Proviamo a guardare con lo Spirito

In questa festa di Pentecoste, che chiude un tempo unico, anche a livello civile, sappiamo renderci disponibili a uno sguardo nuovo per sogni nuovi, come accade al protagonista di "Cattedrale" di Raymond Carver?
31 Maggio 2020

Si chiude oggi il tempo pasquale; da domani riprende il tempo ordinario, quel tempo del quotidiano, quel tempo che, dopo i grandi eventi della Quaresima e della Pasqua, ricomincia il suo lento fluire.

Dal Carnevale, quando abbiamo registrato le prime chiusure per la pandemia, alla Pentecoste: è stato un tempo speciale per la liturgia, per i misteri della nostra fede, ma anche – soprattutto – per le nostre vite. Quaresima, Pasqua, Pentecoste: nei prossimi giorni riprenderemo un quotidiano per tante settimane sottratto, in quale modo, al nostro controllo, alla nostra azione. Certo, non sarà un semplice tornare indietro, non sarà un mero riprendere a fare quello che facevano a febbraio.

Eppure c’è una ricchezza che il tempo liturgico ci dona, che ci potrebbe aiutare a rileggere quanto abbiamo vissuto e ad alzare lo sguardo verso il futuro. Tempo civile, tempo della pandemia e tempo liturgico si intersecano: abbiamo attraversato il dolore e lo smarrimento, abbiamo sperimentato la speranza e la gioia; ora, a Pentecoste, poniamo in un certo modo i sigilli al tempo della chiusura e ci disponiamo ad aprire.

Quale messaggio più bello potremmo trovare in questa Pentecoste se non quello che ci invita all’apertura, alla consolazione, alla fiducia? Quale dono migliore, potremmo chiedere allo Spirito, se non quello di uno sguardo rinnovato su di noi, sugli uomini del nostro tempo, sulle nostre comunità, sulla Chiesa, sul paese e sul mondo?

Abbiamo bisogno di uno sguardo luminoso; abbiamo bisogno, anche noi, di fare la stessa esperienza dei discepoli: «gioirono al vedere il Signore». Lo sappiamo: vedere Dio nelle pieghe della storia è un dono dello Spirito, e di questo abbiamo bisogno oggi, giorno di Pentecoste che è anche l’ultimo giorno del mese di maggio.

Imparare a vedere: è la stessa esperienza che trovo in Cattedrale, un racconto stupendo di Raymond Carver (1938 – 1988). Piccolo miracolo della letteratura americana, è un percorso in cui chi sembra possedere la vista, il protagonista-narratore, viene in realtà educato a vedere da Robert, un cieco, all’inizio accolto con molto imbarazzo e qualche fastidio.

Imparare a vedere, fidandoci di chi ci prende la mano: è quanto accade nel testo di Carver. Il cieco ‘mette alla prova’ l’altro uomo, chiedendogli di descrivere a parole una cattedrale, dato che in televisione sta passando un documentario sulle grandi chiese medievali. Ma il narratore è impacciato, non riesce, si arrende. Così Robert gli chiede di provare a disegnarla, su un cartoncino: la mano del cieco seguirà la mano dell’uomo che vede e disegna. Sarà questo il modo attraverso cui Robert capirà come è fatta una cattedrale. Inizia il disegno, sempre più dettagliato, sempre più preciso, fino alla svolta: sarà il cieco a guidare la mano del protagonista.

“E adesso chiudi gli occhi”, ha aggiunto, rivolto a me. L’ho fatto.

Li ho chiusi proprio come m’ha detto lui. “Li hai chiusi?”, ha chiesto. “Non imbrogliare”. “Li ho chiusi”, ho risposto io. “Tienili così”, ha detto. Poi ha aggiunto: “Adesso non fermarti. Continua a disegnare”. E così abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia. Poi lui ha detto: “Mi sa che ci siamo. Mi sa che ce l’hai fatta”, ha detto. “Da’ un po’ un’occhiata. Che te ne pare?”

Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una cosa che dovevo fare.

“Allora?”, ha chiesto. “La stai guardando?” Tenevo gli occhi ancora chiusi.

Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente. “È proprio fantastica”, ho detto.

In questo racconto c’è tutto: chi è convinto di vedere impara uno sguardo nuovo da chi è, all’apparenza, cieco. C’è la sconfitta. C’è la fiducia nella parola dell’altro. C’è il gesto che sa osare. C’è il tentativo di realizzare qualcosa di bello e gratuito. C’è la condivisione, c’è la comunione, perché insieme si costruisce un nuovo modo di vedere. Insieme si costruisce una cattedrale.

Una cattedrale è una chiesa: forse dovremmo imparare dal racconto di Carver cosa significhi sognare, abitare, disegnare una Chiesa e anche cosa significhi sognare, abitare, disegnare una vita: uscire dall’autosufficienza, domandare luce, farci guidare, coltivare la fiducia, essere disposti a cambiare una routine consolidata, mettere la mano nella mano di un Altro, condividere, costruire comunione con gli uomini, dare spazio allo stupore, osare qualcosa di insolito e nuovo.

Sono tutti doni dello Spirito. Ma noi, mi domando, siamo disposti a dare spazio allo Spirito? Mi chiedo: noi crediamo veramente allo Spirito? Perché oggi Lui sta disegnando la sua cattedrale e dobbiamo affidargli la nostra mano, evitando di credere che vale la pena metterci a disegnare solo quando l’immagine corrisponde a quanto abbiamo in mente.

Forse, basterebbe chiederci: sappiamo renderci disponili, almeno, a ricevere uno sguardo rinnovato?

Una replica a “Proviamo a guardare con lo Spirito”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Lo Spirito di Cristo è presente se lo invochiamo, se le nostre opere sono ispirate a essere sue mani, mente e cuore. Certamente che con l’avvento di questo virus così fuori da ogni immaginazione tanto da pensarlo di mente superiore, ha sconvolto un trend di vita che sembrava senza termine, Tante domande si affacciano ad avere risposte di vita nuova,restrizioni che impediscono a libertà di essere più tale. Avere un baratro davanti come perdere la vita fatta dipendere da un modo di comportarci, è una imposizione che suscita reazione anche opposta. La vita, il vivere o morire è possibile realtà dipesa anche da volontà. Sembra incredibile trovarsi in questa realtà, per questo ci a pensare se credere alla esistenza del Dio Creatore con il quale confrontarci. In sintonia di questo Pensare vanno le nostre decisioni.Per quale società si andrà a costruire dipenderà dalle nostre scelte Ssapremo captare e interpretare il volere dello Spirito?

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