Che sia un anno di custodia e responsabilità

Sulla soglia del nuovo anno, facciamoci guidare dalla Parola e da una poesia di Olga Sedakova per riscoprire di ‘essere custoditi per custodire l’altro’
1 Gennaio 2021

C’è un atteggiamento buono che lega le letture di questa prima festa dell’anno in un tessuto che molto può dirci nel tempo che si apre: è la custodia.

Custodia ha in sé la radice indoeuropea kuh, che indica il coprire, il difendere, il proteggere. Noi, che abbiamo appena chiuso un anno di fatica e smarrimento, sostiamo ora sulla soglia del 2021: quale sguardo migliore se non quello della custodia che ci rassicura e ci interpella?
Abbiamo sperimentato, e ancora sperimentiamo, il desiderio di essere custoditi e protetti da Dio: così la splendida benedizione del Libro dei Numeri: «Ti benedica il Signore e ti protegga. / Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. / Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace», la cui versante francescana (tratta dalla Vulgata) contiene quel “custodiat te” di viva consolazione (e su cui mi ero già soffermato proprio all’apertura del 2020).
E che cosa è quell’adozione a figli di cui parla Paolo nell’epistola ai Galati se non l’ultimo atto di un lunga custodia d’amore del Padre che vuole essere chiamato ‘papà’? «E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio».
E da ultimo, nell’episodio di Luca che chiude le scene della natività, si legge che «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore»; vi è qui uno scatto, una declinazione diversa e complementare della custodia divina: Maria non è solo custodita, ma diventa anche soggetto di custodia, cioè diviene responsabile dell’altro (e con lei Giuseppe, il custode della famiglia di Nazareth), di quello che l’altro (il Bambino) è ora davanti ai suoi occhi.

Con un paradosso tipico della Scrittura, siamo così condotti a quello che è il cuore della fede cristiana: sentirsi custoditi da Dio, fare spazio allo Spirito perché possiamo sentirci figli amati e custoditi, e al tempo stesso diventare noi la custodia dell’altro, a partire proprio dal Cristo che si affida alla nostra umanità e nell’altro dimora. Così siamo chiamati a custodire l’altro, ossia a diventare responsabili dell’altro, farci ‘risposta’ all’altro.
Ma non è da sempre questo il compito dell’uomo, a cui Dio affida il giardino dell’Eden perché lo custodisca (secondo gli esegeti, l’ebraico šāmar della Genesi è richiamato da Luca)? E non sta qui il peccato dell’uomo, quando rifiuta di sentirsi responsabile dell’altro, così emblematico nella risposta di Caino: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

Lo abbiamo sperimentato nel lungo anno appena chiuso: l’umanità ha dato il meglio di sé quando si è sentita responsabile dell’altro, dai grandi gesti (pensiamo al sacrificio del personale sanitario e di tutti coloro che si sono fatti accanto ai sofferenti) ai piccoli gesti (tenere una mascherina che protegge chi incontro), mentre ha dato il peggio di sé quando ha guardato solo al proprio ego, al proprio interesse, al proprio desiderio.
Per chi ha fede, è stato anche un anno di domanda e ricerca del volto di Dio, un anno in cui abbiamo dovuto nuovamente metterci in cammino per cogliere cosa sia la custodia di Dio sulla nostra vita.

L’augurio è allora conseguente: carichiamoci ancora di responsabilità per l’altro, sentiamoci ‘custodi di nostro fratello’. E insieme, non stanchiamoci mai di cercare la custodia di Dio, abbattendo gli idoli e le proiezioni umane che vorrebbero spiegare a Dio come difenderci e così togliergli la libertà di stendere il suo mantello su di noi secondo il suo mistero.

È il nucleo dei versi, consolanti e umani, della poetessa russa Olga Sedakova, che così scrive in Parla l’eremita (tratti da Tristano e Isotta, 1978-1982, qui nella traduzione di Giovanna Parravicini):

– Ti custodisca Iddio
che tutti custodisce
nella vita vana e rozza,
come il tesoro nascosto nel campo.
E sul tesoro un albero
parla di felicità.

E gli uccellini in volo
– inchino al cielo profondo –
colmano l’orbite degli occhi
del latte dei miracoli:
oh, si può non pensare a nessuno
e si può non scordare nessuno.

Io scelgo una figura,
e lei somiglia a me:
al crepitare notturno del bosco,
al rumore d’un giorno di pioggia,
al sentiero che qualcuno percorre
e innanzi a sé che naviga vede
la zattera casuale e oscillante
dell’ultimo falò.

Ti custodisca Iddio
che sa leggere nei cuori,
nella desolazione, nella devastazione
e nel fondo della fine –
nell’inarrivabile vetro
d’uno scrigno serrato.
Là dove piange la semplice vita
come un bambino,
ti custodisca Iddio,
come oro Suo zecchino.

Il testo canta così la responsabilità del comune volto umano: «Io scelgo una figura, / e lei somiglia a me». Ma non manca l’affidamento: «– Ti custodisca Iddio / che tutti custodisce / nella vita vana e rozza, / come il tesoro nascosto nel campo».
L’augurio è che possiamo provare nuovamente che Dio «sa leggere nei cuori, / nella desolazione, nella devastazione» e che egli ci tiene nel palmo della mano «come suo oro zecchino».

 

2 risposte a “Che sia un anno di custodia e responsabilità”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Ogni tanto si sentono accuse ai governanti che avrebbero inventato il COVID per togliere libertà al popolo. Ma davvero era libertà lo sport, i concerti, manifestazioni, adunate, ecc (e in quell’eccetera noi potremmo aggiungere tutti i ns raduni) ?
    Gesù Cristo aveva/ha al centro della Sua Missione le folle, le manifestazioni oceaniche, i ‘movimenti’.. oppure la PERSONA, tu, me, lui,.. e la nostra metanoia? Se, e SE così fosse, ed io lo credo fermamente, perché non leggere il COVID come un cartello che ci indica di cambiare strada?

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Tutto il creato vive in te, segno della tua gloria, tutta la terra adorerà quel bimbo che ci è nato; la tua Parola venne a noi, annuncio del tu dono,; Egli sara via, verità e vita.Ma non tutti lo hanno accolto;,salvezza..perdono…? Senza di Lui questo è impossibile. Se il mondo è Così oggi, semidistrutto perché è prevalsa cupidigia, tanti gollum albergano nel cuore di uomini che pensano di aver raggiunto con questi dei un alto grado di civiltà.Lode a Te o Dio e grazie di esserti fatto piccolo perché ti conoscessimo, e la tua croce che ci indica di portare la nostra a essere via sicura da seguire. Ma dobbiamo anche imitarlo, avere il suo coraggio non di sussurro ma alzare la voce a dire anche NO. a ciò che lede la dignità umana, come il silenzio a libertà di distruggere, disunire, far morire il divino che Il Padre ha posto nel cuore umano. L’aria Inquinata, la fame di molti, sono frutto di un dominio egoistico ma anche di taciti consensi.

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