Il sinodo e i preti

Se si è avvertita le necessità di una partecipazione più attiva e chiara dei sacerdoti al processo sinodale, vuol dire che la percezione diffusa è che, al momento, questa non ci sia molto. Il detto latino vale ancora: una giustificazione non richiesta è un’accusa manifesta!
28 Marzo 2022

Si sono mossi un cardinale e un vescovo. Uno è il segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il cardinale Mario Grech, e l’altro è il prefetto della Congregazione per il Clero, monsignor Lazzaro You Heung Sik. E già questo dice che la questione non è piccola. Anche perché hanno scritto ai preti di tutto il mondo, perciò hanno ritenuto che il problema fosse rilevante.

Quale problema? Dalla lettera si intravvede con chiarezza: il sinodo mondiale sulla sinodalità non interessa molto ai preti. Se si è avvertita le necessità di una partecipazione più attiva e chiara dei sacerdoti al processo sinodale, vuol dire che la percezione diffusa è che, al momento, questa non ci sia molto. Il detto latino vale ancora: una giustificazione non richiesta è un’accusa manifesta!

Le motivazioni possono essere diverse. Alcuni, sono convinti che in fondo anche questo sinodo non arriverà a nulla di serio e concreto, perciò è inutile spendervi energie, già poche e già impegnate in mille altre cose. Contribuendo così alla profezia che si autoavvera. Altri, più fedeli alla lettera che allo spirito, dichiarano apertamente che il sinodo è “cosa dei vescovi” e che preti e laici non c’entrano molto, contribuendo, pure questi, al mantenimento dello “statu quo”. Altri ancora, invece, avvertono il sinodo come un tentativo di modificare il proprio ruolo ecclesiale, soprattutto come riduzione del potere. Perciò tendono a remare contro. La lettera, pur non dichiarando queste motivazioni, le ha però abbastanza presenti, soprattutto la prima e l’ultima, indicate esplicitamente come rischi da evitare.

Laddove, invece, i preti stanno lavorando seriamente per il sinodo, le cose che cominciano ad emergere sono molto interessanti e dirompenti. La fase dell’ascolto sta rivelando, rispetto al ruolo pastorale effettivo dei preti, almeno tre elementi drammatici, non più rimandabili a domani.

Primo: la percezione di moltissimi fedeli della incompetenza spirituale media dei nostri sacerdoti. Vengono reclamati come guide sicure nei cammini spirituali, ma a fronte di questo, sempre più fedeli riconoscono di non trovare nel loro accompagnamento quella ricchezza, profondità, ed efficacia, che la tradizione spirituale della Chiesa possiede, e che i laici più seri sono quasi costretti ad andare a trovare per altre strade.

Secondo: in tutti gli ascolti sinodali ritorna sempre la necessità di cammini di formazione dei sacerdoti totalmente diversi da quelli che oggi esistono. A cominciare dalla necessità di rivedere profondamente la struttura del seminario, per permettere ai futuri preti una costruzione sana e robusta della loro umanità, che oggi spessissimo sembra mancare, e un radicamento nella vita reale delle persone credenti o anche non credenti, oggi quasi inesistente.

Terzo, quasi un urlo potente che sale dai gruppi di ascolto, diretto ai sacerdoti: ritrovate linguaggi ascoltabili! Sia nella catechesi, quando ancora viene svolta dai preti, sia nelle celebrazioni liturgiche, sia addirittura nelle normali relazioni umane, il linguaggio medio dei sacerdoti appare “non percepibile”, come se davvero stessero parlando un’altra lingua, in un’altra frequenza comunicativa, rispetto alle persone che incontrano.

Nella lettera, di tutto questo non sembra esserci traccia. Va detto, a onor del vero, che in essa c’è di fatto, un tentativo di usare un linguaggio leggermente più leggero, più discorsivo e più essenziale. Sforzo che si apprezza fin dall’inizio della lettera, soprattutto pensando che è invita ai preti. Per una volta, infatti, non si fanno introduzioni teologiche che richiamano, per l’ennesima (inutile) volta, tutto il senso del ministero ordinato e si cerca invece, un canale di comunicazione diretto, e familiare con i destinatari.

Ma sulla incompetenza spirituale e sulla carenza di formazione umana e pastorale silenzio. Si dirà che la lettera è un invito ai preti affinché, partecipando al processo sinodale, queste cose possano venire evidenziate in seguito. Vero! Ma i tre inviti in essa contenuti, sui modi concreti con cui i sacerdoti possono contribuire al sinodo, indicano come non si ipotizzi che lo stato attuale della loro condizione umana, pastorale e spirituale, debba essere messa a tema.

Vengono infatti esortati a contribuire al sinodo facendo in modo che “il cammino appoggi sull’ascolto e la vita della parola di Dio”; che riconoscano che “come pastori possiamo fare molto perché l’amore risani le relazioni e guarisca le lacerazioni che spesso intaccano anche il tessuto ecclesiale”; e che nella costruzione di una Chiesa “in uscita” “come servitori del popolo di Dio siamo in una posizione privilegiata per far sì che ciò non rimanga un orientamento vago e generico”.

Ma come si possono realizzare queste tre indicazioni se manca una formazione spirituale seria e profonda, se non si è umanamente abbastanza maturi per gestire con serietà le relazioni e se si utilizzano quasi solo linguaggi “per addetti ai lavori”?

5 risposte a “Il sinodo e i preti”

  1. Giuseppe Risi ha detto:

    Sottoscrivo il Borghi-pensiero.
    Ma perché mai la casta sacerdotale, depositaria di ogni potere decisionale e di riforma, dovrebbe ridefinire (nel senso della riduzione e della concentrazione) il proprio ruolo-potere in favore di laici e donne? Semplicemente perché è il bene di tutta la Chiesa, preti compresi. Ma non so se lo capiranno in tempi ravvicinati. Probabilmente saranno portati a farlo solo se messi sotto pressione da un “moto rivoluzionario” interno. Ma, al momento, questa rivoluzione non si vede: gran parte dei credenti preferiscono chiudersi nel culto privato, oppure vanno ad ingrossare la grande area della disaffezione religiosa e dell’agnosticismo.
    Comunque è positivo che qualcuno cominci a scriverlo bello chiaro in modo che queste idee arrivino al popolo cattolico, fino ad ora fisso nell’idea dell’intoccabilità sacrale dei preti, della loro formazione e del loro status.

  2. Edoardo Zin ha detto:

    Il disimpegno dei presbiteri nel cammino sinodale è quasi inesistente. Organizzano sì riunioni con i soliti fedeli aggrappati a loro come l’edera dei campanili. Ascoltano (e sono contenti!) perché in essi trovano approvazione, consolazione e conforto. Non si accorgono che il loro ministero è divenuto insostenibile: hanno UP talvolta di 12000 fedeli con cinque parrocchie, Spesso hanno immensi patrimoni da gestire, pratiche burocratiche da smaltire, coordinare la liturgia, la catechesi, la carità. Ma non mollano: “Faccio tutto io!” Potrebbero affidare la cura degli edifici, l’amministrazione, anche la liturgia della Parola ai laici per dedicarsi maggiormente alla vita fraterna tra di loro vivendo assieme in comunità. No! Basterebbe che si dedicassero all’Eucarestia domenicale ben preparata e all’incontro con la gente!

    • Giovanni Benacus ha detto:

      Pienamente d accordo!!!!! Molti preti si stanno impiccando con la corda che si tengono stretta e non vogliono mollare ALCUNI sono talmente pieni di sé stessi che rischiano la deflagrazione , non sono più disposto a seguire come un ragazzino l opinione del prete pro tempore, scrollo la polvere di camposanto dai miei sandali

  3. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Io non riesco ad essere ‘leggero’
    ( 103 kg🙃😆)
    Ma non si era detto che il probl della CC fosse la chiusura ai laici? Oppure i.e. la qualità dei laici residuali? Quindi..

    Inoltre..
    Se si trattase di un fatto generazionale, preti vecchi antiquati da up to date.. e quindi DOVER aspettare nuova generazione.. che ne facciamo dei sigg. Vescovi??
    PS mi consola l’aspetto del nuovo Vescovo che sta x arrivare qui a MS..
    Un fraticello dimesso abbastanza giovane .. uno da… Abbracciare!
    Che cambio ragaa!!!

    • Giovanni Benacus ha detto:

      Caro amico non è questione di età dei preti ALCUNI ragazzini sono talmente corazzati dai paramenti che riescono a coprire fragilità

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