Il testamento spirituale

Credo che sia cosa buona, scriverlo; ci aiuta a fare verità nel nostro cuore, a capire cosa conta veramente per noi
11 Novembre 2020

A tutti è nota l’espressione “il canto del cigno” che trae origine dall’antica credenza popolare secondo la quale il Cygnus olor, altrimenti detto Cigno muto, per la sua presunta incapacità di emettere suoni, fosse in grado di cantare una struggente e bellissima canzone qualche istante prima di morire. Tale modo di dire è passato poi ad indicare l’ultima espressione degna di nota della vita o della carriera professionale o artistica, prossima al termine, di una persona. È sotto questa luce che vorrei parlarvi oggi del valore di un Testamento Spirituale che è come la sintesi della vita di una persona e racchiude ciò che ha ritenuto veramente importante e per cui ha speso la vita.

Sul finire della sua vita S. Francesco d’Assisi (e lo stesso fece S. Chiara) scrisse un Testamento spirituale nel quale racconta e consegna, ai suoi Frati, la sua esperienza di Dio. In realtà, S. Francesco, di Testamenti Spirituali ne scrisse due, ma il primo, detto “piccolo Testamento”, a mio avviso è più pregnante perché fu scritto in una circostanza particolare, quando cioè il Santo si sentì all’improvviso molto vicino a “sorella Morte”: “Che i Frati si amino. Che osservino la santa povertà. Che siano obbedienti alla Santa Madre Chiesa”. Perché vi parlo di questo? Beh! Alla fine della vita si tirano le somme e si chiede a sé stessi: “Per chi e per che cosa ho vissuto? Cosa è stato veramente importante per me? Cosa vorrei lasciare in mio ricordo?”

Se questo è il significato di un Testamento Spirituale, e poiché ignoriamo il giorno della nostra dipartita, credo che sia cosa buona, scriverlo; questo ci aiuta a fare verità nel nostro cuore, a capire cosa conta veramente per noi e se per caso dobbiamo aggiustare un po’ “il tiro” prima che sia troppo tardi. Ultimamente è così grande il desiderio del Cielo che mi arde nel cuore che ho anch’io scritto il mio. Oh, non pensate che io non ami la vita o sia una persona depressa, chi mi conosce sa che sono piena di gioia e di allegria; il fatto è che Dio ha messo nel mio cuore una profonda nostalgia di vederLo senza più veli.

Se oggi dovessi tornare alla Casa del Padre, cosa vorrei consegnare ai miei Fratelli e Sorelle? Io, fra le altre cose direi che la vita è un’avventura meravigliosa! È un tempo e uno spazio sacro che ci viene donato per crescere nella conoscenza di Colui che ci ama e perciò ci ha creati. La vita quaggiù è breve. Dura meno di un soffio. A che serve vivere se non conosciamo il nostro Creatore e Signore, il fine ultimo di tutte le cose, davanti al quale ci presenteremo a conclusione della nostra esistenza terrena? Ciò che conta veramente nella vita è aprire il cuore a Cristo. Consegnare a Lui totalmente e incondizionatamente la propria esistenza perché ci renda conformi a Sé in tutto: nell’Amore, nel dolore, nella pazienza, nel perdono, nell’offerta della vita, nel sacrificio della Croce, nell’obbedienza d’amore al Padre.

Ti ringrazio, Signore, per la vita, per la chiamata a seguirti sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi, per le gioie e per i dolori che si sono intrecciati sapientemente nella mia storia. Per i miei genitori, che sono in Cielo, per i miei amatissimi fratelli, per le Sorelle della mia Comunità, quelle attuali e quelle che mi hanno preceduto nella fondazione celeste e per tutte le persone semplici, umili e meravigliose che mi hai fatto incontrare lungo tutta la mia vita. Sono tante le persone che in un modo o in un altro hai posto sul mio cammino e da tutte, fino ad oggi, ho ricevuto del bene. Desidero insieme a loro formare un coro che canti il Tuo Amore e la Tua Misericordia per tutta l’eternità. Se per la mia indegnità non potrò sostenere il Tuo sguardo, vorrà dire che Ti abbraccerò ad occhi chiusi, come una sposa innamorata perduta nell’amplesso dolcissimo del Suo Sposo.

Una replica a “Il testamento spirituale”

  1. Dario Busolini ha detto:

    Carissima sorella, che meravigliose parole! Credo di comprendere il suo forte desiderio di vedere il Signore, naturale conseguenza di una fede vera vissuta con gioia. Chi di noi, infatti, se davvero ama qualcuno che è lontano non vorrebbe precipitarsi ad incontrarlo subito anziché attendere il suo ritorno? Tuttavia spero e prego che nel suo caso Gesù venga a prenderla senza fretta, perché la sua allegra nostalgia di Dio fa bene a tanti, non è facile a trovarsi e in questo periodo di tristezza e paura rappresenta l’unico vero vaccino contro la rassegnazione e la controtestimonianza. Perciò le chiedo di fare questo sacrificio. Che Dio gliene renda merito. grazie di cuore.

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