Ecologia e giustizia: dal genocidio all’ecocidio?

A quasi 800 anni dal Cantico delle Creature e a 10 anni dalla Laudato Sì, ci sentiamo ancora chiamati a fare il possibile per evitare l'attuale "omicidio" di madre Terra?
30 Ottobre 2025

È ancora possibile l’armonia? Questo, insieme ad altri, è uno degli interrogativi che ha tracciato un pomeriggio intenso di preghiera, testimonianza, impegno e azione al quale ho avuto l’opportunità di partecipare come referente animatore del Movimento Laudato Sì e che, avendo carattere globale, condivido in questo articolo riportando alcuni punti centrali della mia riflessione.

Pur rappresentando un Movimento cattolico per la custodia della casa comune ho ritenuto opportuno che il mio intervento prendesse per così dire una piega pluri-confessionale, dove il prefisso -pluri sta a significare appunto plurale. Credo infatti che la custodia (e la sua promozione) ambientale può esserci, può avere vita solo se il desiderio e le visioni sono plurali, comuni.

In diverse parti del mondo è ormai evidente che la nostra terra sta cadendo in rovina. Ovunque l’ingiustizia, la violazione del diritto internazionale e dei diritti dei popoli, le diseguaglianze e l’avidità da cui scaturiscono producono deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità. Aumentano in intensità e frequenza fenomeni naturali estremi causati dal cambiamento climatico indotto da attività antropiche ed è per questo che, in un tempo complesso attraversato da urgenze e speranze, la conversione ecologica si rivela come un atto di giustizia, un cammino di cura, una sfida culturale e spirituale: un compito condiviso, una chiamata che interpella ancora.

Oggi più che mai è quindi necessario passare dal dire al fare, dai dibattiti ai dialoghi, dalle dichiarazioni alle piccole scelte quotidiane. Servono gesti concreti, comunità vive per la costruzione di un futuro giusto. Ci sarà vero cambiamento solo con la partecipazione. Ci sarà pace con la Terra, se impariamo a camminare in pace tra noi. Siamo certamente dentro un tempo difficile ma comunque favorevole al cambiamento.

La spiritualità ecologica alla quale papa Francesco “ci ha abituati” nel corso del suo pontificato invita tutti noi a resistere all’indifferenza e a scegliere la cura e la prossimità. È lì che si coltiva un’energia diversa: rinnovabile, democratica, comunitaria. Ed è per questo che siamo chiamati ad un sì che comincia da vicino, nella comunità, nei luoghi della vita quotidiana; alla responsabilità collettiva, ad una urgente conversione integrale che metta in relazione l’ambiente, l’economia, la società, la politica, la cultura, la spiritualità; ad avere una coscienza critica ed informata e a riconoscere il valore di un patrimonio tanto prezioso quanto fragile; al dialogo come metodo e valore: pratichiamo il dialogo costruttivo ad interesse del nostro territorio che cade a pezzi.

In questa direzione, la politica, con i propri strumenti, deve fare la propria parte avendo consapevolezza che siamo tutti facilitatori del cambiamento; la sua presenza territoriale è con-vocata nelle sue articolazioni e competenze a rispondere con speranza e criterio alla organizzazione di una città abitabile più che abitata. La città non si accontenta di essere rappresentata ma chiede, nel suo silenzio assordante, di essere immaginata e cambiata.

La conservazione di un ambiente vivibile è un impegno che noi generazioni presenti assumiamo soprattutto verso le generazioni future ed è per questo che un ruolo fondativo va affidato ai processi educativi, all’informazione, ai comportamenti individuali; perché la terra in cui viviamo, e in cui vivranno i posteri, possa continuare ad essere chiamata sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa.

E «per rendere la società più umana, più degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale – a livello politico, economico, culturale – facendone la norma costante e suprema dell’agire. […] l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impegni tutta la società» (LS, 231). L’esempio di santa Maria di Lisieux che «invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semina pace e amicizia» (LS, 231) può essere un valido modello che ci aiuta a orientarci nel magma entro cui galleggiamo, talvolta arenando.

Sta a noi costruire, ri-fondare una cultura dell’armonia che sappia seriamente mettere insieme il concetto del riscatto, ossia del recupero dello scarto, con quello del riuso, dando così agli scarti – umani e materiali – una nuova vita, una dignità e una considerazione quale forse mai hanno avuto.

Efficace, infine, la particolare lettura della “enciclica verde” proposta dal teologo brasiliano Leonardo Boff che coglie nel testo la forte centralità quanto più attuale tra l’ecologia e la giustizia (cfr. L. Boff ed altri, Cuore madre terra. Commento all’enciclica Laudato sì di papa Francesco, EMI, Bologna 2025). L’eco-giustizia, la cui teorizzazione è fondamentale per capirne la prassi risolutiva, implica che lo sfruttamento della Terra sia intrinsecamente legato allo sfruttamento delle persone e che sia necessaria una svolta etica, spirituale, sociale per instaurare un rapporto di cura e inter-dipendenza con la natura e con gli altri esseri viventi. A partire da questo, ma non solo, è necessaria dunque una mobilitazione profetica per la giustizia climatica, ecologica e anzitutto umana dove, al riconosciuto geno-cidio si possa, con criteri ben definiti certamente, iniziare a parlare anche di eco-cidio.

Questo il complesso ma decisivo passaggio al quale auspico e che dallo scarto all’armonia si possa concretamente costruire un orizzonte nuovo fondato non solo sul rispetto della casa comune ma, a partire dal prendersi cura della nostra natura umana, giunga alla tanto desiderata ecologia integrale. Una prova, questa, che ne vale del nostro esser-ci nella nel mondo e nella Chiesa.

Una risposta a “Ecologia e giustizia: dal genocidio all’ecocidio?”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Lo sguardo nuovo sulla Terra se deve avere come ref Francesco non deve tacere sulle voci profetiche di Stefano Mancuso sul mondo Vegetale e di Giorgio Vallortigara su quello animale.
    Riscoprire che noi siamo “animali’ ma anche cosa sono loro davvero, quanto abbiamo in Comune..
    Capire come siamo legati a quello Vegetale..
    Solamente allora distingueremo ciò che ci distingue veramente.

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