La santa semplicità

La semplicità è sinonimo di schiettezza e indice di unità interiore.
20 Gennaio 2022

Nel Testamento spirituale che S. Chiara scrive alla fine della sua vita, esorta le “Sorelle, presenti e future, che si studino di imitare la via della santa semplicità” (FF 2845). Ma che cos’è la semplicità e come si acquista? La semplicità è sinonimo di schiettezza e indice di unità interiore. Nel semplice non c’è dicotomia tra ciò che crede e ciò che vive, tra ciò che pensa e ciò che manifesta. Il vizio opposto alla semplicità infatti è proprio l’ipocrisia.

“La pura e santa semplicità che confonde ogni sapienza di questo mondo e la sapienza della carne” (Scritti S. Francesco: FF 258) è un atteggiamento profondo della persona che pensa e agisce lasciandosi guidare in tutto dalla Parola di Dio e dalla propria coscienza da essa illuminata. La semplicità si fonda sulla verità e produce quale frutto la pace interiore. Per conquistare questa virtù bisogna avere il coraggio di fare verità in noi stessi.

L’ascolto costante della Parola di Dio ci porta a far emergere dal nostro cuore ogni doppiezza, condizionamento o travisamento. Ora, se facciamo emergere e portiamo alla luce le ferite nascoste del nostro cuore, la guarigione è prossima. Se prendiamo coscienza delle nostre ombre e non continuiamo a celarle a noi stessi, la luce divina penetrerà fino a rischiarare del tutto il nostro cuore rendendolo trasparente e retto, cioè semplice.

Il Signore conosce già l’intimo del nostro cuore e ci ama ugualmente, non dobbiamo dunque avere timore della verità e sgomentarci o scoraggiarci alla vista dei serpentelli nascosti nel nostro cuore, né tanto meno ignorarli come se non ci fossero, ma piuttosto impugnare contro di essi le armi del combattimento spirituale donatici dal Signore e cioè “la spada della Parola, lo scudo della fede, la cintura della verità” (Ef 6, 13-17), come San Paolo ci insegna. Tale combattimento non avrà tregua finché viviamo, anzi più ci esponiamo ai raggi della luce divina, più notiamo in noi dei difetti, delle manchevolezze che prima, superficialmente, trascuravamo come cose da nulla.

È rilevante il fatto che molti cristiani non praticanti, che non si accostano abitualmente ai Sacramenti e alla Parola di Dio, si ritengono giusti per il fatto di non rubare e di non uccidere, mentre i santi, come S. Francesco D’Assisi, si reputano dei grandi peccatori, pieni di vizi. Riflettendo sulla semplicità non si può non ricordare la benedizione rivolta da Gesù al Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25). I piccoli sono appunto i semplici, gli umili.

Quando Gesù parlava alle folle, pur potendolo fare, non usava un linguaggio forbito, ma faceva ricorso a semplici immagini ed esempi tratti dalla vita quotidiana. Esempi che erano sotto gli occhi di tutti, perché tutti potessero comprendere. Gesù parlava al cuore dei discepoli. Per la sua fondamentale importanza, Francesco e Chiara amavano assai la virtù della “semplicità santa e pura, figlia della grazia, sorella della sapienza, madre della giustizia” (FF 775). Essa non cerca ostentazione e ovviamente non si identifica con la semplicioneria.

La semplicità di Francesco che si accompagnava all’innocenza e alla purezza, gli permetteva di scorgere nel creato le orme del Creatore e proprio per questo il suo animo si inondava di gaudio nel mirare il sole, la luna, le stelle del firmamento e parimenti le pietre, le selve, le acque correnti, il vento, l’aria, i fratelli…

Con semplicità, recatosi una volta a Roma, predicò dinanzi a Papa Onorio e ai Cardinali e parlò con tanto fervore che, quasi fuori di sé per la gioia, mentre proferiva le parole, si muoveva come danzando. In quell’occasione i presenti, vedendo l’ardore del suo cuore, furono mossi a incontenibile pianto di compunzione (FF 449). È con semplicità e brevità di parole che Francesco desiderava che i suoi Frati predicassero il Santo Vangelo.

Studiamoci anche noi di seguire la via della santa semplicità, facendo opera di semplificazione interiore, togliendo cioè dalla nostra vita gli orpelli, le cose inutili e tutto ciò che suona come ipocrisia, allora raccoglieremo i frutti della gioia e della pace, insieme alla libertà di spirito.

 

Una replica a “La santa semplicità”

  1. Paola Buscicchio ha detto:

    La semplice via da percorrere per giungere a Dio.
    I santi l’hanno trovata e l’hanno seguita in modo costante.
    Invece di una complicata strada fatta di cose inutili andare allo stretto necessario può essere di grande aiuto.
    Bisogna è vero lasciare molte cose ma ciò che si guadagna è Dio.
    La gioia di avere Dio dentro di sè supera di gran lunga tutte le altre gioie che ci derivano dal mondo.
    È per questo che subiamo le prove, per dirigerci su questa via unica.
    La resistenza al cambiamento è la nostra difficoltà più grande ed in questo ci è di aiuto la preghiera: Lascia Signore che segua solo te….

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