L’uomo e la donna secondo il sogno di Dio (Gen 2,18)

Un cammino per fidanzati per scoprire, attraverso il racconto di Genesi, come vivere la relazione secondo il sogno di Dio.
8 Luglio 2020

Il parroco mi contatta, come accade da qualche anno in questo periodo, per chiedermi se sono disponibile a guidare ancora alcuni incontri nel cammino per i fidanzati che organizza nella sua piccola parrocchia. E’ un’esperienza bella: ogni autunno circa una ventina di coppie si incontrano, lungo l’arco di tre mesi, per riflettere sulla propria relazione e sul senso della decisione di suggellarla nelle braccia di Cristo. Io sono grata di questa possibilità: è una meravigliosa occasione per fare il primo annuncio confidando che ci siano le condizioni perché sia accolto, almeno a livello germinale. Capita molto spesso, infatti, di trovarsi di fronte a uomini e donne aperti alla dimensione di fede, ma quasi totalmente digiuni di cristianesimo, in quella sorta di analfabetismo religioso che le indagini sociologiche mettono in luce da tempo.

Come dicevo, la parrocchia è piccola, e le forze non sono molte; questo non consente ancora di strutturare una proposta interattiva e laboratoriale quanto si vorrebbe: vengono realizzati piccoli  gruppi di lavoro in cui le coppie si confrontano su quanto ascoltato, ma la parte frontale rimane preponderante. Almeno, però, questa viene curata con attenzione e serietà; il parroco in particolare, che è biblista, garantisce una robusta impronta scritturistica all’intero percorso.

Oggi lo sento particolarmente lieto: “Ma sai cosa mi è successo appena ieri? Mi telefona Luca – lo ricordi? L’anno scorso ha fatto il cammino con Marina”. Mi ricordo bene quella coppia: molto curiosi, interessati e attivi, avevano immediatamente assunto il ruolo di leaders nel gruppetto con cui si erano trovati a  riflettere.

“Bene – continua il parroco – mi ha chiamato per dirmi che hanno organizzato un gruppo whatsapp, di cui fanno parte trenta coppie, non solo del loro anno, ma amici degli anni precedenti, quelli che hanno dato vita al passaparola sulla nostra realtà. Mi ha chiesto l’autorizzazione ad aggiungermi alla chat, e poi … vorrebbero ancora qualche incontro, non smettere la formazione! Sono davvero contento, non me lo aspettavo … e sai che nome hanno dato al gruppo? Occhi negli occhi”.

Mi stupisce sempre la potenza della Parola. Dovrei averci fatto l’abitudine, ma non è così: essa arriva ancora e ancora, a mostrarmi la sua capacità di operare quanto il Signore desidera per noi (Is 55,10-11). Occhi negli occhi non è infatti una frase sdolcinata, ma la formula icastica che il parroco ha scelto di utilizzare per rendere accessibile alle coppie il significato di un’espressione ebraica, che si trova al cuore del secondo capitolo di Genesi.

Il versetto in questione apre il racconto della creazione della donna e dice così:

Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18).

La frase “un aiuto che gli sia simile” rappresenta il tentativo di tradurre l’ebraico ‘ezer kenegdo. È solo un tentativo,  perché non c’è né in italiano né in latino né in greco una formulazione capace di rendere immediatamente il senso pieno di questa espressione. La versione della Bibbia CEI del 2008 ha cambiato la traduzione, optando per “che gli corrisponda”, ma anche questa non è una scelta perfetta.

Cosa significa allora ‘ezer kenegdo? Letteralmente può voler dire “un aiuto come davanti a lui”, ma anche “un aiuto contro di lui”. È una condizione tutt’altro che semplice, che chiede di accogliere l’alterità radicale che l’altro/altra rappresenta e che si può tentare di descrivere attraverso un’immagine: è come se i due venissero pensati in piedi uno di fronte all’altra. Qualunque sia il movimento che decidono di fare, è necessario che si confrontino e lo condividano, perché saranno reciprocamente condizionati: sono di fronte, opposti e potenzialmente contrapposti. Se uno vuole avanzare l’altro deve accondiscendere retrocedendo; se si vuole avanzare insieme occorre accordarsi e … cercare modi nuovi, come per esempio camminare di lato. Se manca la condivisione, l’aiuto può trasformarsi in conflitto: se uno resta fermo al procedere dell’altro si genera lo scontro; se uno retrocede e l’altro non si muove si allontanano inesorabilmente. Eppure sono stati creati occhi negli occhi, senza che a nessuno dei due sia chiesto di abbassare lo sguardo, senza gerarchie e sudditanze, senza possibilità di indifferenza, nella medesima dignità: è la condizione genetica in cui nasce la relazione secondo il sogno di Dio, una relazione uomo-donna nella quale i due possono stare l’uno davanti/contro all’altra – nudi, ossia nella verità di se stessi e dei propri limiti – con le braccia lungo i fianchi, senza provare né vergogna né paura, senza bisogno di sollevare difese né di accampare scuse, radicalmente pro-vocati al dialogo.

Anche quest’anno farò parte di un cammino in cui si annuncia questo volto della coppia, questo orizzonte relazionale. Spero di esserne all’altezza.

8 risposte a “L’uomo e la donna secondo il sogno di Dio (Gen 2,18)”

  1. Redazione Vinonuovo ha detto:

    Gentile Iolanda, può cliccare ‘mi piace’ sulla nostra pagina facebook “VinoNuovo”. Per quanto riguarda le sue riflessioni, può mandarle in forma sintetica al nostro indirzzo mail:mail@vinonuovo.it

  2. Iolanda Marsiglia ha detto:

    Grazie per questo scritto. Sul mio diario, proprio in favore e per rispetto del matrimonio, ho scritto alcune riflessioni anche sul divorzio. Mi piacerebbe avere un vostro commento ed anche sapere come scrivere -mi piace- alla vostra pagina. Grazie ancora.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Occhi negli occhi!Questa definizione apre a tutto un programma di argomenti sui quali dialogare, perché Oltre che di esperienze personali anche di un pensare dell’uomo di oggi che vive progettando in piena sua nuova libertà la propria vita. L’idea di “Occhi negli occhi” molto bella, rimanda alla creazione quando uomo e donna sono proprio stati posti uno accanto all’altro, diversi ma una diversità a completarsi in unicum , aperto a un nuovo, in divenire, la prole. Ma per il male entrato a creare divisione, Dio dira”con dolore partorirai figli.,verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà” e all’uomo “con il sudore del tuo volto mangerai il pane,finché non ritornerai alla terra”. Cristo è venuto per riportare l’uomo alla prima idea, Lui è l’amore l’unica via da percorrere. Adamo e Eva, .Maria e Giuseppe, sono una scelta che di pochi, di una fede in bilico tra credere e non credere.Non manca però di sollevare discussione.

  4. Maria Teresa Pontara Pederiva ha detto:

    Certo, Assunta, che ne sarai all’altezza o meglio che ne sarete all’altezza, tu e tuo marito, come coppia di animatori famiglia. L’esperienza di coppia e la preparazione teologica sono già una garanzia di successo. Quello che mi stupisce, a livello pastorale, è la telefonata del parroco: un percorso di preparazione al matrimonio rientra nella programmazione diocesana, non è un qualcosa che il parroco decide da solo come una qualsiasi conferenza in parrocchia.

    Da ultimo mi conforta la scelta delle coppie che intendono ritrovarsi e fare gruppo dopo aver condiviso un percorso. Nella scheda di valutazione finale che proponiamo al termine di ogni percorso abbiamo sempre chiesto se esiste in loro il desiderio di continuare la formazione e gli incontri: è un modo per informare i rispettivi parroci della disponibilità alla formazione di piccoli gruppi famiglie giovani di cui i fidanzati sembrano sempre di più avvertire la necessità. Che ci auguriamo venga raccolta.

  5. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    In due parole unificanti:
    ALLA PARI.
    Come si addice a
    Persone
    Libere
    Responsabili
    Che sanno guardare oAL DI LÀ,
    Cioè da seguaci di Cristo.
    Grazie Assunta!

  6. gilberto borghi ha detto:

    Grazie Assunta! Sottolineo il lato del “contro”, nel senso della diversità che non si lascia omologare e resiste all’idealismo della simbiosi. La complementarietà si nutre di diversità che non si lasciano cancellare, soprattutto quando diventa confronto e conflitto perchè l’altro si deve sottrarre al tentativo di essere percipito come oggetto “omologabile”, per essere riconosicuto come soggetto non riducibile. La relazione con l’identitco invece cerca la simbiosi, ma nega l’altro come soggetto e lo riduce ad oggetto. Ma quanta brutta teologia simbiotica e “idealista” ha segnato e segna tutt’ora in negativo la costruzione dell’ideale cristiano della coppia?

  7. Dario Busolini ha detto:

    Credo proprio che lo sia, tanto per la sua preparazione culturale quanto per la sua esperienza di vita. Congratulazioni ed auguri vivissimi!

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