Gruppi sinodali, seconda chiamata?

Se l'esperienza una tantum è stata valida, varrebbe la pena riconvocarli in vista di un confronto dialettico con quanto emerso
3 Giugno 2022

A giudicare dai resoconti dei referenti diocesani e dalla voce diretta dei  facilitatori, i gruppi sinodali hanno dunque funzionato per quanto loro veniva richiesto in questa capillare operazione-ascolto. Ma adesso non varrebbe la pena riconvocarli per dare continuità all’esperienza vissuta, andando oltre la fase narrativa?

Sarebbe bene che essi non rimanessero un unicum, da incorniciare tra le tante sperimentazioni parrocchiali come un evento una tantum, inedito ma irripetibile come questo Sinodo che vorrebbe essere policentrico.

“Mi sono finalmente sentita ascoltata, libera di esprimermi” hanno riferito molte operatrici pastorali che hanno raccolto l’invito alla schiettezza trovando anche il modo di “vuotare il sacco” rispetto a qualche delusione o amarezza del passato.  “Non c’era da discutere e prendere posizione, ma di rimanere alla propria esperienza vissuta…” con la leggerezza quindi di non doversi impantanare in dibattiti talvolta polemici o pregiudiziali come i salotti televisivi.

“Il facilitatore ci ha aiutato a stare nei tempi, senza che qualcuno, abituato ad essere invasivo, si prendesse troppo spazio”. E’ stato avvertito – e spesso nella Chiesa non è cosi – come un confronto “alla pari” dove anche il parrocchiano più “fedele” e quello riconosciuto come esperto hanno atteso pazientemente il loro turno, si sono raccontati “in dialetto”, in modo personale e diretto, non teorico, senza far pesare o imporre le proprie competenze pastorali (e non solo).

Se è vero che “non è stato il solito gruppo” perché disperdere questo stile, questa modalità – chiamata forse un po’ pomposamente  conversazione spirituale – di un ascolto attento, non giudicante, fraterno?

Dove forse ha influito molto anche il fatto che i parroci e i sacerdoti pur partecipando al gruppo hanno fatto un passo indietro (per molti di loro non è stato per nulla facile, per qualcuno è stato un sollievo) e si siano raccontati talvolta anche in modo sorprendente, lasciando però che l’obbligo dei facilitatori laici diventasse una responsabilità laicale vissuta in spirito di servizio.

C’è chi ha osservato che l’invito alle persone meno presenti in parrocchia (ai non credenti è stato difficile estendere la proposta) ha funzionato soprattutto per la sua cadenza una tantum e che quindi  molti hanno accettato “solo per questa volta”. Ma se poi si sono sentiti ascoltati e valorizzati, se hanno riannusato un clima   accogliente come negli anni in cui si preparavano alla Cresima, perché non riconvocarli con la scusa di “vedere cosa ne è uscito” a livello parrocchiale o diocesano?

Soprattutto laddove i gruppi sinodali erano misti e allargati, non  sovrapponibili con i gruppi di servizio o volontariato parrocchiale, la restituzione delle sintesi può essere un’occasione da programmare ancora meglio della fase narrativa: senza fretta.

Si potrebbe affidare ai facilitatori il compito di riannodare i fili dell’ascolto e proporre ai propri gruppi quanto è emerso sui temi da loro affrontati: l’ampio materiale inviato in centrodiocesi e da lì a Roma offrirà  ulteriori elementi, di conferma o di messa in discussione. Il gruppo sinodale riuscirebbe così a tentare l’ approfondimento  che nella prima convocazione era impossibile per ristrettezza di tempo.

Si obietterà che proprio con questo scopo si aprirà la fase del discernimento nei  livelli e nei tempi già previsti, ma sarebbe opportuno trovare il modo per coinvolgere anche i gruppi di base e tenerli “caldi”, con una “seconda chiamata” non troppo lontana nel tempo e destinata anche a far crescere quel confronto dialettico di cui non bisogna aver timore, quando è sincero e costruttivo. “Ascoltare non basta”, hanno detto in molti.

4 risposte a “Gruppi sinodali, seconda chiamata?”

  1. Luigi Autiero ha detto:

    Cara Francesca, testimoniare la propria fede, implica un incontro reale tra l’uomo e IL Salvatore Cristo sulla propria via di Damasco “ricorda Saulo-Paolo”,
    senno che test. za si potrebbe dare se sono solo un religioso senza Vita ?
    Cristiano C. o di altra denom, non fa un discepolo servo di Cristo
    Occorre conv. al Salvatore Gesù, facendo con LUI quell’esperienza della Nuova Nascita che solo da La Vita, trasforma
    e si prosegue in quella intima relazione con LUI.
    Senza LO Spirito ogni sinodo è solo riunione sterile; vi è morte, non vi è Vita
    Nella mia esp di Test. di Cristo , sono tanti i preti che non hanno gradito ,la buona notizia che gli ho portato, che recita della necessità della conversione a Cristo;
    molti hanno altri interessi
    Sai quanti mi hanno messo alla porta, per avergli annunciato il vangelo il Ravvedimento e la conversione?
    Che catechesi possono fare senza LO Spirito ?
    Cosa possono insegnare se D-o non li conosce, perchè non sono servi ?
    Saluti

  2. Giovanni Benacus ha detto:

    Di alcuni gruppi sinodali si è saputo decine di giorni dopo. Scelti dal prete con i suoi muti servi fedelissimi 😠

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Forse non si sa più cogliere il fascino di Cristo che è nella sua Parola, nel suo aver messo piede uomo tra gli uomini; l’entusiasmo ad aver aderito al progetto del Padre il quale in Lui si è dimostrato veramente tale nell’amore verso un uomo, che malgrado le intemperanze e le delusioni, i tradimenti e la dispersione, il disconoscimento di oggi, umilia il Creatore, da stolto non vede quanto si fa misera creatura invece di diventare è aspirare ad apprezzare se stesso per tutto quanto che in lui può brillare come goccia d’acqua al sole. Cristo e l’amore fatto concreto in corpo e sangue. Ha dato esempio di non essere stato colpito a morte da una freccia sul costato, Egli era vivo ed è tornato più vivo. Ha dato testimonianza di questo, perché ancora oggi solleva dubbi la sua Persona, essere incarnato Spirito di vita? I fatti incalzano, richiedono più partecipazione nella società con la testimonianza della propria fede

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Stessa Chiesa.
    Circa 45 gg fa.
    Gruppo sinodale. Come ben descritto da Diego. Cosa sarà rimasto, SE rimasto…
    Il mio intervento o quello del prete intervenuto con un testo di Evola in mano?
    Stessa Chiesa. Ieri.
    Raduno di tutta la Diocesi in vista della giornata MONDIALE della famiglia.
    Parla il nuovi Vescovo. Un fraticello. Distanza abissale dal precedente, quello di don Euro.
    Canto.
    Intervento registrato di un PRETE che parla di sculture. La prima con lontana attinenza con la famiglia, la seconda nessuna. Non ho mai capito qs associazione tra Gesù e Arte.
    Gesù esteta??
    Canto, poi Vangelo di Cana. How many??
    Quindi predica. Del Prete.
    Canto.
    Poi.. forse Prete ma io ero già skappato via.
    PS. Organizzazione perfetta. WHAT’SAPP. STREAMING: POTETE RIVEDERE SU YOU TUBE..
    MEzzi telematici moderni.
    Format aggiornati.
    Ma Gesù dove stava? E l’Uomo??
    In che scarpe vuole camminare qs Chiesa? In sandali francescani, in ricercate Della Valle, o in moderne Geox?

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