Se è stato fatto l’anno prima, e l’anno prima ancora, non si può non fare anche quest’anno: è questa, in fondo, l’architrave di tanta programmazione parrocchiale: ripetere, rifare, magari aggiungere, nulla togliere, mai cambiare.
In questo senso, basta prendere l’agenda dell’anno precedente, o quella del 2008, o quella del 1996, e fare tante belle fotocopie: processioni e liturgie, feste e sagre, tombolate e pesche di beneficenza, torneo di bocce e vacanza giovanile in montagna: tutto si ripete, per inerzia, per pigrizia, per paura, per mancanza di creatività, per impossibilità a mettersi in discussione. Magari cambiamo il menù della festa della famiglia o la valla per la vacanza, ma la sostanza deve essere sempre identica.
Fare uguale rassicura, conforta, conferma: in questo mondo in cui tutto sembra traballare e si sgretolano ‘principi’ e modi (illusoriamente) ritenuti stabili ed eterni, la ripetizione tranquillizza. E così è lei, la fotocopiatrice, a regnare sovrana: massimo strumento pastorale, efficace mezzo di fede. Che sia l’agenda del mese, il foglietto degli avvisi, la paginetta da distribuire al catechismo dei bambini, tutto fotocopiato, al massimo aggiornato nelle date; e si salvi chi può sul resto, che almeno tutto appare come consolidato e, quindi, funzionante. D’altronde, se andava bene nel 1993, perché non oggi?
Riunioni e assemblee per decidere la data di un evento, non se oggi esso possa avere ancora senso, se possa trasmettere un significato per la vita di fede dei pochi che ci sono, magari sfiorando i molti che non ci sono, i tantissimi a cui non interessa.
Fotocopiare, ripetere, in un Novecento che si riversa nel XXI secolo e lo abbraccia così stretto da soffocarlo: basta ripetere, qualcosa accadrà.
È cambiato il mondo, è cambiata la sensibilità generale, sono cambiate le dinamiche relazionali, demografiche, anagrafiche, spirituali: ma lei, la fotocopiatrice, avrà sempre il dominio delle menti parrocchiali.
Fino a quando qualcuno, uomo o donna, prete o laico, saprà accenderla e premere il pulsante “crea copie”.
È così inebriante credere che tutto avanzi ancora su binari prestabiliti, precisi, ben disegnati… (e se si inceppa, solo allora chiamare un giovane che possa sbloccarla).
A volte sarebbe già tanto se cambiasse il menù della Sagra! Ma ahimè…
Siamo diventati una Agenzia di Servizi. E se un servizio funziona, si ripete. Ma ci siamo dimenticati di meditare il Vangelo, di scrutare i segni dei tempi, di cercare il Cristo negli occhi delle persone, di “camminare insieme” agli altri, di metterci al servizio invece di “offrire servizi”.
Come darle torto? A volte ho l’impressione che certe cose succedano solo nella mia parrocchia e diocesi, sembra invece che non sia così. E di certo “il mal comune è mezzo gaudio” non è di consolazione.