’altra è il suo negativo. Ed è visibile, altrettanto, quando leggiamo di un uomo capace di annientare altri uccidendo con ferocia barbarica non un suo simile estraneo, ma un famigliare è la cosa che appare strana è che sembra non suscitare nessun sentimento quasi che cuore e sentimenti siano anestetizzati da indifferenza, chiusi nel proprio habitat privato, personale, tesi a propri interessi, chiusi in tanto apartheid sociali, di affari, di potere e intanto del degrado sociale e comunitario non si ha o si pretende non esista. Incuria verso esigenze di quale cultura significhi progresso, sognare e realizzare il futuro di un lui, lei, noi, voi, loro. E’ una pandemia che c’è lo sta mettendo in luce, non è andando ai musei a scoprire la bellezza ma guardandoci allo specchio e ricorrere al maquillage dell’amore che sarebbe saggio

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    I sogni si realizzano quando c’è la volontà che spinge a realizzarli. Ma la volontà non può diventare imperio ma sollecitazione stimolo al bene comune, raggiungerlo per concorde visione e riconoscimento. UnPaese che ha realizzato un sogno tale e la Germania passata da una dittatura di conquista distruggendo la persona umana a un ricostruire riconoscendo il male e convertendoli al riconoscimento di peculiarità che sono di ogni essere umano con pieno diritto alla realizzazione di se in ogni luogo è tempo è stato la persona viva, aiutandola nelle difficoltà. Sono quotidiani i sogni che la singola persona realizza da sola o insieme, perché l’essere umano ha ereditato dal Creatore, anche la creatività per il bene, la bellezza, gli ideali di una vita ben spesa.

  3. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Si puo’ continuare a sognare, ma i sogni non possono essere a comando. Nessuno, neppure l’ autorita’ religiosa piu’ alta, neppure il Papa, ci puo’ suggerire o consigliare o proporre cosa sognare. Il sogno per fortuna e’ una attivita’ spontanea e libera .
    Il moralismo e le teologie e le ideologie e anche i “ progetti costruttivi” non hanno nulla a che vedere col sogno, che infatti molto spesso e’ creativamente inspiegabile e irriducibile e poetico. Continuiamo a sognare.

  4. Paola Buscicchio ha detto:

    Gli occhi vedono come il cuore sente ci dice Papa Francesco per farci comprendere che la visione è prerogativa di coloro che hanno lasciato tutto per la verità del Vangelo.

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