Ògni lignàmmo tène ò fùmmo sùio

Da sei piccole croci intagliate in legno di Gerusalemme alla speranza che altrettante vocazioni siano ugualmente profumate...
22 Settembre 2020

Ho sei piccole croci sul tavolo oggi, croci di legno di ulivo provenienti da Gerusalemme.

Hanno un colore caldo, giallo bruno, con meravigliose striature, quelle tipiche di questo legno tormentato ed irregolare, nodoso e tenace. Amo particolarmente il legno d’ulivo.

Mi sono state affidate per un piccolo lavoro, un pensiero che mi piace fare da un po’ di anni per un’importante tappa di un cammino vocazionale. Sono ancora avvolte in pezzi di stropicciato giornale scritto in arabo, e mentre le sfascio rivedo nella mia memoria la bellezza del Suq da cui vengono, le sue pietre bianche e levigate da infiniti passi, la merce appesa ovunque, il profumo di spezie e quel vociare di lingue confuse.

Oggi queste croci aspettano un nome, aspettano sei nomi.

Incisi.

Bruciati e scolpiti su questo legno, che non è solo legno…

“Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni” (Isaia 49, 1) mi tornano in mente le parole del profeta mentre tiro fuori il pirografo. Bellissimo oggi pensare a questa Appartenenza con la A maiuscola.

La punta metallica si scalda, e il ferro ora arancione e infuocato si appoggia sul legno, scrive, come una matita nel cuore di ognuna di queste croci.

Da ogni lettera, da ognuno di questi nomi, esce leggero un sottilissimo rivolo di fumo.

Ogni tanto il legno scricchiola, sembra protestare per il bruciore. Ma il profumo che sprigiona e che mi arriva lavorando, è qualcosa di ancora vivo, una fraganza di olio, di quella terra, Santa, fragranza di una storia di amore che ciascuno di questi ragazzi porterà avanti adesso nelle proprie vite.

C’è un antico proverbio napoletano, “Ògni lignàmmo tène ò fùmmo sùio”, ogni legno fa un suo fumo.

Siate così, Unici, Vivi e Forti come questo legno, le vostre vite sprigionino sempre il profumo delle promesse di oggi, con la consapevolezza dell’essere sempre chiamati per nome e amati di un amore sovrabbondante.

Una replica a “Ògni lignàmmo tène ò fùmmo sùio”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Se poi si scrive “Beth lehem serve a chi guarda a pensare o ricordare meglio il luogo da dove quel legno arriva, e lo fa diventare ancora più caro,foto ricordo di quelle pietre che conservano memoria di quel Pastore che ha portato a salvezza il mondo.Citta’ di Dio, dov’è tutte le genti confluiranno, città vivente dove il pellegrino si sente come in una chiesa, la storia è ancora ferma all’evento di 2000 anni fa, e si fa tutta tangibilmente vera. Sede di Pace dove a quel Cenacolo si dirigano e incontrino uomini, capi di Nazioni di tutto il mondo, a parlare di come fare la Pace, non con denaro per vendere e comprare, ma con la Parola sancire Fratellanza, intese a seppellire ogni arma bellica per quel l’impegno cui tener fede. ” il sacro Verbo mai non tradir”, A.Manzoni

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