Mezz’ora e un cappuccino

Un incontro, tra già e non ancora (cioè di Avvento), per le strade di Bari.
16 Dicembre 2020

Alle 9, minuto più minuto meno, di un lunedì di Avvento, all’incrocio tra via Capruzzi e corso Benedetto Croce, una ragazza dai lineamenti orientaleggianti tiene per il braccio una signora.

Per me che giungevo alle loro spalle, era evidente che qualcosa non andasse per il verso giusto: troppo vacillanti le gambe della donna. Mi sono affiancato dal lato opposto e abbiamo attraversato insieme. A dire della donna, anziana ma non troppo, si trattava delle conseguenze di una storta.

Dopo aver accompagnato la signora ad una panchina, neanche troppo comoda, la ragazza si è dileguata, ed io sono rimasto solo per qualche momento.

“Chi posso chiamare? Suo marito?” Arriva un nome e cognome, mezzo numero di cellulare, un indirizzo meno che confuso… Evidentemente non era solo una storta e, molto maldestramente, ho suggerito di distendersi. [Cosa darle come cuscino, il mio zaino?]

Si avvicinano una donna e sua figlia e ci decidiamo a chiamare il 118. “Gli operatori sono tutti impegnati.” La ragazza, una giovane infermiera, rimane con me, mentre sua madre va a cercare aiuto alla Stazione Centrale.

Abbiamo fermato prima una pattuglia di vigilanza privata e poi un’auto dei Carabinieri. Arrivano i Carabinieri e la vigilanza va via. Vuoi o non vuoi, i carabinieri hanno avuto successo nel contattare il 118. Anche la giovane infermiera e sua madre non possono fermarsi oltre.

Mentre aspettavamo l’ambulanza, la donna continua a dare informazioni confuse, ricordi confusi, forse inverosimili: viaggi a Londra, il furto di una borsetta con 10 milioni…  Uno dei due carabinieri mi dice sottovoce “è sicuramente una clochard che dorme in Stazione, chissà oggi cosa sarà successo…” Mi dice quello che già so: dietro l’angolo c’è una casa delle Suore di Madre Teresa, danno un pasto caldo ai senza tetto. Non serve, rispondo, qui di fronte c’è un bar. Ero stato esitante fino a quel momento, per timore di controindicazioni mediche.

Finalmente arriva il 118, il carabiniere più alto in grado riferisce ad un operatore tutto bardato per il rischio COVID. Vanno via i due carabinieri e vado via pure io. Rimangono gli infermieri vicino a quella panchina.

Per tutta la strada ho continuato a pensare a quella donna. In tanti si erano fatti prossimi: la ragazza dai tratti orientaleggianti, io stesso, la giovanissima infermiera e sua madre, qualche altro passante che si è avvicinato, e poi la polizia privata, i carabinieri, gli infermieri. Tanti prossimi, tutti corretti nei comportamenti; ma rimaneva l’impressione che di quella donna dai “ricordi” confusi nessuno potesse farsi carico stabilmente. Cosa si prova ad essere oggetto di tante attenzioni, senza reale presa in carico?

Ho continuato a chiedermi come sarebbe proseguita la giornata della signora L: portata al Policlinico? affidata ai Servizi Sociali? “riaccompagnata” ai portici alle spalle della stazione?

Alla fine ho trovato una chiave di lettura [o un alibi?]: quell’incontro, che non può lasciare indifferenti, era stata un’autentica esperienza di Avvento. In questo primo scorcio ce lo giochiamo tutto sul duplice registro: già e non ancora. Abbiamo la certezza del Dio con noi, ma ancora non lo vediamo il mondo come ce lo racconta Isaia:

verranno in Sion con giubilo;

felicità perenne splenderà sul loro capo;

gioia e felicità li seguiranno

e fuggiranno tristezza e pianto.

Nel mio bilancio di impegno personale, il “già” ammonta ad una mezz’ora di tempo ed un cappuccino da asporto; col linguaggio imprenditoriale dovrei dire che per il “non ancora” vi sono ampi margini di crescita.

Nel “già”, coltivato e fatto crescere da ciascuno, affrettiamo (2Pt 3,12) il “non ancora”, quello di dimensione cosmica.

2 risposte a “Mezz’ora e un cappuccino”

  1. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Quello che i “ benefattori”, i buoni samaritani di oggi sembra che non pensino mai e’ che loro stessi si possono trovare nella stessa situazione dei bisognosi di aiuto. Bisognerebbe fare questo esercizio mentale: domani mi licenziano, mia moglie/marito mi lascia, i figli partono per il Giappone e non si fanno piu’ sentire , perdo la casa , sono costretto a vendere tutto quello che ho, mi deprimo, comincio a bere , sempre di piu’ , infine mi ritrovo , un giorno , sdraiato sul marciapiedi sporco a affamato e ubriaco fradicio come questo barbone al quale in questo momento io , in giacca e cravatta, sto dando l’ elemosina. Bisogna esercitare l’ immaginazione a quello che gli antichi chiamavano “ l’ alterna fortuna “ dei beni di questo mondo .Tutto in questo mondo e’ effimero ricchezza , salute, affetti, amicizie, ruolo sociale. Tutto puo’ cambiare in un attimo. Bill Gates , il grande filantropo,ci pensa mai ?

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma allora viviamo in un tempo continuato di Avvento, a largo raggio anche il vaccino realizzato e strumento di Avvento a soccorso di una popolazione in sofferenza, in pericolo di estinzione. I ricercatori che hanno scoperto ciò che è insorto nell’organismo umano e insidiarne la vita stessa, assomiglia a quell’insetto che si apposta all’alveare a uccidere o inghiottire le api che si affacciano . Scopriamo così che la nostra mente pensante e raggio di luce divina., come la pila che ho fatto guardare da un esperto per che non faceva luce, si può dire che abbiamo bisogno di invocare quel Dio che ne è fonte, il Creatore che può ricaricare intelligenza e spirito di Angelica presenza a contrastare una opera di male distruttivo che esso pure può albergare in un essere umano a uccidere il suo simile.

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