“Parlano” le statuine con mascherina

I messaggi lanciati da comunità e gruppi che hanno portato la sofferenza di questo 2020 dentro i loro presepi
23 Dicembre 2020

Mai come quest’anno anche l’allestimento comunitario è stato faticoso: il progetto del presepio condiviso per tempo nel gruppo WhatsApp, poi l’assemblaggio con i volontari rigorosamente distanziati, infine la collocazione in chiesa o sul sagrato in posizione strategica per non creare assembramenti. Eppure, anche se destinato a visite contingentate, il presepio 2020 si è arricchito di richiami più forti, come se davanti alla grotta si potesse ripresentare e offrire al Bambino quanto sofferto ed elaborato in questi mesi. D’altra parte , “non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita”, auspicava papa Francesco lo scorso anno nella sua lettera Admirabile Signum. Tanti gruppi parrocchiali hanno voluto e saputo parlare alla vita, messa a dura prova dalla pandemia, come dimostrano alcuni esempi di presepi allestiti e postati anche online (grazie alla rete le “visite” si moltiplicano!).
Il primo, segnalato da una foto notizia di Avvenire il 22 dicembre, viene da Cosenza dove il presepio è una tenda triage, “ospedale da campo vicino a quanti combattono il virus: «C’è il percorso obbligato nella tenda che bisogna rispettare per stare lontani dal Covid, come c’è un percorso obbligato per la salvezza che è la via che attraverso Maria ci porta a Dio!», spiegano gli autori della parrocchia di Sant’Aniello, presentando Gesù come “l’ossigeno di cui abbiamo bisogno”.
Non sono pochi i presepi che hanno previsto come caratteristica 2020 la mascherina sui volti delle statuine: ha fatto per primo notizia quello del Duomo di Torino (dove anche Maria e Giuseppe ci danno l’esempio nell’indossare la mascherina) e molti altri si sono riferiti agli oggetti o ai lavori-simbolo del contagio. Hanno raccolto l’immancabile critica di chi difende l’intoccabilità della rappresentazione storica, ma ignora ciò che lo stesso papa Francesco scrive nella sua Lettera sul presepe, ovvero che “spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura”. E Francesco aggiunge esempi di santità quotidiana, al quale quest’anno si sono ispirati quanti – come i responsabili di Coldiretti e Confartigianato  – hanno scelto l’infermiera come “statuina dell’anno”, portandola in dono natalizio ai vescovi della propria diocesi.

Senza superare il confine di esagerazioni ad uso commerciale (come i “Re Magi tamponati” di certe bancarelle napoletane), molti presepisti hanno saputo includere la sofferenza di quest’anno, a ribadire – come scrive ancora Francesco che – “dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”.
I presepisti di Candela e Sant’Agata di Puglia, provincia di Foggia, costretti a rinviare il loro decennale di attività nell’ AIAP, hanno rappresentato loro stessi: statuine che rappresentano degli artigiani intenti a confezionare mascherine sanitarie, tutti rigorosamente indossando la propria.
Ed un Gesù Bambino minacciato come noi dal virus è quello raffigurato nella sede della Casa della Carità di Milano, ben  protetto da una persona dotata di tutti i dispositivi di sicurezza, a rappresentare coloro che in questi mesi si sono presi cura dei più fragili (medici, infermieri, personale sanitario) ma anche educatori nelle comunità e operatori sociali, accomunati nella scritta “Fratelli tutti”.
I volontari dell’oratorio del Santissimo di Trento, gli stessi che due anni fa avevano immaginato il presepio su un barcone del Mediterraneo, avvicinano alla Natività alcuni personaggi con la testa nei cartoni delle confezioni di vaccino delle note case farmaceutiche. Commentano così: “Quest’anno abbiamo pregato e supplicato la scienza di fornirci un vaccino, che presto arriverà, ma basterà questo a salvarci? Purtroppo, no, perché il dolore e la morte c’erano anche prima della pandemia, perché le persone si sentivano sole anche prima del distanziamento sociale, perché prima del coronavirus sui nostri volti indossavamo maschere anziché mascherine. La salvezza non può ridursi a una questione di salute fisica, la salvezza è Dio che viene in mezzo a noi, è il Signore che ci sostiene e ci salva in tutti i nostri limiti, anche nella malattia, anche di fronte alla morte. In questo anno di disperazione – la conclusione della didascalia – il presepe diventa luogo di speranza. Su chi è riposta la nostra?”.
Accanto a queste scelte eloquenti – e altre segnalazioni che arriveranno dai lettori di vinonuovo.it – il Natale 2020 ha  innescato la fantasia pastorale nel sostituire alle impraticabili rassegne di presepi o rappresentazioni “viventi” altre iniziative che hanno valorizzato la più “sicura” realizzazione del presepio in famiglia, vissuta però  come segno per tutta la comunità.
A Cesena, nella parrocchia di Santa Maria della Speranza, tante famiglie hanno raccolto l’invito dei catechisti realizzando ognuna un presepio collocato in giardino o sul balcone in un posto visibile anche a chi passa sulla strada; si è realizzata una mappa per poterli visitare in sicurezza, lasciando in una cassettina esterna un’offerta che contribuirà ad un’adozione a distanza, secondo un’usanza d’Avvento della comunità quest’anno rivisitata.
A Novara, nella parrocchia Santa Rita, le famiglie hanno fotografato le foto del loro presepio che sono state esposte sulle pareti della chiesa parrocchiale in modo da creare un grande puzzle.
Anche a Budrio, nel Bolognese, non si è voluto “lasciare la chiesa senza presepio” e si è chiesto di portare sotto l’altare di San Lorenzo una statuina (già sanificata) che rappresenti sé o la propria famiglia oppure la propria attività, da mettere accanto a quelle della Sacra Famiglia. “Un modo – è la spiegazione – per sentirci vicini e dire che in caso di difficoltà ci sarà un’intera comunità pronta tendere la mano”.

Nella foto: il presepe 2020 allestito dai genitori dell’oratorio del Santissimo di Trento all’esterno della chiesa.

2 risposte a ““Parlano” le statuine con mascherina”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Però al di là delle foto qui descritte, trovo che di presepe si sia parlato di più, anzi è avanzato rispetto al passato dove si declinava la liturgia laica “no, presepe nelle scuole”, e invece oggi lo viviamo apertamente, come quell allestiti in piazza S.Pietro all’aperto, anche accanto alla scrivania del Santo Padre, attraverso i media, statue con o senza mascherina citati i vari presepi artistici o più di tradizione locali. Ma sopratutto viviamo un presepe dal vivo dove i sentimenti hanno un volto, dove la povertà, le ansie, le aspettative, sono evidenti nelle nostre strade di città, negli articoli, nei fatti accaduti descritti e riportati dai quotidiani, un Natale dove le campane hanno, se hanno, suonato su piazze deserte, come in un silenzio vero di chi è in attesa di Qualcuno importante, a seconda di ciò che personalmente abbiamo in cuore. Il cristiano spera in Gesù Cristo, anche a nome di chi non crede, di chi non spera più.Buon Anno

  2. Dario Busolini ha detto:

    Grazie di questa bella rassegna presepistica! Proprio perché le messe e le attività parrocchiali sono rigidamente contingentate credo che la presenza nelle chiese e fuori dalle chiese di questo “segno” sia più che mai necessaria per ricordarci che è pur sempre Natale. Invece ho notato che in molti luoghi il presepe è stato ridotto ai minimi termini. Pur comprendendone le ragioni, è un vero peccato.

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