Per le ‘cose vive’

Ascoltare la nostra fame, dare udienza alle direzioni interiori, per rinunciare agli ingombri e far spazio alla vita vera, come invita il Vangelo di oggi, in assonanza con una poesia dello scrittore svizzero Alberto Nessi.
1 Agosto 2021

Soddisfare il bisogno immediato; piegarsi allo sguardo ristretto, al piccolo cabotaggio, al recinto del proprio io: la folla cerca il Maestro e chiede pane, ancora pane, dopo aver visto che quel profeta moltiplicava i beni e così toglieva la fatica. Di fronte a quelle pressanti richieste, a quel successo immediato ma effimero, perché basato su un orizzonte autocentrato, il Nazareno risponde con la lucida forza della verità, che è anche delusione (possibile): «voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». Ecco, è l’eterna dialettica della soddisfazione immediata del bisogno, della sazietà dell’uomo, contro l’eterna inquietudine della ricerca di Dio; è l’infinita dinamica del bene da costruire, dell’amore da rischiarare, con continui rilanci, con vastità sempre maggiori, che spingono a fare sempre un passo oltre: oltre se stessi, oltre l’abitudine, oltre il noto e conosciuto, oltre il sicuro…

Siamo spesso come le folle, che cercano un Dio che dà soddisfazione, mentre egli si presenta come “il pane della vita”, che è pane di strada, pane di pienezza mai davvero acquisita, pane di senso sempre da cogliere, pane di rilancio. A una fame immediata tessuta di piccoli bisogni, si sostituisce un’altra fame che porta a una sazietà di misura differente, poiché essa è fiducia e affidamento, ma pure rinuncia, per fare spazio al Cristo. È una sazietà in movimento, fondata su una ricerca di vita vera, contro l’accontentarsi sterile. Però bisogna aver compiuto il doloroso esercizio della lima, della riduzione all’essenziale, sfrondando bisogni e desideri, per trattenere solo ciò che pulsa di vita umana.

È una riflessione che mi conduce a una bella poesia dello scrittore svizzero Alberto Nessi, Le cose, tratta dalla raccolta Blu cobalto con cenere, pubblicata nel 2000:

Dove metti tutte le cose che leggi? –
Mi chiedi dopo l’acquata
mentre il cielo s’accende di lampi
tardivi. Blu cobalto con cenere. Io sto seduto
come un indiano, spio dal divano. Dove le metto?
Un po’ vanno a finire negl’ingombranti
ogni primo giovedì del mese passa il camion
e se li porta via i falsi tappeti
le poltrone slabbrate, i giocattoli zoppi.
Un po’ s’impigliano ai fili, altre il vento
le porta via, le seppellisce nella sabbia.
Restano solo le cose che non lasciano in pace
le cose che tagliano, che feriscono
quelle che scavano gallerie
le cose che cinguettano e luccicano
le cose vive
le cose.

Come nella poesia, in cui l’autore trattiene solo quelle letture che generano vita e inquietudine (a cosa serve, altrimenti, la lettura?),  così anche noi possiamo ascoltare la nostra fame, ponendo orecchio solo alle «cose vive», che sono quelle che sprigionano profumo di ‘oltre’, anche nella loro dimensione faticosa: «le cose che tagliano, che feriscono»; ma anche dovremmo avere il coraggio di dare udienza solo alle direzioni interiori verso il profondo, verso le cose «che scavano gallerie», dopo aver preso congedo da ciò che è pesantezza, freno, ingombro.
Per far emergere le cose vive, trattenerle, custodirle, là dove la nostra esistenza risuona della Parola che dona la vita.

Una replica a “Per le ‘cose vive’”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Fare di ogni giorno che viviamo esperienza di vita nella quale abbiamo mangiato di quel Suo pane. Sfogliando una rivista si vedono personaggi vip in mille atteggiamenti, indossare abiti firmati, vivere vicende chiacchierate, oppure famosi per distinguersi in successi personali in tanti campi.Appaiono godere di possedere tante ricchezze e soddisfazioni dei loro desideri. E’ questo anche un pane di vita, se entrò in un ospedale e vedo quanto di sollecitudine di premura un malato viene fatto segno; vestirlo di quei gesti necessari a prestargli le cure che lo faranno stare bene . Ecco un pane che è da Cristo, segno di amore. Stiamo vivendo un malanno che sembra toccare tutti indistintamente, il rimedio che sembra essere efficace e l’altruismo, il vaccinarsi per far cessare il contagio, un gesto generoso se lo si fa malgrado i propri opposti convincimenti!. Non ciò che voglio ma il Bene che Cristo vorrebbe

Rispondi a Francesca Vittoria vicentini Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)