L’assurdità della guerra

Ma non è che l’assurdità del conflitto bellico e il nostro altrettanto assurdo stile di vita, “tutta comunicazione” in tempo reale e nello spazio virtuale, siano collegati?
26 Febbraio 2022

Putin ha invaso l’Ucraina? O Putin è intervento a difesa delle auto-proclamate repubbliche del Donbass? Putin è simile ad Hitler che invade la Polonia? O Putin è simile alla Nato che nel 1999 intervenne a difesa del Kosovo? Tra questi due estremi si muove un conflitto di interpretazioni che – non nascondiamocelo – contribuisce all’acuirsi del conflitto bellico e alla mancata individuazione di soluzioni pre-belliche. Perché questa guerra, come ogni guerra che si combatte sin dalla fondazione del mondo, non è un atto folle o di un folle, ma è un atto deciso razionalmente, calcolato, organizzato, indubbiamente frutto di un processo da comprendere meglio nella sua complessità storica e geografica.

Ciò non toglie che esso, proprio ora nel secondo anno di pandemia, sia un atto che appare assurdo. Etimologicamente: stonato, dissonante. Una stecca. Infatti, tutti i canali di news sono pieni di informazioni su questa assurdità. E se si resta lì, sembra che tutto il mondo si sia fermato e che tutti siano presi dall’ansia e dall’angoscia, dalla paura e dal panico dei possibili effetti – anche a distanza di tempo – di questa assurdità. Lo vediamo in questi giorni anche nelle classi. Preoccupati i ragazzi più grandi, spaventati i più piccoli, ma tutti stanno chiedendo, filoamericani o antiamericani, espressamente o con i loro sguardi taciturni, qualche rassicurazione su ciò che sta avvenendo – e che non sia quella di definire folle l’atto (o il soggetto) in questione per lenire l’angoscia montante.

D’altra parte, basta sfogliare per caso su qualche altro canale televisivo o gironzolare su Instagram per rendersi conto che, in realtà, il mondo continua ad andare avanti, quasi alieno rispetto a quanto accade. E gli stessi ragazzi, che in classe hai visto preoccupati o spaventati, fuori scuola sembrano ritornati alla loro consueta apparente spensieratezza, anche in reazione al sentirsi schiacciati dalla complessità che si nasconde dietro all’ennesimo conflitto bellico.

Il “Grande Fratello Vip” non sembra scomodato nel suo finto copione di reality costruito. Il “Tour dell’UAE 2022” continua a macinare la sua pubblicità degli Emirati Arabi. “Blob” non rinuncia a utilizzare la guerra per costruire le sue immaginarie cuciture di spezzoni di realtà rubata dalle telecamere. Tutte le trasmissioni culinarie – più o meno il 30% dei canali nella fascia pomeriggio/sera – continuano a cercare di alzare almeno di un mezzo punto il proprio share rispetto ad altre trasmissioni dello stesso tipo. “Focus” non perde occasione per mostrare l’estremizzazione del catastrofismo pseudo scientifico per emozionare, attrarre e fidelizzare i telespettatori.

Sulla rete, poi, storie, post, meme continuano a far funzionare gli algoritmi in tempo reale, per dirigere pubblicità mirate e strumentali. Instagram e Facebook perseguono un recupero economico, ormai conclamato, attraverso filtri che tendono a ridurre la visione di chi non sceglie inserzioni a pagamento. E gli utenti continuano a viaggiare sul virtuale come una vera dimensione aggiuntiva all’essere umano, un vero luogo della vita.

Ma, allora, non è che l’assurdità del conflitto bellico e questo altrettanto assurdo stile di vita, “tutta comunicazione” in tempo reale e nello spazio virtuale, siano collegati? Sì, è un pensiero strano, ma ci aiuta a tal proposito Papa Francesco, il quale dichiara, nel messaggio per la Quaresima del 2022, che «la dipendenza dal digitale, una delle vie del peccato, impoverisce i rapporti umani: coltivare i rapporti umani a tu per tu».

Qui, dall’occidente, sembra davvero impossibile fare qualcosa di sensato per fermare l’assurdità di questo conflitto bellico. Le preannunciate sanzioni, lo sappiamo tutti, finiranno per pesare molto di più sui popoli coinvolti (compresi noi), ma non sposterà quasi nulla, invece, per chi siede nelle stanze dei bottoni. La Russia, allora, spazzerà via l’Ucraina dalle carte geografiche? O la Nato porterà veramente i militari occidentali ai confini della Russia per difendere il popolo ucraino? Si instaurerà un governo (politico o militare) più vicino alla Russia? O la Russia ripeterà altrove quanto sta avvenendo ora in Ucraina?

Queste domande, in realtà, sembrano già il frutto pericoloso dell’angoscia montante. Altre domande vorremmo porre, frutto invece di quel pensiero strano ispirato dalla frase di Papa Francesco. Ci troveremmo in un’altra situazione se il popolo russo non fosse stato “indottrinato” virtualmente dagli hacker conduttori della “narrazione” ufficiale di Putin? Ci troveremmo in un’altra situazione se Biden avesse conosciuto direttamente le condizioni di vita della minoranza russa del “Donbass”? E noi, se potessimo vedere direttamente il pianto degli ucraini presenti in Italia, studenti e badanti, avremmo reazioni diverse, vedremmo possibilità diverse?

In questo momento non abbiamo una risposta. Ma un sospetto sì: la mediazione e la distanza che ci separano dalla realtà ci anestetizza e riduce di molto la possibilità di difenderci dalla assurdità del conflittobellico o interpretativo – quando esso prende il potere. Soprattutto quando prende potere nel mondo virtuale, con effetti, purtroppo, molto reali.

 

6 risposte a “L’assurdità della guerra”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    ..un stare solo a guardare in TV,gente che piange che si lascia abbracciandosi con l’incognita del rivedersi, a difesa del proprio paese e ideali uno e l’altro portare in salvo la vita dei figli. Sembra, quasi da indiscreti irrispettoso per il dolore che tanta popolazione. Sta vivendo ora.Ma serve, se diventa solidarietà immediata come raccolta di viveri da far arrivare; ,vedere esempi cittadini pronti a difendere ideali :casa,famiglia, di ogni età opporsi a un invasore.;donne provare pietà verso le madri di ragazzi russi morti giacenti la,raccolgono loro cose da inviare in ricordo; cibo distribuito anche a loro, giovani che sono dei comandati e non sanno se torneranno alle loro case!. Questo tutto vediamo è anche segno di quella “Fratellanza” umana,che non sa di odio, che fa piangere il cuore, che fa ripetere un NO alla Guerra fratricida. E se tutti i Pastori di Chiese a loro volta si facessero Messaggeri in persona?forse una Parola più antica può rispetto alla moderna!?

  2. Virginia Ciaroni ha detto:

    La condivisione social ci consente di vivere la guerra con una prossimità tale (come entrare dentro una metropolitana di Kiev, sentire il rumore delle bombe da un appartamento di Donetsk o fuggire disperati con improvvisati inviati di guerra durante un fallito collegamento social) che non può non essere accompagnata da una presa di coscienza del dramma che investe tutta la nostra attenzione. Attenzione che non resta solo mediatica o distaccata, perché mentre irrompe capultandoci dentro le vite degli ucraini (sono sufficienti pochi ashtag per teletrasportarci in un bunker di dolore) ci convoca ad abitare il tempo e lo spazio con rinnovata speranza e desiderio di pace! Attenzione viscerale dunque, perché com-muove. Il grido della sofferenza del popolo ucraino non ci lascia indifferenti, ma ci riabilita a riscoprire un nuovo umanesimo, a renderci più prossimi che mai, nella preghiera, nella carità.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    I’intenzione che magari si credeva solo parole al vento per intimorire, sono bombe e cannoni che stanno mietendo vittime, sangue di vite umane che si immolano o vengono sacrificate in nome di ?…..e sembra ferma l’intenzione di andare oltre!? Fa paura pensare vi sia nascosto il coraggio di ricorrere a un orrore atomico. Se siamo credenti, ma anche a non esserlo, viene naturale ribellione. E’ dunque saggia la protesta che si leva nelle piazze a sostegno di una libertà vigile a che il ricorso alla guerra sia da abolire. Non c’è una giusta casa che possa giustificare il costo di vite umane, e quanto segu..E’ logico accettare che dopo aver pregato è fatto sforzi a uscire da pandemia si precipiti in un altro baratro? Ha così poco valore la vita di un uomo ? da sacrificarla come di una cosa? iSembra così ingenuo sperare e insistere pretendendo dalle parti un procedere di dialogo più degno di quel vanto intellettuale che si suppone aver raggiunto. ?

  4. Paola Meneghello ha detto:

    Ci stupiamo della guerra dei potenti, ma noi “gente normale”, non ci facciamo la guerra tutti i giorni, per – così diciamo -, difendere le nostre idee, la nostra idea di giustizia, di verità, e bla bla?..ci si azzuffa col vicino, si litiga in famiglia per soldi, per orgoglio, sul vaccino. ..sempre solo la difesa della nostra parte, ci muove, in fondo. . i ragazzi ridono e cercano di apparire i più forti del branco, guai a mostrarsi fragili ..in fondo, cosa insegnamo ai nostri figli? Se il bullo tira un pugno, è normale reagire con un altro pugno, no? E ci stupiamo se chi ha le leve del potere, continua a giocare alla guerra, illudendosi così di essere forte? Ma cos’è la Forza, dovremmo chiederci, e andare alle radici della nostra conversione, oltre a farci la morale…cos’è che contraddistingue un essere vivente: la sua forza o la sua fragilità? In tempi virtuali, saranno le emozioni, e magari una lacrima, che ci distingueranno dai robot?

  5. Davide Bandini ha detto:

    Il problema credo che sia questo utilizzare tutti questi aggettivi “assurdo”, “folle” e altri. Queste cose esistono sempre nel mondo noi ci accorgiamo solo a volte che la vita è dannatamente seria e si muove anche nella spensieratezza. In Occidente non si parla più di povertà vera come di guerra, manca la realtà, forse vado controcorrente ma è questa la guerra e il conflitto. Abbiamo fatto finta che le armi e gli interessi non esistessero perché erano dalla nostra parte… è un racconto parziale e una musica che ci siamo suonati da soli, così dell’Europa ne abbiamo fatto una gabbia di burocrazia come se non esistesse se non spartirsi un bottino.

    • Sergio Ventura ha detto:

      Sì Davide, per me il senso della frase “…un atto che APPARE assurdo. Etimologicamente: stonato, dissonante. Una stecca…” voleva essere anche quello da te riportato. Ecco, forse aggiungerei subito dopo una frase del tipo “Certo, rispetto a quale (presunta) precedente armonia e per responsabilità di chi, è ciò che di difficilissimo resta da comprendere”. In effetti, anche per l’individuazione di soluzioni post-belliche foriere di vera (o più duratura) pace, è necessario compiere questo costante esercizio di sorveglianza sul linguaggio che utilizziamo…

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