Non chiamatelo ragazzino!

A 35 anni dalla morte per mano della mafia del Beato Rosario Livatino, giudice "credente e credibile"
22 Settembre 2025

Non chiamate me e neanche altri giudici ragazzini!

Non chiamateci giudici ragazzini, perché svolgere bene il proprio dovere non ha età.

Non chiamateci giudici ragazzini, poiché il nostro sistema di studi e di concorsi ci permette di esserlo se studiamo, superiamo gli esami, siamo bravi e ce lo meritiamo.

Non chiamateci giudici ragazzini quando offriamo il pieno delle nostre forze a servizio dello Stato.

Non chiamateci giudici ragazzini quando le nostre giornate di lavoro iniziano presto e c’impegnano fino al pomeriggio inoltrato, a volte fino a tarda sera o senza orari di rientro.

Non chiamateci giudici ragazzini quando sacrifichiamo la famiglia, gli affetti e le amicizie per dedicarci totalmente a una guerra così dura.

Non chiamateci giudici ragazzini se siamo in grado di rimanere sordi a ogni sollecitazione anche mediatica e indiretta, e ascoltiamo esclusivamente la nostra coscienza di magistrati imparziali e fedeli ai principi della Costituzione.

Non chiamateci giudici ragazzini quando non ci sentiamo potenti, non prevarichiamo su alcuno, cerchiamo di giudicare con equità i reati e chi li ha commessi, e diciamo no a pressioni e minacce.

Non chiamateci giudici ragazzini se non ci crediamo eroi, ma lavoriamo con un normale attaccamento al dovere e alla nostra missione.

Non chiamateci giudici ragazzini se la mafia ha paura di noi tanto da ucciderci o da attentare alla nostra vita.

Non chiamateci giudici ragazzini, poiché già questo modo di dire ci fa partire svantaggiati nei confronti della malavita organizzata.

Non chiamateci giudici ragazzini, ma date ai ragazzini di oggi i mezzi, lo spazio, l’opportunità, i modelli, le risorse per essere fra qualche anno quei giudici che sconfiggeranno ogni tipo di mafia, impegnandosi per la giustizia e per il bene comune.

 

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