Il Rava e la Chiesa

Il sacerdote più social d'Italia ha comunicato la scelta di lasciare il ministero. E le sue parole dicono un disagio che mette in questione anche un certo modo «virtuale» di essere tra clero e laici
3 Febbraio 2026

Molto di lui si parla on line, ed è logico: don Alberto Ravagnani era il prete più social d’Italia e il fatto che prete non lo sia più, per sua volontà, ovviamente è ora frutto dei più disparati commenti digitali. Chi un esito simile «se l’aspettava», perché non s’è mai visto che il successo nel «mondo» non conduca inevitabilmente alla «perdita della vocazione»; chi invece è costernato, perché finalmente c’era un prete che sapeva parlare ai giovani, usando il loro linguaggio, e ora non c’è più.

Tutto può essere: che l’influencer sia finito influenzato, che il personaggio abbia prevalso sulla persona, che le attese anche pastorali  l’abbiano schiacciato oppure che l’abbia fatto qualche clericale malevolenza… Però, invece di cercare ipotesi, stiamo anzitutto a ciò che lo stesso giovane sacerdote ha voluto comunicare: naturalmente alla sua maniera, ovvero attraverso un podcast a colloquio con l’attore Giacomo Poretti. Ecco le sue parole: «Il modo in cui la vita di prete mi chiede di essere non mi basta più, non ci sto più dentro. Il prete è un ruolo sociale a cui sono legate aspettative, degli obblighi e con un campo d’azione delimitato. (…) E in me si è creata dissonanza tra quello che dovrei essere in quanto prete e quello a cui sono chiamato, in questo momento, a essere e a fare. Le due cose non è che sono per forza incompatibili, ma nella mia vita lo sono state: in questi anni mi sono reso conto che è molto difficile – e forse non sano – che io mi sforzi a stare dentro un vestito che ormai mi sta stretto».

Sono parole chiare, tanto più per uno abituato a crearsi (e poi a stare dentro a) un’immagine precisa attraverso la quale apparire socialmente. Parole che rivelano una perversa analogia tra il «profilo» del prete disegnato dal clericalismo, funzionario onnipotente del sacro e tuttologo maestro dello spirito, e il «profilo» migliorato che chiunque si può costruire sui social, spesso abbellendo il proprio ritratto grazie a photoshop: ambedue funzionano finché funzionano, ma sotto sotto i protagonisti sanno che non li rappresentano appieno. E alla fine, al primo incontro «vero», affiora il sano desiderio di rivelarsi ed essere accettati per quello che si è.

In un altro breve video «don Rava» sottolinea proprio la sua ricerca di essere «più libero e più vero»; si tratta di una situazione comune a diversi sacerdoti suoi coetanei, come lui intelligenti e riflessivi anche se certamente meno social, alcuni dei quali sono poi approdati alla stessa scelta. Il disagio è reale, la stessa gerarchia se ne sta rendendo conto. Noi invece in quanto cattolici (tanto più se fedeli e praticanti…) dovremmo chiederci quanto siamo stati abituati ad essere presenti nella Chiesa con la stessa mentalità dei followers: che «seguono» e «condividono» le performances del loro influencer designato – parroco o fondatore di movimento che sia – ma senza troppo coinvolgere una responsabilità personale, tutt’al più mettendo un «mi piace» qua e là. Nel suo ultimo intervento digitale da don, Ravagnani ha avuto almeno il coraggio di comunicarci che non basta una vita virtuale: nemmeno con una veste addosso.

11 risposte a “Il Rava e la Chiesa”

  1. Marco Ansalone ha detto:

    La storia di Alberto Ravagnani è simile a quella molti preti che lasciano il ministero soltanto che Alberto Ravagnani è stato un prete social. Personalmente ho conosciuto situazioni simili cioè di preti che hanno coinvolto tanti giovani e poi hanno lasciato. La cosa non mi sconvolge.
    Invece l’errore sta nel permettere l’ordinazione di persone troppo giovani, perchè troppo spesso c’è la confusione tra l’impegno in parrocchia e la scelta del sacerdozio ordinato. Questa confusione è determinata dall’accentramento dei ministeri nel sacerdozio ordinato, come se bastasse solo il sacerdozio ordinato nella vita e nella missione della Chiesa. È necessario riscoprire il sacerdozio battesimale e i ministeri battesimali, quelli istituiti e quelli non, per chiarire meglio la scelta del sacerdozio ordinato.

  2. Adriano Bregolin ha detto:

    trovo insopportabili i pensieri di Righetto.La Chiesa è un pò più grande della sua esperienza

  3. Non credente . ha detto:

    Ognuno ha il diritto di decidere della sua vita come gli pare. Questo giovane sacerdote ha deciso di lasciare una condizione di vita che non gli andava più bene: perfetto, è giusto così, è stato onesto con sé stesso e con gli altri. Gli auguro ogni bene per il suo futuro. L’onesta è una dote rara e la ricerca della felicità è diritto di ogni uomo.

  4. Massimo Limonta ha detto:

    nessuno ha visto che stava costruendo la casa sulla sabbia del mondo e non sulla roccia di Cristo in tutti questi anni di formazione
    la dove è il tuo tesoro la sarà anche il tuo cuore…..è triste

  5. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Unico Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Sacra Famiglia:” Giuseppe, Maria e il figlio Gesù; un legame, l’Amore. Poteva questo medesimo sentimento non essere presente anche nella famiglia umana? a far dire al Creatore: guarda le stelle in cielo se le puoi contare, la tua discendenza sarà più numerosa. Oggi si lamenta di poche nascite, le coppie sono più numerose di quelle che salgono all’altare a confermare una promessa di reciproco amore per la vita, come quello sacerdotale impegna in una reciprocità di amore donato, un sentimento che conoscerà, difficoltà di ogni genere, un impegno a superare anche fratture cui chiedere lumi alla sorgente divina.. Oggi emergono problemi gravi nei giovani, la cui violenza indica insoddisfazione, ricerca di un modo di vivere dei valori diversi da quelli che la società vive, E’ per amore verso di loro che merita cura nel ricercarne la causa più profonda, quanto forse deriva da mancanza e conoscenza di Amore ricevuto.

  6. Maria Crasso ha detto:

    Nel libro del Siracide si legge: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione.. ”
    Oggi c’è un diffuso ateismo anche fra chi si occupa di religione. Dio non c’entra, faccio tutto io
    Eppure Gesù ebbe a dire: “Senza di me non potete fare niente”.
    E così, senza neanche accorgercene, diventiamo tralci rinsecchiti.
    Speriamo non sia il caso del don che conosciamo solo per sentito dire. Per essere coerenti avremmo il dovere di pregare per lui.

  7. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Gesù Cristo è stato ascoltato da “follower?” Oltre che da persone diventate apostoli, forse si, quando ha detto:”Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre…perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.”. Una scelta difficile che don Alberto ha scoperto in conflitto con il suo fare esperienza di nuovi interessi. “Non si può servire due padroni o amerà l’uno e odierà l’altro,. E’ per onestà una scelta che soltanto sperimentando nel futuro darà ulteriore risposta. Il mondo si sta rivelando in vorticoso cambiamento, ma ciò richiede un surplus di Fede in Cristo nella sua dottrina di servizio verso una umanità che conosce povertà di ogni genere. Per questo il sacrificio dei pochi o molti “don” e dono grande per amore verso i fratelli che in Cristo trovano vita e salvezza.

  8. Vincenzo Pica ha detto:

    Oggi non viviamo il mondo ma “la rappresentazione ” del mondo e chi riesce a comprenderlo e riveste un “ruolo”, sente il desiderio e quindi la necessità di esprimere la propria autenticità, e allora si trova, se ne ha il coraggio, a dover fare una scelta! Non ho social non conosco la storia di quest’uomo prete ma gli faccio tanti auguri!

  9. Pietro Buttiglione ha detto:

    Non ho seguito il Rava..
    Ma la ? che sento di porre a tutti è:
    Gesù Cristo ( che preferisco a “CC”)…
    oggi ha più bisogno di
    LAICI un po’ PRETI
    oppure
    di PRETI più LAICI??
    da declinare con
    Sposati
    più Liberi nel pensiero e parola
    Meno inquadrati e obbedienti
    Ecc. Ecc.

  10. Alessandro Manfridi ha detto:

    Grazie Roberto per le tue riflessioni.
    Una scelta come quella di don Alberto ritengo sia meditata. Sofferta ma decisa.
    Gli auguro di costruire la sua vita in questo nuovo capitolo che si è aperto.

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