È di questi giorni la notizia che in Massachusetts è diventata legge la possibilità di aborto fino al termine della gestazione (semplifico volutamente, come estremamente semplificata è stata data la notizia).
Prima di procedere oltre credo doverose un paio di premesse:
Partiamo dai fatti, o almeno da quello che ho potuto capire.
Le dichiarazioni ufficiali del governo del Massachusetts sono le seguenti:
“La legge modifica la normativa del Massachusetts sull’aborto consentendo ai medici di basarsi sul proprio giudizio professionale, nel rispetto degli standard di cura riconosciuti, quando praticano un aborto nelle fasi più avanzate della gravidanza. La norma ha l’obiettivo di garantire che le pazienti che ricevono diagnosi fetali devastanti, affrontano gravi complicazioni della gravidanza o altre situazioni mediche complesse possano ricevere cure tempestive senza inutili incertezze sul piano legale. Le pazienti interessate da queste situazioni stanno spesso vivendo gravidanze profondamente desiderate che improvvisamente diventano complesse dal punto di vista medico. Si tratta di famiglie che si sono preparate ad accogliere un figlio e che ricevono invece la notizia straziante che la gravidanza non è più vitale o che proseguirla comporterebbe gravi rischi per la salute. Con la legge precedente, alcune pazienti del Massachusetts erano state costrette a lasciare lo Stato per ricevere le cure necessarie, allontanandosi dai propri medici, dalla propria rete di sostegno e dai propri cari mentre affrontavano una delle esperienze più dolorose che si possano immaginare”.
Documentandomi qua e là sul web, mi sembra di aver capito che le interruzioni di gravidanza non sono lasciate completamente alla discrezionalità della donna che, senza motivo, un giorno, magari all’ottavo mese di gravidanza, si sveglia e decide di andare in ospedale ad abortire così, senza motivo, e in ospedale viene accolta a braccia aperte e senza domande (sto banalizzando, ma è per rendere l’idea).
La nuova legge amplia significativamente la discrezionalità del medico e della paziente, consentendo l’interruzione della gravidanza anche oltre le 24 settimane sulla base del giudizio professionale del medico.
Poi sappiamo benissimo gli abusi e le leggerezze nell’applicazione che questa legge può provocare.
Bisogna anche dire che questo tipo di leggi, pur celandosi dietro i diritti femminili, fanno parte di una reazione dei democratici a caccia di voti contro gli ultra-restrittivi (in termini di interruzione di gravidanza) repubblicani trumpiani.
La notizia ha suscitato varie reazioni, tra cui quella ufficiale dei Vescovi cattolici del Massachusetts:
«Come vescovi cattolici, abbiamo la responsabilità morale di sostenere la sacra dignità, donata da Dio, di ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale – ha scritto la Conferenza episcopale del Massachusetts –. Che ci sia spazio nei nostri cuori per i più vulnerabili tra noi».
Per completezza aggiungo anche un estratto del Catechismo della Chiesa Cattolica:
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L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano.
La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se «rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale […]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi […] non deve equivalere a una sentenza di morte».
Ontologicamente parlando, un feto di alcuni giorni è identico a uno al nono mese di gestazione. Personalmente non ho mai capito la logica che permette l’aborto solo fino a tre mesi e poi no.
In mezzo a queste dichiarazioni tonitruanti, e anche comprensibili, mi sembra che sia mancata una cosa: il dialogo, il tentativo di capirsi, di parlarsi, di comprendersi.
Qualcuno potrà dire: «Non si discute con chi sopprime la vita». Altri possono dire: «Mai con chi conculca la dignità e la libertà della donna».
Barricarsi da una parte o da un’altra, sventolando la bandiera “Pro Life” o “Pro Choice”, l’ho sempre trovato odioso e purtroppo anche in Italia non siamo alieni a queste estremizzazioni che eliminano la possibilità di dialogo e di arrivare al vero cuore della questione.
Senza contare che molti Pro Life si comportano da cattolici solo nell’essere contrari all’aborto e nel difendere la “famiglia tradizionale” per il resto…
Non ho una risposta semplice e probabilmente non ne esiste una che possa mettere tutti d’accordo. Ma proprio per questo trovo pericoloso trasformare una questione così drammatica in una bandiera politica o ideologica da sventolare contro qualcuno.
Ammetto che non sono estraneo al provare una grande pena di fronte a un bambino (usiamo pure questo termine) a cui viene impedito di vivere, e sono stato purtroppo testimone della leggerezza (in alcuni casi) con cui questo viene praticato.
Tuttavia credo che su temi come questo dovremmo riuscire a fare una cosa sempre più rara: discutere senza demonizzare chi la pensa diversamente, cercando di tenere insieme due esigenze entrambe profondamente umane: la tutela della vita e la comprensione delle situazioni, talvolta terribili, nelle quali una donna e una famiglia possono trovarsi.
Forse è proprio nella capacità di stare dentro questa contraddizione, senza cercare scorciatoie ideologiche, che può iniziare una discussione davvero seria.
Come cattolici, credo sia pericoloso e, in ultima analisi, sterile arroccarci dietro divieti e anatemi.
Voglio essere chiaro: io condivido le dichiarazioni del Catechismo e della Chiesa sulla difesa della vita, ma mi sembra anche che l’atteggiamento che molti cattolici stanno tenendo sia il solito tenuto contro un mondo che non ci piace più (sempre che ci sia mai piaciuto): ci chiudiamo dentro i nostri slogan e le nostre formule, non “usciamo nelle strade”, non ci facciamo prossimo, non ascoltiamo. Vogliamo far cadere dall’alto la nostra Verità (Verità che io considero sacrosanta, intendiamoci), incuranti di chi stia sotto a riceverla.
Mi piacerebbe scrivere, e forse lo farò, un articolo con le reazioni di alcuni siti o profili social “cattolici”.
Le sfide bioetiche diventeranno, nel prossimo futuro, sempre più ampie e complesse. Come Chiesa e come cattolici non possiamo farci trovare impreparati. Nella complessità e diversità della vita e delle situazioni dobbiamo essere in grado, malgrado tutti i nostri limiti, di offrire un punto di vista chiaro ma, allo stesso tempo, sereno, in questo mare in tempesta.
Ma, per far sì che la nostra “luce” si veda, dobbiamo aprire le porte e le finestre della nostra casa, anche rischiando che entri il vento o il freddo, anche a rischio di doverci alzare dalla nostra comoda poltrona.
Come cattolici, credo sia una cosa che dobbiamo a tutti.
” Ontologicamente parlando, un feto di alcuni giorni è identico a uno al nono mese di gestazione. Personalmente non ho mai capito la logica che permette l’aborto solo fino a tre mesi e poi no.”
Come è stato per la Chiesa Cattolica fino al 1869.
Il tassello che manca ( come x la Humanae vitae.e il divorzio..😭) è la discesa dal Cielo in Terra per cui:
Dopo aver stabilito che l’aborto è CONTRO.. in linea di PRINCIPIO!!
OK, sono d’accordo!
Ma poi se ad es. Ci fossimo accordati col PCI non avremmo avuto la legge allora più abortista d’Europa..
ma anche..
Perché non riconoscere che dopo la 184 il numero di aborti calo’ parecchio?
Come non riconoscere che qualunque contraccettivo è meglio che abortire??
Siamo così ciechi da non capire che quelle posizioni proprio per essere ben poco realiste ci hanno alienato il mondo??
La vita e dono di Dio all’uomo, per chi crede ma anche se non, abbiamo conferma guardando il robot che è stato dalla sua intelligenza da e volere creato, un servo privo di anima. E’ la vita cosa sacra, appartiene singolarmente alla persona uomo o donna che ne dispone in libertà. Fare una legge che assecondi un volere che non sia a sua difesa sembra usare oltraggio a tutto quanto è vitale nella natura stessa che ci circonda dall’alba al tramonto esistente nel mondo, Dare ogni supporto a che in qualsiasi stato si tenda a salvare vite umane, a questo serve cuore e mente, perché non la morte ha ragione al fine di Pace e bene comune in questo terrà che tanto ha di bello e buono da offrire