L’Assunta, l’umiltà eternamente consacrata

La festa dell’Assunta ci indica il destino finale di una donna nascosta, semplice, visitata dalla grazia, resa Madre di Dio: è la vittoria dell’umiltà, come Elena Bono vedeva in una bambina nascosta e luminosa che lavava panni sul Fiume Azzurro.
15 Agosto 2020

La festa dell’Assunta è la festa del traguardo umano: abbiamo un sentiero che, alla fine del tempo, quando Dio vorrà, conoscerà una luce di anima e corpo. Mistero grande, figlio della Risurrezione di Cristo, che le nostre menti faticano a intuire.

Maria, come Cristo, ha conosciuto la morte e – sappiamo per fede – ha anticipato quello che sarà il destino glorioso dell’uomo. Ma l’Assunzione di Maria è anche la consacrazione finale ed eterna che il Padre ha fatto sull’umiltà: una donna nascosta, una donna nell’ombra, resa Madre di Dio per dono dello Spirito, trova la gloria incorruttibile.

La vicenda di Maria, dal suo inizio alla fine (una fine che non è fine) è l’esaltazione dell’umiltà, come anticipa e spalanca il Magnificat. Così, noi, pellegrini nel tempo, sappiamo che il Dio rivelato dal Vangelo è sempre dalla parte dell’umile, del nascosto, del semplice. Sappiamo che lo Spirito predilige il nascondimento, il servizio silenzioso, l’amore quotidiano e, proprio per questo, paziente.

Sono riflessioni che mi conducono a So di una ragazzetta che lavava lavava, un testo della scrittrice Elena Bono (1921 – 2014), autrice profonda e originale di poesie, romanzi, racconti e drammaturgie, donna di fede, di speranza e anche di nascondimento.

Anch’ella, dopo un iniziale successo letterario (i suoi primi testi vennero editi da Garzanti negli anni ’50 e Pasolini le chiese anche di trarre un film dai suoi scritti, ma l’autrice rifiutò) rimase poi in ombra, ingiustamente ignota al mondo editoriale: nascondimento accettato francescanamente (non a caso Elena Bono era terziaria francescana), ma granello di senape dalla ricca linfa.

In So di una ragazzetta che lavava lavava (tratto da Invito a Palazzo, del 1982) Elena Bono mette in versi un racconto dal sapore orientale che è l’esaltazione dell’umiltà:

So di una ragazzetta che lavava lavava

So di una ragazzetta che lavava lavava

– striminzita e gobbina –

i panni della gente

nelle acque del Si Kiang.

Bianchissime le vesti

che la ragazza lavava;

di gran lunga più bianca

la sua veste interiore.

Assunte le sembianze di un Principe Reale

le promisi ricchezze

se veniva con me.

Assunte le sembianze di un vagabondo piagato

le imposi di lavare cenci e piaghe

ripagando con pietre

ed invettive.

Rifiutò le ricchezze del Principe Reale.

Con bel sorriso accolse

le pietre e le invettive

del vagabondo piagato.

Io quando sono stanco

della vostra potenza,

della vostra bellezza mal usate,

e del vostro dolore mal sofferto

e delle vostre gioie mal godute

e del vostro far male tutto quello che fate,

nelle mie proprie Sembianze

discendo al Si Kiang,

non faccio che guardare

la ragazzetta che lava.

Seguitando a lavare

alza gli occhi ogni tanto

e mi sorride.

Così mi riconcilio

e vi sorrido

 

Nella bambina «striminzita e gobbina» si riconosce una vesta interiore bianchissima, una ricchezza capace di nutrire gli altri: «così mi riconcilio / e vi sorrido» dice l’io lirico. È nel nascondimento che si trova la vita.

In una società come la nostra in cui sono esaltati l’esposizione, la visibilità, il narcisismo – tutte tentazioni in cui cadiamo spesso – sarà utile ricordarci la predilezione di Dio per ciò che è ai margini, nell’ombra. Abbiamo forse bisogno di rigenerarci alla pace dell’umiltà, magari anche noi stanchi «della vostra potenza, / della vostra bellezza mal usate, /e del vostro dolore mal sofferto / e delle vostre gioie mal godute». Perché umiltà non è ricerca del dolore, ma saper vivere bene, con giusta misura, il quotidiano; è saper vivere gioie e dolori senza far leva sull’apparire, per scalare i primi posti, trovando invece senso alle nostre azioni.

È un compito arduo, che solo lo Spirito può aiutarci a condurre, lo Spirito che ci indica cosa prediligere: «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; / ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; / Ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato a mani vuote i ricchi»

Una replica a “L’Assunta, l’umiltà eternamente consacrata”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi viene di definire Maria di Nazareth, co-redentrice con il Figlio. Si perché senza il suo SI obbediente, fidente,coraggioso, un Cristo non l’avremmo conosciuto e forse non avremmo quella opportunità nuova di cui oggi godiamo, l’ispirazione alla vita migliore e anche a quella eterna, a pensare i nostri cari vivi,intercedenti per noi.Maria e avanti ogni altro essere umano,gode effettivamente di essere regina alla destra del re” perché anche è ancora agente per quel Dio di cui si è detta “serva” A Medjugori il solo sapere che si fa presente file incessanti di genti vicine e lontane,vanno ai suoi pie’altri umili a deporre i fardelli che pesano,i dolori che affliggono animo e corpo,anche a dirle Grazie,come ho sentito cosa nuova oggi nella messa teletrasmessa.E’viva,si fa viva, da sempre ma oggi sarebbe necessario anche chi non crede rendesi conto che vita e morte sono presenti,una scelta,

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