Come ogni anno, all’approssimarsi delle ricorrenze di Ognissanti e dei Morti, dalle frange cattoliche più rigide arrivano anatemi e campagne di boicottaggio contro la festa di ispirazione anglosassone Halloween (festa cristianissima, che prende nome dall’antico scozzese: “All Hallows’ Eve” la vigilia di tutti i Santi). Personalmente trovo queste dichiarazioni insopportabili, dato che Halloween nasce come festa sacra, nonostante la speculazione commerciale, dalle radici molto antiche, legate alle ritualità contadine e alla scansione del tempo (come ogni altra importante festività, del resto).
Le invocazioni macabre della morte, l’apparente celebrazione di creature mostruose e il gioco quasi magico di streghe e zucche a cui si assiste non sono che il preludio alla celebrazione della santità dei giorni successivi e proprio alla luce di quella bisogna leggerle, come, appunto, vigilia della festa. I travestimenti dei bambini mettono in ridicolo l’orrore, trasformandolo in uno scherzo. Sguazzare nelle paure infernali non è che un tentativo di esorcismo, che ci dovrebbe aiutare a vivere con maggiore serenità quello che viene dopo. Noi adulti, che sappiamo quanto sia spaventosa e dolorosa la vita vera, facciamo sempre più fatica a ridere del male per poi gioire del bene, e questo trovo che sia un segnale preoccupante per la nostra società.
La morte esiste, è parte della nostra esperienza umana e genera sofferenza: ingiusta, feroce, attesa o improvvisa, che cade sul giusto e sull’ingiusto. Andando indietro nel tempo, troviamo il trionfo della morte persino dentro le chiese, con i dipinti di danze macabre e le statue spaventose delle tombe che ammoniscono i passanti. A che serve tutto questo, se non a dare coraggio a noi che ci sentiamo soli davanti all’Ultimo Limite? Ma attraverso la via stretta, da cui non si vuole passare, si accede poi al Paradiso, dove i santi ci attendono per accoglierci nella beatitudine. In ogni chiesa c’è sempre Cristo che ci attende alla fine della navata a mostrarci la via della Salvezza: non più paure, non più terrore, non più balletti infernali. Un po’ come vediamo nei due quadri finali del film Disney Fantasia, del 1940, in cui al sabba di streghe e fantasmi, diretto dal Diavolo in persona, fa seguito una lunga e luminosa processione di anime che, vinto il male, si dirigono verso il bene.
Ecco allora che appaiono quasi blasfeme le fin troppo diffuse iniziative “contro-Halloween” per bambini, in cui si propone loro di travestirsi da santi, offrendo modelli sorridenti, ripuliti, appiattiti e decontestualizzati. Ma io sarei nel giusto se facessi travestire mio figlio -diciamo- da martire sanguinante (non so, San Bartolomeo o Sant’Eulalia, ad esempio)? Come dovrei trattare le sfumature cupe della vita delle persone diventate sante? Ma è lecito, al contrario, banalizzare l’esperienza di vita di un santo, facendo credere ai bambini che la via della santità sia un percorso facile e leggero? Presentare la figurina di un santo come un fumetto può essere un’idea originale, purché sia inserita in una narrazione sensata, e soprattutto finché non diventi ridicola: scherza coi fanti, ma lascia stare i santi!
«Cristo» ci ricorda la prima lettera di Pietro al capitolo 3, «in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione», nel cuore dell’Inferno; perché allora dovremmo rifiutarci di farlo noi, seppure in maniera rituale e simbolica? Per i bambini la modalità è scherzosa e carnevalesca, sarà compito degli adulti alimentare le loro speranze e annunciare che dopo la morte rinasce la vita, dalla sofferenza scaturisce la gioia.
Smettiamo di temere la paura, accettiamola e impariamo a riconoscerla, perché è sintomo di complessità. Ma, forse, noi cattolici pigri proprio quella temiamo, perché ci richiama alle nostre responsabilità di dover scegliere il bene giorno per giorno, e di accettare che il male sia nascosto sempre dietro la via più facile, anche quando viene mascherata da santità. Per vincere le paure è necessario attraversarle, per poi uscirne purificati. La lotta tra il bene e il male è atavica, non saranno certo le nostre moderne semplificazioni a cancellarla. Buon Halloween, buona Festa di Ognissanti!
Certamente il culto dei morti è un rito importante e ancestrale, così come anche la drammatizzazione dell’orrore. Moltissime tradizioni italiane si imperniano su questo (dai Mamuthones della Sardegna, ai Krampus del Friuli, alle Maschere Atellane della Campania). In queste rappresentazioni il Male è tanto più brutto quanto più si vuole far risplendere il Bene (che spesso appare sotto forma di santo, peraltro). Se una volta l’anno ci vogliamo giocare, che male c’è?
Credo anch’io che esista una “diseducazione” alla bruttezza, ma personalmente non credo che c’entri Halloween, credo piuttosto che sia un discorso più generale sul nostro modo di sentire la realtà, basti pensare alla speculazione sui casi di cronaca: su questo il cristiano è chiamato a vigilare e convertire il mondo.
Qualche decennio fa, almeno fino al secondo dopoguerra, era consuetudine nei paesi dell’Appennino ricordare il ritorno dei morti lasciando sul davanzale delle finestre un piattino con un po’ di cibo o qualche frutto o dolcetto. Lo scopo era quello di tenere i morti come nostri amici, sapere che non sono scomparsi per sempre … la morte fa paura ma è giusto che i bambini la considerino un evento naturale con il quale si deve convivere.
Perciò l’Halloween dei bambini di oggi certo è condizionato dagli interessi commerciali (del resto come Natale e l’Epifania …) ma va accettato con leggerezza … senza scomuniche. Molto diverso è quello delle feste degli adulti in cui prevale l’aggressività, la voglia di sopraffare l’altro appoggiandosi a un branco.
Quello che piace ai bambini di Halloween e’ lo stesso motivo per cui piace ai bambini ci siano le streghe o iupi nelle favole . O bambini sentono per istinto che nel mondo non e’ tutto “bene” ,non e’ tutta luce ,ma c’ e’ anche l’ OMBRA . LA Chiesa dovrebbe insegnare ai bambini che esiste il bene e il male . In ece la Chiesa buonista di oggi sopprimendo l’ Ombra diventa noiosa e retorica . Nessuna bambina ama la fiaba di Biancaneve se la matrigna non e’ cattiva ,ma anche lei “buona” .
Sì, e’ vero, c’è pure la strega…
Ma io non vorrei che i miei bambini si vestissero da strega o da diavolo. Li vedo in giro, bei visetti imbrattati e imbruttiti, con le corna …
Ma il carnevale non c’era già?
A me non mi piace la sovrapposizione che tende a cancellare una festa che c’era già.
La Chiesa non deve farsi cancellare così da usanze straniere che non insegnano nulla di buono.
Ma come si fa a esaltare quel capolavoro di bruttezza? Non c’erano già i Santi, con tanti buoni dolcetti?
Per me, fino alla morte, sarà sempre festa dei Santi.
Halloween, invece, include pure i morti dannati che fanno orridi scherzi se non li accontenti.
Il male riconduce a Satana e questi che galantuomo non è, riconduce all’inferno.
I Santi profumavano di paradiso.
I vostri bambini si incattiviscono davanti alla bruttezza e li dovrete poi sopportare.
È la voglia di cancellare l’Italia per appendersi sempre a qualcosa di straniero, apparentemente esotico, ma decisamente più brutto
Ma perché non ritroviamo la via di casa nostra?
Ormai sta diventando difficilissimo vivere il Cattolicesimo senza essere etichettati o peggio ancora, giudicati per le proprie idee o le proprie azioni. Halloween ne è un piccolo esempio: se vi partecipi anche in maniera estremamente marginale, arrivano quelli che vedono il Demonio in ogni aspetto della festa, per cui “vade retro”…se organizzi momenti di preghiera in concomitanza, arrivano quelli che non apprezzano la “pastorale contro”…se inviti i bambini a vestirsi da Santi in una festa in parrocchia, arrivano quelli che parlano di “blasfemia”……aiuto!